400 CAIRO MONTENOTTE – 5-6 giugno 2010

Al bar “Del corso” intravedo qualche faccia nota. In questo rovente sabato pomeriggio di giugno il posto più fresco è forse il dehor, dove completo la mia iscrizione mentre qualcuno (non saprò mai chi) mi offre una bibita ghiacciata. E’ tutto un salutarsi, uno shakerare di strette di mano. Devo trovare un luogo migliore del centro di Cairo Montenotte per lasciare la mia automobile, così chiamo Walter e Nadia e mi faccio dire dove si sono sistemati con il camper. Domanda inutile in quanto, come d’abitudine, hanno parcheggiato davanti al cimitero – luogo molto tranquillo per dormire, dicono, e come non dar loro ragione?

Comunque dal colpo d’occhio sul piazzale del via direi che non siamo in molti. Ci sono diverse facce note, questo l’ho già detto, anche qualcuna che non vedevo dai tempi di Parigi. Dopo l’accredito gli organizzatori ci trattengono ancora qualche minuto per fare delle foto ricordo, poi alle 18 salutiamo Nadia e partiamo in direzione Savona. Io e Walter siamo in testa al gruppo, ma c’è qualcosa che non quadra: la partenza è stranamente sonnolenta. Ci pensa però la prima impennata della Statale, ancor prima delle Bocche di Cadibona, a rimettere le cose a posto: infatti da dietro accelerano tutti improvvisamente e ci sverniciano impietosamente a ritmo di Granfondo, mentre io sto ancora digerendo il pranzo…

Al via

Così al semaforo rosso del senso unico alternato delle Bocche di Cadibona io e Walter ci guardiamo: come al solito siamo rimasti soli… e ultimi. No, mi volto e guardo meglio: dietro di noi c’è Carlo, esperto randonneur lombardo oggi vestito con il completo della “1001 Miglia”, che ci confessa di non amare le partenze troppo sparate. Beh!

Alle Bocche di Cadibona

Scollinate le Bocche di Cadibona affrontiamo la divertente discesa verso Savona, in un paesaggio dominato da monti verdeggianti e piccole frazioni. Nel capoluogo ligure c’è ad attenderci un traffico micidiale: fatichiamo non poco a destreggiarci tra auto, scooter e pullman di linea. Ma appena fuori dalla confusione, ecco lo spettacolo che rincuora lo spirito: il porto, le imbarcazioni, il mare, le spiagge già attrezzate di ombrelloni colorati e popolate di gitanti.

Il litorale tra Savona e Varazze

A Varazze la “gita al mare” è già terminata: giriamo a sinistra, verso l’entroterra, e imbocchiamo la strada per il colle del Giovo e Sassello. Lungo questa salita – primo degli impegni altimetrici del brevetto – troviamo ad attenderci gli organizzatori per un controllo segreto. E’ l’occasione per scambiare qualche battuta veloce, ma non voglio attardarmi troppo: infatti sento che è il weekend giusto per fare una buona prestazione.

Salendo al Giovo alle ultime luci del tramonto

La salita profuma di fiori e erbe aromatiche, mentre il sole al tramonto bacia con gli ultimi raggi le cime rigogliose di vegetazione. Ci raggiunge e sorpassa Carlo, che avevamo perduto di vista nel traffico di Savona. Lo ritroveremo giusto al controllo di Sassello insieme a Niccolò, giovane randonneur di Bergamo al debutto sulla distanza dei 400 km e in cerca di compagnia per la sua prima notte in sella. Li lasciamo ripartire mentre io e Walter, tra una cola e un panino, finiamo di vestirci per affrontare la notte ormai imminente.

Lasciamo anche noi il “paese degli amaretti” e percorriamo la strada in veloce falsopiano-discesa che va verso Acqui Terme. Si tratta di una valle stretta e selvaggia, dove scorre il torrente Erro: bella di giorno, ancora più suggestiva all’imbrunire, quasi senza automobili e senza la confusione dei merenderos. E’ tutto così silenzioso che si può distinguere il placido scorrere dell’acqua sotto di noi. A tratti posso vedere le sagome degli aironi fermi sul greto del torrente, mentre rare lucciole si scorgono qua e la. Il lato fastidioso della situazione sono i nugoli di moscerini che ci flagellano il viso, ma si sa, ogni rosa ha le sue spine…

E’ ormai notte fatta quando, fra strade e stradine più o meno rurali, raggiungiamo Bistagno. L’aria è tiepida e il cielo è trapuntato di stelle. Attraversiamo il paese proprio nell’istante in cui Carlo e Niccolò stanno ripartendo da un bar, dove hanno sostato per dissetarsi. Affrontare la notte in compagnia è certamente un buon affare per tutti, dunque da quel momento la “doppia coppia” diventa un vero e proprio poker di randonneur, con tutti i vantaggi del caso. La direzione ora è quella per Alba: la strada sarà piuttosto ondulata fino a Ponte Perletto, dove inizierà la salita per Càstino, seconda importante asperità del brevetto quantunque non lunga e non difficile.

Non è certo la prima volta che si percorrono queste strade in randonnèe, anzi, ricordo di avere fatto questa salita e anche le successive più di una volta in notturna. E’ ancora presto, non è neppure mezzanotte, eppure stranamente in questo momento soffro. Non so bene cos’è… sembra un inizio di sonno misto alla solito spalla destra che mi fa vedere le stelle, più qualcosa che non va nel mio stomaco. La vicinanza di Walter mi è di conforto, comunque tengo duro a suon di zuccheri semplici e arriviamo tutti nella piazzetta del silenzioso e ameno borgo montano giusto allo scoccar della mezzanotte.

Mezzanotte a Càstino

Ora ci sono tre chilometri di discesa prima di attaccare la terza salita, quella di Benevello, dove troveremo il secondo controllo. Viste le temperature miti siamo tutti un po’ indecisi se mettere o meno la mantellina, va a finire che mi fido della sola “maglietta della salute” e mi butto alla sperindio – idea che si rivelerà poco gagliarda, ma me ne renderò conto solo molte ore dopo. Qualche minuto di gelo e (finalmente) si riprende a salire puntando le luci del castello di Borgomale. Qui va un pochino meglio. Passiamo Borgomale, arranchiamo ancora per tre chilometri e mezzo e siamo nella spaghetteria della località Manera, con il solito smazzo di carte di viaggio, cola, caffè e panini. E’ ormai l’una quando ripartiamo, e questa volta ci vestiamo con tutto quello che abbiamo: la discesa verso Alba è piuttosto lunga. L’umore del nostro quartetto è comunque alto: essersi tolti il dente di queste salite in notturna e sapere che non ce ne saranno più fino al ristoro di Cumiana è sicuramente un bel conforto.

In realtà subito dopo Alba ci tocca ancora l’antipaticissima risalita di Sommariva Perno, che ci obbliga peraltro a spogliarci nuovamente. Sembra non finire mai, così come sembrano ancora così tanti i chilometri che ci separano da Cumiana… Ma dopo Sommariva Perno la strada diventa sorprendentemente scorrevole, tanto da farmi sospettare la “manina santa” di una bava di vento a favore. E il nostro “trenino” scivola veloce nell’oscurità, mantenendo un’eccellente andatura. Il “macchinista” è sempre Carlo, diventato ormai all’unanimità maestro di cerimonia ufficiale del gruppo.

Qualche bivio tra Carmagnola e dintorni ci costringe a brevi fermate per fare il punto della situazione, anche per tirare fuori la mia cartina quando “l’infallibile” GPS di Carlo mostra qualche incertezza. Tuttavia ci rendiamo conto di stare procedendo molto bene: i chilometri scorrono veloci e l’agognato ristoro è sempre più vicino, al punto che contiamo di raggiungerlo in anticipo rispetto alle previsioni iniziali. Ogni sosta da al silenzioso Niccolò l’occasione per addentare qualcosa: è incredibile la quantità di spuntini che riesce a divorare, ma la notevole stazza ne giustifica senz’altro il dispendio energetico. Pedala su una Trek in alluminio dal telaio enorme, con pedali a puntapiedi e cinghietti e un portapacchi a sbalzo sul quale ha legato uno zainetto pieno di vestiti. E’ il suo primo brevetto “serio”, ma ha già l’atteggiamento del veterano: non parla, non si lamenta mai, sembra che la fatica e il sonno non lo scalfiscano minimamente. Chi invece adesso sta facendo a cazzotti con Morfeo è Walter, che silenziosamente e a fatica pedala in fondo al gruppo. Ogni tanto caccio un urlo e lo chiamo per accertarmi che sia lucido.

Ora gioco in casa: siamo nel Pinerolese, sulle strade da me spesso battute in allenamento. Arriveremo al controllo alle cinque. Poco prima di Cumiana vedo passare attraverso la luce del fanale qualcosa di simile a gocce di pioggia… Alzo gli occhi verso il cielo che sta man mano rischiarando, e realizzo che è denso di nuvole minacciose. Purtroppo le previsioni non sono buone, questo lo sapevo: ma se comincia a piovere già così presto… come arriveremo a Cairo?

Abbiamo percorso 220 km. Al controllo troviamo la calda accoglienza degli organizzatori locali, che “buttano la pasta” per noi e affettano generose fette di salame e formaggio. Ci sono altri randonneur, tra cui Luigi, già rifocillati a dovere e in procinto di ripartire. Ci sono anche un paio di scarpini da bici abbandonati sul pavimento: pare siano di un tizio che si è buttato a dormire da qualche parte nel salone. Un piatto caldo è proprio quello che ci vuole, accompagnato da un dito di vino rosso che serve a rimettere in sesto lo stomaco dopo litri di cola e acqua al gusto plastica-integratore. Malgrado la notte insonne abbiamo tutti il viso illuminato davanti a quel bendidio, tranne Walter che forse preferirebbe schiacciare un pisolino. Ma anche lui si mangia di gusto le sue mezze penne al sugo. Poi chiude gli occhi per qualche minuto, ma devo presto scuoterlo: dobbiamo ripartire. Là fuori sta facendo giorno, e ce lo ricordano anche gli uccelli che cantano con insistenza.

Carlo alle prese con il meritato ristoro di Cumiana...

La ripartenza come sempre è un tantinello difficoltosa. Poi la gamba si riscalda, riprende il suo giro, e tutto scorre. Peccato che inizi quasi subito a piovere: goccioloni grossi così. Siamo a Frossasco e ognuno deve velocemente decidere se indossare la mantellina. Io la metto e proteggo con cura anche il borsello. Certo però che è una bella seccatura… Dopo un po’ le scarpe si inzuppano, ti arrivano in faccia gli schizzi di acqua sporca alzati dalla ruota davanti a te… Tant’è, e va già bene che siamo praticamente in estate e non fa freddo. Arriviamo a Pinerolo, e proprio in quella avverto una fitta al ventre. E’ un segnale inequivocabile: ci vuole una toilette, e subito! Walter intuisce l’emergenza e fa accostare tutti al primo bar. Salto giù dalla bici, chiedo la chiave al gestore e in un amen sono sulla tazza, appena in tempo. Mentre sudo freddo realizzo che non è stato un buon affare scendere da Càstino senza proteggere la pancia…

Passato lo “spavento” ripartiamo, ancora sotto la pioggia. Mi sembra di stare meglio, anche se la paura è che il mio intestino possa fare altre bizze più avanti. La strada sembrerebbe ancora abbastanza scorrevole, ma a quell’ora la baldanza della notte appena passata è ormai un ricordo. La pioggia cessa dalle parti di Osasco, e questa è una buona notizia. Stiamo muovendo verso sud, dove il cielo appare più chiaro. A Manta ci fermiamo per fare la classica colazione, prima di affrontare la salita della Colletta di Rossana.

Prendo con molta calma la salita, diciamo che faccio quello che posso. La stanchezza ormai comincia ad affiorare dopo i ritmi sostenuti della notte, per cui tiro i remi in barca e assecondo. Scolliniamo, scendiamo a Busca e affrontiamo la frazione successiva, piuttosto noiosa, che si svolge attraverso paesi e paesini della provincia di Cuneo. Tarantasca, Centallo, Morozzo, Carrù, teniamo un’andatura dignitosa senza levarci la pelle. Intanto esce il sole, e si sente: comincia a fare caldo.

Centallo

La lunga strada verso Carrù

Quando, passata Carrù, svoltiamo per Farigliano si spalanca davanti a noi il maestoso paesaggio della Langa. Dobbiamo (ahimè) scendere fino alla strada di fondovalle: da lì comincerà la salita alla “cima Coppi” di tutto il brevetto, ovvero la Pedaggera, sita subito dopo Murazzano a quasi 800 metri sul livello del mare.

A Farigliano ci riforniamo d’acqua e iniziamo la terrificante salita sotto il sole a picco. Ho perso la cognizione del tempo: mi sembra siano almeno le quattro del pomeriggio, invece non è nemmeno mezzogiorno. E’ il primo vero solleone di stagione, e si sente: l’organismo fa fatica ad adattarsi, le gambe sono pesanti e la vista si annebbia fra le gocce di sudore. Le Langhe in estate sono una fottuta fornace. Carlo e Niccolò sembrano cavarsela più in sciotezza, e mi precedono. Walter arranca accanto a me. Mi impongo di bere piccoli sorsi di integratore salino ad intervalli regolari. La sete è tanta e le borracce adesso sembrano così piccole… ma ad un certo punto, come un miraggio, notiamo a sinistra una fontana isolata: l’acqua è freschissima e ogni sorso ci dà un grande sollievo. Io e Walter ci guardiamo e ridiamo mentre ci rinfreschiamo. Inoltre man mano che si sale percepiamo una certa brezza che contribuisce a mitigare l’arsura. Altro grosso aiuto ci arriva ora dalle nuvole, che a tratti coprono il sole risparmiandoci dalla micidiale canicola.

La strada prosegue alternando tratti duri ad altri meno impegnativi. Passiamo Belvedere Langhe e Murazzano, mentre conto ossessivamente i chilometri sul ciclo computer. Dopo Murazzano le nuvole hanno ormai completamente coperto il cielo. Si sale ancora finchè, inaspettatamente, giungiamo ad un bivio e Walter mi avvisa: «Ecco, questa è la Pedaggera…». Wow! E dire che c’ero già stata almeno un paio di altre volte, ma vatti a ricordare… Questo significa che i restanti sei chilometri fino al controllo di Gamellona sarebbero stati a mezzacosta se non addirittura in discesa. E infatti è così: arriviamo al bar del distributore di benzina giusto mentre Carlo sta già festeggiando con un meritato calice di birra. Siamo tutti euforici: carte di viaggio, bibite, panini, grandi sorrisi, è il solito rituale. Ma nessuno ha intenzione di dormire troppo sugli allori: la randonnèe non è ancora finita.

Ripartiamo in discesa ma con la testa alle ultime difficoltà, ovvero le risalite di Montezemolo e di Millesimo, che nessuno riesce a quantificare e a descrivere con precisione, ma che a questo punto non fanno più paura. Intanto scende una fastidiosa pioggerellina, che fortunatamente non riesce a bagnare la strada. Bisogna piuttosto fare attenzione all’asfalto in pessime condizioni, ai motociclisti (qui sempre numerosi) che hanno spesso la brutta abitudine di “tagliare” le curve, ed anche a qualche gelida galleria… non propriamente permessa ai ciclisti. In un modo o nell’altro giungiamo a Cairo Montenotte, dove nel vento fresco ritroviamo Carlo e Niccolò per andare insieme verso lo striscione dell’arrivo. Quando finiamo la nostra prova sono da poco passate le 15, tutto sommato siamo andati oltre le mie più rosee previsioni.

Tutto finisce nello stesso posto dove avevamo iniziato, ovvero sotto il dehor del bar “Del corso”. Si mangia insalata di riso mentre con Nadia e Luigi (arrivato prima di noi e già “docciato” e in bermuda) commentiamo il brevetto e verifichiamo i prossimi appuntamenti. Non mancano i complimenti a Niccolò, che ha superato brillantemente la prova. E’ stato un ottimo allenamento, siamo tutti d’accordo: la condizione sta arrivando, e la Sicilia adesso è più vicina.

Advertisements

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: