FOSSANO 200 (CN), 9 maggio 2010

Paolo e la sua reclinata

Brevetto non previsto: ormai la stagione è entrata talmente nel vivo che c’è posto per tutto. Colpa di Walter, come al solito: nemmeno il tempo di caricare la bici in macchina subito dopo il nostro ultimo, estenuante allenamento comune lungo ben 300 km che mi sento dire: «Il 9 vieni a Fossano? C’è un “200”… ». Subito non gli ho risposto. Ma due giorni dopo avevo l’iscrizione fatta.

Domenica mattina presto, centro sportivo di Fossano: il camper della coppia più bella dell’Audax è là dalla sera prima. Scendo dalla macchina e vado a completare la mia iscrizione, poi tutti da Nadia a fare colazione. C’è anche Paolo “1970”, conosciuto al 200 di Busca e ben felice di ripetere con noi l’esperienza-rando. Ha portato dal suo paese un vassoio di paste fresche di pasticceria, roba da leccarsi i baffi. Con un rifornimento così, sicuro che si parte di buon umore.

Poichè sono quasi le sette vado nei pressi del gonfiabile del via a riempire le borracce. Il cielo sembra abbastanza sereno, ma so a memoria le previsioni a stretto giro: dal primo pomeriggio inizierà a piovere. Ecco perchè il mio bagaglio è discretamente voluminoso per essere solo un “200”: dentro c’è tutto il necessario per “salvarsi” contro la furia degli elementi. Riconosco qualche vecchia conoscenza, ma soprattutto vedo parecchia gente sconosciuta: sono vestiti estivi (brrr…!), privi di bagaglio, con biciclette che non hanno nulla del viaggiatore e tanto del granfondista. E’ probabile che oggi il loro obiettivo sia di fare un buon allenamento in vista delle prossime gare. Walter, Paolo, ci siamo? Si parte: i tre “Cavalieri della Tripla Corona”, con le loro bici affardellate, si muovono verso la campagna cuneese. Inizia la “Randonnèe degli Acaja”.

La prima parte del percorso è pianeggiante, piacevolmente snodata lungo stradine amene e bike-friendly. Il roadbook e la frecciatura del percorso purtroppo sono un po’ lacunosi in alcuni punti, ma grazie all’esperienza di Walter, che su queste strade si allena da una vita, riusciamo sempre a ritrovare la retta via. Al chilometro 56 raggiungiamo il primo dei due controlli previsti, quello di Ceresole d’Alba. E’ l’occasione per uno spuntino veloce e per togliere qualche vestito.

Il sole intanto si fa largo fra le molte nuvole, regalandoci tepore e allegria. L’ingresso in provincia di Asti segna l’inizio delle difficoltà altimetriche, che qui non sono certo rappresentate da alte vette, ma da un susseguirsi ossessivo di colline e collinette che rendono il percorso divertente ma a tratti estenuante. A Pianetti, sperduta frazione agricola, siamo già al centesimo chilometro e all’ora di pranzo, così ci autogestiamo una sosta per mangiare i robusti panini che portiamo nei borselli. Quando risaliamo in sella ci troviamo nel tratto assai suggestivo che da Celle Enomondo segue la cresta fino a Magliano Alfieri. Resto incantata ad osservare le colline e i campi color verde smeraldo lussureggiante.

Il sole si nasconde definitivamente dietro minacciose nuvole nere quando arriviamo ad Alba. Lungo il corso cittadino incontriamo molti ciclisti che si stanno preparando per una gara in linea. Hanno le gambe perfettamente depilate, biciclette ipertecnologiche, e profumano di olio canforato e voglia di vincere. Noi passiamo con i gambali, le calze arrotolate, e i borselli che profumano di panini al salame.

Raggiungiamo il controllo/ristoro di Gallo d’Alba (km 144) e lì troviamo un altro Paolo, quello che pedala a bordo di una reclinata: ripartiremo tutti insieme. Mentre ruminiamo deliziosi pezzi di crostata offerti dall’organizzazione scrutiamo preoccupati il cielo col naso per aria… Ancora una sessantina di chilometri all’arrivo: “la prenderemo”?

Il nostro trio è diventato un “poker”. Con la crostata ancora sullo stomaco (burp!) ci tocca affrontare subito la salita per Barolo e Monchiero. Nuvole sempre più cupe, nessuno parla. Poco prima di Barolo vedo qualche minuscola gocciolina bagnare la copertina di plastica del mio roadbook posto sul manubrio. E io zitta. Finchè le goccioline, ahimè, non diventano dei goccioloni. «Ragazzi, facciamo meglio a vestirci prima di inzupparci del tutto… Abbiamo ancora molti chilometri da fare!». Sono le 15 circa. Rassegnati, buttiamo per terra le biciclette e indossiamo velocemente mantelline, copriscarpe e quant’altro. Scolliniamo a Monchiero e subito iniziamo la discesa verso Costamagna approfittando dell’asfalto ancora parzialmente asciutto. Ma da Costamagna le difficoltà sono tutt’altro che finite: c’è da salire a Piozzo, e a questo punto la pioggerellina si è definitivamente trasformata in un autentico monsone. Paolo “1970” indossa addirittura i soprapantaloni impermeabili, Walter cambia giacca, e poi bisogna proteggere i borselli. Comunque c’è allegria: prendere la pioggia in randonnèe non è piacevole, ma quando la si affronta in compagnia si può persino trovare un lato divertente. «Ci voleva questa nota “epica” alla nostra giornata!», esclamo ridacchiando per sollevare il morale della truppa, e Walter per scherzo mi agita minacciosamente il pugno.

I saliscendi tra Piozzo e Carrù sono un tormento, non parliamo poi in quelle condizioni. Guardo Paolo “recumbent” arrancare in salita con la sua bici reclinata, ma poi scendere agilmente grazie ai freni a disco – di certo molto più agilmente di me, che invece ho i freni in panne a causa dei cerchi bagnati… Proprio nei dintorni di Carrù, beffardamente, smette di piovere. E’ senz’altro una buona notizia che ci ridà in parte il morale, ma il traguardo sembra non arrivare mai. Come se non bastasse sembriamo tutti abbastanza provati fisicamente: io vedo le stelle come al solito per colpa della mia spalla destra, Walter ha problemi al soprassella, e Paolo “1970” accusa i postumi di una brutta sinusite e relativa cura di antibiotici. Il rettilineo per Trinità pare una morte civile. Gli ultimi chilometri sono in mezzo ai boschi, su una bella ciclostrada, poi gran finale ancora in salita… e rieccoci finalmente a Fossano, quasi asciutti e persino con un raggio di sole nel cielo. Ad accoglierci festosa naturalmente c’è Nadia, ma anche alcuni membri dell’organizzazione. Come al solito rinuncio al pasta party, saluto tutti, mi lavo la faccia e vado subito verso la macchina. Divido con cura gli abiti sporchi e bagnati, e carico la bicicletta lurida e coperta di sabbiolina. Sarà lavata molto presto: in tempo per il prossimo weekend, in previsione del “400” di Corsico… dove, con ogni probabilità, prenderà altra pioggia e si sporcherà di nuovo… Maggio è così: il mese più piovoso dell’anno e, paradossalmente, quello più ricco di brevetti in calendario. Tutto un pedalare e lavar bici.

Ultimi raggi di sole...

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