A spasso nella leggenda – Colle del Sestriere, 23 maggio 2009

In vita mia credo di aver fatto questo giro – che non può mancare nell’albo d’oro di qualsiasi cicloamatore torinese – almeno 6 o 7 volte, in un senso o nell’altro. E allora dov’è la novità? La novità, oggi, sta nell’accompagnare un neo-amatore che non l’ha mai fatto. Il pretesto è sempre quello di affinare la preparazione in vista de “L’Ardèchoise”, e questo è il sabato giusto per provarci, con l’alta pressione africana a garantirci bel tempo e le scritte sull’asfalto ancora fresche del Giro d’Italia passato di qui solo quattro giorni prima.

E’ quasi estate, e si capisce anche perchè albeggia presto. Io e Marco facciamo colazione alla svelta e i  nostri pedali fanno “click” davanti al portone di casa che  non sono ancora le sei. Abbiamo gli zaini carichi di molto cibo e poco vestiario, io porto la Olmo in acciaio e non posso fare a meno di indossare i guantini bianchi fatti all’uncinetto. Sua Maestà il Sestriere e il ricordo a sessant’anni dall’impresa di Fausto Coppi nella mitica tappa Cuneo-Pinerolo richiedono umiltà, contegno e un pizzico di riverenza, mentre lasciamo Torino svegliarsi pian piano fra il profumo dei panettieri e i mercati cittadini che iniziano ad animarsi.

Inutile dire che oggi il giro sarà svolto in senso antiorario, con salita dalla Val di Susa e, dunque, dal leggendario versante di Cesana Torinese.

Il noioso trasferimento fino a Susa viene “spezzato” da una seconda colazione al solito bar di Borgone, dove in virtù dell’orario mattiniero troviamo le brioches ancora calde e fragranti. Mentre consumiamo, dalle vetrate noto che qualche sportivo guarda con curiosità la mia bicicletta, e questo non può che inorgoglirmi.

Da Susa il percorso inizia a farsi interessante, e la faticosa risalita delle “scale” che portano a Chiomonte – prima asperità di giornata, viene ripagata dallo spettacolare panorama aereo sul Torinese e sulla vallata. Il cielo limpido e il caldo già avvertibile promettono una giornata da ciabatte infradito, infatti a Chiomonte approfittiamo di una caratteristica e freschissima fontana per sostituire l’acqua delle borracce.

Le "scale" sopra Susa

Le "scale" sopra Susa

La Statale 24 fortunatamente non è eccessivamente trafficata, e il nostro avvicinamento a Cesana, dove inizierà la salita vera e propria al Colle, procede regolare sotto la sagoma maestosa del forte di Exilles, attraverso i tornanti di Salbertrand, e il passaggio a livello (ovviamente chiuso al nostro arrivo!) e il pavè di Oulx. Per ingannare il tempo e la fatica rimiriamo le acque turbinose e scure della Dora Riparia, i bellissimi prati in fiore, le numerose frane qua e là dovute al maltempo invernale, e le cime circostanti ancora bene innevate.  Finalmente giungiamo a Cesana, il nostro morale splende come il sole alto nel cielo. Ci prepariamo ad affrontare gli ultimi, suggestivi 700 metri di dislivello riempiendo le borracce nella fresca fontana vicino all’Ufficio del Turismo. Non ci dimentichiamo, visto il gran caldo, di aggiungere all’acqua il solito, provvidenziale integratore in polvere di sali ed energia.

Il forte di Exilles

Il forte di Exilles

Panorama della Val di Susa da Salbertrand

Panorama della Val di Susa da Salbertrand

Cesana Torinese

Cesana Torinese

Sessant’anni fa gli eroi del ciclismo in bianco e nero percorrevano questa stessa strada, che allora era sterrata e disagevole. Oggi noi cicloamatori abbiamo qualche comodità in più, ma la fatica del pedalare in salita non cambia, così come non moriranno mai la voglia di avventura e il gusto della conquista. Ora più che mai è così per Marco, che va in bicicletta solo da quindici mesi e già sta affrontando una delle strade più suggestive e mitiche della storia del ciclismo. Arranca ma non molla, usa il “rampichino”, sbuffa, ma è regolare e costante. Ogni tanto cerco di confortarlo con le “notizie” che leggo sull’altimetro che ho sul manubrio. Ad un certo punto, come una visione, per un attimo si può vedere laggiù in lontananza una delle due mitiche “torri” cilindriche di Sestriere: ma è un inganno, un’illusione, mancano ancora quasi cinque chilometri e molta salita. La visione si interrompe presto dietro un tornante, e a noi non rimane che riabbassare la testa macinando pazientemente la nostra impresa. Qualche nuvola in cielo, come impietosita, vela il sole dandoci un po’ di conforto dalla canicola, mentre sull’asfalto leggiamo le recentissime scritte del Giro d’Italia: alcune sono dichiarazioni d’amore vero per i campioni, altre sono goliardiche, altre ancora di denuncia o di protesta. Il ciclismo è come la vita, c’è il dramma, c’è la fatica, ma ci sono anche i traguardi e i risultati. A destra notiamo l’orribile villaggio-colonia di Grange Sises, poi attraversiamo Champlas du Col, caratteristico borgo di casette in pietra che precede di poco la nostra meta.

Si sale

Si sale

Una fantastica visione...

Una fantastica visione...

Un paio di tornanti ripidi come rasoiate ed ecco il cartello “Sestriere”. Marco si merita senz’altro la classica foto ricordo, dopodichè proseguiamo verso la fontana posta allo scollinamento vero e proprio. Sembra di non arrivare mai! Ma ecco le torri del Club Med e, inaspettata, la palina segnaletica che sancisce il punto esatto dove si trova il colle e la quota. Un altro ciclista salito dal versante opposto ci confermerà, tra un panino e l’altro, che tale cartello è stato posto nuovo di zecca giusto il martedì prima, in occasione del passaggio del Giro del Centenario.

Finalmente

Finalmente

Pedalando nella storia del ciclismo

Pedalando nella storia del ciclismo

La domanda sorge spontanea: perchè ci hanno messo così tanto a mettere un cartello di vetta?...

La domanda sorge spontanea: perchè ci hanno messo così tanto a mettere un cartello di vetta?...

Sestriere, rinomatissima località sciistica durante i mesi invernali, in questo periodo dell’anno appare pressochè deserta e spettrale. Sono presenti solo rari turisti di passaggio e qualche ciclista, mentre alcuni cantonieri al lavoro con le ruspe stanno rassettando i parcheggi e le aree adiacenti in vista dell’arrivo dei vacanzieri estivi. Ci sono molte sacche di neve qua e là, e le piste sono ancora imbiancate. Quattro chiacchiere veloci, mangiamo e ci infiliamo il giacchino per tuffarci in discesa verso la Val Chisone e Pinerolo. Già, ma fa poi così freddo? Dopo un paio di chilometri, ai tornanti del Duc, abbiamo già caldo! E’ davvero uno straordinario anticipo d’estate. A Pragelato decidiamo di toglierci i giacchini e di affrontare solo in maglietta il fastidioso vento contrario che, in più di una occasione, ci costringe a “spingere” anche in discesa. Dentro la galleria di Usseaux rischiamo il congelamento (!), ma man mano che perdiamo quota è il caldo a farla da padrona. Il forte di Fenestrelle, Perosa Argentina, Villar Perosa, ed eccoci finalmente nella tranquilla Pinerolo, dove è d’obbligo una sosta per una monumentale granita. La gelateria è giusto sotto i portici a fianco dell’arrivo di tappa di martedì scorso, e combinazione è a fianco ad una bella libreria. Così, mentre mi disseto alla mandorla ammiro in vetrina le copertine dei libri commemorativi dell’impresa di Coppi del 1949 alla Cuneo-Pinerolo, e altre pubblicazioni con le cronache ciclistiche dei tempi che furono. Ciclismo eroico? Noi pedaliamo tranquilli gli ultimi, roventi chilometri verso Torino, e per ora ci basta la soddisfazione di avere concluso in buona forma questo classicissimo giro, lungo quasi 200 chilometri e tanta leggenda.

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