Passo del Faiallo (GE) – 1 maggio 2009

Che regalo, un tri-kend di sole meraviglioso dopo un inverno così duro! Sulla via per “L’Ardèchoise 2009” la premiata ditta Silvia & Marco non si lascia certo sfuggire l’occasione per un’escursione ciclistica di ampio respiro e di grande soddisfazione. Stavolta nel mirino abbiamo il Passo del Faiallo, sul confine tra le province di Savona e Genova: si tratta di un colle certamente non tra i più celeberrimi e nemmeno tra i più difficili, ma che gode di una posizione che lo rende particolarmente spettacolare, specie nelle giornate limpide.

Si sale verso Ponzone

Si sale verso Ponzone

La nostra uscita comincia poco prima delle sette di mattina, ancora da Montegrosso d’Asti. L’itinerario scelto è quello che sale dal versante Savonese, dunque raggiungiamo Acqui e poi proseguiamo lungo la salita che conduce all’ameno borgo di Ponzone, 606 metri slm. Da qui continuiamo in cresta per Pian Castagna (732) e Palo (672). Questa strada è molto bella, poco trafficata e con una grandiosa vista a 360 gradi che spazia dalle Langhe fino alle cime innevate delle Alpi laggiù a nord. Dopo una serie di gradevoli saliscendi immersi nella natura approdiamo in discesa a Urbe, e appena fuori dal paese passiamo il ponte sul fiume Orba e prendiamo a destra in direzione Vara.

Ponzone

Ponzone

Il Passo del Faiallo viene indicato sulle carte del Touring a 1061 metri di quota. La salita da questo versante è facile: è lunga circa 12 chilometri, ma la pendenza si mantiene sempre abbastanza regolare intorno al cinque per cento. La strada inizialmente è resa suggestiva dalla vista dello strapiombo dell’Orba, un torrente dalle acque limpide peraltro qui regolato da un imponente sbarramento. Si prosegue per le borgate di Vara Inferiore e Superiore, e quando manca poco al punto più alto, sul confine con la provincia di Genova, la strada spiana in prossimità di un’ampia area picnic, assai affollata in occasione del ponte festivo:

Verso il passo

Verso il passo

siamo in pieno Parco Regionale del Beigua, e comincia a farsi sentire il vento. Poichè è ora di pranzo ci confondiamo anche noi fra i “merenderos” e le grigliate, e ci accomodiamo su alcune rocce fra gli alberi per mangiare i nostri panini prima di affrontare il pezzo più interessante della giornata. Nel frattempo, sulla strada vediamo transitare numerosi ciclisti.

Ripartiamo muniti dei giacchini per difenderci dall’aria fredda, e dopo un tratto in discesa la strada compie un’ansa fra i brulli rilievi: qui il vento è così forte che si rischia di perdere l’equilibrio. Ma dietro una curva, all’improvviso, ecco ciò che

Ecco il mare!

Ecco il mare!

ripaga di ogni fatica: sotto di noi, l’azzurra immensità del mare e la spettacolare vista aerea di Voltri e della periferia ovest di Genova. Nel punto che a noi sembra “quello che esattamente scollina” facciamo le classiche fotografie di rito, anche se misteriosamente manca un cartello di vetta. Sarà veramente quello il colle topografico? Sicuramente è il punto più suggestivo, e a noi basta.

Poichè vogliamo compiere un percorso ad anello proseguiamo lungo la panoramica strada in cresta in direzione Passo del Turchino. A destra abbiamo lo strapiombo sul mare, mentre a sinistra in alcuni punti scoperti si possono vedere i monti dell’entroterra, e si affrontano le improvvise raffiche di gelido vento proveniente dall‘interno, che in bicicletta fanno davvero paura. Poi la

Lo spettacolo della strada in cresta

Lo spettacolo della strada in cresta

strada piega verso sinistra, lasciamo il vento e la vista sul mare e la discesa diventa più tecnica e divertente, grazie anche all’asfalto in condizioni migliori. Al Passo del Turchino ci attendono una temperatura più calda e il classico crocchio di motociclisti fermi al ristorante, mentre noi ci apprestiamo a passare la breve galleria per scendere in direzione Piemonte e Ovada.

Qui non siamo fortunati: nella valle dei suggestivi borghi Masone e Campo Ligure il vento spira in direzione contraria, per cui tocca spingere sui pedali anche se formalmente saremmo in… discesa. Approfitto della generosa stazza del mio “socio” e della sua proverbiale potenza da passista per viaggiare coperta, certa che comunque ci sarà prima o poi l’occasione per ricambiare il favore. A Ovada prendiamo per Molare e, sotto il sole cocente del pomeriggio, affrontiamo la salita a Cremolino, borgata oggi vivacemente rallegrata dalla Sagra della Frittella. La fontana del centro, che mi ha vista tante volta riempire la borraccia in occasione dei molti brevetti Audax passati di qui, è l’occasione per una rinfrescante pausa in preparazione agli ultimi chilometri.

E’ il primo vero caldo di stagione, e la spossatezza inizia a farsi sentire. Prima di rientrare a Montegrosso dobbiamo ancora affrontare la breve salita di Castel Rocchero, posta fra Acqui e Nizza Monferrato, in un ambiente dove i filari di vite la fanno da padrona e le colline verde smeraldo punteggiate di prati in fiore

Castello di Molare

Castello di Molare

sono uno spettacolo gratificante per la vista. Tuttavia nell’ultima discesa ho uno “scontro” con una vespa e relativa dolorosa puntura in faccia proprio all’incrocio dei cinghietti del casco: com’è vero che un viaggio in bicicletta è la sintesi della vita umana, cose belle e cose meno belle! L’incidente – al quale peraltro qualsiasi ciclista prima o poi è inevitabilmente rassegnato, non rovina certo il ricordo di una splendida gita di 176 chilometri e 2650 metri di dislivello complessivi.

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