Liguria: a zonzo per il Levante (luglio 2006)

Una settimana di campeggio a Trigoso (GE) con l’immancabile bicicletta al seguito diventa l’occasione per effettuare quattro day-trips alla scoperta del Levante Ligure, una terra aspra e difficile, ma che ripaga ampiamente, con i suoi tesori naturali e artistici, i coraggiosi che non temono le salite e osano avventurarsi nell’entroterra di questa affascinante Regione, nota ai più (ed è un vero peccato) quasi esclusivamente per il mare.

GITA 1: TRIGOSO – PASSO DEL BRACCO – PORTOVENERE – CINQUETERRE – LEVANTO – FRAMURA – TRIGOSO

Il campeggio “Maremonti” è situato 1 km dopo Trigoso, lungo l'”Aurelia”. La pedalata comincia dunque subito in salita, percorrendo in direzione La Spezia una delle strade più rappresentative e storiche d’Italia, la Statale n. 1, battuta in questa stagione non solo dai ciclosportivi, ma anche da cicloviaggiatori e randonneurs di ogni nazione, con biciclette di ogni genere affardellate come carovane. Questa mitica strada, che tra l’altro presenta un asfalto ottimo, nel tratto ligure è andata praticamente in disuso dopo l’apertura dell’autostrada che attraversa tutta la Regione da ovest ad est, e, se si escludono i motociclisti nei weekend, essa risulta sorprendentemente “liberata” dai mezzi a motore. La salita al Passo del Bracco (610 m) non è difficile, ma dopo un lungo tratto in discesa risulta decisamente più duro da “digerire” il successivo valico in località Termine (“Bracchetto”?), un’autentica rasoiata per i quadricipiti. La discesa prosegue poi regolare fra scorci suggestivi e tanto verde, fino all’ultima risalita, alle porte di La Spezia (La Foce). Una volta in città, dopo essersi destreggiati nel traffico ci si trova al bivio fra le due destinazioni: a sinistra si va a Portovenere, a destra una ripida rampa annuncia l’attacco della strada per le Cinqueterre. Nel mio itinerario ho scelto di fare per prima unaPortovenere breve tappa nella colorata località turistica spezzina, con il suo caotico viavai di bagnanti e la zona del porto caratterizzata da imbarcazioni di lusso e ristoranti tipici. Nota pratica: al porto è possibile rifornirsi d’acqua direttamente agli attracchi delle imbarcazioni, dove sono posti dei rubinetti a disposizione degli armatori. Dopodichè sono tornata sui miei passi ripercorrendo a ritroso i dieci chilometri a saliscendi fino al bivio, e dirigendomi stavolta verso Riomaggiore, la prima delle Cinqueterre partendo da est.

Questa strada nella sua parte iniziale sale decisa, dopodichè presenta un paio di gallerie percorribili in bici senza problemi. E’ denominata “Statale n. 370”, e secondo il progetto originario essa avrebbe dovuto unire tutte le Cinqueterre, rendendole facilmente accessibili ai veicoli. Probabilmente per la forte opposizione degli ecologisti, tale progetto non ebbe seguito, pertanto questa strada scende fino a Manarola (seconda delle Cinqueterre), dopodichè si restringe e prosegue in quota sulla Litoranea, da dove i caratteristici borghi a picco sul mare divenuti “Patrimonio dell’Umanità” si possono solo fotografare dall’alto, a meno di scendervi a piedi per ripide e talvolta impervie strade. Tra CinqueterreManarola e Corniglia occorre misurarsi con il terrificante “strappo” di Volastra, un tratto di salita che fatta alle due del pomeriggio di una torrida domenica di fine luglio può trasformarsi in un’esperienza indimenticabile… Tuttavia ci pensa il panorama impagabile delle Cinqueterre a rincuorare lo spirito ogni volta che l’occhio cade sul mare. Da segnalare la scarsità di punti di approvvigionamento idrico: l’unica fonte rintracciata su tutta la Litoranea è stato un piccolo “tubo” da cui sgorgava ottima e freschissima acqua montana tra Corniglia e Vernazza. Tuttavia, se decidete di fermarvi a riempire le borracce, guardatevi alle spalle: oltre a calabroni e vespe, le zanzare e, soprattutto, le ferocissime mosche cavalline sono in agguato e non aspettano altro…  Dopo tanta salita finalmente la strada comincia a scendere. Siamo in prossimità del bivio di Monterosso al Mare, ultima delle Cinqueterre. Non sono scesa al paese, bensì ho percorso in discesa la Colla di Gritta proseguendo fino a Levanto, fra verdissime montagne e caratteristici borghi arroccati sui pendii, dopodichè ho ripreso a salire: per concludere il mio giro l’obiettivo era riagganciare l'”Aurelia” transitando per l’amena strada che passa da Framura e i paesini di Castagnola e Piazza. La strada scavalca l’autostrada, e dopo numerosi e faticosi tornanti ci si ritrova finalmente sulla Statale n. 1, più o meno a quota 550, all’altezza del bivio per Deiva Marina. Non rimangono che 13 km circa di divertentissima discesa fino al campeggio, ma a questo punto il classico posto di ristoro per motociclisti è troppo invitante per resistere alla tentazione di fermarsi un attimo per una birra ghiacciata o un gelato, degna conclusione di un giro “arroventato” dal solleone di luglio e di grande soddisfazione per il cicloturista. Il dislivello complessivo è risultato di 2900 metri, 151 i chilometri.

GITA 2: TRIGOSO – CASARZA LIGURE – CASTIGLIONE CHIAVARESE – COLLE DI VELVA – S. PIETRO VARA – PONTE SANTA MARGHERITA – COLLA LA MOLA – CASTIGLIONE CHIAVARESE – CASARZA LIGURE – SESTRI LEVANTE – TRIGOSO

Questo giro è stato di circa 70 km e 1400 metri di dislivello. DalCastiglione Chiavarese campeggio ho risalito ancora una volta l'”Aurelia” in direzione Passo del Bracco, svoltando però a sinistra dopo un paio di chilometri verso Casarza Ligure. In questo modo si scende a fondovalle, si attraversa il fiume per poi iniziare la risalita dall’altro versante, lungo la Statale 523. Castiglione Chavarese è un grazioso borgo arrocato sulla montagna, con quel caratteristico “effetto presepe” tipico un po’ di tutti i paesini da queste parti. La strada sale abbastanza regolare e il traffico è scarso, e lo è ancor di più quando, anzichè transitare nella galleria in direzione San Pietro Vara, si prende a destra per Velva e il santuario della Madonna della Guardia, posto sullo scollinamento. La vegetazione fa molta ombra, e rende sopportabile la salita al colle anche in un giorno di piena estate. Al santuario (Colle di Velva, 545 m) è d’obbligo una breve sosta, anche per rifornirsi d’acqua presso la graditissima fontana. Successivamente il mio giro è proseguito con la discesa verso Torza – non particolarmente divertente a causa del fondo stradale accidentato, e successivo tratto a saliscendi fino a San Pietro Vara, dove ho svoltato a destra in direzione Sesta Godano – Ponte Santa Margherita. Poco dopo il ponte ho preso a destra per Carro e la Colla La Mola, un colle peraltro ben segnalato da cartelli con il simbolo della bici come un succulento invito per tutti i bikers e i ciclisti. A Carro si possono riempire le borracce presso alcuni rubinetti che, purtroppo, sono assediati anche dai soliti, aggressivi insetti: occhio, dunque! Si affrontano poi gli ultimi tre chilometri circa di salita, fino allo scollinamento (656 m) e successivo tratto in discesa che va a ricongiungersi ad anello con la strada dell’andata, poco sopra l’abitato di Velva. Il discesone finale lungo la Statale 523 è assai scorrevole e divertente: ho optato per proseguire fino a Sestri Levante – Trigoso, salendo poi da qui al campeggio, evitando così la ben più impegnativa risalita dal fondovalle di Casarza Ligure fino all'”Aurelia”.

GITA 3: TRIGOSO – LAVAGNA – CARASCO – CICAGNA – GATTORNA – PASSO DEL PORTELLO – PASSO DI FREGAROLO – VALICO FORCELLA – BORZONASCA – LAVAGNA – TRIGOSO

Gita spettacolare e mediamente impegnativa, con i suoi 132 km e 2500 m di dislivello complessivo. Dopo essermi destreggiata non senza qualche difficoltà fra le gallerie ed il traffico di bagnanti e lavoratori dell’ora di punta sull'”Aurelia” in direzione Genova, a Lavagna-Chiavari ho seguito le indicazioni per la Statale 225 e la Valle Fontanabuona. In località Carasco ho quindi deviato a sinistra verso Cicagna e Gattorna, percorrendo così la pianeggiante e divertente strada della Valle Fontanabuona, piacevolmente ombreggiata e sgombra dal traffico a quell’ora del mattino. A Gattorna rifornimento idrico obbligatorio nella piazza del paese, subito dopo si imbrocca a destra la strada per Neirone. E’ qui che inizia la salita al Passo del Portello, inizialmente un po’ ripida, poi pedalabile, quasi sempre immersa nella tranquillità e nel fresco dei boschi. Lo scollinamento è posto a quota 1092 metri. Ci si tuffa poi in discesa fino ad incontrare la Statale 45, dove ho tenuto la destra in direzione Bobbio. Poco dopo il bivio e la località Costafontana si può effettivamente trovare una magnifica fontana sulla sinistra, da me graditissima viste le temperature e il mezzogiorno incombente. La Statale prosegue a mezzacosta fino a Montebruno, con andatura a saliscendi perdendo però ancora un po’ di quota. Poco dopo Montebruno si intercetta a destra la strada per Canale – Casoni e il Passo di Fregarolo, passando per i minuscoli borghi di Mezzoni e Vallescura. La strada è nervosa, con rampe ed impegnativi saliscendi fino a Casoni, dove iniziano gli ultimi 300 metri abbondanti di dislivello fino al passo, nel mio caso affrontati sotto un autentico diluvio con tuoni e fulmini che, tuttavia, ha avuto il pregio di smorzare la calura. Giunti al passo (1203 m) si scende nell’altro versante in ambiente totalmente montano assai ameno: consiglio di procedere lentamente, dedicandogli un attimo di contemplazione. A Cabanne si tiene la destra per Borzonasca e il Valico di Forcella, poi una nuova deviazione a sinistra: il dislivello è contenuto, ed il valico (876 m), con la sua caratteristica cappelletta, è facilmente raggiunto. Inizia quindi il divertente discesone verso Borzonasca e Lavagna, in una vallata davvero bella che merita più di un’occhiata tra una curva veloce e l’altra. La piacevole frescura degli Appennini lascia man mano posto al caldo opprimente dei paesi del fondovalle fino all'”Aurelia”, dove l’aria fresca del mare porta nuovamente un relativo ma avvertibile sollievo. Ma meglio di tutto sarà la classica birra gelata di fine giro all’ombra di un dehor!

GITA 4: TRIGOSO – LAVAGNA – MEZZANEGO – PASSO DEL BOCCO – PASSO DELLA BISCIA – LAVAGNA – TRIGOSO

103 i chilometri e circa 1400 i metri di dislivello di questo giro che tocca passi appenninici poco conosciuti ma di grande soddisfazione cicloturistica, vista ancora una volta l’amena tranquillità e la bellezza paesaggistica dei luoghi attraversati. Da Lavagna si prende la Statale 225 come nel giro precedente, e all’altezza di Carasco stavolta teniamo la destra in direzione di Mezzanego. Superato questo paese la strada inizia a salire decisa, pur mantenendo pendenze sempre pedalabili. Il nastro d’asfalto si avvita in tortuosi e spettacolari tornanti tra freschi e ombreggiati boschi, e minuscole e silenziose borgate. A Montemoggio, proprio lungo la strada sulla destra si trova un’invitante fontana sovrastata dall’eloquente cartello “L’ORO BIANCO DI MONTEMOGGIO”: in una torrida giornata di fine luglio non si può che dargli ragione, ed è meglio rifornirsi, in quanto non vi saranno altri punti acqua fino al Passo del Bocco, situato a quota 956 metri. Dallo scollinamento si prende poi la discesa a destra che va in direzione Varese Ligure: la strada non è larghissima e neppure con fondo particolarmente buono, togliendo un po’ il gusto della discesa “a tutta manetta”. Si scende fino ad un bivio a forcella, dove si prende a destra per Chiavari, immettendoci in un vallone. A questo punto siamo intorno ai 450 m di quota, e la strada, che inizialmente appare in falsopiano, ricomincia molto presto a salire non appena si devia sulla destra seguendo le indicazioni per Comuneglia. Alle porte del paese è situato, sulla destra, un punto acqua con rubinetto. Dopo Comuneglia le pendenze paiono raddolcirsi, e la strada fa una spettacolare curva a mezzacosta fra le montagne per portarsi nell’altro versante. Si susseguono una serie di ripidi strappi, ed Panorama dal Passo della Bisciaecco il Passo della Biscia (879 m). Si prosegue dritto per scendere nell’altro versante (se si è in bdc NON prendere a sinistra l’indicazione per il paese di Statale, in quanto la strada è sterrata), non senza aver fatto una breve sosta per contemplare il brullo e selvaggio quantunque affascinante panorama di questo scorcio di Appennino Ligure. Quindi non resta che tuffarsi in discesa in direzione Lavagna, rimpiangendo dopo poche curve, come sempre, la frescura dei monti per ritrovarci nell’afa opprimente dell’entroterra. Siamo nel comune di Nè, e l’ambiente è quello delle cave di ardesia, attività caratteristica dell’economia della zona, e dunque merita un’occhiata di più. Tuttavia, se transitate nei giorni feriali, prestate attenzione ai mostruosi camion carichi di pietra e ai mezzi operativi in manovra! Dopo Conscenti occorre ricominciare a spingere sui pedali, specie se, come è successo a me, trovate vento contrario proveniente dal mare verso i monti. Da Lavagna a Trigoso lungo l'”Aurelia”, come di consueto, occhio al traffico e… buona (e meritata) granita!

Cartografia di riferimento: “Atlante stradale d’Italia”, Touring Club Italiano. Per le note sui colli: Georges Rossini, “Valichi stradali d’Italia”, Ediciclo

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