La mia “commuter”

L’obiettivo era di sgombrare la cantina dall’ormai inutilizzata mountain bike, e di sostituirla con una seconda bici da strada che fosse qualcosa di più di un semplice “muletto” della mia Look in carbonio, mettendo insieme, con relativamente poca spesa, una bici comoda, robusta e polivalente destinata al cicloturismo ma anche alle veloci randonnèe-Audax.

Il veicolo ideale per il cicloturismo è la cosiddetta “commuter”. È un tipo di bici molto diffuso all’estero, e pressoché sconosciuto in Italia, dove per il cicloturismo continuano a rifilarci le goffe e pesanti “city-bike” che nulla hanno a che vedere. Immaginate una bicicletta da ciclocross: le ruote sono da 28”, il manubrio è quello curvato in basso, il telaio a prima vista sembra “da corsa”, ma i freni cantilever e la luce passaggio ruote più ampia permettono il montaggio di copertoncini di sezione più generosa e di provvidenziali parafanghi (e quanto sono utili quando piove, garantisco io!). I materiali sono tradizionali: l’acciaio è più pesante, ma infinitamente più confortevole dell’alluminio, e più affidabile della fibra di carbonio, specie quando si tratterà di montare sul telaio dei robusti portapacchi e un serio impianto di illuminazione. L’unica valida alternativa all’acciaio è il titanio, che è una cosa da nababbi. A meno di avere il colpo di fortuna che è capitato a me… 

La bici è stata assemblata recuperando qua e là alcuni componenti usati ed acquistando quelli mancanti. L’elenco dei pezzi è il seguente:

 –          telaio in titanio (mis. 55, 1550 grammi) da mountain bike, sloping, trovato nuovo in un angolo polveroso della bottega del mio negoziante di fiducia. La marca è sconosciuta, ma su un forcellino è incisa la sigla “wf”. Fonti ben addentrate nel settore mi dicono che dovrebbe provenire dalle medesime officine taiwanesi dei telai Mountain Challenge

 –          deragliatore Deore, cambio XTR, catena, movimento centrale Shimano 105, guarnitura Coda Cannondale 44-32-22, pedali SPD Ritchey Logic, tutto recuperato dalla mountain bike

–          freni cantilever Shimano primi anni Novanta (Deore?), avuti in regalo

–          ruote da 28” composte da mozzi Shimano 105, raggiatura classica inox e cerchi a profilo medio Ambrosio Balance, abbinate a pacco pignoni Shimano 105 12-25, tutto frutto di uno scambio con le mie ruote da MTB. Sono state adattate al telaio grazie agli appositi archetti adattatori della Mavic, che alzano i pivot dei freni. Quick release Coda

–          forcella Cr-Mo da ciclocross fatta realizzare custom dalla Ditta Vetta di Padova

–          comandi cambio/freni stradali Shimano Tiagra

–          altri componenti Ritchey PRO in alluminio: pipa manubrio, cannotto reggisella e manubrio stradale anatomico. Il manubrio è  stato completato con i gel pads antivibrazioni Bike Ribbon sotto il nastro in sughero

–          copertoncini Continental Grand Prix 4000 sezione da 25, camere d’aria da 70 grammi

–          sella SMP Strike Plus

La bicicletta così composta pesa 9,900 grammi. Completano l’opera i vari “ammennicoli” cicloturistici, nello specifico:

–          impianto di illuminazione anteriore a mozzo-dinamo Shimano serie XT-Ultegra (montato su cerchio Ambrosio Excellight) e fanale alogeno SON E6

–          portapacchi posteriore Decathlon fissato al telaio con le apposite fascette. Sul portapacchi è fissato un fanalino posteriore a led rossi Smart

–          parafanghi SKS Chromoplastic

–          non poteva mancare un leggero e allegro campanello Made in Holland!

Al momento di testarla, lo scorso dicembre, il primissimo impatto era stato sconcertante: la geometria fortemente sloping del telaio mi aveva riportato alla mente le cattive sensazioni di instabilità e sovrasterzo della Specialized Allez che avevo fino a qualche anno fa, poi sepolte dopo l’acquisto della stabilissima e “sincera” Look 461 a geometria quasi tradizionale e sloping appena accennato (30 mm). In realtà ci è voluto qualche chilometro per “capirla”, e la cattiva sensazione si è via via tramutata in un piacevole feeling, apprezzando poi un generale senso di scorrevolezza.

La grande incognita di questa bicicletta era rappresentata dal materiale del telaio, per me assolutamente inedito. Le mie esigenze di cicloturista si aspettavano un grande confort dal titanio, ed in effetti le mie aspettative sono state premiate. Il mezzo si è rivelato veramente comodo, forcella inclusa (altro punto che consideravo “critico”: tornare all’acciaio dopo anni di confortevoli forcelle in fibra di carbonio). È strano, ma è come se l’insieme rivendicasse l’attitudine fuoristradistica impressa nel suo DNA. La bicicletta assorbe tutto (buche, tombini…) senza scomporsi, per la gioia del mio scheletro. È sorprendente, sembra di avere pneumatici di sezione ancora più generosa dei già comodissimi copertoncini stradali da 25 gonfiati a 5 atmosfere come da mia abitudine. Niente male, considerato anche che le ruote hanno cerchi a profilo medio, dunque tendenzialmente rigidi. Tuttavia il carro posteriore risulta allungato di almeno un paio di cm rispetto alla Look, e questo conferisce alla bici un comodo assetto “turistico” con vocazione per i lunghi viaggi. I foderi posteriori, sia i pendenti obliqui che quelli bassi, non hanno sagomature avventurose: niente confortevole “hourglass”, ma neppure il rigido “whishbone”, scendono dritti e lineari. La forcella ha una linea piacevolmente pulita. Le occhiellature ad hoc ed il foro sulla testa da me richiesti al momento dell’ordine mi hanno permesso il montaggio di parafanghi e impianto di illuminazione, accessori imprescindibili quando si fa del serio cicloturismo.

La proverbiale “morbidezza” del titanio ovviamente si paga in termini di scatto e di “risposta”: sembra sì di viaggiare sulla seta, ma è impossibile chiedere a questa bicicletta di eseguire rilanci da gran premio della montagna! Qui viene fuori la sostanziale differenza con la mia Look in fibra di carbonio, che è sì a sua volta eccellente a livello di assorbimento delle vibrazioni dell’asfalto, ma possiede anche rigidità e nerbo dove e quando serve. Cioè: la Look è comoda, ma porta sempre dentro di sé un’indole corsaiola. Ci si rende così conto di quanto studio ci sia effettivamente dietro i moderni telai in fibra intrecciata…

Tornando alla “commuter”, essa ha rivelato insospettabili doti di scalatrice. In salita il feeling è convincente, si arrampica agileGuarnitura Coda grazie alla geometria ed anche alla guarnitura da mountain bike che, abbinata ad un pacco pignoni stradale, ho trovato davvero versatile e consono alle mie esigenze. A suo agio se si pedala in fuorisella, forse un po’ meno quando si arranca da seduti, nel complesso si fa perdonare abbastanza bene il peso non proprio da gara…

Ma la grande, piacevole sorpresa è stato il comportamento in discesa. Temevo che la geometria sloping fosse penalizzante, in realtà la bici è sincera, e ti manda esattamente dove vuoi andare. Probabilmente questo è dovuto in parte anche al peso complessivo della bicicletta, che contribuisce a renderla più stabile. Comunque le gomme Continental Grand Prix 4000 (le ultime nate della Casa Tedesca), nella per me inedita misura da 25 si comportano in maniera eccellente, sull’asciutto come sul bagnato: comode, sicure, performanti. Il feeling dei freni cantilever è meno peggio di quanto temessi, anzi. Alla distanza si sono rivelati molto potenti, e se si agisce sulle leve “in presa bassa” le staccate “motociclistiche” nei tornanti sono garantite, e il divertimento è assicurato. Con la “presa da sopra” delle leve, rispetto ai tradizionali freni stradali, l’inchiodata d’emergenza richiede un tempo di reazione leggermente superiore. Attenzione, dunque!

Dopo anni di cambio Campagnolo sono rimasta colpita dalla precisione e dalla silenziosità della meccanica e dei comandi Shimano. Il cambio XTR è un vero orologio svizzero, che già apprezzavo sulla mountain bike: anche in allestimento stradale, non si avverte quasi il “click” della cambiata. Spiace dirlo, ma a quanto pare i jap sono più bravi in queste cose… La cassetta del mozzo 105 non fa il tic-tic tipico di Campagnolo. Tutti i componenti si sono incastrati a meraviglia: niente male, considerato che si tratta di un “minestrone” di pezzi di epoche e serie diverse raccattati a destra e a manca! I manettini Tiagra sono docili e precisi.

Una nota a parte merita la rossa sella SMP, da me scelta dopoSella SMP Strike Plus averla vista al Salone di Milano lo scorso settembre. La sella è un accessorio critico per chi, come me, macina chilometraggi a tre e anche quattro cifre in tappa unica. Questa sella è fuori dai canoni cui siamo abituati: le dimensioni sono generose, è completamente aperta nel mezzo, e la punta scende verso il basso come un brutto becco. Esteticamente non si può dire che sia bella. Anche il peso fa storcere il naso: ben 330 grammi. E per finire, non è neppure a buon mercato! Tuttavia il soprassella di un ultracyclist non ammette compromessi, e certi dettagli possono fare la differenza tra una medaglia e un DNF (o “abandòn”, che dir si voglia)… Inoltre, come dice la mia amica LaMiticaClara col pragmatismo tipico dei contadini Piemontesi: «Il bello non si mangia!». Diciamo subito che la speciale apertura evita compressioni e sfregamenti alla zona genitale, fastidio che la mia vecchia Selle Italia Trans Am Lady Gel Flow non mi poté risparmiare all’ultima “Londra-Edinburgo-Londra” a causa della fessura centrale troppo esigua. Il pegno da pagare è stato un periodo di adattamento alla nuova “poltrona” assai lungo, vuoi perché cambia la forma, vuoi perché è nuova. Tuttavia niente di insopportabile, il fastidio al fondoschiena è scomparso completamente dopo quattro mesi di uscite. La bontà della mia scelta è confermata dal buon feeling che ne sto ricavando sulle lunghe distanze: oltre a salvaguardare la “zona archeologica”, l’apertura centrale lascia circolare l’aria, cosa apprezzatissima in estate.

Riassumendo questa mia “commuter” è confortevole, divertente, silenziosa e scorrevolissima. Il costo “vivo” del veicolo probabilmente sta intorno ai 300 Euro, grazie agli scambi che ho fatto ed ai soldini rastrellati vendendo alcuni pezzi inutilizzati che tenevo in cantina, che mi hanno permesso di ammortizzare il costo del telaio e dei componenti comprati nuovi.

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