PROVA SU STRADA Look 461

Inauguro la sezione “tecnica” con le impressioni della prova su strada della mia fiammante Look 461 in fibra di carbonio, test effettuato a fine novembre 2004.

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Telaio Look 461 2004Finalmente è arrivata. Giovedì scorso, quando ho visto dal mio ciclista il nuovo telaio finalmente assemblato con i miei componenti, dovevo avere gli occhi lucidi e la faccia della bimbetta di fronte al giocattolo nuovo. Immaginate la mia impazienza la mattina successiva, quando, approfittando di un giorno di vacanza da “attaccare” al weekend, sono partita per il debutto. Un telaio in carbonio dopo anni, anni, anni di alluminio.

Premessa. Vengo da una Specialized Allez con geometria fortemente sloping, e forcella in carbonio con cannotto metallico Specialized C3 da 500 grammi. I componenti sono stati riportati quasi integralmente sul nuovo telaio Look 461, che ha uno sloping di soli tre cm contro i 7 della Specy, e tubo orizzontale virtuale più lungo di 6 mm. La Look è in carbonio HR, più pesante (e meno costoso) di quello ad “alto modulo”. La forcella è la Look HSC 4 full carbon da 380 grammi. Gli angoli del tubo piantone sella e del tubo di sterzo, e la lunghezza del “chainstay” sono identici fra i due telai. Ho cambiato la pipa manubrio, accorciata di un cm, ed ho adottato un cannotto reggisella arretrato (sempre in alluminio) per arretrare leggermente la sella, posizione che, a detta del mio ciclista, è più adatta alle lunghe percorrenze anche se toglie scatto in salita. Per non “falsare” il confronto ho mantenuto infine le stesse ruote, le “toste” Campagnolo Neutron, sostituendo però gli ormai consunti copertoncini Hutchinson Reflex Gold con dei Michelin Speedium di uguale peso, 270 grammi (poi se volete vi spiego perché ho messo ‘ste ciofeche…), gonfiate come d’abitudine a 6 bar. La bici pesa complessivamente 8560 grammi, 110 in più della Specy da nuova, che però aveva almeno 120 grammi di copertoni in meno. Quindi, quando rimetterò le Continental Grand Prix 3000 saranno… identiche!

Veniamo alla ciccia. Alla prova su strada (tre giorni su e giù per le mie location di sempre, percorrendo in totale quasi 200 chilometri) le due sensazioni più evidenti che ne ho ricavato sono: 1) quasi totale scomparsa delle vibrazioni nel movimento centrale, e dunque a carico degli arti inferiori 2) tenuta di strada e precisione di guida assolutamente fantastiche. Riguardo al punto 1 ho un ricordo ben preciso della Specialized: quando la strada diventava sconnessa mi era impossibile mantenere rotondo e continuo il gesto della pedalata, le vibrazioni erano così forti e fastidiose che dovevo alzarmi e ammortizzare con le gambe come in MTB… e regolarmente perdevo la ruota di quello davanti! Potere della In versione fibra di carbonio, come sono partita ho preso in pieno un tombino, ho alzato d’istinto il sedere dalla sella, poi mi sono voltata… ma la buca dov’era?!? Nelle pedivelle non ho avvertito quasi nulla. Questa sorprendente scoperta è per me di ottimo auspicio, in quanto nelle randonnèe ho sofferto tantissimo di dolori alle mani e ai piedi. Per le mani ho risolto con l’adozione dei favolosi pads in gel da mettere sotto il nastro. I piedi invece mi hanno sempre fatta disperare, non solo per il caldo, ma anche per crampi e dolori vari. Che fosse dunque colpa del telaio? Poi ho salito la Colletta di Cumiana. Il telaio è comodo arrancando da seduta, ma s’irrigidisce come per magia se si sale sui pedali “en danseuse” e si comincia a menare il manubrio a destra e a sinistra: diventa tosta come una bici d’alluminio! Merito dell’orientamento delle fibre, che consente di ottenere comfort “verticale” e rigidità nelle sollecitazioni laterali in un unico telaio. Grandioso. Ma poi è stata la volta della discesa. E qui, amici, ho avuto la netta sensazione di aver pedalato un’autentica baracca fino all’altroieri… Sarà il materiale diverso, sarà la forcella di più alto lignaggio, sarà la geometria molto meno sloping (e se fosse così mi farebbe male, in quanto per me che sono sempre stata un’agguerrita sostenitrice della geometria compatta vorrebbe dire buttare al macero tante mie vecchie convinzioni…), fatto sta che mi pareva di stare su una moto. La Specy aveva un sovrasterzo notevole, quando la “buttavo giù” nei tornanti avevo la spiacevole sensazione di cadere, e dovevo fare continue correzioni. Questa no: quello che hai in mente, lei lo fa, con una precisione e una sincerità sorprendenti. Cosa mi sono persa in tutti questi anni! Specialized fa delle bici del cavolo? O fa telai cazzuti abbinati a forcelle economiche e francamente non all’altezza? Non saprei. Ma scendendo su Cumiana non ho potuto fare a meno di pensare che americani, giapponesi e taiwanesi sono sì bravi in questo campo, ma in fondo la cara, buona, vecchia Europa e i suoi prodotti non sono poi così disprezzabili…

Riassumendo. La geometria molto meno sloping mi preoccupava e invece non mi ha creato problemi. Il mio ciclista ha fatto un ottimo lavoro, assemblando tutto con cura e riportando bene le “distanze” degli accessori. Mi sono abituata rapidamente al nuovo mezzo, trovando subito un feeling fantastico. È precisa e maneggevole, e anche silenziosa, in quanto non si avvertono più i sinistri scricchiolii tipici dei telai in alluminio. La pedalata è sempre rotonda. È molto scattante nel rilancio in pianura. In salita è un tantinello meno “belva” e apparentemente più tranquilla, ma sono altre le qualità che ci si aspettano da un telaio così. Comunque non si tratta di un telaio “molliccio” o privo di nerbo, e basta alzarsi sui pedali e scattare per provarlo… Le vibrazioni della strada sono decisamente smorzate – questo come dicevo è evidentissimo nei pedali, ma si avverte anche sul manubrio. Sulla schiena il maggior comfort di primo acchitto è meno eclatante (intendiamoci, se prendi una buca vera e propria la senti tutta come col telaio in alluminio, non ci sono santi…), ma ricordo che con la Specy già dopo una cinquantina di km cominciavo in automatico a stiracchiarmi, sgranchirmi, contorcermi cercando sollievo. Onestamente non ho mai sofferto di mal di schiena, ma un certo qual indolenzimento evidentemente c’era. Con questa invece quasi senza accorgermene non ho più fatto tutti quei rituali ginnici ai semafori… e me ne sono resa conto il terzo giorno consecutivo di uscite! Probabilmente l’assorbimento delle microvibrazioni verrà capitalizzato nelle uscite molto lunghe, poiché esse non andranno più a sommarsi una dopo l’altra su ossa e articolazioni, limitando così alla fine il dolore e il disagio complessivi su tutto il corpo. Posso dunque considerarmi più che soddisfatta della mia scelta. Ora ho una bicicletta comoda, precisa, divertentissima da guidare… e anche bella, perché no, con quella sua grafica argento-nero carbonio bordata di bianco così elegante e sobria (complimenti alla Look, fra l’altro, per la cura delle finiture, ma quel nastro manubrio, se fosse un po’ più soffice…). Sotto l’abito da tranquilla Granfondista e da fedele cicloturista nasconde un’anima un po’ da cane boxer tigrato che sembra dire: non provocatemi… Beh, allora è proprio “la mia”! Bene. Non mi resta che aprire lo stradario…

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