“Brevetto dello Scalatore Pazzo”, Saint-Marcel (AO), 8 maggio 2004

Ercole DrozNel comune di Saint-Marcel (AO) il Presidente del giovane Gruppo Sportivo Ciclistico locale, Ercole Droz, si è ispirato ai “pazzi” brevetti per scalatori d’Oltralpe – quali “I Galeriens del Mont Ventoux” e il brevetto del Grand Colombier, per inventarsi un riconoscimento analogo da ottenere nella sua terra. Scopo del brevetto permanente (il cui nome è “Brevetto dello Scalatore Pazzo”, già detto tutto) è scalare per quattro volte da quattro strade differenti il Col du S. Pantaleon, 1620 metri. Le cifre? 150 km e 4450 (sì, lucidatevi gli occhi) metri di dislivello complessivi. Tempo massimo: in giornata. Io, sempre alla ricerca di queste “follie lucidamente calcolate”, dopo aver letto di questa singolare iniziativa sul numero di “Cicloturismo” del marzo scorso ho immediatamente preso contatti con il sig. Droz, il quale mi ha fornito la carta di viaggio e le indicazioni. La brutta primavera meteorologica mi ha costretta a rimandare più volte la data dell’”impresa”, finchè venerdì scorso, dopo febbrile consultazione dei siti Internet con le previsioni, mi decido a gettare il cuore oltre l’ostacolo, telefono al Presidente e ci diamo finalmente appuntamento l’indomani alle 8 di mattina in frazione Lillaz.

Mentre scarico la bici sulla piazzetta mi trovo di fronte un arzillo signore con fisichino da scalatore e quel lampo negli occhi tipico degli entusiasti. Piacere, Ercole: un nome che già da solo evoca prove di forza titaniche ed epiche. Con lui Paolo, un rappresentante della sua squadra. Sono gentilissimi ad accompagnarmi, anche se guardandoli vestiti così leggeri e “tirati” mi fanno paura. «Questa è gente che va forte!», penso tra me e me mentre attrezzo il solito, pesante portabagagli della mia Specialized (cui non voglio rinunciare neanche stavolta) e indosso uno zainetto pieno di abiti pesanti. Quello zainetto sarebbe stata la mia fortuna.

Sì, perché la montagna ha una sinistra caratteristica: parti col sole, poi tutto può cambiare all’improvviso. Ci avviamo, la prima salita è da Nus, sotto uno splendido sole e in uno scenario alpino da cartolina. È la prima volta che pedalo in Val d’Aosta, è il primo giro “alpino” della mia stagione. La strada è amena, senza traffico, e con qualche strappo ripido. I miei “accompagnatori”, a dispetto della prima impressione, sono premurosi e ben attenti a rispettare il mio passo senza mettermi fretta alcuna. Nel frattempo chiacchieriamo e facciamo conoscenza. Paolo, fisico imponente, corre in bicicletta da poco, ha una bella Specialized messa giù da gara, mi racconta che in Val d’Aosta la pianura non esiste, pertanto lì sono tutti scalatori! Ercole ha fatto ciclocross ad alti livelli per molti anni, è appassionato di biciclette e accessori d’epoca, infatti lo guardo bene, cavalca un telaio in acciaio con portaborraccia a manubrio alla Bartali, è simpatico. Sale agile con la sua tripla, mentre mi descrive le bellezze della Vallèe. Ogni volta che la strada spiana estrae dal taschino qualcosa da mangiare che, saprò più tardi, altro non sono che… zuccherini, proprio un ciclista d’altri tempi. I prati sono in fiore e c’è profumo di timo, conquistiamo il colle per la prima volta che manco ce ne accorgiamo. A bordo strada c’è ancora la neve. La prima foto al colle ha come sfondo uno spettacolare E uno!Cervino. Metto il timbro sulla carta di viaggio al bar di Torgnon, meritata brioche per tutti e qualche battuta col gestore, poi scendiamo su Antey e Chatillon, e da qui… riprendiamo a salire dalla medesima strada, un sali-scendi-sali alienante che è la costante di questo folle brevetto la cui sfida poteva essere raccolta solo da una fuori di testa come me… Questa strada è più pedalabile e regolare della precedente. Purtroppo con il passare delle ore il cielo si annuvola, e un vento freddo ci mette a dura prova. Ora però è a favore, e ci spinge un po’ mentre saliamo. Seconda “tacca” al colle, E due!seconda foto e secondo timbro nella trattoria di Cheresoulaz, villaggio poco sotto il colle già incontrato nella salita precedente, e dove ora ripassiamo scendendo. Nel locale la stufa accesa e la tavola imbandita sono tentatrici, fuori non c’è più il sole e fa un freddo scellerato, ma dopo il consueto giro di caffè bisogna ripartire. Fortunatamente sono bene equipaggiata, mentre sgranocchio i miei biscotti Digestive (sotto lo sguardo ingolosito dello sgraziato botolo della padrona) mi vesto con tutto quello che ho.

Al bivio di Verrayes i miei compagni di viaggio mi lasciano: avrei affrontato le ultime due ascensioni da sola. Ercole mi da però l’appuntamento a Saint-Marcel a fine “impresa”, mi sarebbe venuto incontro per darmi l’omologazione del brevetto. Bene. Ora sono sola ad affrontare la seconda parte del brevetto, completo la discesa fino a Chambave, annoto l’orario sulla carta di viaggio (sulla fiducia, come da accordi, perché a cercare i locali aperti per i timbri avrei perso troppo tempo) e riparto. Sono ormai le 14 passate, Il forte vento mi fa barcollare paurosamente in alcuni tornanti esposti. Come prevedevo, la terza salita si rivela la più difficile psicologicamente. Senza compagnia è più difficile farsi coraggio, e un pensiero inizia a martellare: questo brevetto è una roba da deficienti, ma come si fa a sopportare tutto questo per arrivare quattro volte nello stesso posto?!? È il valzer dei pensieri neri, viene persino la tentazione di mollare il colpo o, peggio ancora, di barare. Ma i brevetti cicloturistici vivono di fiducia, onore e lealtà, quindi… cerco ancora una volta dentro di me le risorse mentali per andare avanti e onorare il mio obiettivo senza sconti, come mi ero prefissata. Il conforto “energetico” mi viene da una provvidenziale “fiaschetta” di miele che porto in tasca, davvero un’ottima idea, altro che maltodestrine. Attraversando quei villaggi-fantasma incontro molti cani sciolti, ho paura, per fortuna non vengo aggredita. Arranco lenta ma costante con il 34-29 (per fortuna ho fatto mettere la guarnitura compact!), stando agile la gamba regge, quando sono quasi al colle e faccio un piacevole incontro, una volpe sulla mia strada. Com’è, come non è, il colle è raggiunto per la terza volta, che sollievo! Terza foto ricordo, e via veloce in discesa sulla strada che porta a Saint-Denis e poi, di nuovo, a Chambave, per l’ultimo riporto orario e per l’inizio dell’ultima ascensione. Finalmente.

L’approccio psicologico ora è opposto, la mente è sgombra e serena. Sento ormai il brevetto a portata di mano e, colpo di fortuna, malgrado i nuvoloni non piove. Le gambe iniziano a fare male, il ginocchio sinistro, già acciaccato al brevetto del weekend precedente (sì, perché io, meno di otto giorni prima, tanto per gradire mi ero sparata un brevetto da 410 km e oltre tremila metri di dislivello, se non sono pazza…!) mi strappa qualche smorfia sofferente, ma ormai è fatta, dove le strade si ricongiungono rivedo gli stessi villaggi già passati durante la giornata, ogni villaggio è un sorriso, sono al colle per la quarta volta alle 19. Autoscatto col cellulare, SMS E quattro! Finita!all’amico randonneur che attende notizie a duecento chilometri di distanza, svolazzo a dieci centimetri da terra dalla contentezza! Scendo veloce su Nus e intanto canto per la gioia, ho freddo ma ormai tutto si sopporta, arrivo a Lillaz alla macchina dopo dodici (!) ore dal via e avviso Ercole via telefonino: VITTORIA! Lui mi viene incontro con un thermos di caffè caldo dolcissimo, è fantastico dopo tutto il freddo patito lassù, mi fa un sacco di feste e di complimenti – sono la prima donna ad aver conquistato il suo particolarissimo brevetto, intanto mi riempie la macchina di “patacche” e “trofei” simbolici, quelli cui noi cicloturisti teniamo tanto. Ma il suo sorriso e la sua stretta di mano valgono più di mille coppe. Lui è un degno rappresentante di un mondo, quello dei brevetti cicloturistici, dove esiste solo la moneta della fiducia, del coraggio, della tenacia, dell’amicizia e del rispetto. Sembra niente, ma vi assicuro che tutto questo non vale il montepremi di mille granfondo agonistiche, alla fine di questo brevetto durissimo (150 km e 4450 metri di dislivello totale) e un po’ da pazzi. Bravo  Ercole… e brava Silvia, dai!  

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