A caccia di colli nel Pinerolese – marzo 2004

«Allora, hai deciso cosa vuoi fare oggi?» «Mah, io farei un giro del Lys… Però salendo da questa parte, neh? Sennò non c’è gusto, dall’altra, dopo Colle San Giovanni, di salita non c’è più niente!…» «Dai, poi magari andiamo a Pragelato, saliamo a Cesana…» «Ecco, poi tornando facciamo anche il Colle delle Finestre!…».

 Ridevo sotto i baffi a sentire le sbruffonate monumentali dei due anziani cicloturisti che mi si erano accodati al semaforo di Rivoli. Forse volevano impressionarmi? O solo schernirsi. Beh, se loro stavano facendo “l’uovo fuori dalla cesta”, come si dice, non è che io stessi facendo molto meglio. C’era più di un buon motivo per cui non sarei nemmeno dovuta partire per un giro del genere. Primo, le libagioni della sera prima e relativo abuso di barbera e rosolio alla cannella mi avevano letteralmente segato le gambe, altro che andare a far salite. Secondo, il cambio dell’ora mi aveva buttata giù dal letto. Terzo, avevo delle faccende da sbrigare nel pomeriggio e ospiti per cena, quindi ero costretta a tenere d’occhio l’orologio per tutto il giro (che cosa antipatica, quando sono in libera randonnèe!). E quarto, visto il meteo del giorno prima e le temperature, prevedere una salita esposta a mezzanotte fino a quasi mille metri di quota poteva non rivelarsi esattamente un’idea gagliarda… Ma tant’è, alla fine ero lì nell’aria frizzante, sotto uno splendido sole, a bordo della Sintesi truccata da “ibrida”, con gomme poco tassellate e di sezione modesta. L’intento era di conquistare una sequenza di colli riconosciuti dal “Club des Cent Cols” in quel di Prarostino, sopra Pinerolo: la strada avrebbe dovuto essere asfaltata fino a un certo punto, poi, forse, sterrata. Da lì la scelta di prendere la MTB, per mettermi al riparo da sorprese. L’avvicinamento a Pinerolo, controvento, era di una noia mortale. Avevo la mappa sul manubrio, nella custodia che di solito uso per i roadbook delle randonnèe. Ogni tanto davo un’occhiata al percorso che avevo prescelto. Andavo a “ravanare”, come si dice in gergo. Cosa avrei trovato sulla mia strada? Quali pendenze, quali condizioni del manto, quali imprevisti? È questo il bello di andare a caccia di colli partendo semplicemente da un catalogo e da una cartina: come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump, “non sai mai quel che ti capita”. Finalmente sono giunta nella bella Pinerolo, e da lì mi sono diretta verso San Secondo, dove la salita ha avuto inizio. Stavo inerpicandomi su un’autentica, suggestiva balconata sulla pianura torinese. Ho tolto la mantellina e anche i guanti per non sudare. Uhm, dunque, strada per Collaretto… Ecco, direzione Prarostino… Subito pendenze da rizzare i capelli. Meno male che ho preso la MTB, ho pensato su quelle rampe pazzesche affrontate con il “rampichino” davanti e il pignone del 30 (!) dietro, e maledicendo la mia malsana passione per il vino e certi superalcolici. Per automatica associazione di idee la mente è subito andata alla salita al rifugio Barbara Lowrie, chissà perché. Ma anche alla guarnitura compact che sto per farmi mettere sulla bici da strada: avrò rapporti da trial, e andare a caccia di colli impossibili sarà un gioco da ragazzi! Tra un pensiero e l’altro, tuttavia, impossibile non alzare gli occhi e rimanere incantata dalla bellezza di quelle sperdute e silenziose borgate di prima montagna, e dalla meraviglia di tutti quei prati e alberi in fiore. Tenevo la mia maglia in pile con il collo alto ben rimboccato: nei tratti in ombra faceva freddo, il giorno prima aveva nevicato, tuttavia in questa stagione basta un raggio di sole che sbocciano anche le pietre. A questo punto farei partire un filmato… 

(sottofondo: sigla di “SuperQuark”)

 PERCHÉ A NOI DONNE PIACCIONO TANTO I FIORI. I fiori racchiudono numerosi significati. Sono simbolo di grazia e bellezza, e portano il senso della nuova vita che rinasce, concetto ancestrale assai radicato nella psicologia femminile. Inoltre sono una festa per i sensi: per la vista (forme e colori incantevoli), per l’olfatto (profumi inebrianti), e anche per il gusto, se pensiamo ad esempio allo zafferano usato in cucina e al miele che le api producono partendo dal polline, oppure, più prosaicamente, quando si prestano ad essere mangiati interi previo tuffo in pastella e relativa frittura, come nel caso dei fiori di zucca o di quelli di gaggia.

Due colli erano già conquistati: Collaretto e San Bartolomeo. Ora, il mio programma prevedeva di proseguire alla frazione Piani. Dopo San Bartolomeo ho imboccato una fredda e brutta strada sterrata in ombra piena di fango e neve… Oddio, come andavano male le mie Mosquito da 1,85 di sezione gonfiate a 4 bar!… Niente da fare, dietrofront: ci rivediamo in estate. Stavo esattamente per mollare il colpo finchè, tornando al bivio, non ho individuato un’altra strada, stavolta asfaltata, con l’indicazione: AGRITURISMO AI PIANI. Vuoi vedere che… Rampe da paura, colonne di auto di gente che andava a mangiare (ahimè, era giusto mezzogiorno), la strada già stretta a causa della neve ai bordi, “smadonnometro” sul rosso, brividi di freddo… Ma la sofferenza è durata poco, e in breve sono giunta allo scollinamento dell’agriturismo. Sono passata incurante davanti a quegli idioti che per poco non mi falciavano, e mi sono appartata proprio all’imbocco della strada, stavolta sterrata, che portava agli ultimi due colli della mia “lista dei desideri”: un fiume di fango e neve. Certo, ad averci avuto le gomme giuste sarebbe stato bello proseguire. Tuttavia mi consideravo più che soddisfatta, tre colli erano comunque fatti e, con la promessa di tornare con condizioni migliori, ho piantato la bici nella neve e, seduta su una catasta di tronchi al sole caldo, mi sono goduta in pace la mia merenda. Ero a oltre 800 metri di quota.

Di solito nell’economia di questi racconti di viaggio in solitaria il “ritorno a casa” conta poco, specie se le strade sono, in tutto o in parte, le stesse dell’andata. Sapevo che avrei superato quota cento chilometri totali, e a ricordarmelo c’era… il male al sedere causa sella ancora troppo nuova! E così, gli ultimi chilometri sono eterni… Pinerolo-Torino passando da Orbassano: per chi non lo sapesse, uno dei tragitti più brutti del mondo, persino per una viaggiatrice curiosa ed entusiasta come me. Ma io so sempre come tenere impegnata la mente per non morire di noia. Semplice: inizio a pensare alle baggianate che il giorno dopo scriverò nel report!

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