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	<title>CICLOTURISMO e altre storie - Il blog di Silvia</title>
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		<title>CICLOTURISMO e altre storie - Il blog di Silvia</title>
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		<title>E poi?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 21:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2011 è stato un anno ciclisticamente complicato, ma anche ricco di soddisfazioni. Il risultato pieno alla &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221; alla fine è arrivato, coronando così otto anni di fatica, chilometri, momenti di sconforto e di grande esaltazione. Non sono mancate, oltre alla partecipazione ai vari brevetti, le uscite randagie autogestite di grande respiro, come la fantastica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=877&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2011 è stato un anno ciclisticamente complicato, ma anche ricco di soddisfazioni. Il risultato pieno alla &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221; alla fine è arrivato, coronando così otto anni di fatica, chilometri, momenti di sconforto e di grande esaltazione. Non sono mancate, oltre alla partecipazione ai vari brevetti, le uscite randagie autogestite di grande respiro, come la fantastica sfacchinata casa-Iseran e ritorno.</p>
<p>E allora, cos&#8217;è mancata quest&#8217;anno? La voglia di scrivere e di continuare a gestire questo blog, finito praticamente alle ortiche fra il disappunto dei fedeli lettori che continuano a chiedermi &#8220;che fine hanno fatto i racconti di viaggio&#8221; sulla mia pagina Facebook, oppure tra i post del Forum BDC.</p>
<p>In realtà Micronauta NON ha mai smesso di raccontare il ciclismo randagio: ha solo cambiato il modo di comunicare.</p>
<p>Andate qui: www.youtube.com/user/MissMicronauta?feature=mhee</p>
<p>E&#8217; la mia pagina YouTube (user MissMicronauta), dove potete trovare le mie composizioni create con le foto e i video delle mie avventure. Praticamente dei videoracconti. Tutti con sottofondo musicale mai scelto a caso.</p>
<p>Spero vi piacciano. E che mi perdoniate se non scrivo più&#8230; ;-)</p>
<p>Un saluto affettuoso a tutti quelli che mi hanno seguito e continueranno a farlo. Le avventure in bicicletta continuano. Buona strada, e&#8230; chissà! ;-)</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2011/11/img_0698.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2011/11/img_0698.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" title="IMG_0698" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-878" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/micronauta.wordpress.com/877/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/micronauta.wordpress.com/877/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/micronauta.wordpress.com/877/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/micronauta.wordpress.com/877/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/micronauta.wordpress.com/877/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/micronauta.wordpress.com/877/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/micronauta.wordpress.com/877/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/micronauta.wordpress.com/877/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/micronauta.wordpress.com/877/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/micronauta.wordpress.com/877/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/micronauta.wordpress.com/877/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/micronauta.wordpress.com/877/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/micronauta.wordpress.com/877/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/micronauta.wordpress.com/877/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=877&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>SICILIA NO STOP 6, 1000 km Audax</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 20:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[SICILIA NO STOP]]></category>

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		<description><![CDATA[Come essere catapultati di nuovo in estate. Questa è la mia impressione, sabato mattina, appena sbarco in Sicilia: siamo a tre giorni dall&#8217;inizio dell&#8217;autunno, ma qui è tutto fiorito, il sole è caldo, e la spiaggia e il mare sono ancora decisamente invitanti. Sarebbe dunque tutto perfetto, non fosse che le giornate si sono accorciate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=833&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010367.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010367.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" title="20092010367" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-835" /></a>Come essere catapultati di nuovo in estate. Questa è la mia impressione, sabato mattina, appena sbarco in Sicilia: siamo a tre giorni dall&#8217;inizio dell&#8217;autunno, ma qui è tutto fiorito, il sole è caldo, e la spiaggia e il mare sono ancora decisamente invitanti. Sarebbe dunque tutto perfetto, non fosse che le giornate si sono accorciate di molto.</p>
<p>Gli amici randonneur arrivano sull&#8217;isola alla spicciolata, qualcuno viene a soggiornare nel mio stesso villaggio a San Giorgio &#8211; una manciata di km da Patti: cito ovviamente il buon Walter, arrivato con il camper insieme all&#8217;inseparabile Nadia, poi c&#8217;è Paolo e la sua recumbent, e Silvano, neo-randagio della provincia di Vicenza conosciuto su Internet. Il tempo passa in fretta tra una granita con brioche, una capatina in spiaggia e una buona pizza. Domenica pomeriggio ci rechiamo in bicicletta a Patti per il briefing: è l&#8217;occasione per incontrare di persona un sacco di bella gente conosciuta in Rete, e ovviamente per salutare le vecchie conoscenze. I volti sorridenti dei veterani della manifestazione, e quelli velati da un pizzico di timore di chi ci si accosta per la prima volta. L&#8217;allegra bolgia viene interrotta da Salvatore Giordano, storico &#8220;patron&#8221; della manifestazione ormai giunta alla sesta edizione, che ci riunisce per darci alcune &#8220;dritte&#8221; sul percorso e per svelarci finalmente la novità che era nell&#8217;aria da alcuni giorni, ovvero la partenza spostata a Gioiosa Marea causa frana sulla Statale e relativa interruzione.</p>
<p>GIORNO UNO &#8211; LUNEDI&#8217; 20 SETTEMBRE</p>
<p>La serata e la notte scorrono tranquille, finchè alle 4,45 suona la sveglia. Mi vesto, prendo la bicicletta affardellata già pronta dalla sera prima, e chiudo il bungalow. Paolo, Walter e Silvano stanno già aspettando fuori dal cancello del villaggio. Gioiosa Marea è vicina, ma arrivarci in bicicletta significa affrontare la famigerata deviazione &#8220;montana&#8221; con rampe da autentico ribaltamento&#8230; Alla fine l&#8217;impresa si rivela meno ostica del previsto: chi in sella e chi a piedi il tutto si supera, e siamo presto nella ridente località balneare, dove nelle prime luci dell&#8217;alba il Bar Canapè ci attende con il suo lungomare con le palme per il primo cappuccino di giornata. In breve il lungomare si anima di ciclisti variopinti giunti con tutti i mezzi. Alle 7,20 in punto Salvatore ci dà il via, e 110 temerari si avviano in buon ordine in direzione Palermo. Adesso sì che non c&#8217;è più tempo per pensare&#8230;</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010351.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010351.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="20092010351" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-838" /></a></p>
<p>C&#8217;è vento contrario, mentre il cielo è solcato da minacciosi nuvoloni neri intervallati da squarci di azzurro. Piove a sprazzi, ma l&#8217;impressione è che la pioggia non sia destinata a durare a lungo. In compenso c&#8217;è una luce molto suggestiva, che sulla Statale 113 &#8220;Settentrionale Sicula&#8221; regala scorci di misto mare-monti simili a quadri a olio. Ma l&#8217;andatura della partenza è sostenuta, la strada è difficile a causa dei continui saliscendi, e come se non bastasse siamo nel pieno del traffico dell&#8217;ora di punta&#8230; impossibile distrarsi! Il meraviglioso arcobaleno che ci saluta all&#8217;altezza di Capo d&#8217;Orlando merita tuttavia più di qualche foto.  </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010354.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010354.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="20092010354" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-841" /></a></p>
<p>Tanto per gradire sto già arrancando, ma sono assolutamente determinata a non mollare per guadagnare più tempo possibile in questa prima frazione di circa 140 km che ci porterà al controllo di Termini Imerese. Ormai io, Silvano e Walter abbiamo stabilizzato la nostra andatura. Silvano, in particolare, avrebbe i &#8220;numeri&#8221; per completare il giro realizzando un tempo notevole: ma l&#8217;inesperienza e il timore reverenziale verso questi famigerati mille chilometri gli suggeriscono prudentemente di rimanere con noi adeguandosi al nostro passo lento ma costante. Lungo la strada agganciamo Luigi, e inevitabilmente mi tornano alla mente i ricordi dell&#8217;edizione 2004 percorsa in parte con lui e con il suo gruppo. Gli anni passano, ma noi siamo sempre qua&#8230; </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010361.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010361.jpg?w=470&#038;h=350" alt="" title="20092010361" width="470" height="350" class="aligncenter size-full wp-image-842" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010363.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010363.jpg?w=470&#038;h=351" alt="" title="20092010363" width="470" height="351" class="aligncenter size-full wp-image-843" /></a></p>
<p>Arriviamo a Termini Imerese ben prima di mezzogiorno e sotto il solleone. Il bar sede del controllo, già assai animato, è ben fornito di arancini, bibite, bottiglie di acqua gelata e altre leccornie. Ci si rifocilla nel dehor, pacche sulle spalle con gli amici e poi via, verso la frazione più dura: altri 150 km con destinazione San Vito Lo Capo. </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010365.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010365.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="20092010365" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-845" /></a></p>
<p>Saliamo nel centro di Termini Imerese (non senza fatica, vista la pancia piena e il caldo&#8230;) e proseguiamo in direzione Palermo. Attraversare la città a quell&#8217;ora è certamente un&#8217;impresa mistica, non fosse altro per lo stile di guida piuttosto &#8220;naif&#8221; degli automobilisti indigeni, che obbliga a tenere continuamente gli occhi aperti. Al porto Walter si fa carico di chiedere delle indicazioni: Palermo è grande ed è circondata dalle montagne, per cui non è propriamente raccomandabile sbagliare strada proprio in questo punto&#8230; e in effetti qualche errore lo facciamo! Dopo vari tentativi riusciamo finalmente a giungere a Capaci, dove al duomo ci aspettano una fresca fontana e un invitante bar che torna giusto comodo per sgranocchiare qualcosa o per l&#8217;ennesima granita. Proprio qui si aggiunge al nostro terzetto un certo Gianni, randonneur di Verona di poche parole che sceglie di accodarsi a noi e alla nostra andatura. Poco dopo la ripartenza ci aggancia anche Fabio detto &#8220;FabioZen&#8221;, randonneur della provincia di Trento autore tra l&#8217;altro di un blog molto ben scritto: è sempre piacevole vedere la sua candida Mercier in acciaio e il suo equipaggiamento classico in un mondo &#8211; quello delle randonnée &#8211; che nel nostro Paese sta putroppo prendendo sempre più i connotati di un campionato Granfondo parallelo.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010369.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010369.jpg?w=470" alt="" title="20092010369"   class="aligncenter size-full wp-image-846" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010371.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010371.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="20092010371" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-847" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010372.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010372.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="20092010372" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-848" /></a></p>
<p>Il tramonto è in arrivo, il primo tramonto del giro: e in contemporanea la strada inizia a salire. Qualcuno (Silvano?) ha calcolato qualcosa tipo 40 km di salite e discese continue&#8230; insomma, una tappa che ha tutta l&#8217;aria di uno stillicidio. Mentre arranco cerco nella memoria le sensazioni del 2004, mi ricordo che era stata dura, certo, ma il tempo confonde i contorni delle cose.</p>
<p>Intorno alle 19 il nostro quintetto giunge su una terrazza panoramica da dove si vede Castellammare del Golfo in tutto il suo splendore. C&#8217;è un baracchino che vende brioches ripiene di gelato ed è l&#8217;occasione per una congrua ricarica di zuccheri, ma le notizie sono amare: Walter ci comunica improvvisamente di avere un forte dolore al ginocchio, che oltretutto sta iniziando a gonfiarsi. E&#8217; un problema che lui conosce bene in quanto da anni tende a ripresentarsi. Nessuna speranza di salvarsi con antidolorifici e antinfiammatori, dice. Per me è una mazzata terribile: ci eravamo allenati insieme tutto l&#8217;anno per questo obiettivo, non riesco a farmene una ragione. Decide di proseguire con noi per raggiungere il controllo di San Vito Lo Capo, dove poi avrebbe scelto cosa fare. Ma la sensazione, purtroppo, è che da quel malanno non si sarebbe più ripreso.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010375.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010375.jpg?w=470" alt="" title="20092010375"   class="aligncenter size-full wp-image-853" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010376.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010376.jpg?w=470&#038;h=294" alt="" title="20092010376" width="470" height="294" class="aligncenter size-full wp-image-854" /></a></p>
<p>Luci, giubbini, bretelle rifllettenti: è ormai notte fatta mentre percorriamo i suggestivi saliscendi fra i monti illuminati dalla luna. Walter procede a tratti in scioltezza, a tratti con sofferenza. Dal mio contachilometri non riesco più a calcolare quanti chilometri manchino esattamente. Vorrei fare una stima&#8230; arrivare al controllo almeno per le 21, speriamo. Dopo il bivio di Custonaci cominciamo ad incrociare i primi randonneur che scendono, e questo ci dà nuova carica: ormai la meta non può essere lontana. Un discesone infinito, poi ancora salita e discesa, ed eccoci finalmente a San Vito Lo Capo (km 293), località turistica dove già impazza la tipica sagra del cous-cous. Non senza fatica troviamo finalmente la rosticceria sul mare sede del controllo. Il locale con ampio dehor offre ogni tipo di leccornia dolce o salata: il trancio di pizza finisce subito nella pancia, ma non manco di acquistare anche un cornetto e un arancino da mettere nel borsello per la lunga notte che ci attende.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010379.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/20092010379.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="20092010379" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-852" /></a></p>
<p>Dobbiamo purtroppo salutare Walter. Nadia verrà presto a recuperarlo, mentre noi ci inabissiamo nell&#8217;oscurità: i chilometri che ci aspettano sono ancora tanti. Il prossimo controllo è poco dopo Marsala, al chilometro 375, dove per qualcuno c&#8217;è ad attenderlo un comodo letto di albergo&#8230; Non per me e Silvano. Il tratto da San Vito Lo Capo a Trapani è tutt&#8217;altro che facile: ancora duri saliscendi al chiaro di luna, e lungo una discesa evito per un soffio un gattino randagio grosso come un pugno&#8230; Tanto spavento, nessun ferito. Ai bivi ci si ricompatta con altri ciclisti, tra cui un folto gruppo di randonneur siciliani comprendenti anche una ragazza. La compagnia di notte non può fare che piacere! Sorprendentemente proprio il gruppo dei ciclisti indigeni ci sembra a disagio nel momento di scegliere le strade da prendere, cosicchè a Trapani l&#8217;aiuto di una coppia di scooteristi è determinante per uscire dalla città. Il resto del trasferimento verso Marsala è piuttosto noioso: i siciliani guadagnano metri e se ne vanno (e noi li lasciamo andare), Fabio &#8220;Zen&#8221; sbadiglia, Gianni non parla, e io e Silvano cerchiamo di tenere desta l&#8217;attenzione conversando di questo e di quello.   </p>
<p>Contrada Strasatti, hotel &#8220;Concorde&#8221;. E&#8217; già passata da un pezzo l&#8217;una di notte, e l&#8217;ingresso è pieno di biciclette. Non era nei miei programmi di fermarmi a dormire qui, però l&#8217;albergo oltre al punto di controllo potrebbe offrire una doccia, e non sarebbe male. Appena entro percepisco del malumore: solo i primi arrivati hanno trovato da dormire, mentre gli altri, tipo Gianni, pur avendo fatto a suo tempo richiesta all&#8217;organizzatore restano con un pugno di mosche causa esaurimento delle stanze. Fabio invece è più fortunato: il posto per lui c&#8217;è, ci augura la buonanotte e va verso il suo meritato sonno. Tutto questo trambusto però non mi riguarda: d&#8217;accordo con Silvano vado dal gestore e contratto una doccia calda. Per dormire a noi sarebbe bastata un&#8217;oretta buttati là fuori sul marciapiede. In realtà, dopo aver pattuito una somma simbolica, oltre alla doccia salta fuori anche la possibilità di riposare nel salottino interno: fantastico! La doccia e un pantaloncino pulito mi rimettono al mondo, srotolo il materassino ultraleggero fra i tappeti e mi calo sugli occhi un gambale, pregustando almeno un&#8217;ora e mezza di buon sonno. Silvano dopo la doccia si accomoda su una poltroncina, cercando a sua volta di addormentarsi. Ma la sala non è esattamente silenziosa, e di dormire non c&#8217;è verso. Dopo un&#8217;ora di riposo, certo, ma non di vero sonno, chiamo Silvano e gli propongo di ripartire. Ringraziamo il gestore, prendiamo le bici, scendiamo in strada e&#8230; la mia gomma anteriore è a terra: colpa di una spina di fico d&#8217;india presa lungo la salita a San Vito Lo Capo. Mentre cambio la camera d&#8217;aria scendono alla spicciolata dalle camere gli altri randonneur, sembra che ci siamo dati appuntamento per ripartire tutti quanti alle quattro di mattina&#8230; </p>
<p>GIORNO DUE &#8211; MARTEDI&#8217; 21 SETTEMBRE</p>
<p>Io, Silvano e Gianni ripartiamo in compagnia di altri, tra cui il veterano Rolando che ho grande piacere di reincontrare. Si va ad Agrigento, e subito si pone la questione su quale sia la strada migliore da prendere: la vecchia e tortuosa ex Statale 115, che si arrampica a Menfi, o la nuova Statale dagli altissimi viadotti e costante rischio di vento forte? Salvatore alla vigilia del via ci aveva lasciato piena facoltà di scelta. Io e il mio gruppo votiamo per la strada nuova, e alla fine anche Rolando decide di passare di là, pur non completamente convinto. In effetti il vento si fa subito sentire, così come la voglia di una buona prima colazione. A quell&#8217;ora (è ancora buio) troviamo solo il bar di un distributore di benzina, peraltro abbondantemente fornito di succhi di frutta e favolosi vassoi di paste. Rolando ci anticipa e riparte senza di noi: d&#8217;altronde il suo passo è superiore al nostro, è giusto che sia così. </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010380.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010380.jpg?w=470&#038;h=346" alt="" title="21092010380" width="470" height="346" class="aligncenter size-full wp-image-857" /></a></p>
<p>Ripartiamo anche noi, e le prime luci dell&#8217;alba ci sorprendono assonnati e frastornati dal vento e dal traffico lungo gli incredibili e vertiginosi viadotti della Statale 115. Dopo la confusione di Sciacca la strada diventa ancora più noiosa: intorno a noi il paesaggio è brullo e a tratti desolato, e noi dobbiamo affrontare una lunga serie di antipatici saliscendi. A me e Silvano non resta che far passare i chilometri chiacchierando e intervallando con qualche sosta per fare pipì e mangiare gli arancini tenuti in serbo la sera prima. Gianni, ad un certo punto, si stacca e si allontana: io e Silvano rimaniamo soli.</p>
<p>Più Agrigento si avvicina, più i saliscendi diventano impegnativi, il traffico di camion e auto opprimente, e il paesaggio squallido. Per fortuna delle provvidenziali nuvolette stanno tenendo a bada il sole, proprio oggi che dovrebbe essere la giornata più calda qui nella costa sud della Sicilia. Finalmente giungiamo a Porto Empedocle e alla Valle dei Templi: qui, gruppi numerosi di randonneur che avevano dormito a Marsala ci &#8220;sverniciano&#8221; senza pietà sorpassandoci a velocità doppia&#8230; Ma Silvano ha un asso nella manica: il controllo è posto non nel capoluogo, bensì all&#8217;interno del cosiddetto Villaggio Mosè. E il GPS che tiene sul manubrio, perfettamente programmato, ci porta dritti dritti all&#8217;obiettivo, mentre guardiamo in lontananza gli altri gruppi sbagliare strada&#8230; E&#8217; la piccola rivincita della tartaruga.      </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010384.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010384.jpg?w=470&#038;h=297" alt="" title="21092010384" width="470" height="297" class="aligncenter size-full wp-image-858" /></a></p>
<p>Sono da poco passate le undici quando arriviamo all&#8217;animato Grand Hotel Mosè. E&#8217; il controllo di metà strada, e come tempo siamo messi bene. Seguendo il suggerimento degli altri randonneur decidiamo di non approfittare del poco soddisfacente buffet interno, ma di cercare nei dintorni una spaghetteria per un sacrosanto piatto di pasta. Lo troviamo poco fuori dall&#8217;albergo, ma non ci darà da mangiare prima delle 12,30&#8230; A nostro rischio e pericolo scegliamo di aspettare, coniugando la &#8220;pausa pranzo&#8221; ad una vera e propria sosta rigenerante che torna utile per telefonare a casa, fare il punto della situazione, sgranchirsi eccetera. Dormire no, di giorno è proprio impossibile&#8230;</p>
<p>Il prossimo controllo è a Donnalucata (km 639), amena località sul mare non distante da Marina di Ragusa. La tappa è lunga e si preannuncia noiosetta, pur senza difficoltà altimetriche. Siccome ci arriveremo di sera, il mio sogno è di potermi laggiù gustare finalmente qualche ora filata di sonno vero. Intanto sulla strada per Gela tocca a Silvano forare, anche lui a causa di una minuscola spina. Mentre esegue la riparazione ci raggiungono Paolo a bordo della sua recumbent, e Daniele, novello randonneur di Trapani molto ben agghindato di bici Surly in acciaio, sella Brooks, borsello Carradice in canapa e cuoio e abbigliamento vintage, tutto in perfetto stile &#8220;british&#8221;. Ripartiamo tutti e quattro insieme, &#8220;sopravviviamo&#8221; al traffico di Gela e Scoglitti, e giungiamo a Marina di Ragusa che ormai è buio. Il difficile è trovare Donnalucata&#8230; La segnaletica stradale è carente, e quel che è peggio è che il GPS di Silvano qui va misteriosamente in tilt. Dobbiamo scomodare diversi passanti per avere la &#8220;dritta&#8221; giusta. Approdiamo al bar &#8220;Le Coccole&#8221; che sono già passate le 20, e sono piuttosto di cattivo umore: il gestore, infatti, purtroppo non ha nessun locale disponibile per farci passare la notte al coperto. Però ci suggerisce di dormire in spiaggia&#8230; Mangio in fretta un grosso cannolo ripieno di ricotta, compro un sacchetto di biscottini al burro per la notte, richiamo all&#8217;ordine Silvano e salutiamo Paolo e Daniele: noi andiamo a dormire, ne abbiamo assoluto bisogno.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010387.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010387.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="21092010387" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-859" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010388.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010388.jpg?w=470" alt="" title="21092010388"   class="aligncenter size-full wp-image-860" /></a></p>
<p>Usciti dal bar, appena girato l&#8217;angolo ci troviamo su un suggestivo lungomare dove, a bordo strada, vi sono delle casette basse a schiera. Una di queste sembra disabitata, ha un accogliente terrazzino con un muricciolo basso che sembra fatto apposta per ripararci dalla brezza marina. E&#8217; il giaciglio che cercavo. Ma mentre iniziamo a sistemarci noto che dalla casetta vicina una donna scruta i nostri movimenti insospettita. Gioco la carta della &#8220;trasparenza&#8221;: vado da lei, mi presento, racconto quello che stiamo facendo, e tanto basta per guadagnarci la loro fiducia. La donna chiama un&#8217;altra donna, la quale dalla finestra ci rassicura sulla benevolenza dei proprietari del terrazzino. Grazie! Allora posso srotolare il materassino a lume di luna piena e puntare la sveglia a&#8230; mezzanotte. Tre ore di sonno dalle quali dipenderà l&#8217;esito della mia &#8220;Sicilia No Stop&#8221;. Silvano curiosamente non si distende sul selciato, ma rimane in bilico sul muretto&#8230; beh, ciascuno si rilassa a modo suo&#8230; Crollo quasi subito cullata dal rumore del mare, anche se a tratti mi disturbano le chiacchiere fragorose dei passanti ignari della nostra presenza, cani e bambini, certi commenti divertiti, perfino un vicino che, urlando, ci offre una branda nel suo giardino. Ma il sonno, in definitiva, c&#8217;è. Perfetto.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010391.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010391.jpg?w=470" alt="" title="21092010391"   class="aligncenter size-full wp-image-861" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010392.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/21092010392.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="21092010392" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-862" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010393.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010393.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="22092010393" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-863" /></a></p>
<p>GIORNO TRE &#8211; MERCOLEDI&#8217; 22 SETTEMBRE</p>
<p>Mezzanotte, la sveglia suona ed è ora di ripartire alla volta di Capo Passero. Avrei dormito un&#8217;eternità&#8230; Però sto abbastanza bene, e questo è importante. Anche Silvano è in palla, anche se mi dà l&#8217;impressione di non avere chiuso occhio per niente. Ma lui è un vero duro, uno che il sonno non ce l&#8217;ha mai. Mentre ricomponiamo i nostri bagagli e cambiamo le batterie a cellulari e fanaleria, un uomo assieme a suo figlio ci raggiunge dalle vicine casette affascinato dalla nostra avventura. Rispondiamo alle sue continue domande, e lui in cambio ci riempie le borracce con fresca acqua minerale, offrendoci anche da mangiare. L&#8217;accoglienza e l&#8217;ospitalità dei siciliani ci sorprendono in ogni angolo dell&#8217;isola. &#8220;Adesso il mare è bello, ma da oggi purtroppo il tempo cambia&#8230; L&#8217;ha detto anche Meteo Tunisia&#8230;&#8221;. Questo solo per ricordarci che siamo davvero vicini all&#8217;Africa. Una faccia, una razza.</p>
<p>Portopalo di Capo Passero è al km 700, dunque tappa non lunga e forse un po&#8217; ondulata. Il chiaro di luna ci illumina sulla strada deserta, il tutto è molto suggestivo. Tra una chiacchiera e l&#8217;altra ci chiediamo dove saranno adesso Paolo e Daniele, lasciati la sera prima sulle sedie del bar di Donnalucata. Attraversiamo campagne silenziose, inquietanti svincoli di superstrade, località come Pozzallo, Scicli e Pachino, e remote aree rurali dove la notte fa il paio con la paura dei cani randagi. Di salita tutto sommato ce n&#8217;è poca, e raggiungiamo Portopalo di Capo Passero da un lungo viale illuminato dove pipistrelli e civette ci scrutano svolazzando da un filo della luce all&#8217;altro. Il fornaio del paese, già all&#8217;opera, ci indica dove trovare il bar &#8220;Popeye&#8221; sede del controllo. Quando ci arriviamo abbiamo due sorprese: Paolo e Daniele sono già distesi sul pavimento del dehor che sonnecchiano&#8230; e il bar è chiuso. Per forza, sono le tre di notte! Ci tocca &#8220;autodichiarare&#8221; l&#8217;orario di arrivo sulle nostre carte di viaggio utilizzando la biro che Paolo, previdente, porta sempre con sè. Certo però che un buon caffè avrebbe fatto comodo&#8230; Silvano inizialmente vuole stringere i tempi e ripartire subito perchè gira voce di una perturbazione che nel pomeriggio potrebbe colpire la provincia di Catania e dunque le zone da noi interessate. Poi va a finire che mi (si) concede un&#8217;oretta di sonno sul pavimento insieme agli altri. Ok, sonno. Finchè non arriva il rumoroso e allegro gruppo dei siciliani che la notte precedente avevamo perduto sulla strada per Marsala. Curiosamente erano dietro di noi. </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010394.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010394.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="22092010394" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-864" /></a></p>
<p>Finisce che ripartiamo tutti insieme alla volta di Siracusa (km 763). Sulla strada per Noto ho un sonno da morire, ma mi tiro sù cantando: tecnica già collaudata, sempre con buona pace dei vicini di pedalata che mi debbono sopportare. Ma Silvano sembra abbastanza divertito&#8230; Bisogna far arrivare l&#8217;alba, e soprattutto non vediamo l&#8217;ora di trovare un bar aperto. Il miraggio si concretizza tra Noto e Avola dove, fra suggestive e verdeggianti montagne baciate dalla luce del giorno ormai in arrivo, lungo la strada troviamo un fantastico bar per camionisti dotato di un mini-banco di affettati e pane fresco che confeziona dei favolosi panini. Una dose di R2 sciolta in borraccia e un panino con la mortadella costituiscono la mia colazione, mentre l&#8217;allegra brigata si svacca nel dehor esterno dando più l&#8217;impressione di una scolaresca in gita che di un gruppo di rudi randonneur. </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010397.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010397.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="22092010397" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-865" /></a></p>
<p>Siracusa è ormai in vista. Alle porte della città c&#8217;è un traffico terrificante, il traffico della mattina, e qui è di nuovo il GPS di Silvano a toglierci le castagne dal fuoco con una precisione disarmante, mentre vediamo altri ciclisti girovagare disperati nella bolgia infernale. Raggiungiamo così l&#8217;Hotel &#8220;Scala Greca&#8221;, dove oltre a farci timbrare la carta di viaggio chiediamo se possiamo fare l&#8217;ennesima doccia. A prezzo di usura ci viene assegnata un&#8217;intera camera doppia (!), ma una doccia in quel momento costituisce il miglior investimento, per cui a mio modesto parere son soldi spesi bene &#8220;per la causa&#8221;. Saliamo e ci laviamo con soddisfazione con saponette vere e grandi asciugamani di cotone, nella speranza di lenire il terrificante bruciore al soprassella che ormai incombe puntuale come una cambiale. I pantaloncini lavati a Marsala, una telefonata ai cari, un boccone veloce con quello che è avanzato nelle borse della bici, e poi via. </p>
<p>Il prossimo obiettivo è Catania, al km 825. Anche stavolta la doccia mi ha fatto bene. Si vociferava di un cantiere e di una deviazione che avrebbe allungato il nostro percorso di almeno 20 chilometri. Noi andiamo avanti sotto il sole cercando la direzione per Augusta, dopodichè iniziano i guai: c&#8217;è una superstrada, delle interruzioni, bisogna fare molta attenzione a non infognarsi in luoghi vietati alle biciclette. Dopo alcune esitazioni finiamo in Statale, la quale fino lì non sembra off-limit per i velocipedi. Il caldo adesso è soffocante, alla faccia della perturbazione&#8230;! Ad un autogrill dove ci fermiamo intorno a mezzogiorno per acquistare dell&#8217;acqua fresca facciamo la conoscenza di Archimede, un simpatico ciclista locale che conosce la famosa deviazione e si offre di accompagnarci a Catania, la sua città. A dispetto dell&#8217;età avanzata Archimede &#8220;tira&#8221; come un treno, e devo lottare (e cristonare) non poco contro la stanchezza e il sonno per stargli dietro. Proprio in quella il cielo si annuvola improvvisamente, e un veloce acquazzone accompagna la nostra rocambolesca corsa sulle scassatissime strade della periferia catanese. Tutti insieme &#8220;saltiamo&#8221; letteralmente bici alla mano il cantiere, e giungiamo finalmente alle porte della città. Archimede ci saluta, ma il nostro calvario non è ancora finito: per arrivare all&#8217;ennesimo bar sede del controllo dobbiamo ancora una volta affidarci al GPS di Silvano, che essendo ormai a corto di batteria possiamo permetterci di accendere solo per trovare i controlli. Aggiriamo l&#8217;aeroporto, facciamo i conti con i soliti e onnipresenti cani randagi, dobbiamo addirittura saltare i guardrail della tangenziale (!) per passare dall&#8217;altra parte e non perdere la direzione giusta. Alla fine, stremati, arriviamo all&#8217;&#8221;Etoile d&#8217;Or&#8221;. Nel dehor ci sono Paolo, Daniele, Fabio, e anche Gianni. Il bar è più simile ad una grande gastro-rosti-pasticceria fornita di ogni bendidio, dalla pasta agli arancini, passando per i fruttini di Martorana e le brioche col gelato (enormi). Un piatto di pasta riscaldato al microonde e una lattina di cola sono la ricarica ideale. Siamo tutti stanchi e cotti dal sonno, ma il morale è alto: mancano meno di duecento chilometri alla fine di questa avventura. </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010399.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010399.jpg?w=470&#038;h=245" alt="" title="22092010399" width="470" height="245" class="aligncenter size-full wp-image-867" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010400.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010400.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="22092010400" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-868" /></a></p>
<p>Fabio, Paolo e Daniele ripartono poco prima di noi, direzione Messina. Gianni invece decide di &#8220;ritornare all&#8217;ovile&#8221; riunendosi a me e Silvano. Svicolando fra i banchi e la confusione del mercato ripartiamo anche noi, saranno 100 chilometri non facili nei quali dovremo affrontare la salita di Capo Taormina. Già i saliscendi verso Acicastello e Acireale sono un buon antipasto, ma l&#8217;entusiasmo ci sospinge e ci dà forza. Questa frazione è caratterizzata da numerose soste lungo la strada: Paolo e Daniele approfittano presto di un bar aperto, per cui li raggiungiamo. Il cielo è sempre più nero, sta tuonando. A Giarre inizia a piovere e siamo di nuovo fermi non solo per vestirci, ma anche per approfittare di una fresca fontana. Paolo e Daniele ripartono prima di noi, non li rivedremo più. Il lastricato in pietra bagnato del centro è insidioso almeno quanto il traffico impazzito di quell&#8217;ora, dobbiamo sopportare e&#8230; andare avanti a testa bassa. </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010407.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010407.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="22092010407" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-869" /></a></p>
<p>Paesi e frazioni si susseguono sotto la pioggerellina intermittente, finchè a Giardini Naxos non finiamo sotto un autentico nubifragio. Perdiamo temporaneamente Gianni quando io e Silvano decidiamo di ripararci sotto un balcone, aspettando che spiova mangiando marzapane. Ma l&#8217;acquazzone non ha nessuna intenzione di cessare, così siamo costretti a vestirci con il Gore-Tex e una busta di plastica in testa e affrontare il nostro destino. Riacciuffiamo Gianni e tutti e tre saliamo a Taormina, quando ormai è buio e dall&#8217;alto della panoramica si vede lo spettacolo suggestivo e irripetibile dei fulmini che scendono sul mare solcato dalle navi illuminate.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010409.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/22092010409.jpg?w=470" alt="" title="22092010409"   class="aligncenter size-full wp-image-870" /></a></p>
<p>Da qui fino a Messina la strada NON è affatto facile. Intanto la salita di Taormina è truffaldina, perchè&#8230; sembra breve e invece non finisce mai. Poi si inanella una serie infinita di località balneari, mentre i cartelli stradali danno informazioni false e tendenziose circa i chilometri mancanti per il capoluogo siciliano. La pioggia ormai è cessata, ma io comincio ad avere grossi problemi di saldezza mentale. Quando arriveremo? Per le 21? Le 22? Ormai il mio fondoschiena non ne può più, non parliamo poi dei piedi dolorosamente compressi nei calzini bagnati e negli scarpini: i soliti, vecchi problemi che ritornano. Alle porte di Messina, come se non bastasse, ci accolgono poderose raffiche di vento contrario. Il morale crolla ai minimi storici, sono talmente silenziosa che Silvano si preoccupa seriamente per me&#8230; E&#8217; un massacro, e l&#8217;agognato arrivo al Caffè dello Stretto, posto proprio in fondo alla città, non riesce neppure a strapparmi un sorriso.</p>
<p>Mi ci vuole più di qualche minuto per ritrovare la parola e un minimo di dignità. So che la sosta non potrà essere troppo lunga, occorre mangiare, sistemarsi alla bell&#8217;e meglio e ripartire per l&#8217;ultima tappa. Allora, innanzitutto una bella sfoglia calda ripiena prosciutto e formaggio, seduta al tavolino con i piedi fuori dalle scarpe. Poi, capatina alla toilette. E infine, una bustina di ibuprofene sciolta in un bicchiere d&#8217;acqua. Fuori ci sono portuali e operai che osservano incuriositi le nostre biciclette affardellate e le nostre manovre. Fanno qualche domanda, alle quali rispondiamo cordialmente. La nostra impresa ovviamente li riempie di stupore&#8230; così incassiamo anche il loro &#8220;buona fortuna&#8221;. Con molto dolore rimontiamo in sella e ripartiamo. Siamo intorno alla mezzanotte, ed è la stretta finale.</p>
<p>GIORNO QUATTRO &#8211; GIOVEDI&#8217; 23 SETTEMBRE</p>
<p>Non siamo ancora usciti da Messina che mi accorgo di essere in preda alle allucinazioni. Purtroppo devo reclamare una breve sosta per chiudere gli occhi. Ci sistemiamo su alcune panchine di ferro fredde e scomode. Perdo conoscenza immediatamente, ma la pacchia dura poco: l&#8217;aria gelida entra come una lama nel telo di sopravvivenza, e le zanzare si accaniscono su ogni centimetro quadrato di pelle scoperta&#8230; meglio ripartire. Quando rimonto in sella mi accorgo di stare meglio: l&#8217;ibuprofene sta facendo egregiamente il suo dovere di antinfiammatorio e antidolorifico, ed io attacco con Silvano una interminabile chiacchierata-fiume che serve a tenerci ben svegli e a non pensare ai chilometri. La luna torna a farci visita con i suoi romantici raggi, e la salita a Capo Peloro diventa persino piacevole. Ma i conti con il sonno non sono ancora chiusi: gli ultimi chilometri, percorsi nel silenzio della notte e dei paesi deserti, ci costringono ad almeno altre due soste per relativi microsonni. Tuttavia la situazione è ampiamente sotto controllo: ormai abbiamo la certezza che saremmo approdati a Patti alle prime luci dell&#8217;alba.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/23092010415.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/23092010415.jpg?w=470" alt="" title="23092010415"   class="aligncenter size-full wp-image-871" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/23092010413.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/23092010413.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="23092010413" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-872" /></a></p>
<p>Ci sono ancora due asperità da affrontare: la salita al santuario di Tyndaris e quella per Patti. Il sonno incombe, ma ora nemmeno le cannonate potrebbero distogliermi dal mio obiettivo: impugno il manubrio e inizio a pedalare energicamente insieme a Silvano, il grande amico di questa avventura. Uno, due, tre tornanti, quella di Capo Tindari è una gran bella salita, mentre là sotto i paesi in riva al mare sono illuminati come presepi. Allo scollinamento del santuario c&#8217;è Gianni che ci aspetta e ci fa delle foto. Poi un lungo tratto di discesa, dove dobbiamo ancora una volta fare i conti con i cani randagi. Infine, ecco l&#8217;ultima salita salutata dalle prime luci dell&#8217;alba. All&#8217;ingresso in Piazza Marconi a Patti ho persino la presenza di spirito di riprendere con il telefonino il nostro arrivo. Sei anni fa ero così distrutta che non sapevo più neppure come mi chiamavo. Sono le 6,30, sono passate circa 71 ore da quando siamo partiti. E&#8217; Salvatore ad accoglierci sorridente, mentre sotto la tenda allestita per l&#8217;occasione Paolo e Daniele stanno riposando sulle brande: sono arrivati un&#8217;oretta prima di noi. E&#8217; festa. Anche stavolta, come sei anni fa, mi chiedono se voglio la medaglia. Il prezzo, però, è aumentato.</p>
<p>Nulla è gratis per un randonneur!</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/23092010418.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/09/23092010418.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="23092010418" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-873" /></a></p>
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		<title>VERONA-RESIA-VERONA 600 km, 24-25 luglio 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 11:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[RANDONNEE VARIE]]></category>

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		<description><![CDATA[In Pianura Padana i temporali fanno così: arrivano all&#8217;improvviso con una velocità impressionante e spazzano via tutto con trombe d&#8217;aria, pioggia e grandine a volontà. Ne ho un assaggio venerdì pomeriggio, in autostrada, mentre mi sto recando a Verona. Roba da dover accostare con le quattro frecce. Però le previsioni per il weekend sono buone, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=782&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010196-640x4803.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010196-640x4803.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" title="24072010196 [640x480]" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-822" /></a>In Pianura Padana i temporali fanno così: arrivano all&#8217;improvviso con una velocità impressionante e spazzano via tutto con trombe d&#8217;aria, pioggia e grandine a volontà. Ne ho un assaggio venerdì pomeriggio, in autostrada, mentre mi sto recando a Verona. Roba da dover accostare con le quattro frecce. Però le previsioni per il weekend sono buone, per cui nell&#8217;abitacolo scosso dal terrificante rumore della grandine sulla lamiera penso: lasciamo pure che si sfoghi oggi&#8230;</p>
<p>Pur con qualche tribolazione (e molta acqua scesa dal cielo&#8230;) trovo il Palasport, e nel parcheggio c&#8217;è il camper degli amici Nadia e Walter. Nel frattempo è uscito nuovamente il sole, alzando un&#8217;afa micidiale. Grondanti di sudore andiamo dentro la costruzione per l&#8217;accredito e il ritiro del pacco gara. Con quelli dell&#8217;organizzazione è tutto un conoscersi, salutarsi, larghi sorrisi, strette di mano, finchè non mi vedo venire incontro una mano in particolare, arriva prima la mano degli occhi, una mano grande, rassicurante: è quella di Giorgio, appassionato &#8220;patron&#8221; della manifestazione, che dopo mesi di chat e persino una compravendita per corrispondenza ho finalmente il piacere di conoscere dal vivo. Ci tiene moltissimo alla riuscita della sua creatura, glielo leggo in faccia lontano un chilometro. Personaggi così, penso, fanno bene al nostro mondo.</p>
<p>L&#8217;analisi del pacco gara e del suo ricco contenuto diventano lo spunto per quattro chiacchiere fra randonneur sotto il porticato del Palasport, così, tanto per scordare il caldo. Poi, tra una granita, la cena, le zanzare che mirano alle caviglie e un ultimo controllo al percorso si fa passare il tempo in attesa di andare a dormire: sarà una notte nella mia automobile, per l&#8217;occasione adibita a mini-camper. Sul materassino ci arrivo alle 21,30 circa, di corsa e con la maglietta bagnata, complice l&#8217;ennesimo temporale con tromba d&#8217;aria che ci coglie all&#8217;improvviso mentre siamo al vicino campo sportivo a seguire una manifestazione calcistica. Neppure il tempo di lavarsi la faccia. Cerco la posizione nel mio scomodo giaciglio mentre tuoni, fulmini e vento scuotono ancora una volta la mia scatolina di latta. Bisogna assolutamente riposare, la sveglia è alle 4,30&#8230;</p>
<p>Incredibilmente riesco a dormire, ma apro gli occhi alle 3,45. Sono troppo &#8220;elettrica&#8221;, il solo pensiero di dover ancora montare la bicicletta con tutto l&#8217;ambaradan mi convince a lasciare la branda. Il parcheggio del Palasport illuminato dai fari è ancora silenzioso, ma s&#8217;intravedono le auto e i camper di altri randagi che stanno sopraggiungendo alla spicciolata. Mentre mi vesto guardo il mondo dai vetri dei finestrini e penso: ma che razza di vita facciamo noi &#8220;randagi&#8221;&#8230; una donna della mia età, dormire in macchina&#8230; e poi, 600 km in bici&#8230; eppure&#8230; </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010185-640x4801.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010185-640x4801.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010185 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-783" /></a></p>
<p>Anche Paolo ha passato la notte in macchina, in compagnia della sua recumbent. Nadia, sempre carina, ha già fatto il caffè, e Walter ancora non è sceso. Nella solita, allegra confusione che circonda il loro camper in queste occasioni finisce che mi si rovescia addosso la caffettiera&#8230; e mi tocca partire per la randonnée puzzando come un Pocket Coffee. Poco male. Intanto gli altri randonneur sono arrivati, e sono davvero tanti. Walter finisce di prepararsi e siamo davanti al cancello del via alle 5,30, una selva di magliette bianco/verde scuro, quella ufficiale della manifestazione. E&#8217; Fermo Rigamonti, insieme a Giorgio, a darci le ultime paterne raccomandazioni. Poi si va: nelle prime luci dell&#8217;alba parte dalla città di Romeo e Giulietta la &#8220;randonnée delle piste ciclabili&#8221;.</p>
<p>Resia è un suggestivo paesino montano dell&#8217;Alto Adige, vicino al confine con l&#8217;Austria. Da quelle parti c&#8217;è la sorgente dell&#8217;Adige, quindi idealmente l&#8217;obiettivo della randonnée è quello di risalire il grande fiume lungo il suo percorso fino al punto dove esso sgorga. Le piste ciclabili delle Regioni Veneto e Trentino Alto Adige saranno le nostre alleate: esse corrono a fianco del fiume, creando un&#8217;incredibile rete ciclo-viaria davvero unica nel suo genere. </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010188-640x4801.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010188-640x4801.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010188 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-784" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010189-640x4801.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010189-640x4801.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010189 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-785" /></a></p>
<p>Già l&#8217;uscita da Verona in direzione lago di Garda si svolge in gran parte su una tranquilla pista ciclabile. L&#8217;arrivo sulla Statale del lago è giocoforza un po&#8217; traumatico: è ancora presto di mattina, eppure è già parecchio trafficata. Non solo: c&#8217;è vento, un forte vento contrario. Ma intruppati nel gruppo si viaggia ugualmente veloci, per cui io e Walter stringiamo i denti e rimaniamo in scia più che possiamo: tutto &#8220;fieno in cascina&#8221; per dopo. Ogni volta che posso cerco con lo sguardo il lago, stamani più affascinante che mai.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010190-640x4801.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010190-640x4801.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010190 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-786" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010191-640x4801.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010191-640x4801.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010191 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-787" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010193-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010193-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010193 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-791" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010194-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010194-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010194 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-793" /></a></p>
<p>A Torbole lasciamo il lago di Garda e affrontiamo la prima vera salitella, quella di Nago. Dopodichè ricomincia il valzer delle ciclabili, non sempre facilissime da rintracciare anche perchè non abbiamo ancora &#8220;fatto l&#8217;occhio&#8221;. Imbocchiamo la Val Lagarina, e l&#8217;Adige che scorre placido al nostro fianco è già il nostro compagno di viaggio. Il primo controllo è intorno al 100° chilometro, in località Nomi, in un cosiddetto &#8220;bicigrill&#8221;, ovvero l&#8217;equivalente ciclistico dei celebri punti sosta autostradali. Ci arriviamo che sono da poco passate le nove, e la nostra media fin lì supera il 28 kmh, una performance pazzesca per il nostro standard.  E&#8217; un’allegra bolgia di maglie colorate, smazzo di carte di viaggio, panini, caffè, cola, fila alla fontanella per riempire le borracce. Il dialetto più gettonato è quello veneto, e io capisco, eh sì, capisco quello che dicono, e mi tornano in mente l&#8217;infanzia e i parenti dalla parte di mamma&#8230;</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010195-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010195-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010195 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-795" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010197-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010197-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010197 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-798" /></a></p>
<p>Vento a parte c’è un bel sole e la temperatura è più che accettabile, ma lassù in fondo alla Val Lagarina s’intravvedono nere nubi minacciose. Riprendiamo la via della ciclabile per Trento, alla volta del secondo controllo/ristoro dopo altri 50 chilometri, di nuovo in bicigrill. Il vento comincia ad essere davvero fastidioso, e in alcuni punti anche uscire e rientrare dalla ciclabile non è facile: non sempre le informazioni del roadbook – fin troppo dettagliato e a rischio di confusioni &#8211; coincidono con quello che troviamo sulla strada, e la fortuna sta nel riuscire ad aggregarsi a qualche gruppo dove sono presenti dei randonneur “indigeni” che conoscono il percorso a memoria. E occorre avere fede, perché (si sa) in randonnée è sempre rischioso seguire gli altri: se disgraziatamente il primo della colonna sbaglia strada… Comunque, di riffa o di raffa fin qui tutto sembra filare liscio. Al bicigrill di Vadena (km 150 circa) ci concediamo un lauto piatto di pasta condita olio e parmigiano. Fare la coda alla cassa ci consente di riposare un momentino, prima di rituffarci nella ciclabile flagellata dal vento contrario.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010199-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010199-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010199 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-800" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010202-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010202-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010202 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-802" /></a></p>
<p>Quando ripartiamo siamo soli e il vento parrebbe essersi calmato un poco, ma è una pia illusione. I locali dicono che intorno a mezzogiorno/l’una esso gira e soffia da nord verso sud, puntuale come una cambiale e senza possibilità di errore. Oggi però a me pare proprio che di girarsi non ne voglia sapere. Le nuvole corrono nel cielo fra sprazzi di sereno. Intorno a Bolzano altri ciclisti ci raggiungono, e noi approfittiamo ben volentieri di uno “strappo” per battere il vento e non sbagliare strada. Però è dura: la loro andatura è superiore alle nostre possibilità, e rimanere in scia ci costa molta fatica. Con grande dispendio di energie passiamo Bolzano e puntiamo Merano.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010203-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010203-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010203 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-805" /></a></p>
<p>Le piste ciclabili. In questa parte dell’Italia sono una gran bella realtà, oltretutto consolidata da anni. Per chi come me arriva dalla metropoli ed è abituata al concetto “urbano” di pista ciclabile – una sorta di “ghetto” forse anche più pericoloso delle strade di città, pieno di insidie quali auto parcheggiate, bottiglie rotte, radici sporgenti eccetera &#8211; , trovarsi qui è come accedere al Paradiso del Ciclista. Chi ha organizzato questa randonnèe aveva certamente in animo di condividere con noi questa meraviglia, ma vivendo la manifestazione da “utente” alcune perplessità mi sorgono spontanee. Oggi qui siamo veramente in tanti, i “peloton” sono numerosi, veloci, invadenti. Il più delle volte occupano tutta la (stretta) carreggiata anziché tenere disciplinatamente la destra. Mi prende male vedendo quali acrobazie debbono fare i poveri e pacifici cicloturisti che transitano in senso contrario per schivare le mandrie di randonneur che, giocoforza, passano di prepotenza. E spesso si è evitato di un soffio il “botto” (io stessa in mattinata avevo evitato per un pelo un frontale con un biker che scendeva a tutta velocità nella zona di Mori…). L’iniziativa è senz’altro lodevole, ma forse i randonneur non sono ancora pronti per questo Paradiso. Dobbiamo maturare: non si possono affrontare le piste ciclabili in branco, con piglio da sbruffoni e medie da Granfondo. E’ troppo pericoloso.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010204-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010204-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010204 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-807" /></a></p>
<p>Dunque, a Merano ci arriviamo in gruppo e siamo al duecentesimo chilometro. La breve sosta alla fontana sgrana l’allegra compagnia, così io e Walter ci ritroviamo ancora una volta soli ad interpretare il terrificante ed enigmatico roadbook. L’intuito di Walter e una freccia posta dall’organizzazione ci salvano, e diligentemente percorriamo tutta la “variante” di Marlengo prima di tuffarci verso Foresta, località-cardine che segna l’inizio della Val Venosta.</p>
<p>Da qui la ciclabile si arrampica su sette spettacolari tornanti, prima di spianare nuovamente distendendosi fra interminabili filari di meli. A quest’ora del sabato essa è parecchio frequentata: ci sono i gitanti del weekend, ma anche coppie di viaggiatori con bici cariche come somari, diretti chissà dove. E vedendoli la mia fantasia viaggia con loro. Ma devo stare concentrata sul nostro obiettivo, che è quello di raggiungere il giro di boa di Resia ad un orario decente…</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010205-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010205-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010205 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-809" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010206-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010206-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010206 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-810" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010207-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010207-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010207 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-811" /></a></p>
<p>La ciclabile è bella, ma quando si interrompe in prossimità di un paese non è sempre agevole ritrovarla a quello successivo. Passiamo infiniti campi di frutta e paesini minuscoli dai nomi per noi esotici come Ciardes, Castelbello, Laces, Morter. Qui la gente parla in tedesco. Non mancano i tratti sterrati, e anche questi sono una curiosa caratteristica di questo brevetto. Il controllo successivo (al km 245) è segnato sul roadbook con un nome impronunciabile, al punto che non si capisce se sia quello della località o del bar… Lo sentiamo come un miraggio, sembra di non arrivare mai, e sempre col terrore di sbagliare strada. Finchè a Covelano, presi dal dubbio e dallo sconforto sulla direzione da prendere, un uomo non ci conferma che “su di là”, esattamente dove erano già transitati tanti altri randonneur in maglia biancoverde, avremmo trovato il controllo. Fiduciosi ci inerpichiamo, finiamo in un bellissimo bosco, i cartelli lignei confermano la bontà dell’indicazione, ci facciamo lo sterrato finchè… ecco la casetta, posta in riva ad un minuscolo e romanticissimo laghetto alpino baciato dal sole del tramonto. Finalmente.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010208-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010208-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010208 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-812" /></a></p>
<p>Sono già passate le 18. Dobbiamo mangiare e vorrei farlo in fretta, ma Walter ha bisogno di riposare qualche minuto in più, per cui non “spingo” sull’acceleratore più di tanto. Dentro la graziosa baita le donne hanno preparato piattini pronti con fette di strudel appena sfornato: un invito a nozze! Tanto per non farmi mancare nulla ne prendo due porzioni. Al tavolo con noi si ferma a mangiare anche Niccolò, il ragazzo di Bergamo con il quale avevamo condiviso il 400 di Cairo Montenotte. Mi confida di voler completare il percorso integrale da 600 km, quindi vuole arrivare a Resia e farsi una bella dormita prima di ripartire. Ma io mi permetto di ricordargli che in quella baita sul lago ci saremmo dovuti tornare entro le 6 dell’indomani mattina, per cui tempo per dormire non ce ne sarebbe stato molto… Le mie parole lo fanno cascare dal pero, forse l’inesperienza gli aveva fatto sbagliare i calcoli. Quando torno alla bici per prendere gli abiti pesanti (il sole sta calando e inizia a fare freddo) anche lui si sta vestendo con tutto quello che ha. Sembra voler venire con noi ma è perplesso, non si sente bene. Così al momento di ripartire ci saluta, e decide di rimanere ancora un po’ al caldo del controllo. Io e Walter rimontiamo in sella cercando di “caricarci” a vicenda: Resia non è lontana. </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010209-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010209-640x480.jpg?w=470" alt="" title="24072010209 [640x480]"   class="aligncenter size-full wp-image-813" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010210-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010210-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010210 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-814" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010211-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010211-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24072010211 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-815" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010213-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/07/24072010213-640x480.jpg?w=470" alt="" title="24072010213 [640x480]"   class="aligncenter size-full wp-image-816" /></a></p>
<p>Sulla strada con noi ci sono altri randonneur, mentre l’oscurità cala a poco a poco sulla ciclabile. Il primo tratto sembra facile, il vento è un po’ calato, addirittura incrociamo i primi, velocissimi gruppi già sulla via del ritorno. Ad un certo punto, però, le pendenze s’impennano e diventano quasi demenziali: c’è chi riferisce un buon 21%! E’ un momento di sconforto: è quasi buio, fa freddo, e la bici sembra ribaltarsi da un momento all’altro. Walter sembra arrampicarsi un po’ più agilmente di me in quell’inferno di curve e curvette dove mi sento a disagio. I chilometri non passano mai. Ma in randonnèe, metafora di vita, i momenti brutti si alternano a quelli esaltanti, e anche questo momentaccio passa: la strada riprende su pendenze più umane, addirittura qualche falsopiano-discesa ci permette di distendere la gamba. Nella fievole luce del crepuscolo vedo a destra che quella sorta di altopiano che s’intravvedeva in lontananza è ormai sotto di noi. La pala eolica… ormai è superata. Nel vento gelido superiamo anche gli incredibili zig-zag che si arrampicano sulla gigantesca diga artificiale illuminata dalla luna piena… ed ecco, siamo finalmente al lago di Resia. Il paese è dall’altra parte, illuminato come un presepe.</p>
<p>Non è finita. Prima di approdare al sospiratissimo controllo-dormitorio di Resia dobbiamo conquistare il colle vero e proprio e scendere in Austria, a Nauders. I chilometri da fare non sono molti, tra andare e tornare non arrivano a venti, ma c&#8217;è l&#8217;incognita del dislivello. Beh, la sorpresa è che il Passo Resia è raggiunto in quasi falsopiano-discesa. Quindi alla frontiera ci vestiamo davvero con tutto quello che abbiamo, inclusi i guanti lunghi invernali, e scendiamo a Nauders, una amena località sciistica dove c&#8217;è il&#8230; controllo segreto, sottoforma di auto con organizzatore ad attenderci. Me l&#8217;aspettavo: sono le 23, tutto sommato non mi lamento. Il tipo dell&#8217;auto ci suggerisce di rientrare a Resia e successivamente al controllo della casetta sul lago (località Corzes) utilizzando la Statale, a quell&#8217;ora deserta e praticamente priva di pericoli. Con una accortezza: imboccarla solo DOPO il confine, in quanto in Austria le biciclette sono off-limits sulle Statali. Inoltre ci facciamo indicare con precisione il luogo del controllo. Seguiamo le indicazioni, risaliamo al Passo (pochissimo dislivello, fortunatamente) e filiamo veloci verso il nostro obiettivo, l&#8217;hotel &#8220;Del Lago&#8221;.</p>
<p>Raggiungere l&#8217;hotel del controllo è una mezza impresa su quella stradina ripida, buia e disagevole. Prima di varcare la sospirata soglia ci sottoponiamo all&#8217;ennesimo controllo (ore 23,45) porgendo il cartoncino giallo a un uomo intabarrato peggio che a dicembre, che aspetta i ciclisti all&#8217;addiaccio con un tavolino e un piccolo falò per riscaldarsi. Poi, bici alla mano, facciamo gli ultimi metri e entriamo. Il locale dove si mangia è piccolo ma accogliente, i tavoli sono pieni di randonneur intenti a ristorarsi. Il personale, tutto altoatesino, è pronto a servirci carne, insalata di patate (fredda) e una meritata birra che fa la felicità di Walter, anche se con quelle temperature forse sarebbe stato più saggio ordinare un tè bollente&#8230; La carne è buona ma troppo piccante, le mie labbra screpolate e riarse dal vento la reggono solo fino a un certo punto. L&#8217;insalata di patate perde presto la sua attrattiva, quindi non mi resta che divorare con metodo la pagnottella di pane. E ingurgitare due yogurt, che male non fanno. Mentre rumino mi guardo ancora attorno. Vedo gente serena, gli occhi assonnati ma con ancora dentro quel guizzo inconfondibile. E per un attimo penso che sì, è vero, io vivo per momenti come questo. A mezzanotte, sperduta in un alberghetto del Sud Tirolo, a mangiare carne piccante mentre il vicino di bicicletta ti dorme accanto. Decidiamo di schiacciare anche noi un breve pisolino di mezz&#8217;ora con la testa sul tavolo. Malgrado i brividi di freddo dovuti allo sbalzo termico e alla digestione riesco ad addormentarmi. Certo non sarebbe stato male scendere al dormitorio con gli altri e dormire di più, ma sia io che Walter siamo consapevoli che, alla nostra andatura, non abbiamo troppo tempo per scialare. </p>
<p>E&#8217; da poco passata l&#8217;una di notte. Davanti al dormitorio sto aspettando che Walter finisca di prepararsi per ripartire. Fa un freddo porco, devo saltellare per riscaldarmi. Oltretutto dal cielo scende qualcosa di molto simile a pioggia, e la luna quasi non si vede più. Nel frattempo vedo arrivare Paolo a bordo della sua recumbent, mi pare in ottima forma. Il pensiero va a quanti, per scelta o per causa di forza maggiore, non proseguiranno sulla via del ritorno, e ora stanno dormendo come angioletti all&#8217;interno del locale in attesa di prendere il treno per Verona&#8230; Con cautela scendiamo a piedi sulla strada, con la scusa di riscaldarci un po&#8217;. Poi, insieme ad un gruppetto, imbocchiamo la Statale e iniziamo la discesa. La &#8220;variante&#8221; ci permette di attraversare tutto il paese ed ammirare il celebre campanile che spunta dalle acque del lago artificiale. Ma è meglio non distrarsi troppo, occhi aperti sulla strada e via.</p>
<p>Traffico zero, strada scorrevole. Sembra un sogno, dopo una giornataccia di vento contrario in cui sembrava di non andare avanti. Secondo i miei calcoli dobbiamo entrare in paese in località Lasa, e da lì andare in cerca della pista ciclabile sterrata che, percorsa a ritroso, ci avrebbe in breve tempo condotti di nuovo al controllo di Corzes. Sembra tutto molto facile: appena lasciata la Statale, alle tre meno un quarto, troviamo subito le indicazioni della ciclabile, risaliamo tutto il paese ma&#8230; la ciclabile non c&#8217;è?!? Incredibile. Scendiamo. Saliamo di nuovo. Ri-scendiamo. Prova di qua. Prova di là. Apriamo la cartina. Sembriamo due anime in pena, bloccati come scemi a un passo dall&#8217;obiettivo! In paese non c&#8217;è un&#8217;anima viva a cui chiedere (a quell&#8217;ora&#8230;!), finchè miracolosamente non blocchiamo un automobilista. Parla un italiano stentatissimo, ci dà una dritta che ci sembra improbabile. Andiamo a vedere e non ci crediamo: no, all&#8217;andata mica siamo sbucati di qua! La frustrazione è al massimo. Mi pento amaramente di non aver seguito la ciclabile anche al ritorno, e per me ormai la partita è chiusa. Proprio quando mi sto rassegnando a proseguire senza il timbro di Corzes, notiamo una ragazza che cammina sola sul marciapiede. Walter vuole ancora fare un tentativo, io non ci credo manco un po&#8217;. Incredibilmente la ragazza (che non è una &#8220;pocodibuono&#8221; come potrebbe pensare una cittadina come me, ma una che semplicemente sta portando a passeggio il cane) si fida di noi, legge la cartina, conosce la strada, ci dà la stessa indicazione del tipo in auto ma in un italiano decisamente migliore. Alleluia! Non finiamo più di ringraziarla, seguiamo la dritta e in un attimo ci ritroviamo sulla retta via. Alle 4 in punto il timbro di Corzes è apposto sulle nostre carte di viaggio, e per riprenderci dallo &#8220;spavento&#8221;, che nel frattempo ci aveva fatto dimenticare il sonno, ci strafoghiamo di brioche e cappuccino. Al controllo, illuminato e reso allegro dalla musica della radio, c&#8217;è anche Ausilia, già incrociata più volte lungo il percorso. E&#8217; sola ma, com&#8217;è nel suo stile, non ha il benchè minimo timore di affrontare la notte. Ha un po&#8217; sonno, ma la grinta di sempre non l&#8217;abbandona mai. Riparte poco prima di noi. </p>
<p>La ciclabile, già percorsa all&#8217;andata, ci ripropone i suoi interminabili filari di meli. Ci tagliano la strada nell&#8217;oscurità qualche raro topolino e una lepre. Poi arrivano le primissime luci dell&#8217;alba, e con esse&#8230; il sonno elefante. Già, avremmo dovuto schiacciare un altro pisolino a Corzes, ma visto come sono andate le cose&#8230; Reclamo una breve sosta in mezzo ai meli. Mi avvolgo nella &#8220;stagnola&#8221; e mi corico sull&#8217;erba, lo stesso fa Walter. Perdo la cognizione del tempo, ma quando decido di rialzarmi il cielo è più chiaro. Avrò &#8220;dormito&#8221; un quarto d&#8217;ora al massimo. Ripartiamo che stiamo meglio. Poco più tardi gli intimi meleti si renderanno utilissimi per un&#8217;altra funzione fisiologica &#8211; forse un tantinello meno romantica, ma che in questo caso perde i suoi connotati terra-terra per diventare persino&#8230; poetica.</p>
<p>Ripercorriamo i tornanti di Foresta. In quella vorrei fare una foto aerea della suggestiva strada, ma mi accorgo con dolore che il freddo della notte ha mandato KO la batteria del mio cellulare che fa anche le foto&#8230; Cheppalle. Lungo la strada, intanto, scorgiamo qua e là randonneur intenti a riposare sulle panchine o sui tavolini da picnic. E&#8217; un&#8217;immagine che mi mette allegria e mi scalda il cuore, facendomi ripensare alle grandi avventure tipo PBP o &#8220;Sicilia No Stop&#8221;. </p>
<p>A Merano perdiamo la bussola. Siamo ancora una volta costretti a chiedere lumi ad un passante – un personaggio singolare dalla chiacchiera fluente, che rischia di farci perdere del tempo prezioso… &#8211; per riuscire a ritrovare la pista ciclabile per Bolzano. Intanto il sole arriva a scaldare la valle, convincendoci finalmente a spogliarci degli abiti che ci hanno protetti durante la notte. Sono le otto del mattino, la ciclabile è già affollata di ciclisti in entrambe le direzioni. Ogni tanto incrociamo qualcuno “dei nostri”, riconoscibile dalla maglia, probabilmente reduce dal dormitorio di Resia. In qualche caso si tratta di ciclisti “indigeni” che sanno la strada, e in più di un’occasione ci tolgono dall’imbarazzo.</p>
<p>Il controllo di Vadena (km 450) si fa sospirare. Bisogna raggiungerlo entro le 12, tempo ce n’è, ma la stanchezza e il caldo – quella canicola estiva che ci aveva risparmiati il giorno prima, iniziano davvero a farsi sentire. Approdiamo al bicigrill alle 10 insieme ad un gruppetto, il locale è un po’ affollato, la cucina è lenta, avere un panino significa perdere molto tempo e la cosa mi innervosisce. Comunque alla fine il panino arriva, e Walter nel frattempo ha avuto modo di rilassarsi un momento di più. Via, altri 50 km verso il controllo di Nomi.</p>
<p>La ciclabile per Trento ha dei tratti demenziali: ricama dei frustranti zig-zag da una sponda all’altra dell’Adige, dando l’impressione di far fare milioni di chilometri in più rispetto alla vicina Statale. Sembra di essere fermi, di non progredire nella discesa, oltretutto con il sole a picco sul cranio che certo non aiuta a sentirsi meglio… Ma ecco finalmente il bicigrill di Nomi (km 500), che raggiungiamo alle 12 ed è l’occasione per una fantastica e dissetante granita, mentre sotto il dehor chiacchieriamo con altri ciclisti locali che non fanno parte della manifestazione, ma ne hanno sentito parlare e sono molto ammirati dalla nostra “impresa”. Non sembra, ma la maglia che indossiamo era celebre qui in zona ancora prima che prendessimo il via, e questo mi inorgoglisce.</p>
<p>E’ la stretta finale: sotto la canicola asfissiante ci prepariamo ad affrontare gli ultimi cento chilometri, comprensivi della temuta salita a Brentonico. Dobbiamo fare scorta di acqua in borraccia e sali minerali, e tenere scrupolosamente d’occhio il roadbook per non perdere la ciclabile e riuscire a centrare l’attacco della salita in località Mori. Partiamo, e non è facile. Più di una volta perdiamo tempo a chiedere indicazioni (resterà negli annali “via Zigherane” indicata dal roadbook in località Borgo Sacco e mai trovata, addirittura sconosciuta agli abitanti…), ma un po’ con l’intuito, un po’ orientandoci con l’Adige, un po’ con l’aiuto esterno, e un po’ con il provvidenziale arrivo di altri randonneur che sanno la strada riusciamo a districarci.</p>
<p>Mori, via Monte Baldo, inizia la salita. Fa un caldo scellerato. La strada non è eccessivamente ripida, ma le condizioni mi impongono di centellinare le energie. Walter anche in questo caso sembra più a suo agio di me, inizialmente allunga, poi sceglie di aspettarmi e di seguirmi come un’ombra. Già, l’ombra… in qualche tornante le piante regalano alcuni secondi di frescura, ma durano poco, troppo poco. Nella mia testa la salita è lunga cinque chilometri e in cima ci sarà sicuramente un controllo segreto. Sbaglio tutto: la salita è di ben otto chilometri, e in cima il controllo segreto… non c’è. Insieme ad un folto gruppetto ci raduniamo alla fontanella del parco pubblico di Brentonico e ci rinfreschiamo. «Quanto mancherà all’arrivo?», chiede qualcuno. Dovrebbero mancare un’ottantina di chilometri.</p>
<p>La discesa verzo Chizzola è fastidiosamente ripida. Già i muscoli delle braccia fanno TUTTI male, figuriamoci dover stringere i freni in quel modo. Inoltre i miei avambracci sono pericolosamente arrossati dal sole, quindi chiedo a Walter di prestarmi i bracciali per proteggermi: fa caldo, ma non ho scelta se non voglio rischiare una pericolosa ustione. Al fondo della discesa approdiamo sulla Strada Provinciale 22, un micidiale toboga a sali-scendi molto trafficato che si tuffa verso valle, verso Verona ed il sospirato arrivo. A Belluno Veronese il roadbook indica di entrare in paese per riprendere il filo delle piste ciclabili, e infatti noi entriamo. Cerchiamo i nomi delle vie e non li troviamo. Panico. Forse ci farebbe meglio trovare una gelateria per rinfrescarci le idee… infatti siamo talmente “cotti” che rinunciamo definitivamente a rientrare via ciclabile. Il prezzo da pagare, oltre a quello di una sacrosanta birra a -50 km dall’arrivo, è quello di percorrere strade a quell’ora assai trafficate, pericolose, oltretutto non facili in quanto costellate di sfiancanti saliscendi. I chilometri sembrano non passare mai… Alla periferia di Verona cerchiamo le indicazioni per il Palasport, con l’aiuto dei locali ci riusciamo, attraversiamo la città ed entriamo nel parcheggio. Sono le 20. Oltre a Nadia ci sono altri ad attenderci, qualcuno arrivato poco prima di noi e già docciato (Ausilia). C&#8217;è anche Niccolò, appena arrivato col treno, che nella notte è riuscito a completare il percorso da 300 km raggiungendo Resia: bravissimo! Al banco dell’organizzazione confesso candidamente di avere avuto qualche problema di interpretazione del roadbook, e di non essere stati sempre rigidamente fedeli al percorso. Ma i 619 km segnati sui nostri ciclo computer e la completezza dei timbri sulle nostre carte di viaggio sono credenziali inattaccabili, quindi… viva la VRV, e tutti sotto la doccia.</p>
<p>La randonnée però, come dico sempre io, non è finita finchè non ho varcato sana e salva la soglia di casa insieme a bici e bagagli. Mentre gli amici si complimentano, chiedono, vogliono sapere com’è andata, nella testa c’è il pensiero rivolto al ritorno. Lasciare il Palasport ed affrontare la cavalcata in autostrada da Verona a Torino, con ben quattro soste obbligate in autogrill causa sonno. Arriverò a casa alle cinque di mattina, con pensieri buoni nella testa e tanta voglia di entrare nel mio letto mentre, beffarda, un’alba favolosa si staglia dal ballatoio e mi ricorda che l’estate è ancora lunga e la Sicilia è vicina.</p>
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		<title>Finestre (eroico) &#8211; 24 giugno 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 18:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; la festa del santo patrono qui a Torino. Una splendida alba di un giovedì di inizio estate. I panini sono già pronti, le bici idem, alle 5,45 io e Marco chiudiamo il portone di casa e partiamo. La meta è tosta: avete presente il Colle delle Finestre? Dove è passato (prima e unica volta) [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=744&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010131.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010131.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" title="24062010131" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-745" /></a>E&#8217; la festa del santo patrono qui a Torino. Una splendida alba di un giovedì di inizio estate. I panini sono già pronti, le bici idem, alle 5,45 io e Marco chiudiamo il portone di casa e partiamo. </p>
<p>La meta è tosta: avete presente il Colle delle Finestre? Dove è passato (prima e unica volta) il Giro d&#8217;Italia nel 2005? Con quel lungo tratto sterrato &#8211; roba d&#8217;altri tempi, che in occasione della corsa rosa fu trasformato in un rassicurante &#8220;macadam&#8221; ben battuto, ma che ormai gli anni e le intemperie hanno riportato al selvaggio stato originale? E tutti si chiedono come diavolo si possa arrivare fin lassù con la bici da corsa? Ecco, quello. Il &#8220;mostro&#8221; di quota 2176.</p>
<div id="attachment_753" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/240620101171.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/240620101171.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24062010117" width="470" height="352" class="size-full wp-image-753" /></a><p class="wp-caption-text">Alba estiva sulla periferia Ovest di Torino</p></div>
<p>Le cifre sono note: oltre 1650 metri di dislivello, 19 km di salita continua con pendenze sempre comprese tra l&#8217;8 e il 10%, di cui 9 km di strada bianca. Qualcuno si è anche preso la briga di contare i tornanti, e riferisce che sono ben 33. Un&#8217;impeccabile strada militare che si avvita ossessivamente sulla montagna portando in alto le biciclette e lo spirito in un ambiente montano, quello del Parco Orsiera-Rocciavrè, che non può lasciare indifferenti.</p>
<p>Dopo il noioso trasferimento a Susa via Statale, la nostra avventura entra nel vivo all&#8217;altezza del bivio per Meana &#8211; Frais &#8211; Colle delle Finestre. E senza tanti convenevoli la strada inizia subito ad impennarsi: in prossimità del ponte delle FFSS parte subito una rasoiata che supera il 14%. Obbligatorio mettere il rapporto più agile a disposizione per non &#8220;fulminarsi&#8221; le gambe. Per fortuna il tratto da suicidio è breve, e c&#8217;è la certezza che  non ne incontreremo altri così ripidi. Appena in tempo, perchè Marco stava già meditando il ritiro&#8230;</p>
<div id="attachment_755" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010119.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010119.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24062010119" width="470" height="352" class="size-full wp-image-755" /></a><p class="wp-caption-text">A Meana di Susa l'ascensione entra nel vivo</p></div>
<p>Lasciata Meana la pendenza si stabilizza. E&#8217; vero, questa è una salita molto lunga e impegnativa, ma il segreto sta nell&#8217;affrontarla con umiltà. Rapporto agile, trovare il proprio ritmo, e tutto scorre con relativa facilità. Ad aiutare lo spirito c&#8217;è il paesaggio circostante: si sale immersi in uno splendido e fresco bosco di castani. Oggi non c&#8217;è il traffico dei &#8220;merenderos&#8221; domenicali, e i soli suoni udibili sono il gorgogliare dei ruscelli e il ritmico &#8220;rat-tat-tat&#8221; dei picchi sugli alberi.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010126.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010126.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Si sale all&#039;ombra di splendidi castani" title="24062010126" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-758" /></a></p>
<p>Contiamo i chilometri percorsi da quando abbiamo iniziato a salire. Quando siamo quasi a dieci ci aspettiamo di veder spuntare da un momento all&#8217;altro il rifugio con la fontana che dovrebbe corrispondere al Colletto di Meana, e all&#8217;inizio della parte sterrata. Superiamo un impressionante bastione roccioso, cambiamo versante e paesaggio, facciamo un traverso sovrastati da alte cime e dalla vista di una piccola costruzione di sospette origini militari, lassù, seminascosta fra le nuvole basse. Alla fine, ecco il rifugio. Ma la fontana è tragicamente asciutta, quasi come le nostre borracce. Questa non ci voleva&#8230;</p>
<p>Dove inizia lo sterrato ci sono una panca e un tavolino. Facciamo una breve pausa ristoratrice, ruminando qualcosa da mangiare e centellinando la poca acqua rimasta. Dei guardiaparco ci assicurano che più avanti avremmo trovato un&#8217;altra area attrezzata con fontana. Non ci resta, dunque, che rimontare in sella per affrontare il &#8220;grigio mostro&#8221; che ci porterà, salvo contrattempi, all&#8217;ambita meta.</p>
<a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010128.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010128.jpg?w=470" alt="" title="24062010128"   class="size-full wp-image-759" /></a>
<p>Subito ci si trova a disagio. La strada non è troppo malconcia, oltretutto è stranamente asciutta e compatta &#8211; niente male, considerato che solo fino a quattro giorni prima abbiamo avuto piogge torrenziali che sembravano non finire mai. Ma a vedere i copertoncini da strada lì sopra prende male. Eppure si sale. Si va. Si può fare! Certo, a patto di non distrarsi a guardare il panorama: basta un sassolino per perdere l&#8217;equilibrio&#8230; Insomma, bisogna fare attenzione. Però si può fare.</p>
<div id="attachment_760" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010129.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010129.jpg?w=470" alt="" title="24062010129"   class="size-full wp-image-760" /></a><p class="wp-caption-text">Galvanizzati da un'impresa d'altri tempi</p></div>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010130.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010130.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24062010130" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-761" /></a></p>
<p>Dobbiamo cercare l&#8217;acqua&#8230; l&#8217;area attrezzata&#8230; Più che alzare gli occhi dalla strada (poco igienico!) uso l&#8217;udito: sento gorgogliare, ecco, c&#8217;è un limpido ruscello a lato, allora la fontana è vicina. Già. Dov&#8217;è? Siamo nei pressi di un alpeggio, ma questa famosa area attrezzata non la vediamo. La paura di non trovare altra acqua è troppo forte, allora smontiamo di sella e riempiamo la borraccia direttamente al ruscello, dove lo stesso fa un piccolo salto sulle rocce. Dopo ho la PESSIMA idea di guardare dentro la borraccia piena: vedo &#8220;nuotare&#8221; nell&#8217;acqua qualsiasi tipo di detrito, evidentemente portato dalla corrente. Si odono chiaramente i campanacci delle vacche, e le &#8220;buse&#8221; presenti qua e là tutto intorno ci ricordano che quell&#8217;acqua potrebbe essere pericolosamente contaminata di batteri coliformi. Sia io che Marco inizialmente siamo piuttosto schifati, ma non abbiamo scelta: soccombere alla sete, oppure rischiare. Ostentiamo sicurezza, io ci metto dentro persino i sali. Magari quelli disinfettano&#8230;</p>
<p>Ripartiamo tra le nuvole basse che a tratti coprono il sole. Sorprendentemente Marco ha la stessa sensazione che avevo avuto io anni fa, quando affrontai questa salita con una mountain bike munita di copertoncini slick: il tratto sterrato sembra meno ripido di quello asfaltato. Eppure le pendenze non cambiano, tutt&#8217;altro. C&#8217;è da dire, a onor del vero, che le nostre biciclette da cicloturismo hanno &#8220;l&#8217;arma segreta&#8221;: entrambe montano guarniture da mountain bike o comunque con corone molto simili, e il &#8220;rampichino&#8221; ci permette qui di salire in scioltezza. Inoltre abbiamo pedali e scarpe da fuoristrada, un dettaglio che contribuisce a farci sentire più a nostro agio su questo terreno sfavorevole ma esaltante. </p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010132.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010132.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24062010132" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-762" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010140.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010140.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24062010140" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-763" /></a></p>
<p>Non siamo soli in questo magnifico posto: ci sorpassano a tratti alcuni biker muniti di robuste ruote tassellate, e qualcuno, vedendo le nostre esili e &#8220;eroiche&#8221; specialissime, ci fa i complimenti non fosse altro per la presenza di spirito. Restare in equilibrio qui è la vera scommessa. In un tratto particolarmente accidentato resto in sella per miracolo e penso: prima del colle sicuramente un &#8220;volo&#8221; me lo faccio. Neanche il tempo di pensarlo che sento un urlo dietro di me: a cadere è Marco, tradito dallo slittamento della ruota posteriore. Per fortuna niente di rotto, ripartiamo con più attenzione.</p>
<p>Qui è il paradiso, la fatica te la scordi. Man mano che si sale posso vedere sotto di noi l&#8217;incredibile zig-zag disegnato dai tornanti appena fatti. Spesso mi fermo a scattare fotografie, ne vale davvero la pena. Il sole non c&#8217;è più, però non fa freddo. L&#8217;aria sembra immobile. Lassù la costruzione militare è sempre più vicina, e a fianco c&#8217;è il colle. Per raggiungerlo la strada disegna sul versante della montagna un&#8217;ultima serie di incredibili tornanti. Le pietre miliari, che da chissà quanti anni sono lì a scandire le distanze ai viandanti con militare precisione, ci dicono che manca poco, davvero poco alla meta. Circondati da residue sacche di neve arranchiamo tra sassi e polvere. Un tornante, due tornanti, tre e&#8230; il colle?!</p>
<div id="attachment_764" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010142.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010142.jpg?w=470" alt="" title="24062010142"   class="size-full wp-image-764" /></a><p class="wp-caption-text">Nuvole basse e sacche di neve: il colle è vicino</p></div>
<div id="attachment_765" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010143.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010143.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24062010143" width="470" height="352" class="size-full wp-image-765" /></a><p class="wp-caption-text">L'incredibile spettacolo dei tornanti sotto di noi</p></div>
<p>Ho un sorriso a 32 denti quando raggiungo il minuscolo piazzale disseminato di mountain bike e ciclisti. Arriva anche Marco, stanco ma soddisfatto. I pneumatici delle nostre biciclette sono completamente imbiancati. Oggi non ci sono le auto dei gitanti a coprire il cartello di vetta e la lapide commemorativa della vittoria di Di Luca alla tappa del Giro di cinque anni fa, per cui è d&#8217;obbligo scattare delle foto ricordo. Dall&#8217;altra parte la vista sulla Val Chisone è splendida: ci aspettano una lunga e divertente discesa su asfalto perfetto fino a Usseaux, ancora discesa (disturbata dal vento contrario) fino a Pinerolo, e l&#8217;ultimo trasferimento fino a Torino, per un totale di 167 chilometri. E una volta tornata a casa ho il privilegio di portare con me un piccolo souvenir, normalmente non destinato ai ciclisti bitumari: un sassolino nella scarpa. </p>
<div id="attachment_766" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010146.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010146.jpg?w=470&#038;h=426" alt="" title="24062010146" width="470" height="426" class="size-full wp-image-766" /></a><p class="wp-caption-text">E' fatta</p></div>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010147.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010147.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="24062010147" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-767" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010148.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010148.jpg?w=470&#038;h=352" alt="La discesa verso la Val Chisone" title="24062010148" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-768" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010150.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/24062010150.jpg?w=470" alt="Palina segnaletica a Usseaux" title="24062010150"   class="aligncenter size-full wp-image-769" /></a></p>
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		<title>400 CAIRO MONTENOTTE &#8211; 5-6 giugno 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 07:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[RANDONNEE VARIE]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/050620101023.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/050620101023.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" title="05062010102" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-708" /></a>Al bar “Del corso” intravedo qualche faccia nota. In questo rovente sabato pomeriggio di giugno il posto più fresco è forse il dehor, dove completo la mia iscrizione mentre qualcuno (non saprò mai chi) mi offre una bibita ghiacciata. E’ tutto un salutarsi, uno shakerare di strette di mano. Devo trovare un luogo migliore del centro di Cairo Montenotte per lasciare la mia automobile, così chiamo Walter e Nadia e mi faccio dire dove si sono sistemati con il camper. Domanda inutile in quanto, come d’abitudine, hanno parcheggiato davanti al cimitero – luogo molto tranquillo per dormire, dicono, e come non dar loro ragione?</p>
<p>Comunque dal colpo d’occhio sul piazzale del via direi che non siamo in molti. Ci sono diverse facce note, questo l’ho già detto, anche qualcuna che non vedevo dai tempi di Parigi. Dopo l’accredito gli organizzatori ci trattengono ancora qualche minuto per fare delle foto ricordo, poi alle 18 salutiamo Nadia e partiamo in direzione Savona. Io e Walter siamo in testa al gruppo, ma c’è qualcosa che non quadra: la partenza è stranamente sonnolenta. Ci pensa però la prima impennata della Statale, ancor prima delle Bocche di Cadibona, a rimettere le cose a posto: infatti da dietro accelerano tutti improvvisamente e ci sverniciano impietosamente a ritmo di Granfondo, mentre io sto ancora digerendo il pranzo… </p>
<div id="attachment_719" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/32054_1436505403612_1562282667_1057801_215779_n19.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/32054_1436505403612_1562282667_1057801_215779_n19.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="32054_1436505403612_1562282667_1057801_215779_n[1]" width="470" height="352" class="size-full wp-image-719" /></a><p class="wp-caption-text">Al via</p></div>
<p>Così al semaforo rosso del senso unico alternato delle Bocche di Cadibona io e Walter ci guardiamo: come al solito siamo rimasti soli… e ultimi. No, mi volto e guardo meglio: dietro di noi c’è Carlo, esperto randonneur lombardo oggi vestito con il completo della “1001 Miglia”, che ci confessa di non amare le partenze troppo sparate. Beh!</p>
<div id="attachment_721" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/050620101062.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/050620101062.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="05062010106" width="470" height="352" class="size-full wp-image-721" /></a><p class="wp-caption-text">Alle Bocche di Cadibona</p></div>
<p>Scollinate le Bocche di Cadibona affrontiamo la divertente discesa verso Savona, in un paesaggio dominato da monti verdeggianti e piccole frazioni. Nel capoluogo ligure c’è ad attenderci un traffico micidiale: fatichiamo non poco a destreggiarci tra auto, scooter e pullman di linea. Ma appena fuori dalla confusione, ecco lo spettacolo che rincuora lo spirito: il porto, le imbarcazioni, il mare, le spiagge già attrezzate di ombrelloni colorati e popolate di gitanti.</p>
<div id="attachment_723" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/05062010107.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/05062010107.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="05062010107" width="470" height="352" class="size-full wp-image-723" /></a><p class="wp-caption-text">Il litorale tra Savona e Varazze</p></div>
<p>A Varazze la “gita al mare” è già terminata: giriamo a sinistra, verso l’entroterra, e imbocchiamo la strada per il colle del Giovo e Sassello. Lungo questa salita – primo degli impegni altimetrici del brevetto &#8211; troviamo ad attenderci gli organizzatori per un controllo segreto. E’ l’occasione per scambiare qualche battuta veloce, ma non voglio attardarmi troppo: infatti sento che è il weekend giusto per fare una buona prestazione. </p>
<div id="attachment_725" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/05062010108.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/05062010108.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="05062010108" width="470" height="352" class="size-full wp-image-725" /></a><p class="wp-caption-text">Salendo al Giovo alle ultime luci del tramonto</p></div>
<p>La salita profuma di fiori e erbe aromatiche, mentre il sole al tramonto bacia con gli ultimi raggi le cime rigogliose di vegetazione. Ci raggiunge e sorpassa Carlo, che avevamo perduto di vista nel traffico di Savona. Lo ritroveremo giusto al controllo di Sassello insieme a Niccolò, giovane randonneur di Bergamo al debutto sulla distanza dei 400 km e in cerca di compagnia per la sua prima notte in sella. Li lasciamo ripartire mentre io e Walter, tra una cola e un panino, finiamo di vestirci per affrontare la notte ormai imminente.</p>
<p>Lasciamo anche noi il “paese degli amaretti” e percorriamo la strada in veloce falsopiano-discesa che va verso Acqui Terme. Si tratta di una valle stretta e selvaggia, dove scorre il torrente Erro: bella di giorno, ancora più suggestiva all’imbrunire, quasi senza automobili e senza la confusione dei merenderos. E’ tutto così silenzioso che si può distinguere il placido scorrere dell’acqua sotto di noi. A tratti posso vedere le sagome degli aironi fermi sul greto del torrente, mentre rare lucciole si scorgono qua e la. Il lato fastidioso della situazione sono i nugoli di moscerini che ci flagellano il viso, ma si sa, ogni rosa ha le sue spine…</p>
<p>E’ ormai notte fatta quando, fra strade e stradine più o meno rurali, raggiungiamo Bistagno. L’aria è tiepida e il cielo è trapuntato di stelle. Attraversiamo il paese proprio nell’istante in cui Carlo e Niccolò stanno ripartendo da un bar, dove hanno sostato per dissetarsi. Affrontare la notte in compagnia è certamente un buon affare per tutti, dunque da quel momento la “doppia coppia” diventa un vero e proprio poker di randonneur, con tutti i vantaggi del caso. La direzione ora è quella per Alba: la strada sarà piuttosto ondulata fino a Ponte Perletto, dove inizierà la salita per Càstino, seconda importante asperità del brevetto quantunque non lunga e non difficile.   </p>
<p>Non è certo la prima volta che si percorrono queste strade in randonnèe, anzi, ricordo di avere fatto questa salita e anche le successive più di una volta in notturna. E’ ancora presto, non è neppure mezzanotte, eppure stranamente in questo momento soffro. Non so bene cos’è… sembra un inizio di sonno misto alla solito spalla destra che mi fa vedere le stelle, più qualcosa che non va nel mio stomaco. La vicinanza di Walter mi è di conforto, comunque tengo duro a suon di zuccheri semplici e arriviamo tutti nella piazzetta del silenzioso e ameno borgo montano giusto allo scoccar della mezzanotte. </p>
<div id="attachment_727" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/05062010111.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/05062010111.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="05062010111" width="470" height="352" class="size-full wp-image-727" /></a><p class="wp-caption-text">Mezzanotte a Càstino</p></div>
<p>Ora ci sono tre chilometri di discesa prima di attaccare la terza salita, quella di Benevello, dove troveremo il secondo controllo. Viste le temperature miti siamo tutti un po’ indecisi se mettere o meno la mantellina, va a finire che mi fido della sola “maglietta della salute” e mi butto alla sperindio – idea che si rivelerà poco gagliarda, ma me ne renderò conto solo molte ore dopo. Qualche minuto di gelo e (finalmente) si riprende a salire puntando le luci del castello di Borgomale. Qui va un pochino meglio. Passiamo Borgomale, arranchiamo ancora per tre chilometri e mezzo e siamo nella spaghetteria della località Manera, con il solito smazzo di carte di viaggio, cola, caffè e panini. E’ ormai l’una quando ripartiamo, e questa volta ci vestiamo con tutto quello che abbiamo: la discesa verso Alba è piuttosto lunga. L’umore del nostro quartetto è comunque alto: essersi tolti il dente di queste salite in notturna e sapere che non ce ne saranno più fino al ristoro di Cumiana è sicuramente un bel conforto.</p>
<p>In realtà subito dopo Alba ci tocca ancora l’antipaticissima risalita di Sommariva Perno, che ci obbliga peraltro a spogliarci nuovamente. Sembra non finire mai, così come sembrano ancora così tanti i chilometri che ci separano da Cumiana… Ma dopo Sommariva Perno la strada diventa sorprendentemente scorrevole, tanto da farmi sospettare la “manina santa” di una bava di vento a favore. E il nostro “trenino” scivola veloce nell’oscurità, mantenendo un’eccellente andatura. Il “macchinista” è sempre Carlo, diventato ormai all’unanimità maestro di cerimonia ufficiale del gruppo.  </p>
<p>Qualche bivio tra Carmagnola e dintorni ci costringe a brevi fermate per fare il punto della situazione, anche per tirare fuori la mia cartina quando “l’infallibile” GPS di Carlo mostra qualche incertezza. Tuttavia ci rendiamo conto di stare procedendo molto bene: i chilometri scorrono veloci e l’agognato ristoro è sempre più vicino, al punto che contiamo di raggiungerlo in anticipo rispetto alle previsioni iniziali. Ogni sosta da al silenzioso Niccolò l’occasione per addentare qualcosa: è incredibile la quantità di spuntini che riesce a divorare, ma la notevole stazza ne giustifica senz’altro il dispendio energetico. Pedala su una Trek in alluminio dal telaio enorme, con pedali a puntapiedi e cinghietti e un portapacchi a sbalzo sul quale ha legato uno zainetto pieno di vestiti. E’ il suo primo brevetto “serio”, ma ha già l’atteggiamento del veterano: non parla, non si lamenta mai, sembra che la fatica e il sonno non lo scalfiscano minimamente. Chi invece adesso sta facendo a cazzotti con Morfeo è Walter, che silenziosamente e a fatica pedala in fondo al gruppo. Ogni tanto caccio un urlo e lo chiamo per accertarmi che sia lucido.</p>
<p>Ora gioco in casa: siamo nel Pinerolese, sulle strade da me spesso battute in allenamento. Arriveremo al controllo alle cinque. Poco prima di Cumiana vedo passare attraverso la luce del  fanale qualcosa di simile a gocce di pioggia… Alzo gli occhi verso il cielo che sta man mano rischiarando, e realizzo che è denso di nuvole minacciose. Purtroppo le previsioni non sono buone, questo lo sapevo: ma se comincia a piovere già così presto… come arriveremo a Cairo?</p>
<p>Abbiamo percorso 220 km. Al controllo troviamo la calda accoglienza degli organizzatori locali, che “buttano la pasta” per noi e affettano generose fette di salame e formaggio. Ci sono altri randonneur, tra cui Luigi, già rifocillati a dovere e in procinto di ripartire. Ci sono anche un paio di scarpini da bici abbandonati sul pavimento: pare siano di un tizio che si è buttato a dormire da qualche parte nel salone. Un piatto caldo è proprio quello che ci vuole, accompagnato da un dito di vino rosso che serve a rimettere in sesto lo stomaco dopo litri di cola e acqua al gusto plastica-integratore. Malgrado la notte insonne abbiamo tutti il viso illuminato davanti a quel bendidio, tranne Walter che forse preferirebbe schiacciare un pisolino. Ma anche lui si mangia di gusto le sue mezze penne al sugo. Poi chiude gli occhi per qualche minuto, ma devo presto scuoterlo: dobbiamo ripartire. Là fuori sta facendo giorno, e ce lo ricordano anche gli uccelli che cantano con insistenza.</p>
<div id="attachment_729" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/06062010113.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/06062010113.jpg?w=470" alt="" title="06062010113"   class="size-full wp-image-729" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo alle prese con il meritato ristoro di Cumiana... </p></div>
<p>La ripartenza come sempre è un tantinello difficoltosa. Poi la gamba si riscalda, riprende il suo giro, e tutto scorre. Peccato che inizi quasi subito a piovere: goccioloni grossi così. Siamo a Frossasco e ognuno deve velocemente decidere se indossare la mantellina. Io la metto e proteggo con cura anche il borsello. Certo però che è una bella seccatura… Dopo un po’ le scarpe si inzuppano, ti arrivano in faccia gli schizzi di acqua sporca alzati dalla ruota davanti a te… Tant’è, e va già bene che siamo praticamente in estate e non fa freddo. Arriviamo a Pinerolo, e proprio in quella avverto una fitta al ventre. E’ un segnale inequivocabile: ci vuole una toilette, e subito! Walter intuisce l’emergenza e fa accostare tutti al primo bar. Salto giù dalla bici, chiedo la chiave al gestore e in un amen sono sulla tazza, appena in tempo. Mentre sudo freddo realizzo che non è stato un buon affare scendere da Càstino senza proteggere la pancia…</p>
<p>Passato lo “spavento” ripartiamo, ancora sotto la pioggia. Mi sembra di stare meglio, anche se la paura è che il mio intestino possa fare altre bizze più avanti. La strada sembrerebbe ancora abbastanza scorrevole, ma a quell’ora la baldanza della notte appena passata è ormai un ricordo. La pioggia cessa dalle parti di Osasco, e questa è una buona notizia. Stiamo muovendo verso sud, dove il cielo appare più chiaro. A Manta ci fermiamo per fare la classica colazione, prima di affrontare la salita della Colletta di Rossana. </p>
<p>Prendo con molta calma la salita, diciamo che faccio quello che posso. La stanchezza ormai comincia ad affiorare dopo i ritmi sostenuti della notte, per cui tiro i remi in barca e assecondo. Scolliniamo, scendiamo a Busca e affrontiamo la frazione successiva, piuttosto noiosa, che si svolge attraverso paesi e paesini della provincia di Cuneo. Tarantasca, Centallo, Morozzo, Carrù, teniamo un’andatura dignitosa senza levarci la pelle. Intanto esce il sole, e si sente: comincia a fare caldo.</p>
<div id="attachment_731" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/06062010114.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/06062010114.jpg?w=470" alt="" title="06062010114"   class="size-full wp-image-731" /></a><p class="wp-caption-text">Centallo</p></div>
<div id="attachment_735" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/060620101151.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/06/060620101151.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="06062010115" width="470" height="352" class="size-full wp-image-735" /></a><p class="wp-caption-text">La lunga strada verso Carrù</p></div>
<p>Quando, passata Carrù, svoltiamo per Farigliano si spalanca davanti a noi il maestoso paesaggio della Langa. Dobbiamo (ahimè) scendere fino alla strada di fondovalle: da lì comincerà la salita alla “cima Coppi” di tutto il brevetto, ovvero la Pedaggera, sita subito dopo Murazzano a quasi 800 metri sul livello del mare.</p>
<p>A Farigliano ci riforniamo d’acqua e iniziamo la terrificante salita sotto il sole a picco. Ho perso la cognizione del tempo: mi sembra siano almeno le quattro del pomeriggio, invece non è nemmeno mezzogiorno. E’ il primo vero solleone di stagione, e si sente: l’organismo fa fatica ad adattarsi, le gambe sono pesanti e la vista si annebbia fra le gocce di sudore. Le Langhe in estate sono una fottuta fornace. Carlo e Niccolò sembrano cavarsela più in sciotezza, e mi precedono. Walter arranca accanto a me. Mi impongo di bere piccoli sorsi di integratore salino ad intervalli regolari. La sete è tanta e le borracce adesso sembrano così piccole… ma ad un certo punto, come un miraggio, notiamo a sinistra una fontana isolata: l’acqua è freschissima e ogni sorso ci dà un grande sollievo. Io e Walter ci guardiamo e ridiamo mentre ci rinfreschiamo. Inoltre man mano che si sale percepiamo una certa brezza che contribuisce a mitigare l’arsura. Altro grosso aiuto ci arriva ora dalle nuvole, che a tratti coprono il sole risparmiandoci dalla micidiale canicola. </p>
<p>La strada prosegue alternando tratti duri ad altri meno impegnativi. Passiamo Belvedere Langhe e Murazzano, mentre conto ossessivamente i chilometri sul ciclo computer. Dopo Murazzano le nuvole hanno ormai completamente coperto il cielo. Si sale ancora finchè, inaspettatamente, giungiamo ad un bivio e Walter mi avvisa: «Ecco, questa è la Pedaggera…». Wow! E dire che c’ero già stata almeno un paio di altre volte, ma vatti a ricordare… Questo significa che i restanti sei chilometri fino al controllo di Gamellona sarebbero stati a mezzacosta se non addirittura in discesa. E infatti è così: arriviamo al bar del distributore di benzina giusto mentre Carlo sta già festeggiando con un meritato calice di birra. Siamo tutti euforici: carte di viaggio, bibite, panini, grandi sorrisi, è il solito rituale. Ma nessuno ha intenzione di dormire troppo sugli allori: la randonnèe non è ancora finita.</p>
<p>Ripartiamo in discesa ma con la testa alle ultime difficoltà, ovvero le risalite di Montezemolo e di Millesimo, che nessuno riesce a quantificare e a descrivere con precisione, ma che a questo punto non fanno più paura. Intanto scende una fastidiosa pioggerellina, che fortunatamente non riesce a bagnare la strada. Bisogna piuttosto fare attenzione all’asfalto in pessime condizioni, ai motociclisti (qui sempre numerosi) che hanno spesso la brutta abitudine di “tagliare” le curve, ed anche a qualche gelida galleria… non propriamente permessa ai ciclisti. In un modo o nell’altro giungiamo a Cairo Montenotte, dove nel vento fresco ritroviamo Carlo e Niccolò per andare insieme verso lo striscione dell’arrivo. Quando finiamo la nostra prova sono da poco passate le 15, tutto sommato siamo andati oltre le mie più rosee previsioni. </p>
<p>Tutto finisce nello stesso posto dove avevamo iniziato, ovvero sotto il dehor del bar “Del corso”. Si mangia insalata di riso mentre con Nadia e Luigi (arrivato prima di noi e già “docciato” e in bermuda) commentiamo il brevetto e verifichiamo i prossimi appuntamenti. Non mancano i complimenti a Niccolò, che ha superato brillantemente la prova. E’ stato un ottimo allenamento, siamo tutti d’accordo: la condizione sta arrivando, e la Sicilia adesso è più vicina.</p>
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		<title>FOSSANO 200 (CN), 9 maggio 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 19:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[RANDONNEE VARIE]]></category>

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		<description><![CDATA[Brevetto non previsto: ormai la stagione è entrata talmente nel vivo che c&#8217;è posto per tutto. Colpa di Walter, come al solito: nemmeno il tempo di caricare la bici in macchina subito dopo il nostro ultimo, estenuante allenamento comune lungo ben 300 km che mi sento dire: «Il 9 vieni a Fossano? C&#8217;è un &#8220;200&#8243;&#8230; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=682&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_683" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/09052010071-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/09052010071-640x480.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" title="09052010071 [640x480]" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-683" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo e la sua reclinata</p></div>Brevetto non previsto: ormai la stagione è entrata talmente nel vivo che c&#8217;è posto per tutto. Colpa di Walter, come al solito: nemmeno il tempo di caricare la bici in macchina subito dopo il nostro ultimo, estenuante allenamento comune lungo ben 300 km che mi sento dire: «Il 9 vieni a Fossano? C&#8217;è un &#8220;200&#8243;&#8230; ». Subito non gli ho risposto. Ma due giorni dopo avevo l&#8217;iscrizione fatta.</p>
<p>Domenica mattina presto, centro sportivo di Fossano: il camper della coppia più bella dell&#8217;Audax è là dalla sera prima. Scendo dalla macchina e vado a completare la mia iscrizione, poi tutti da Nadia a fare colazione. C&#8217;è anche Paolo &#8220;1970&#8243;, conosciuto al 200 di Busca e ben felice di ripetere con noi l&#8217;esperienza-rando. Ha portato dal suo paese un vassoio di paste fresche di pasticceria, roba da leccarsi i baffi. Con un rifornimento così, sicuro che si parte di buon umore.</p>
<p>Poichè sono quasi le sette vado nei pressi del gonfiabile del via a riempire le borracce. Il cielo sembra abbastanza sereno, ma so a memoria le previsioni a stretto giro: dal primo pomeriggio inizierà a piovere. Ecco perchè il mio bagaglio è discretamente voluminoso per essere solo un &#8220;200&#8243;: dentro c&#8217;è tutto il necessario per &#8220;salvarsi&#8221; contro la furia degli elementi. Riconosco qualche vecchia conoscenza, ma soprattutto vedo parecchia gente sconosciuta: sono vestiti estivi (brrr&#8230;!), privi di bagaglio, con biciclette che non hanno nulla del viaggiatore e tanto del granfondista. E&#8217; probabile che oggi il loro obiettivo sia di fare un buon allenamento in vista delle prossime gare. Walter, Paolo, ci siamo? Si parte: i tre &#8220;Cavalieri della Tripla Corona&#8221;, con le loro bici affardellate, si muovono verso la campagna cuneese. Inizia la &#8220;Randonnèe degli Acaja&#8221;.</p>
<p>La prima parte del percorso è pianeggiante, piacevolmente snodata lungo stradine amene e bike-friendly. Il roadbook e la frecciatura del percorso purtroppo sono un po&#8217; lacunosi in alcuni punti, ma grazie all&#8217;esperienza di Walter, che su queste strade si allena da una vita, riusciamo sempre a ritrovare la retta via. Al chilometro 56 raggiungiamo il primo dei due controlli previsti, quello di Ceresole d&#8217;Alba. E&#8217; l&#8217;occasione per uno spuntino veloce e per togliere qualche vestito. </p>
<p>Il sole intanto si fa largo fra le molte nuvole, regalandoci tepore e allegria. L&#8217;ingresso in provincia di Asti segna l&#8217;inizio delle difficoltà altimetriche, che qui non sono certo rappresentate da alte vette, ma da un susseguirsi ossessivo di colline e collinette che rendono il percorso divertente ma a tratti estenuante. A Pianetti, sperduta frazione agricola, siamo già al centesimo chilometro e all&#8217;ora di pranzo, così ci autogestiamo una sosta per mangiare i robusti panini che portiamo nei borselli. Quando risaliamo in sella ci troviamo nel tratto assai suggestivo che da Celle Enomondo segue la cresta fino a Magliano Alfieri. Resto incantata ad osservare le colline e i campi color verde smeraldo lussureggiante.</p>
<p>Il sole si nasconde definitivamente dietro minacciose nuvole nere quando arriviamo ad Alba. Lungo il corso cittadino incontriamo molti ciclisti che si stanno preparando per una gara in linea. Hanno le gambe perfettamente depilate, biciclette ipertecnologiche, e profumano di olio canforato e voglia di vincere. Noi passiamo con i gambali, le calze arrotolate, e i borselli che profumano di panini al salame.</p>
<p>Raggiungiamo il controllo/ristoro di Gallo d&#8217;Alba (km 144) e lì troviamo un altro Paolo, quello che pedala a bordo di una reclinata: ripartiremo tutti insieme. Mentre ruminiamo deliziosi pezzi di crostata offerti dall&#8217;organizzazione scrutiamo preoccupati il cielo col naso per aria&#8230; Ancora una sessantina di chilometri all&#8217;arrivo: &#8220;la prenderemo&#8221;?</p>
<p>Il nostro trio è diventato un &#8220;poker&#8221;. Con la crostata ancora sullo stomaco (burp!) ci tocca affrontare subito la salita per Barolo e Monchiero. Nuvole sempre più cupe, nessuno parla. Poco prima di Barolo vedo qualche minuscola gocciolina bagnare la copertina di plastica del mio roadbook posto sul manubrio. E io zitta. Finchè le goccioline, ahimè, non diventano dei goccioloni. «Ragazzi, facciamo meglio a vestirci prima di inzupparci del tutto&#8230; Abbiamo ancora molti chilometri da fare!». Sono le 15 circa. Rassegnati, buttiamo per terra le biciclette e indossiamo velocemente mantelline, copriscarpe e quant&#8217;altro. Scolliniamo a Monchiero e subito iniziamo la discesa verso Costamagna approfittando dell&#8217;asfalto ancora parzialmente asciutto. Ma da Costamagna le difficoltà sono tutt&#8217;altro che finite: c&#8217;è da salire a Piozzo, e a questo punto la pioggerellina si è definitivamente trasformata in un autentico monsone. Paolo &#8220;1970&#8243; indossa addirittura i soprapantaloni impermeabili, Walter cambia giacca, e poi bisogna proteggere i borselli. Comunque c&#8217;è allegria: prendere la pioggia in randonnèe non è piacevole, ma quando la si affronta in compagnia si può persino trovare un lato divertente. «Ci voleva questa nota &#8220;epica&#8221; alla nostra giornata!», esclamo ridacchiando per sollevare il morale della truppa, e Walter per scherzo mi agita minacciosamente il pugno.</p>
<p>I saliscendi tra Piozzo e Carrù sono un tormento, non parliamo poi in quelle condizioni. Guardo Paolo &#8220;recumbent&#8221; arrancare in salita con la sua bici reclinata, ma poi scendere agilmente grazie ai freni a disco &#8211; di certo molto più agilmente di me, che invece ho i freni in panne a causa dei cerchi bagnati&#8230; Proprio nei dintorni di Carrù, beffardamente, smette di piovere. E&#8217; senz&#8217;altro una buona notizia che ci ridà in parte il morale, ma il traguardo sembra non arrivare mai. Come se non bastasse sembriamo tutti abbastanza provati fisicamente: io vedo le stelle come al solito per colpa della mia spalla destra, Walter ha problemi al soprassella, e Paolo &#8220;1970&#8243; accusa i postumi di una brutta sinusite e relativa cura di antibiotici. Il rettilineo per Trinità pare una morte civile. Gli ultimi chilometri sono in mezzo ai boschi, su una bella ciclostrada, poi gran finale ancora in salita&#8230; e rieccoci finalmente a Fossano, quasi asciutti e persino con un raggio di sole nel cielo. Ad accoglierci festosa naturalmente c&#8217;è Nadia, ma anche alcuni membri dell&#8217;organizzazione. Come al solito rinuncio al pasta party, saluto tutti, mi lavo la faccia e vado subito verso la macchina. Divido con cura gli abiti sporchi e bagnati, e carico la bicicletta lurida e coperta di sabbiolina. Sarà lavata molto presto: in tempo per il prossimo weekend, in previsione del &#8220;400&#8243; di Corsico&#8230; dove, con ogni probabilità, prenderà altra pioggia e si sporcherà di nuovo&#8230; Maggio è così: il mese più piovoso dell&#8217;anno e, paradossalmente, quello più ricco di brevetti in calendario. Tutto un pedalare e lavar bici.</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/09052010073-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/09052010073-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="09052010073 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-685" /></a></p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/09052010074-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/09052010074-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="09052010074 [640x480]" width="470" height="352" class="aligncenter size-full wp-image-686" /></a></p>
<div id="attachment_687" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/09052010076-640x480.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/09052010076-640x480.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="09052010076 [640x480]" width="470" height="352" class="size-full wp-image-687" /></a><p class="wp-caption-text">Ultimi raggi di sole...</p></div>
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		<title>Dove finiscono le mie dita inizia una bicicletta</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 13:19:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Le situazioni più belle, si sa, sono quelle improvvisate. Sì, Walter lo sapeva da tempo che avremmo fatto un allenamento comune sulla distanza di almeno 300 chilometri per prepararci al brevetto Audax da 400 km che si terrà a metà maggio. L&#8217;idea geniale è quella di partire alla sera anzichè all&#8217;alba: suggestivo, oltre a permetterci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=664&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010062.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010062.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" title="30042010062" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-665" /></a> Le situazioni più belle, si sa, sono quelle improvvisate. Sì, Walter lo sapeva da tempo che avremmo fatto un allenamento comune sulla distanza di almeno 300 chilometri per prepararci al brevetto Audax da 400 km che si terrà a metà maggio. L&#8217;idea geniale è quella di partire alla sera anzichè all&#8217;alba: suggestivo, oltre a permetterci di anticipare l&#8217;ennesimo weekend di temporali e maltempo. Walter me lo propone al telefono e io non me lo faccio ripetere due volte. Chiudo l&#8217;ufficio, vado a casa e carico la bici in macchina.</p>
<p>Giovedì sera il divertimento comincia a Cinzano, a casa del mio barbuto socio, dove la consorte Nadia ci prepara una semplice ma apprezzatissima cena con la cura e la perizia di chi sa di avere a che fare con degli atleti. A tavola gli aneddoti e le risate si sprecano, un po&#8217; meno i bicchieri di Barbera. Walter è determinato, intuisco fin da subito che il nostro giro sarà anche meglio di un semplice &#8220;allenamento&#8221;. Ci alziamo da tavola senza indugiare troppo, non prima ovviamente di aver sorbito un sacrosanto caffè. I &#8220;cavalli&#8221; (Bianchi in carbonio per me, Colnago in titanio per Walter) sono quasi pronti: è un tripudio di borselli, di luci bianche e rosse, di catarifrangenti e bretelle fluo. E&#8217; sempre così quando là fuori c&#8217;è la notte che aspetta. Sono più o meno le 22,30 quando salutiamo Nadia e perforiamo l&#8217;oscurità con le nostre biciclette affardellate puntando le colline delle Langhe.</p>
<div id="attachment_667" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/29042010057.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/29042010057.jpg?w=470" alt="" title="29042010057"   class="size-full wp-image-667" /></a><p class="wp-caption-text">Ci prepariamo</p></div>
<div id="attachment_669" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/29042010058.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/29042010058.jpg?w=470&#038;h=336" alt="" title="29042010058" width="470" height="336" class="size-full wp-image-669" /></a><p class="wp-caption-text">Pronti al via</p></div>
<p>Il percorso scelto non è altro che un brevetto che veniva organizzato dalle nostre parti qualche anno fa, riveduto e corretto ma, soprattutto, interpretato al contrario rispetto all&#8217;originale. Sul mio manubrio c&#8217;è l&#8217;immancabile cartina segnata con l&#8217;evidenziatore. Per strada il traffico è rado. Parliamo poco, ma è palpabile la soddisfazione reciproca di stare facendo esattamente quel che ci piace di più. </p>
<p>Passiamo Alba e attacchiamo Mango, la prima salita. La notte è profumata di fiori, d&#8217;altronde ormai siamo quasi a maggio. Il silenzio è rotto da rarissime automobili e dai richiami degli uccelli nascosti fra le sagome scure degli alberi. Saliamo e là sotto Alba sembra un presepe illuminato. La luna purtroppo non c&#8217;è, è nascosta dalle nubi che preannunciano temporali imminenti per l&#8217;indomani. Saliamo di buona lena e in discesa accendo tutto quello che ho, wow!, il nuovo fanale funziona come un faro di profondità, sembra quasi di scendere alla luce del giorno.</p>
<p>L&#8217;umore è alto, ma è solo l&#8217;inizio. Passiamo Santo Stefano Belbo, Canelli, NIzza, e puntiamo verso nord e il Monferrato.  In provincia di Alessandria percorriamo l&#8217;ameno tratto di strada che collega Masio a Quattordio snobbando un cartello che avvisa di &#8220;lavori in corso&#8221;. Dopo un chilometro in effetti ci imbattiamo nello sbarramento di reti, che allegramente aggiriamo bici alla mano convinti che si tratti semplicemente di un pezzo di strada bianca ancora da asfaltatare. Ma il buio confonde i contorni delle cose: dopo pochi metri camminati in bilico tra i circostanti campi di colza e i cumuli di sassi puntiamo finalmente le nostre luci nel posto giusto, e con nostra grande sorpresa realizziamo che davanti a noi c&#8217;è un enorme cratere sormontato da alti mucchi di terra. A destra e a sinistra un profondo canale impedisce di aggirarlo. Non ci resta che fare dietrofront e trovare una strada alternativa per andare a Quattordio, le cui luci erano a un palmo di naso da noi esattamente al di là del cantiere. Una vera beffa, e sono già le due di notte&#8230;</p>
<p>Rimediato in qualche modo alla disavventura riusciamo a raggiungere Quattordio e a passare oltre. Su queste amene strade di campi e colline il senso di solitudine è pressochè totale. Nei pressi di Piepasso un&#8217;auto in senso contrario ci abbaglia insistentemente con i fanali, e solo dopo averla raggiunta capiamo che si tratta di una gazzella dei Carabinieri. Li salutiamo con un cenno della mano e andiamo oltre. Loro ci guardano attoniti dai finestrini, e non hanno nemmeno la presenza di spirito di dirci qualcosa.</p>
<p>Non fa granchè freddo a quest&#8217;ora, ed io ho quasi finito l&#8217;acqua della mia borraccia. Decidiamo di cercare una fontana a Viarigi, all&#8217;inizio della serie di salite del Monferrato. La sosta nel piccolo paesino è anche il pretesto per mettere qualcosa sotto i denti. Mentre Walter mangia con gusto la sua focaccia farcita, io sbocconcello malvolentieri un panino al miele. Purtroppo ho lo stomaco sottosopra. Per distrarmi scatto qualche fotografia in notturna, mentre il gallo già canta (sono solo le tre e un quarto!) e le rane gracidano. Però a stare fermi l&#8217;umidità impregna i vestiti e le ossa, dobbiamo affrettarci a ripartire. Siamo intirizziti e il sonno inizia pian piano a farci sgradita visita, togliendoci la parola e il sorriso.</p>
<div id="attachment_670" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010064.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010064.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="30042010064" width="470" height="352" class="size-full wp-image-670" /></a><p class="wp-caption-text">Viarigi (AT), ore 3,15</p></div>
<p>Questo tratto del percorso è davvero micidiale: ogni paese significa una salita e una discesa. Casorzo, Grazzano Badoglio, Moncalvo, Alfiano Natta, è uno stillicidio. Walter pedala davanti a me e sembra quasi galleggiare nel cerchio di luce proiettato dal mio fanale. Le salite sono dure e in discesa bisogna fare attenzione ai colpi di sonno. Nessuno parla, stiamo in silenzio ognuno come a cercare qualcosa dentro se stesso tra un colpo di pedale e l&#8217;altro. A Grazzano Badoglio approfittiamo dei più che decenti bagni pubblici anche per una vigorosa rinfrescata. L&#8217;alba sembra non arrivare mai. C&#8217;è di buono che nel frattempo la luna si è fatta largo fra le nuvole, degnandoci della sua confortante luce. E salendo ad Alfiano Natta, attraversando un gruppo di case sentiamo nell&#8217;aria il profumo del pane appena sfornato. In alcuni tratti di strada sono i profumatissimi campi di colza in fiore a farla da padrona. Di notte si vede poco o niente con gli occhi, e allora proviamo a &#8220;vedere&#8221; col naso. Piccoli segnali di vita che rincuorano il randagio della notte.</p>
<p>I primissimi chiarori dell&#8217;alba arrivano mentre siamo alle prese con l&#8217;ultima salita di questo settore, nei pressi di Villadeati. Qui, a farci compagnia ci sono solo le lepri che attraversano la strada e il passaggio del furgone del fornaio. Sì, comincia un nuovo giorno. Scendiamo sullo stradone che collega Torino a Casale Monferrato che è ormai chiaro, ma non è un bel momento: fa freddo, la strada è un ossessivo saliscendi, noi siamo completamente rimbambiti dal sonno, mentre il traffico delirante del giorno feriale già incombe. Ci vogliono assolutamente un bar aperto, un caldo cappuccino e una fragrante brioche per riprenderci&#8230;</p>
<p>Troviamo finalmente la nostra &#8220;terra promessa&#8221; poco dopo le 6,30 a Cavagnolo, presso un invitante bar-pasticceria. Siamo a metà del nostro giro. Entriamo con le facce nauseate di chi non sta troppo bene e soprattutto non ha dormito, e ordiniamo le nostre colazioni con poca convinzione. Fortunatamente il cappuccino e un favoloso cornetto debordante di freschissima crema pasticcera fanno il miracolo, riuscendo ad aprire i nostri poveri stomaci e rimettendoci letteralmente al mondo. Il sonno sembra scacciato, e possiamo ripartire piuttosto ricaricati.</p>
<p>Da Cavagnolo proseguiamo finalmente in facile pianura verso nord, in direzione Vercellese. Crescentino, Lamporo, Livorno Ferraris e Cigliano sono piccole realtà di provincia circondate dalle risaie, che in questa stagione cominciano a riempirsi d&#8217;acqua e di uccelli acquatici di ogni genere. «Airone a ore dodici!». Il sole purtroppo non c&#8217;è: è nascosto dalla solita, antipatica velatura di nubi sottili, però la temperatura si sta scaldando progressivamente. Trovo il coraggio di togliere almeno i gambali felpati, il giacchino in Gore Tex e i guanti lunghi, mentre Walter non ha nessuna voglia di spogliarsi e rimane vestito così com&#8217;era partito da casa. </p>
<div id="attachment_671" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010065.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010065.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="30042010065" width="470" height="352" class="size-full wp-image-671" /></a><p class="wp-caption-text">Risaie</p></div>
<p>Passiamo Mazzè (dove un&#8217;ambulanza quasi mi arrota&#8230;) e Caluso, dove cerchiamo una fontana che, invece, non troviamo. Dobbiamo però mangiare, quindi ci fermiamo brevemente fuori dal paese e provvediamo in questo senso. Sento che l&#8217;appetito sta tornando, questo è davvero un ottimo segnale. Infatti la merenda mi &#8220;carbura&#8221; al punto giusto, la gamba torna leggera e la pedalata rotonda. Walter invece sta attraversando un momento difficile. La fontana la troviamo a Foglizzo, e quando percorriamo il tratto di strada verso Chivasso abbiamo finalmente qualche raggio di sole a scaldarci. A Chivasso attraversiamo il Po e puntiamo Castiglione Torinese, da dove affronteremo l&#8217;ultima salita importante della giornata, quella di Bardassano.</p>
<div id="attachment_672" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010067.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010067.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="30042010067" width="470" height="352" class="size-full wp-image-672" /></a><p class="wp-caption-text">Mazzè e il suo castello intravisti dal ponte sulla Dora Baltea</p></div>
<p>Questo tratto di strada a quest&#8217;ora è veramente trafficato, al punto da farci rimpiangere l&#8217;assoluta solitudine della notte appena passata. Eccoci a Castiglione, giriamo a sinistra e attacchiamo la salita, peraltro non troppo dura. Scolliniamo e scendiamo verso Chieri e Castelnuovo Don Bosco. E&#8217; tarda mattinata, sentiamo già profumo di casa, ma di strada ce n&#8217;è ancora tanta, e come se non bastasse è parecchio trafficata&#8230; C&#8217;è di buono che, man mano che ci spostiamo verso sud, il sole splende con sempre maggior convinzione. Ancora una sosta prima di Castelnuovo Don Bosco per indossare abiti leggeri, lavarsi e mangiucchiare qualcosa, mentre Walter ne approfitta per distendersi un attimo. In fondo non è necessario levarsi la pelle: oggi siamo autogestiti, il nostro unico obiettivo è concludere il giro in 20 ore. Non abbiamo i controlli orari intermedi da rispettare, per cui possiamo prendercela comoda con qualche fermata in più. A Buttigliera d&#8217;Asti c&#8217;è una breve ma arcigna salita (sarà davvero l&#8217;ultima?), poi passiamo Villanova d&#8217;Asti e Poirino. Qui facciamo un breve briefing per decidere un passaggio alternativo per concludere il nostro giro, e da quel momento il comando delle operazioni passa a Walter, ormai giunto sulle strade dei suoi allenamenti abituali e perciò perfettamente in grado di scegliere il miglior percorso per rientrare a Cinzano senza guardare la cartina.</p>
<div id="attachment_673" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010069.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2010/05/30042010069.jpg?w=470&#038;h=352" alt="" title="30042010069" width="470" height="352" class="size-full wp-image-673" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento di relax prima dello strappo finale</p></div>
<p>La situazione si inverte: Walter mostra netti segni di ripresa, mentre la mia baldanza svanisce di colpo per lasciare posto ad altre antipaticissime e inaspettate crisi di sonno, durante le quali le gambe girano a mezzo servizio. Serve purtroppo una sosta caffè a Pralormo che in realtà diventa una sosta cappuccino+miele+brioche, idea che si rivelerà azzeccata. Walter pesta deciso sui pedali e io, ricaricata di caffeina e zuccheri semplici, stringo i denti e resisto dietro di lui: Montà, Canale, Vezza d&#8217;Alba, Corneliano, Monticello, pur facendo del suo meglio per evitare altre salite qualche rampa supplementare è inevitabile, e non può essere diversamente in un territorio che proprio sulle colline e sui suoi frutti ha costruito la propria fortuna.</p>
<p>Gli ultimi chilometri sono veloci ma dolorosi: la mia spalla destra brucia come l&#8217;inferno e non mi dà tregua, e come se non bastasse una vespa entra nella manica sinistra della maglietta e mi punge ripetutamente sotto l&#8217;ascella&#8230; Insomma, non ne posso più. Ma alla fine arriviamo: ore 15,30, 306 chilometri, può bastare. Nadia ci saluta dalla finestra. Una birra gelata? No, grazie, devo guidare. Mi &#8220;accontenterò&#8221; del classico beverone proteico post-workout, che stavolta più che mai ha il gusto dolcissimo delle imprese e della soddisfazione.</p>
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		<title>Verso l&#8217;Infinito (e oltre)</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 17:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[(PESSIMI) CONSIGLI]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; nata sotto il segno della Bilancia. Civettuola e affascinante. Imprevedibile, come la maggior parte di noi femmine. Con il compito di sostituire la Look, cinque anni di onorato servizio, un Sagittario energico, instancabile e avventuroso, mai un tradimento e mai un problema. Certo però che mi sono presa un bello spavento. Per qualsiasi randonneur [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=654&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_660" class="wp-caption alignleft" style="width: 277px"><img class="size-full wp-image-660" title="DSCF2016 [320x200]" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/11/dscf2016-320x200.jpg?w=470" alt="DSCF2016 [320x200]"   /><p class="wp-caption-text"> </p></div>E&#8217; nata sotto il segno della Bilancia. Civettuola e affascinante. Imprevedibile, come la maggior parte di noi femmine. Con il compito di sostituire la Look, cinque anni di onorato servizio, un Sagittario energico, instancabile e avventuroso, mai un tradimento e mai un problema. Certo però che mi sono presa un bello spavento. Per qualsiasi randonneur non è mai piacevole cambiare il telaio compagno di tante avventure (invero più per vanità che per necessità) lasciandosi incantare dalle sirene della &#8220;grammomania&#8221; e dalle promesse della pubblicità, sempre alla ricerca della &#8220;perfetta macchina Audax&#8221;, per poi ritrovarsi sotto il sedere una bici sicuramente bella e dalle prestazioni brillanti, ma lontana dalle aspettative quanto a comfort.</p>
<p>Per fortuna la storia, per il momento, è a lieto fine: è stato sufficiente fare uno scambio di ruote, una cura a base di 64 raggi in acciaio inox  per domare questa macchina da corsa e farle tirare fuori la sua anima da Granturismo. La Bianchi l&#8217;avrebbe concepita proprio per le lunghe distanze. I casi sono i seguenti: 1) questi signori non sanno niente di &#8220;lunghe distanze&#8221;; 2) fino adesso ho pedalato su biciclette fatte col burro; 3) in questi cinque anni il mondo dei telai in carbonio è cambiato radicalmente e io mi sono persa qualcosa&#8230;</p>
<p>Rassegnamoci, la fibra di carbonio è un materiale fantastico ma schizofrenico, più vado avanti e meno ci capisco. Ad ogni modo, anche se c&#8217;è voluto un po&#8217; per addomesticarla, adesso mi piace. Fila come un razzo senza spaccarti la schiena, in piedi sui pedali ringhia come un mastino, in discesa è divertente e precisa. Il nome mi è sempre piaciuto, è ricco di suggestioni ed evoca alla perfezione il nostro mondo fatto di orizzonti asfaltati sempre più lontani. Inoltre suona bene in questo ciclomercato pieno di altisonanti nomi anglosassoni o &#8211; peggio ancora! &#8211; infarciti zeppi di &#8220;K&#8221; cacofoniche e irritanti. Ecco, finalmente un bel nome italiano: un plauso alla Casa biancoceleste.</p>
<p>Ecco la presentazione del telaio da parte di Bianchi:</p>
<p>&#8220;Grazie all’utilizzo di fibre ad altissimo modulo Toho UM40 ed alla nanotecnologia applicata al carbonio, il nuovo telaio raggiunge elevati livelli di performance in termini di rigidità/peso. Su questo modello è stata implementata anche la tecnologia attiva BAT che garantisce un bilanciamento tra la rigidità torsionale, a cui è soggetto il telaio durante la pedalata, e l’assorbimento delle vibrazioni in verticale del carro. Inoltre la tecnologia K-VID utilizzata, grazie a gli inserti in Kevlar che assorbono le vibrazioni, aiuta a ridurre l’affaticamento del corridore ed a migliorare l’aderenza sulla strada. Il telaio nel suo complesso ha un peso di 1,080 chilogrammi. Per questo modello è stata studiata anche una nuova forcella full carbon con foderi “semi diritti”, per migliorarne la reattività, che pesa soltanto 365 grammi.&#8221;</p>
<p>Il gruppo montato è ancora il &#8220;vecchio&#8221; Ultegra Grey Triple con guarnitura Stronglight &#8220;compact più rampichino&#8221; 46-34-24. Le periferiche sono tutte nuove e, ancora una volta, sono marchiate Ritchey WCS. La sella è SMP Avant. Peso complessivo con ruote tradizionali intorno a 8,4 kg. Ultima &#8220;chicca&#8221;: un nuovissimo borsello per gli attrezzi che reca incorporati i LED rossi. Idea luminosa!</p>
<p><div id="attachment_656" class="wp-caption aligncenter" style="width: 277px"><img class="size-full wp-image-656" title="DSCF2017 [320x200]" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/11/dscf2017-320x2001.jpg?w=470" alt="DSCF2017 [320x200]"   /><p class="wp-caption-text"> </p></div><div id="attachment_659" class="wp-caption aligncenter" style="width: 277px"><img class="size-full wp-image-659" title="DSCF1997 [320x200]" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/11/dscf1997-320x2002.jpg?w=470" alt="DSCF1997 [320x200]"   /><p class="wp-caption-text"> </p></div><div id="attachment_661" class="wp-caption aligncenter" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-661" title="DSCF2013 [320x200]" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/11/dscf2013-320x200.jpg?w=470" alt="DSCF2013 [320x200]"   /><p class="wp-caption-text"> </p></div></p>
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		<title>Tutti Aironi (&#8220;Fausto Coppi Epica&#8221;, 29-30 agosto 2009)</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 14:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[RANDONNEE VARIE]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_643" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-643" title="Immag127" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag127.jpg?w=240&#038;h=300" alt=" " width="240" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>«Questo pezzo di carta cos&#8217;è? Il &#8220;depliant&#8221; con il percorso?». Di fronte al banchetto delle iscrizioni quasi sobbalzo a sentire queste parole. Ma che vuoi farci, &#8220;zio&#8221; Saverio non ha mai affrontato un vera randonnèe, quindi con materna comprensione gli spiego che trattasi della preziosissima carta di viaggio, il documento al quale ogni randonneur deve legarsi in maniera morbosa e viscerale. Siamo in Piazza Galimberti a Cuneo, sabato 29 agosto, ora di cena, ma c&#8217;è ancora tempo per iscriversi. La piazza è animata come una sagra di paese, gli stand de &#8220;La Fausto Coppi&#8221; si mischiano a quelli gastronomici, alla pizza da asporto e all&#8217;orchestra che suona, il tutto sotto lo sguardo severo e immobile (sic!) del monumento  che giganteggia al centro.</p>
<p>Siamo tutti parcheggiati al Foro Boario. Fa piuttosto caldo e dobbiamo far passare  il tempo in attesa del via, e allora tiriamo fuori biciclette, fanali, zainetti, panini, pezzi di focaccia, Coca Cola, olive. Cena al sacco bivaccati fra gli sportelli delle automobili, mentre si chiacchiera e ci si scambia consigli su questo e su quello per stemperare la tensione. C&#8217;è un&#8217;atmosfera da allegro campo nomadi, da ragazzini in gita. Il cielo di Cuneo è percorso da nuvole nere che si spostano rapide, e di tanto in tanto lasciano intravedere la luna. Ci sforziamo di essere fiduciosi riguardo il meteo: le previsioni, comunque, parrebbero essere dalla nostra parte.</p>
<p>L&#8217;appuntamento in piazza è alle 22,30, quindi richiamo all&#8217;ordine Walter e Saverio, completiamo gli ultimi particolari di bici ed equipaggiamento, indossiamo le bretelle riflettenti e ci avviamo. Piazza Galimberti è gremita, c&#8217;è musica, l&#8217;atmosfera è elettrica. Abbiamo addosso gli sguardi curiosi e ammirati della gente che ci vede arrivare così agghindati. Evidentemente ai loro occhi siamo dei temerari, degli eroi. Quelli della &#8220;Epica&#8221;, quelli che stanno per sfidare il terrificante Colle dell&#8217;Agnello nel cuore della notte. E&#8217; meglio che non sappiano, anche, che dietro lo sguardo fiero in quel momento ho una fifa blu&#8230; Bene, raggiungiamo il gonfiabile del via e ascoltiamo con relativa attenzione le raccomandazioni impartite al megafono dagli organizzatori. Non mancano gli Alpini della Taurinense, che avranno il compito di presidiare i posti di controllo e ci conforteranno con la loro marziale ma genuinamente italiana presenza. Intorno a me randonneur di ogni genere, dall&#8217;ultracyclist tiratissimo con completino estivo, un solo minuscolo fanale e praticamente senza bagaglio (ma come farà a resistere al freddo dei 2700 metri di quota, questa notte?), passando per le vecchie volpi della specialità, che preferiscono portarsi un paio di guanti lunghi e un fanalino in più piuttosto che rischiare, finendo agli Eroici con bici d&#8217;epoca e maglia di lana. Uno di questi, completamente griffato Bianchi, pare la copia esatta di quel Fausto Coppi che sessant&#8217;anni prima, su queste strade, aveva compiuto la più grande impresa della storia del ciclismo vincendo la tappa del Giro Cuneo-Pinerolo. Ed è proprio nel ricordo del &#8220;Campionissimo&#8221; e di quell&#8217;impresa che stasera siamo qui.</p>
<p>Dopo aver ricevuto benedizione e raccomandazioni di rito da Nadia, la moglie di Walter, alle 23 partiamo tra due ali di folla acclamante che manco alla &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221;. Una macchina farà l&#8217;andatura fino alla Colletta di Rossana, e fin da subito capisco che si tratta di un&#8217;andatura decisamente da&#8230; Granfondo. Dobbiamo resistere: approfittare della scia del gruppo in quei primi chilometri pianeggianti ci avrebbe permesso di &#8220;portarci avanti col lavoro&#8221;. Nei rari momenti in cui riusciamo a respirare ci scambiamo qualche impressione: Saverio è entusiasta della partenza in notturna, di quel frullare di ruote libere nell&#8217;oscurità illuminata dalle stelle e dai nostri fanalini rossi. Per lui, buon corridore sulle gare in linea &#8211; non più giovanissimo ma sempre con un&#8217;ottima gamba, il nostro mondo è tutto nuovo ma sembra non dispiacergli affatto.</p>
<p>Nelle campagne del Cuneese stasera c&#8217;è un&#8217;afa micidiale. Intorno al 20° chilometro c&#8217;è già un assaggio di salita. La Colletta di Rossana ha un dislivello modesto, ma è sufficiente per fare la selezione: io e Walter non possiamo tenere il ritmo forsennato degli altri, per cui ci lasciamo man mano sfilare e prendiamo il nostro passo. In tutto quel viavai perdiamo Saverio che, com&#8217;è giusto che sia, è rimasto saldamente aggrappato al gruppo dei più veloci. In compenso mi sento chiamare da dietro&#8230; è Sergio, un randonneur di Bergamo conosciuto su Facebook e con il quale ci eravamo dati appuntamento a questa manifestazione. Da un mese mi aveva promesso che avrebbe fatto tutto il percorso con me, ed eccolo qui, pronto a mantener fede alla sua parola. Scendiamo dalla Colletta e restiamo in tre nell&#8217;oscurità della val Varaita. Il cielo ora è sgombro di nuvole e completamente stellato, tanto che ad un certo punto scorgo una bellissima meteora. Intorno all&#8217;1,30 siamo a Casteldelfino (m 1610), dove riempiamo le nostre borracce. Comincia qui la madre di tutte le sfide: i 22 chilometri (gli ultimi 10 con pendenze da rizzare i capelli) di salita che ci condurranno al Colle dell&#8217;Agnello, e la discesa in notturna sul versante francese.</p>
<p>Il buio fa perdere i riferimenti, e se da una parte può essere suggestivo ed emozionante, dall&#8217;altra porta smarrimento e sgomento. Intorno a me, vagamente illuminati forse dalla luce delle stelle, scorgo i profili dei monti. Poco dopo Chianale (m 1797), ultimo avamposto di civiltà, attacchiamo il tratto terminale, quello più duro. Curiosamente udiamo musica araba sparata a tutto volume proveniente non si capisce da dove&#8230; ma basta salire di qualche tornante per ripiombare nell&#8217;oscurità e nel sacro silenzio della montagna, rotto solamente dal gorgogliare dei ruscelli. Non fa per niente caldo, tanto che ad un certo punto siamo costretti a fermarci per indossare gambali e maniche lunghe. Intanto facciamo empirici calcoli sull&#8217;orario di scollinamento, ma l&#8217;unica cosa certa è che bisogna essere al posto di controllo presidiato dagli Alpini entro le 5, e il tempo stringe. Difficile poi ripartire senza ribaltarsi&#8230;</p>
<p>Dieci chilometri alla pendenza media del 10%, con lunghi tratti all&#8217;11% e un traverso al 14%. Sono cifre da autentico mostro alpino, e questo è solo il primo dei quattro colli mitici che ci attendono. L&#8217;Agnello, in questa moderna rievocazione della Cuneo-Pinerolo del 1949, sostituisce il Colle della Maddalena (perennemente chiuso al traffico) e il Vars. Dopodichè ci attendono l&#8217;Izoard dal versante della Casse Deserte (altro pessimo cliente), il Monginevro e il Sestriere. 291 chilometri per 5100 metri di dislivello per 20 ore, salvo errori e omissioni.</p>
<p>Giungiamo ad un alpeggio dove il gigantesco faro della margaria illumina tutto intorno in maniera surreale. Intuisco che devono iniziare i micidiali tornanti finali, spioventi e aggrappati alla ripida parete rocciosa. Arranco da bestia. Walter sta salendo benone, così anche Sergio, che ha tutta l&#8217;aria di essere un randonneur di quelli forti. Io invece sono già in crisi nera, mentre osservo la luce bianca del led proiettata sull&#8217;asfalto e giro ai 4 kmh il mio &#8220;vergognoso&#8221; 24&#215;27. Eppure questa è la mia notte, sono qui perchè l&#8217;ho voluto. Fortemente. Solo un paio di mesi prima l&#8217;organizzazione aveva deciso di modificare la formula della manifestazione, e appena ne sono venuta a conoscenza ho raccolto il guanto di sfida. Avevo passato l&#8217;estate a preparare con cura questa prova, mantenendo l&#8217;allenamento in salita che mi ero fatta per &#8220;L&#8217;Ardèchoise&#8221;, e implementando alcuni dettagli tecnici tipo l&#8217;impianto luci della bicicletta. Tutto per una maglia bianca con l&#8217;effigie di Coppi.</p>
<p>I dati del mio contachilometri non coincidono con gli ossessionanti cartelli che, di quando in quando, rammentano la pendenza e i chilometri rimanenti al colle. Scende la nebbia. Ormai non deve mancare molto, ma per quanto mi riguarda lo sconforto è totale, anche perchè pare proprio che non riusciremo a scollinare prima delle 5. Qualcosa non va, sento salire dallo stomaco qualcosa di simile a conati di vomito. Per un attimo DEVO mettere piede a terra, ma proprio in quella sento nell&#8217;aria il ronzio di un gruppo elettrogeno. Gli Alpini&#8230; è il controllo, non può essere lontano! Pur distrutta riprendo a pedalare, ad un certo punto vedo un faro sopra di me, ma con la nebbia non si capisce quanto sia lontano. Faccio il tornante con Sergio, che nel frattempo mi ha aspettata, ed ecco, è il traverso finale, là in fondo c&#8217;è la luce&#8230; il colle&#8230; una tenda&#8230; GLI ALPINI! SIAMO SALVI! VIVA L&#8217;ITALIA!</p>
<p>Quota 2748. Sul colle c&#8217;è un fortissimo vento gelido e terrificante. Appoggiamo le bici ad una grossa roccia e entriamo velocemente nella veranda della tenda militare per consegnare le carte di viaggio. Walter è rannicchiato in un angolo, trema di freddo. Chi si aspettava di trovare i &#8220;veci&#8221; muniti di fumante pentolone di vin brulè a intonare lieti canti di montagna è rimasto deluso. Ad accoglierci ci sono due giovani penne nere coperti con qualsiasi cosa per difendersi dal freddo. Uno dei due, passamontagna e guanti di lana, mi chiede con piglio marziale nome e numero. Sulle nostre carte di viaggio l&#8217;orario registrato è cinque e nove minuti. Ci sono dei dispenser di tè caldo e delle barrette energetiche, ma per me non sono attraenti in quel momento, ho lo stomaco sottosopra. Però bisogna mangiare qualcosa. Smozzico malvolentieri una mezza barretta mentre mi vesto velocemente, fa un freddo impressionante. Guardo ancora il soldato in passamontagna e la bandiera dell&#8217;Italia sferzata dal vento. C&#8217;è un&#8217;atmosfera strana, sembra di essere a Kabul anzichè sul confine francese. Ringraziamo, salutiamo, accendiamo tutti i nostri fanali e cominciamo ad affrontare la discesa verso Ville Vieille.</p>
<p>La tanto temuta discesa dall&#8217;Agnello si rivela meno tignosa del previsto: la carreggiata è abbastanza larga, l&#8217;asfalto è in eccellenti condizioni e segnata da provvidenziali strisce bianche. L&#8217;illuminazione che avevo predisposto tra bici e casco funziona benone, incluso il vecchio fanale alogeno riesumato dalla cantina e le cui batterie fin qui avevo accuratamente risparmiato proprio per affrontare questa discesa. Le discese in bici non sono esattamente il mio forte, figuriamoci col buio, comunque tutto fila liscio. Da Ville Vieille raggiungiamo Château Queyras e da lì il bivio per l&#8217;Izoard. Inizia ad albeggiare, e iniziano le prime crisi di sonno: ma ormai il sole è in arrivo, dunque mi fermo per togliermi qualche vestito e, ammirando il cielo azzurro e le splendide montagne intorno a me, riprendo la mia salita un poco più rincuorata.</p>
<p>L&#8217;Izoard da questo versante è tutt&#8217;altro che banale: è lungo &#8220;solo&#8221; quindici chilometri, ma la pendenza media è di tutto rispetto. Anche qui vedo Walter e Sergio abbondantemente avanti a me, non mi resta che abbassare la testa e resistere. Ma la velocità è drammaticamente bassa, e guardando il roadbook sul manubrio e l&#8217;orologio del ciclocomputer il morale crolla sotto le tacchette: di questo passo accumuleremo altri ritardi&#8230; non ce la faremo mai a stare nel tempo limite! Trovo i miei due compari fermi ad un tornante, mi fermo anch&#8217;io e li scongiuro di proseguire senza di me: loro hanno più possibilità, non trovo giusto vincolarli alla mia lentezza. Ma Walter e Sergio non sono per nulla preoccupati dell&#8217;orologio, e non hanno nessuna intenzione di abbandonarmi. Quelle parole mi suonano come un patto di ferro: avremmo finito la randonnèe in ogni caso, con qualsiasi tempo, ma rigorosamente INSIEME.</p>
<p>Con molta fatica arriviamo alla Casse Deserte, un suggestivo paesaggio montano caratterizzato da rocce probabilmente calcaree che danno al tutto un aspetto brullo e severo ancorchè candido, mentre le prime luci del sole rendono l&#8217;ambiente ancora più suggestivo. Purtroppo sto soffrendo troppo, esageratamente, per godere di tutta quella meraviglia. Devo combattere contro la pendenza e la stanchezza accumulata sull&#8217;Agnello, con l&#8217;aggravante che non riesco a mangiare niente. Arriviamo anche al monumento a Coppi e Bobet, affrontiamo gli ultimi tornanti ed eccoci finalmente all&#8217;obelisco di vetta: anche l&#8217;Izoard, seppure a fatica, è stato conquistato. Dobbiamo rivestirci per la discesa ma, soprattutto, dobbiamo MANGIARE. Walter mi ordina di vincere la nausea e buttare giù qualcosa, quindi estraggo dallo zaino uno dei panini che mi ero preparata e inizio a ruminarlo con metodo. Non riesco a finirlo, però adesso qualcosa nello stomaco c&#8217;è, meglio di niente. Poi iniziamo la divertente discesa su Briançon: il sole ci bacia e l&#8217;umore inizia a salire, mentre salutiamo allegre schiere di ciclisti che salgono dall&#8217;altro versante.</p>
<p>A Briançon siamo accolti da un fortissimo vento contrario. Il sole splendente ci permette però di rimetterci in maniche corte, e durante questa breve sosta, parlando con Sergio, realizzo che i miei calcoli erano troppo pessimistici: raggiungere in tempo il controllo del Monginevro, o comunque limitare il ritardo ad una manciata di minuti, non è affatto un obiettivo impossibile. Vento contrario permettendo, ovviamente&#8230;</p>
<p>La prima parte della salita al Monginevro è esposta ai venti e ci fa imprecare non poco: ma quando iniziano i tornanti la montagna ci protegge, e possiamo procedere più in scioltezza. In questa salita, non difficile e di &#8220;appena&#8221; cinquecento metri di dislivello, a farmi vedere le stelle è la mia spalla destra, un vecchio &#8220;regalo&#8221; della vita d&#8217;ufficio che ritorna durante le randonnèe più dure a farmi sgradita visita. Il dolore è insopportabile, ahimè, ma debbo resistere fino al controllo&#8230; che non è in località Montgenèvre, bensì a Clavière, primo avamposto italiano, dove ad attenderci c&#8217;è la jeep della Taurinense. Tre Alpini, tra cui una donna, ci accolgono sorridenti. Purtroppo sono già le 11,15, siamo in ritardo di un quarto d&#8217;ora, ma non c&#8217;è nulla di irrecuperabile, ora l&#8217;umore è buono e confidiamo di raggiungere in tempo utile il decisivo controllo di Pinerolo. I soldati ci rifocillano con bottiglie d&#8217;acqua, così io posso sciogliere in borraccia una bustina di antinfiammatorio per arginare il dolore, e per la gioia di Walter la ragazza in divisa materializza dalla jeep persino una birra fresca! Finalmente torna il sorriso, ridiamo e scherziamo, ma non c&#8217;è tempo per scialare. Quindi ringraziamo e salutiamo anche questa volta, e scendiamo veloci a Cesana facendo pieghe motociclistiche&#8230;</p>
<p>Verso il Sestriere. Confrontata con Agnello e Izoard questa salita adesso ci sembra una passeggiata, ed è l&#8217;ultimo colle impegnativo della giornata. Il sole splende almeno finchè non arriviamo in cima, dove ad attenderci troviamo ancora vento gelido e nuvoloni minacciosi specialmente giù in Val Chisone. Passo davanti alle torri di Sestriere alle 13,15. Alla fontana ci laviamo, mangiamo, scherziamo, ma il comico arriva quando una coppia di ignari ciclisti ci chiede: «Che giro avete fatto?». Scoppiamo tutti a ridere. Sergio, glielo racconti tu che siamo in sella dalle undici di ieri sera?&#8230; Ore 13,30, sù la zip delle mantelline, dobbiamo ripartire: abbiamo due ore per raggiungere il controllo di Pinerolo.</p>
<p>Anche stavolta mandano avanti me a fare strada. I primi tornanti sono divertenti e veloci, non c&#8217;è traffico e si può sfruttare tutta la carreggiata per impostare curve da manuale. I problemi arrivano nei punti dove è necessario spingere sui pedali&#8230; perchè in quel caso il vento contrario si fa proprio sentire. Come se non bastasse intorno a Fenestrelle finiamo nelle nuvole, e il freddo e una fastidiosa pioggerellina ci costringono a indossare i gambali. Ma non è finita: io e Walter iniziamo ad accusare delle crisi di sonno, che in discesa sono pericolosissime! Malgrado tutto, organizzando cambi regolari riusciamo ad arrivare in tempo utile alla caserma di Pinerolo, e nel piazzale le due penne nere scrivono ore 15,15 sulle nostre carte di viaggio: stanchi e stremati, ma con un quarto d&#8217;ora d&#8217;anticipo! Il miracolo è stato fatto. Inoltre chiedo ai soldati di Saverio, mi confermano che un&#8217;ora prima è passato regolarmente al controllo, e questo non può che rendermi ulteriormente felice.</p>
<p>I conti sono presto fatti: stando al roadbook ora abbiamo tre ore e tre quarti per fare gli ultimi 63 chilometri, comprendenti la facile salita alla Colletta di Rossana (ancora lei&#8230;). Un gioco da ragazzi, sulla carta. Ma in randonnèe può succedere di tutto, e non è finita finchè non è finita. La ripartenza da Pinerolo è magnifica, abbiamo il vento a favore e si viaggia a 28 kmh senza pedalare. Ma dopo pochi chilometri ci rendiamo conto che seguire le indicazioni, tra roadbook e fettucce segnaletiche, non è affatto facile. Il fatto è che per dichiararsi vincitori non basta rientrare a Cuneo tirando dritto sulla Statale: col cavolo! La tanto agognata maglia di finisher ci verrà consegnata ad un CONTROLLO SEGRETO posto in questo ultimo tratto, che si snoda fra amene stradine e ciclopiste immerse nella campagna. Siamo quasi certi che il fantomatico avamposto sarà in cima alla Colletta di Rossana, ma chi si fida? Quindi non ci resta che tenere gli occhi aperti. Walter intanto va in crisi più di una volta, anch&#8217;io sono piena di dolori. L&#8217;unico immune da qualsiasi cosa sembra Sergio, un&#8217;autentica roccia insensibile alla fame, al freddo, al sonno e al dolore&#8230; Tra una sosta obbligata e l&#8217;altra il tempo passa, Walter è sempre più insofferente, non vediamo l&#8217;ora di aver passato l&#8217;ultima asperità di giornata, un minuscolo colle che adesso, in queste condizioni, psicologicamente ci sembra lo Stelvio.</p>
<p>Passiamo Saluzzo, Manta, Piasco, e finalmente attacchiamo la Colletta di Rossana. Da questo versante fortunatamente è facile, arranchiamo tutti abbastanza in scioltezza. Una curva, un rettilineo, poi un&#8217;altra curva, Walter sprinta fino allo scollinamento, vediamo che mette piede a terra, sicuramente ha incontrato gli Alpini&#8230; Sì, c&#8217;è la camionetta, ancora una volta dichiariamo nome e numero e in cambio ci viene consegnata la maglia, unico premio per la nostra immane fatica. E&#8217; bellissima, i nostri occhi brillano di gioia. Dobbiamo indossarla obbligatoriamente fino a Cuneo, ma è così morbida e comoda che non me la leverei più! Ci complimentiamo a vicenda, ma dobbiamo ancora finire il nostro lavoro: quindi giù a tutta birra dalla Colletta, con le ali ai piedi e l&#8217;entusiasmo a mille.</p>
<p>Ora, basandoci sui numeri del roadbook teoricamente non dovrebbe essere difficile arrivare in Piazza Galimberti entro le 19,15: ma il destino non ha ancora finito di prendersi burla di noi. Anzitutto, subito dopo la discesa non vediamo la minuscola stradina a sinistra indicata sul foglio e tiriamo dritto per Dronero&#8230; lo stesso errore di cinque anni fa! Sono i cartelli stradali a mettermi in allarme, fermo Walter e Sergio con un urlo, estraggo dallo zaino la cartina della zona e descrivo la situazione con un frasario non propriamente da signora. Dobbiamo tornare sui nostri passi. L&#8217;unica cosa buona è che tornando indietro il vento a favore ci fa viaggiare veloci, ma avremo fatto almeno dieci chilometri in più&#8230; La seconda sgradita sorpresa è che il roadbook in questa parte è completamente sbagliato nei chilometraggi, la strada effettiva dimostra una ventina di chilometri in più. L&#8217;obiettivo di raggiungere Cuneo entro il tempo indicato dall&#8217;organizzazione sfuma definitivamente &#8211; il problema a questo punto è relativo dato che la maglia è ormai saldamente sulle nostre spalle, ma trenta chilometri supplementari rispetto alle aspettative e in quelle condizioni sono un macigno difficile da digerire. Comunque alla fine arriviamo anche noi. In piazza stanno sbaraccando, Nadia e gli amici sono lì ad aspettarci, grandi festeggiamenti e complimenti per noi. Ultimo timbro sulla carta di viaggio e ci viene consegnato un diploma ricordo, mentre qualcuno giura che ci sono ancora dei randonneur in giro. Arriveranno col buio&#8230; onore a tutti i coraggiosi che hanno avuto la presenza di spirito di finire comunque il giro. Sono molto stanca, rinuncio al buono-pizza pur di non fare la coda, saluto e ringrazio tutti (in particolare gli splendidi Walter e Sergio, non finirò mai di ringraziarli per essere rimasti con me), e mi avvio verso il Foro Boario. Alla fontanella di Piazza Galimberti devo ancora &#8220;subire&#8221; la curiosità di alcuni turisti inglesi che, attirati dai fanali della mia bicicletta e dalla mia maglia, capiscono tutto e mi chiedono (mica in italiano!) com&#8217;è andata. E&#8217; il prezzo della &#8220;celebrità&#8221;, dell&#8217;essere &#8220;Epica&#8221;, anche soltanto per una notte.</p>
<div id="attachment_644" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-644" title="Immag123" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag123.jpg?w=470" alt="Walter, concentratissimo prima della partenza, ha già &quot;l'occhio della tigre&quot;..."   /><p class="wp-caption-text">Walter, concentratissimo prima della partenza, ha già &quot;l&#39;occhio della tigre&quot;...</p></div>
<div id="attachment_645" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-645" title="Immag124" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag124.jpg?w=470" alt="&quot;Zio&quot; Saverio"   /><p class="wp-caption-text">&quot;Zio&quot; Saverio</p></div>
<div id="attachment_646" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-646" title="Immag125" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag125.jpg?w=470" alt="Piazza Galimberti gremita"   /><p class="wp-caption-text">Piazza Galimberti gremita</p></div>
<div id="attachment_647" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-647" title="Immag130" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag130.jpg?w=470" alt="Salendo sull'Izoard, la Casse Deserte alle prime luci del mattino"   /><p class="wp-caption-text">Salendo sull&#39;Izoard, la Casse Deserte alle prime luci del mattino. Sullo sfondo Sergio</p></div>
<div id="attachment_648" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-648" title="Immag131" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag131.jpg?w=470&#038;h=376" alt="L'obelisco del Col de l'Izoard" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">L&#39;obelisco del Col de l&#39;Izoard</p></div>
<div id="attachment_649" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-649" title="Immag132" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag132.jpg?w=470" alt="La durezza del percorso si legge anche nel volto"   /><p class="wp-caption-text">La durezza del percorso si legge anche nel volto</p></div>
<div id="attachment_650" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-650" title="Immag134" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag134.jpg?w=470&#038;h=376" alt="Sestriere in vista!" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">Sestriere in vista!</p></div>
<div id="attachment_651" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-651" title="Immag135" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag135.jpg?w=470" alt="Viadotto Soleri, con indosso la mitica maglia: è fatta"   /><p class="wp-caption-text">Viadotto Soleri, con indosso la mitica maglia: è fatta</p></div>
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		<title>Passo del Gran San Bernardo &#8211; 26 luglio 2009</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2009/07/28/passo-del-gran-san-bernardo-26-luglio-2008/</link>
		<comments>http://micronauta.wordpress.com/2009/07/28/passo-del-gran-san-bernardo-26-luglio-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 19:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Immaginate di salire in bicicletta oltre 2400 metri di quota, fra i nevai, le aquile che volano alte e freschi torrenti di acqua limpida e gorgogliante. Bene, ad una trentina di chilometri da Aosta tutto questo è possibile. Per i ciclisti che avranno l&#8217;ardimento di avventurarsi in una bella giornata d&#8217;estate ci sarà il premio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=619&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate di salire in bicicletta oltre 2400 metri di quota, fra i nevai, le aquile che volano alte e freschi torrenti di acqua limpida e gorgogliante. Bene, ad una trentina di chilometri da Aosta tutto questo è possibile. Per i ciclisti che avranno l&#8217;ardimento di avventurarsi in una bella giornata d&#8217;estate ci sarà il premio di un panorama mozzafiato, e di una giornata sicuramente da ricordare che ripagherà ampiamente della fatica e del sudore speso.</p>
<div id="attachment_620" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-620" title="DSCF1962" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1962.jpg?w=470" alt="Villaggio di Echevenoz"   /><p class="wp-caption-text">Villaggio di Echevenoz</p></div>
<div id="attachment_621" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-621" title="DSCF1964" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1964.jpg?w=470" alt="Echevenoz"   /><p class="wp-caption-text">Echevenoz</p></div>
<div id="attachment_622" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-622" title="DSCF1965" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1965.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Il sottile piacere dell'impresa :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Il sottile piacere dell&#39;impresa :-)</p></div>
<div id="attachment_623" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-623" title="DSCF1967" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1967.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Le &quot;scale&quot; sono impressionanti" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Le &quot;scale&quot; sono impressionanti</p></div>
<div id="attachment_624" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-624" title="DSCF1968" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1968.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_625" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-625" title="DSCF1969" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1969.jpg?w=470" alt="I tornanti si avvitano senza tregua..."   /><p class="wp-caption-text">I tornanti si avvitano senza tregua...</p></div>
<div id="attachment_626" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-626" title="DSCF1971" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1971.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_627" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-627" title="DSCF1972" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1972.jpg?w=470" alt=" "   /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_628" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-628" title="DSCF1973" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1973.jpg?w=470" alt=" "   /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_629" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-629" title="DSCF1974" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1974.jpg?w=470" alt="Nevaio e sfasciume: tipico scorcio alpino d'alta quota"   /><p class="wp-caption-text">Nevaio e sfasciume: tipico scorcio alpino d&#39;alta quota</p></div>
<div id="attachment_630" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-630" title="4A6CA909" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/4a6ca909.jpg?w=470&#038;h=352" alt="La galleria: ultimo sforzo..." width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">La galleria: ultimo sforzo...</p></div>
<div id="attachment_631" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-631" title="DSCF1980" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1980.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Il paesaggio al colle ripaga di ogni fatica :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Il paesaggio al colle ripaga di ogni fatica :-)</p></div>
<div id="attachment_632" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-632" title="Immag112" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/immag112.jpg?w=470" alt="Trofeo conquistato! :-)"   /><p class="wp-caption-text">Trofeo conquistato! :-)</p></div>
<div id="attachment_633" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-633" title="DSCF1982" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1982.jpg?w=470" alt="Terra di confine"   /><p class="wp-caption-text">Terra di confine</p></div>
<div id="attachment_634" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-634" title="DSCF1983" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1983.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_635" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-635" title="DSCF1984" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1984.jpg?w=470" alt=" "   /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
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		<title>L&#8217;Ardèchoise, 18-20 giugno 2009</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2009/06/24/lardechoise-18-20-giugno-2009/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 15:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[L&#039;ARDECHOISE]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La Woodstock del cicloturismo&#8221;: mai definizione fu più azzeccata. Dopo la bella esperienza del 2006 rieccomi in Francia a Saint Félicien, piccolo paese del dipartimento delle Ardèche arroccato fra le colline, luogo di partenza di una delle più fantastiche e bene organizzate manifestazioni ciclistiche del pianeta. E questa volta non sarò sola: Marco vivrà per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=585&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_592" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-592" title="DSCF1880" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1880.jpg?w=300&#038;h=225" alt=" " width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>&#8220;La Woodstock del cicloturismo&#8221;: mai definizione fu più azzeccata. Dopo la bella esperienza del 2006 rieccomi in Francia a Saint Félicien, piccolo paese del dipartimento delle Ardèche arroccato fra le colline, luogo di partenza di una delle più fantastiche e bene organizzate manifestazioni ciclistiche del pianeta. E questa volta non sarò sola: Marco vivrà per la prima volta l&#8217;emozione di pedalare insieme ad oltre 13.000 (tredicimila!) iscritti sparpagliati su ventisei percorsi a scelta di lunghezza variabile da 66 a 647 km da svolgersi in uno, due o tre giorni, tutti con una sinistra caratteristica: non c&#8217;è un metro di pianura.</p>
<p>Mercoledì 17 giugno, arriviamo a Saint Félicien che fa un caldo scellerato. Abbiamo una piazzola prenotata al campeggio municipale, dove ci viene detto di piantare la nostra tenda scegliendo un angolo qualsiasi di un terrificante prato sotto il sole a picco e in rigorosa discesa. Ci accampiamo sotto l&#8217;unico albero disponibile cercando disperatamente un po&#8217; d&#8217;ombra, dopodichè andiamo a salutare Gianni e Natalino, comodamente sistemati in camper, con le bici già pronte e affardellate per il percorso più lungo, il nuovissimo e  spaventoso &#8220;La Mèridionale &#8211; Montagne Ardèchoise&#8221; da quasi 650 chilometri e undicimila metri di dislivello che anche loro, come noi, affronteranno in autonomia senza usufruire del servizio di trasporto bagagli e senza la certezza di trovare posto in albergo per dormire lungo la strada. Al confronto il percorso scelto da me e Marco è un gioco da bambini. Poi saliamo a prendere il pacco gara e i pettorali al villaggio allestito nella zona del via, dove i bravissimi volontari dell&#8217;organizzazione si danno un gran daffare e si respira un&#8217;aria elettrizzante. I partecipanti alle randonnèe da tre giorni non sono moltissimi se rapportati al totale degli iscritti, ma ci si legge vicendevolmente negli occhi la stessa luce, la stessa voglia di partire. La giornata di vigilia si conclude con la cena all&#8217;aperto davanti al camper di Gianni, dove una generosissima padellata di spaghetti al pomodoro condivisa con alcuni campeggiatori francesi diventa il pretesto per fare amicizia con i ciclisti transalpini, e un buon bicchiere di vino suggella l&#8217;&#8221;in bocca al lupo&#8221; per tutti quanti.</p>
<p>GIORNO UNO &#8211; GIOVEDI&#8217; 18 GIUGNO</p>
<p>Purtroppo la nottata in tenda è di quelle barbare, praticamente insonne per entrambi, con il risultato che l&#8217;indomani ci si alza di pessimo umore. Sono le cinque di mattina, sta già albeggiando. Carichiamo accuratamente gli ultimi fardelli, in particolare il sacco a pelo che ci servirà (forse) per dormire nei camping lungo il percorso, e ci rechiamo al piccolo bar del campeggio a fare colazione con caffelatte, pane e marmellata. A quest&#8217;ora sono pochi i ciclisti seduti a tavola con noi. La partenza dei partecipanti ai percorsi da tre giorni è &#8220;alla francese&#8221; dalle sei alle nove, ma noi vogliamo andar via fra i primi. Lasciamo il camping e saliamo i pochi tornanti che conducono a Saint Félicien. Sono le sei in punto di una bella mattina limpida quando passiamo sotto il gonfiabile del via, già animato dal megafono dello speaker e dal &#8220;gotha&#8221; organizzativo della manifestazione in pompa magna che saluta i primi partenti.</p>
<div id="attachment_586" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-586" title="DSCF1872" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1872.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Colazione prima del via" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Colazione prima del via</p></div>
<div id="attachment_588" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-588" title="DSCF1874" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf18741.jpg?w=470&#038;h=352" alt="La mia bicicletta pronta. Pregasi notare le ciabattine a cuoricini rosa appese fuori dalle borse :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">La mia bicicletta pronta. Pregasi notare le ciabattine a cuoricini rosa appese fuori dalle borse :-)</p></div>
<p>Dopo una breve discesa si comincia subito a salire il primo colle, il Col du Buisson (920 m). La temperatura è già calda, alla spicciolata ci raggiungono altri cicloturisti. Non abbiamo visto al via Gianni e Natalino, ma confidiamo di incontrarli presto in uno dei numerosi ristori offerti dalle pro loco dei vari paesini attraversati. Superiamo il Col de Genest (709 m) e scendiamo a Gilhoc, primo controllo elettronico dove ad attenderci c&#8217;è una vera e propria festa con la banda musicale e tavoli imbanditi con varie leccornie, alcune offerte gratuitamente e altre vendute a &#8220;prezzo politico&#8221;. E&#8217; il quarantesimo chilometro, qui ci raggiungono i nostri amici. Ripartiamo tutti e quattro insieme, ma condividiamo solo il terzo colle, il Col du Mazel (633 m): in discesa li lasciamo andare, d&#8217;altronde loro hanno molta più strada da fare di noi e debbono tenere una tabella di marcia più serrata. Provo molta ammirazione per loro, e spero intimamente che la loro avventura vada a buon fine.</p>
<div id="attachment_589" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-589" title="DSCF1876" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1876.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Col du Buisson alle prime luci del mattino" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Col du Buisson alle prime luci del mattino</p></div>
<div id="attachment_590" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-590" title="DSCF1877" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1877.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Altimetria da rizzare i capelli" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Altimetria da rizzare i capelli</p></div>
<div id="attachment_591" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-591" title="DSCF1879" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1879.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Gilhoc" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Gilhoc</p></div>
<p>Ma dobbiamo pensare a noi. Marco per il momento si sta comportando bene, i primi colli sono relativamente facili e il paesaggio godibile. Le Ardèche sono un territorio verdissimo. Passiamo anche il Col de Montreynaud (757 m), il grazioso paese di St. Barthélémy-Grozon, dov&#8217;è allestito un altro ristoro-festa con musica e i bambini che salutano il nostro passaggio, e il Col du Chalençon (694 m). Intorno all&#8217;80° chilometro comincia la salita ad uno dei colli più duri di tutto il nostro giro, il Col de la Faye (1019 m). E&#8217; lungo quasi 19 chilometri, ma quel che è peggio è che sono passate le undici ed ora il caldo è insopportabile. Fortunatamente lungo la salita sono stati allestiti alcuni punti d&#8217;acqua, assolutamente opportuni in un territorio dove stranamente le fontane naturali scarseggiano. Fa così caldo che i palloncini decorativi gialli e viola appesi qua e là sotto il sole lungo la salita, ad uno ad uno scoppiano, e questo non è certo incoraggiante&#8230;</p>
<div id="attachment_594" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-594" title="DSCF1881" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf18811.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Salendo in compagnia" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Salendo in compagnia</p></div>
<div id="attachment_595" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-595" title="DSCF1885" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1885.jpg?w=470&#038;h=352" alt="St. Barthélémy-Grozon" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">St. Barthélémy-Grozon</p></div>
<div id="attachment_596" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-596" title="DSCF1887" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1887.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Grande Francia" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Grande Francia</p></div>
<div id="attachment_597" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-597" title="DSCF1889" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1889.jpg?w=470" alt="Fa caldo"   /><p class="wp-caption-text">Fa caldo</p></div>
<div id="attachment_598" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-598" title="DSCF1890" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1890.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Punto acqua lungo la salita per il Col de la Faye" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Punto acqua lungo la salita per il Col de la Faye</p></div>
<div id="attachment_599" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-599" title="DSCF1891" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1891.jpg?w=470&#038;h=352" alt="  " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">  </p></div>
<p>A metà salita Marco accusa una crisi micidiale. Sembra una stupidaggine, in realtà lui, che è relativamente nuovo di questo sport, deve ancora imparare a gestire le &#8220;cotte&#8221;. Il suo morale improvvisamente crolla, così come le gambe che non &#8220;girano&#8221; più. Gli pedalo vicina, lo incoraggio a stare calmo. Poi, la svolta: il cielo si annuvola velocemente, e proprio mentre attraversiamo un bellissimo bosco, come una benedizione, arriva l&#8217;acquazzone. Per me è la salvezza dalla canicola, per Marco invece è una seccatura in più&#8230; Molto a fatica riusciamo a raggiungere lo scollinamento. Ha smesso di piovere, e nella vallata dove dobbiamo scendere il cielo è azzurro. Prima di tuffarci in discesa, però, ricordo a Marco che è ormai ora di pranzo, e quasi lo &#8220;costringo&#8221; a fermarsi per recuperare le forze e approfittare del favoloso ristoro di vetta, affollatissimo di ciclisti che, seduti sui prati e sulle rocce, ruminano piatti di pasta, panini e lattine di Orangina e Coca Cola. La sosta è l&#8217;occasione per familiarizzare con la moltitudine dei cicloturisti presenti. L&#8217;età media dei partecipanti qui è piuttosto alta: i più giovani molto probabilmente saranno protagonisti sabato, quando verrà dato il via alle granfondo agonistiche. Non mancano le donne, e qualche veicolo speciale tipo tandem e recumbent. La quasi totalità dei ciclisti è francese, e la presenza stranera è rappresentata prevalentemente da belgi, olandesi, qualche inglese. Praticamente assenti gli italiani, anche se i dorsali corredati del cognome rivelano un&#8217;impressionante quantità di oriundi, e non sono pochi quelli che, riconosciuta la mia nazionalità, vengono a parlarmi in italiano stentato chiedendomi della Patria dei loro antenati emigrati.</p>
<p>Scendiamo al paese di Albon, e subito dopo (guarda un po&#8217;) inizia una nuova salita, il Col de la Graveyre (999 m). Ci sembrava di esserci lasciati alle spalle la pioggia, e invece no, il cielo torna ad annuvolarsi e adesso inizia pure a tuonare. Siamo flagellati da un altro temporale. Marco purtroppo accusa ancora la crisi. Certamente non è stata una buona idea caricarsi sulle spalle in un pesante zaino i propri bagagli. In quel momento sta invidiando il mio portapacchi attaccato alla Look&#8230; ma tant&#8217;è, adesso è tardi per rimpiangere le proprie scelte logistiche. La salita si tramuta per lui in un vero e proprio calvario, soffre come un animale e più di una volta è costretto a mettere il piede a terra. Lo guardo attonita mentre la pioggia riga i nostri volti e le mosche ci tormentano come una maledizione biblica. E&#8217; come se i mesi passati ad allenarci in salita per preparare scrupolosamente questa avventura fossero improvvisamente scomparsi dalle sue gambe. Di quel passo non ce l&#8217;avremmo mai fatta a raggiungere prima del tramonto Darbres, distante altri cento chilometri e tanta, tanta salita. Non abbiamo i fanali, e quel che è peggio è che siamo solo al primo giorno&#8230; L&#8217;alternativa al ritiro è di escogitare un &#8220;piano B&#8221;, così propongo a Marco di accorciare la &#8220;tappa&#8221; schedulata per quel giorno e di fermarci a dormire a Privas, cioè prima del temibile Col du Benas. L&#8217;indomani, dopo una notte di riposo e a mente fresca, sarebbe stato più facile decidere cosa fare della nostra &#8220;Ardèchoise&#8221;, che in quel momento appare compromessa.</p>
<p>Anche questo colle è andato, e quasi in fondo alla discesa, a St. Pierreville, ci aspetta un altro affollato ristoro offerto spontaneamente dalla pro loco del posto. E pensare che il regolamento della manifestazione è chiaro: per chi fa le randonnèe più lunghe, nelle giornate di giovedì e venerdì non sono previsti ristori &#8220;ufficiali&#8221; e si deve essere autonomi quanto a cibo e bevande. Ma fino a questo momento possiamo dire di non aver mai sofferto nè la sete nè la fame! Comunque, mentre io mi faccio largo a gomitate per lavarmi la faccia nella fontana della piazza, Marco va a cercare qualcosa per ricaricarsi e torna con in mano qualcosa che ha tutta l&#8217;aria di un bel bicchierozzo di birra. Lo guardo sconcertata, ma lui mi fa: «Non è birra, è SUCCO DI CASTAGNE, assaggia!». In effetti è delizioso, e non può essere diversamente: la zona che stiamo attraversando in bicicletta si chiama Châtaigne, ed i ristori sono un tributo al goloso frutto autunnale. Ne prendo un bicchiere anch&#8217;io, insieme alla torta di castagne ed alla crema di marroni spalmata sul pane. Intanto mostro a Marco l&#8217;altimetria dei restanti chilometri prima del sospirato riposo: una ventina di chilometri di saliscendi e la salita finale al Col de la Fayolle (877 m). Ripartiamo, e stavolta sembra proprio che la sosta cibereccia abbia fatto bene al mio gigante: la sua pedalata torna miracolosamente rotonda, e lui stesso ammette di essersi un poco ripreso. Merito del succo di castagne, così simile a birra fermentata? In quel momento va bene tutto, l&#8217;importante è che tornino morale e buonumore, mentre avanziamo sotto un cielo ancora cupo e nell&#8217;afa micidiale dei boschi.</p>
<p>Questo tratto del percorso è davvero ameno e sperduto fra le montagne. Attraversiamo rari villaggi tra cui St. Etienne-de-Serre e Issamoulenc, e poi, finalmente, inizia la salita al Col de la Fayolle. A questo punto ci raggiungono finalmente altri ciclisti, i quali probabilmente hanno i pernottamenti prenotati dall&#8217;organizzazione proprio a Privas. Uno di questi mi apostrofa un po&#8217; in francese e un po&#8217; in inglese, dev&#8217;essere belga, mi fa capire di avere il papà di origine italiana. «Rovigo!», mi urla, e io giro l&#8217;informazione a Marco, nativo del Polesine. Ne nasce una curiosa gag tra i due, iniziano a parlarsi freneticamente, nessuno capisce una parola di quel che dice l&#8217;altro, ma intuiscono di essere in qualche modo &#8220;paesani&#8221;! Infine il ragazzo, che sulla schiena porta il cognome Maini, ci saluta dicendoci in inglese che quella scoperta gli avrebbe dato lo sprint per salire più velocemente&#8230; infatti è così, e ci semina lungo i tornanti mentre noi ancora ridacchiamo per il singolare incontro.</p>
<div id="attachment_600" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-600" title="DSCF1898" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1898.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Col de la Fayolle" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Col de la Fayolle</p></div>
<p>Sullo scollinamento precedo Marco e ne approfitto per fare qualche foto mentre lo aspetto. Sono ormai passate le 18. Ora non ci resta che imboccare la statale per venti chilometri di velocissima discesa, e piombare a bomba su Privas alla ricerca di un camping disposto ad accogliere per la notte due scriteriati muniti solo del sacco a pelo e nemmeno una tendina piccola piccola&#8230;</p>
<p>All&#8217;ingresso del paese cerchiamo dei cartelli e chiediamo indicazioni, ci sembra di capire che qui esiste un solo campeggio. Non senza qualche difficoltà riusciamo finalmente a trovarlo, e ci fiondiamo subito alla reception. Qui, però, abbiamo un&#8217;amarissima sorpresa: i bungalow sono tutti prenotati da altri partecipanti all&#8217;&#8221;Ardèchoise&#8221; iscritti con la formula dei pernottamenti&#8230; e di dormire sotto le stelle non se ne parla proprio. Niet. Rivolgersi all&#8217;hotel poco più in là. Com&#8217;è lontana, improvvisamente, la spartana ma generosa accoglienza avuta nel 2006 nei campeggi di Vallon Pont d&#8217;Arc e di Lac d&#8217;Issarlès! Con le pive nel sacco andiamo a cercare l&#8217;hotel, lo troviamo e vediamo ciclisti e biciclette ovunque, anche sui balconi. Trovare un buco libero sarà impossibile! Vado alla reception con poche speranze, in effetti è tutto pieno, ma la ragazza è gentile e telefona ad un altro albergo dall&#8217;altra parte della città. Ed ecco il miracolo, la stanza libera c&#8217;è! Con molta pazienza mi spiega come arrivarci, mi mette in mano la mappa di Privas e tanti saluti. Torno da Marco con un sorriso a trentadue denti, saliamo sulle biciclette per quest&#8217;ultimo sforzo, tra un ponte e una circonvallazione rischiamo di sbagliare strada mentre, tanto per gradire, ricomincia a piovere. E alla fine, in pieno centro città, ecco l&#8217;albergo: hotel &#8220;La Chaumette&#8221;, dall&#8217;aria tutt&#8217;altro che economica&#8230; ma tant&#8217;è, con quel tempaccio è sempre meglio che dormire all&#8217;aperto.</p>
<p>Alla reception ci dicono di essere stati MOLTO FORTUNATI a trovare quella stanza libera: infatti, anche questo albergo è stipato di ciclisti. Ci fanno sistemare le biciclette in un garage comune, e finalmente saliamo in camera. L&#8217;aria è tesa: la sfilza di disavventure ci ha resi esasperati e nervosi, e tutto questo in aggiunta ai 180 chilometri e 3.300 metri di dislivello della giornata. Ma non è tempo per recriminare: quello che conta in questo momento è avere il culo al caldo per la notte, e ora ci vogliono una bella doccia, una buona cena e del buon sonno. Quando usciamo per recarci in birreria ha ormai smesso di piovere, ed è una bella serata. Ci sediamo nel dehor davanti a bistecca e fish&#8217;n'chips, e mentre mangiamo consultiamo le mappe programmando il proseguimento della nostra avventura. Poi andiamo a dormire, non prima di avere inviato un sms a Gianni per comunicare la nostra posizione e chiedere la loro. Messaggino che rimarrà senza risposta, facendomi preoccupare per la loro sorte. Prendere sonno non è facile: mille pensieri affollano la mia testa, ma alla fine la stanchezza prende il soppravvento. Bonne nuit&#8230;</p>
<div id="attachment_601" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-601" title="DSCF1899" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1899.jpg?w=470&#038;h=352" alt="La stanza d'albergo a Privas" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">La stanza d&#39;albergo a Privas</p></div>
<p>GIORNO DUE &#8211; VENERDI&#8217; 19 GIUGNO</p>
<p>Sono sveglia dalle cinque, non riesco più a dormire. Marco invece dorme ancora mentre io consulto ancora una volta mappe e altimetrie, poi sveglio anche lui: la riconsegna delle biciclette è a partire dalle sette, e noi non vogliamo perdere tempo.</p>
<p>Paghiamo il salato conto della camera e, senza neppure aver diritto alla prima colazione, usciamo nel sole della città, dove incredibilmente ci ricongiungiamo con fiumane di ciclisti ripartiti tutti insieme dai rispettivi pernottamenti. E&#8217; una bella festa che mette il buonumore, ed è certamente piacevole augurarsi a vicenda i primi &#8220;bonjour&#8221; della giornata. Purtroppo siamo ripartiti a stomaco vuoto, ma io confido di trovare presto qualche ristoro &#8220;abusivo&#8221; con i locali bendisposti ad offrirci un po&#8217; di caffè e qualche biscotto. Ho ragione, e appena fuori da Privas, a St. Priest, le simpatiche signore del paese sono pronte con i thermos, cassette di arance e piatti colmi di biscotti e dolcetti. Il calore e l&#8217;accoglienza di questi volontari sono indimenticabili: essi non prendono un euro dall&#8217;organizzazione per quello che fanno, si accontentano di magliette e gadget offerti loro dagli sponsor, ciononostante hanno un grande entusiasmo per questa manifestazione, e tanta voglia di far conoscere ai cicloturisti la loro terra e i loro prodotti.</p>
<p>Ed è subito salita. La strada per il Col du Benas (795 m) è caratterizzata dalla presenza di numerose pale per l&#8217;energia eolica, che punteggiano la linea di cresta con le loro bianche e slanciate sagome. Fa già caldo. Marco sembra pedalare abbastanza in scioltezza, c&#8217;è da augurarsi che il riposo notturno abbia contribuito a fargli recuperare la dura crisi del giorno prima. Scolliniamo nel punto in cui il nostro percorso e quelli delle &#8220;Gorges&#8221; si separano, e scendiamo a Darbres e a Lussas, dove sotto i soliti festoni giallo-viola ci aspettano altri volontari muniti di acqua minerale ed altre leccornie.</p>
<div id="attachment_602" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-602" title="DSCF1901" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1901.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Verso il Col du Benas" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Verso il Col du Benas</p></div>
<div id="attachment_603" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-603" title="DSCF1903" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1903.jpg?w=470" alt="La strada è davvero spettacolare"   /><p class="wp-caption-text">La strada è davvero spettacolare</p></div>
<div id="attachment_604" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-604" title="DSCF1904" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1904.jpg?w=470" alt=" "   /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_605" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-605" title="DSCF1907" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1907.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Villaggi in festa" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Villaggi in festa</p></div>
<p>L&#8217;ambiente cambia: dalle verdissime e lussureggianti montagne si passa a qualcosa di più aspro e dal tono quasi &#8220;mediterraneo&#8221;, che mi ricorda addirittura certi scorci della Sardegna o della Sicilia. Superiamo il grazioso borgo di Vals-les-Bains e i suoi stabilimenti dell&#8217;acqua minerale, e iniziamo la salita al Col de Genestelle (648 m). Fa molto caldo, dobbiamo fare i conti con nugoli di fastidiosissime mosche e anche con la pericolosa mosca cavallina, che purtroppo va a segno più di una volta sulle nostre braccia e gambe. Ci sono però anche molte farfalle, alcune delle quali coloratissime e veramente spettacolari.</p>
<div id="attachment_606" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-606" title="DSCF1908" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1908.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Ma man mano che si avvicina mezzogiorno il cielo riprende ad annuvolarsi: e questa non può che essere una buona notizia, visto il caldo opprimente. Quando scendiamo ad Antraigues il sole ormai non c&#8217;è più. Qui, stranamente, non c&#8217;è nessun &#8220;comitato d&#8217;accoglienza&#8221; ad attenderci, però ci sono un minimarket e una boulangerie, già presi d&#8217;assalto dai ciclisti che ci hanno preceduti e che stanno ruminando le loro provviste sui gradini in pietra del centro storico. Li imitiamo acquistando un paio di bibite fresche, dell&#8217;ottimo pane ai cereali ed una simil-mortadella per farcirlo. Il pranzo è servito.</p>
<div id="attachment_607" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-607" title="DSCF1915" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1915.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Antraigues" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Antraigues</p></div>
<p>Il Col d&#8217;Aizac (643 m) ed il Col de la Moucheyre (856 m) sono una sorta di riscaldamento in attesa di affrontare il vero osso duro della giornata, ovvero la salita al Col de la Baricaude (1232 m) e quindi al mitico Gerbier du Jonc (1416 m), &#8220;cima Coppi&#8221; di tutta l&#8217;Ardèchoise. Marco fin qui si sta comportando abbastanza bene, ma ora mi confessa di essere preoccupato per quella salita così lunga ed impegnativa: ben 13,4 km e 732 m di dislivello solo per arrivare al Baricaude&#8230; A Burzet, paesino posto ai piedi dell&#8217;ascensione, ritroviamo il sole. Passiamo sui tappetini rossi del controllo elettronico e ci fermiamo un poco per goderci una birra gelata: non sarà da atleti, ma in una giornata così torrida ci può stare. Dal dehor affacciato sulla piazzetta del paese ci lasciamo allietare dalla musica, altra protagonista di questa grande festa in giallo-viola. Poi bisogna andare. E&#8217; il momento della grande sfida, soprattutto per Marco: qui si deciderà l&#8217;esito della nostra performance&#8230;</p>
<div id="attachment_608" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-608" title="DSCF1916" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1916.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Una providenziale fontana" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Una provvidenziale fontana</p></div>
<div id="attachment_609" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-609" title="DSCF1917" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1917.jpg?w=470" alt="Burzet"   /><p class="wp-caption-text">Burzet</p></div>
<div id="attachment_610" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-610" title="DSCF1918" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1918.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Burzet vista dalla salita al Col de la Baricaude" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Burzet vista dalla salita al Col de la Baricaude</p></div>
<p>Lungo la salita è una continua processione di ciclisti: tutti salutano, quasi tutti sorridono, qualcuno incoraggia Marco che arranca faticosamente. Asfalto francese, ruote francesi, braccia francesi, mascelle francesi. Fa caldo ma in cielo c&#8217;è uno strano movimento di vento e nuvole, come il presagio che l&#8217;aria stia cambiando. Per terra sono segnati in vernice gialla i chilometri che mancano alla cima, ci vogliono davvero tanta pazienza e tanto spirito di sacrificio&#8230;</p>
<p>Ci impieghiamo un&#8217;eternità, ma in cima ci arriviamo anche noi. Saranno almeno  le 18. Sui prati del colle ci sono ciclisti stravaccati ovunque, c&#8217;è molto vento e non fa più così caldo, tanto da convincermi ad indossare il giacchino per affrontare l&#8217;ultimo strappo verso il Gerbier de Jonc. Ci mangiamo qualche biscotto alla cannella, poi riprendiamo il nostro viaggio. C&#8217;è un tratto in discesa, ma il vento è così forte da obbligarci a spingere. E laggiù all&#8217;orizzonte vediamo la sagoma caratteristica del Gerbier de Jonc, antico vulcano spento ora avvolto dalla nebbia e sormontato da sinistre nubi nere. A Sagnes-et-Goudoulet i locali stanno sbaraccando tutto: c&#8217;è troppo vento, per loro la festa è rimandata a domani, quando arriveranno i concorrenti dei giri da un giorno e delle granfondo agonistiche ed avranno molti bicchieri d&#8217;acqua e molte cibarie da distribuire.</p>
<div id="attachment_611" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-611" title="DSCF1922" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1922.jpg?w=470" alt="Un momento di relax al Col de la Baricaude"   /><p class="wp-caption-text">Un momento di relax al Col de la Baricaude</p></div>
<div id="attachment_612" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-612" title="DSCF1924" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1924.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Gerbier de Jonc in vista!" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Gerbier de Jonc in vista!</p></div>
<p>Ricomincia la salita e ricomincia a piovigginare. Mi domando se stasera saremo di nuovo fortunati e se riusciremo a trovare un ricovero per la notte, e non nego di essere piuttosto preoccupata. Prima ancora di scollinare iniziamo a buttare l&#8217;occhio alla ricerca di qualsiasi indicazione di agriturismo, B&amp;B, hotel, camping o quant&#8217;altro. Poi, eccoci al Col du Gerbier de Jonc e al fatidico bivio. Ma ormai la decisione è presa: scenderemo direttamente a St. Martial, tagliando i 50 chilometri della zona dei Sucs.</p>
<p>Quindi ci tuffiamo in discesa. Fa un freddo cane. Sotto di noi c&#8217;è un mare di nubi viola a sovrastare i monti a forma di &#8220;pan di zucchero&#8221; &#8211; i mitici Sucs, lo scenario è impressionante. Dopo nove chilometri in mezzo al nulla raggiungiamo finalmente St. Martial, graziosissimo borgo di casette in pietra posto in riva ad un lago. Appena arriviamo notiamo che c&#8217;è festa, musica, salsicce che arrostiscono e mascelle che ruminano, ma noi abbiamo bisogno di un posto per la notte. Una donna ci dice che, a parte il campeggio, non esistono hotel, ma pochi metri più in là noto una trattoria che (cartello in vetrina) ha delle camere. Entro, chiedo alla indaffaratissima ragazza bionda che sta servendo ai tavoli, e la camera c&#8217;è! Ci accompagna sopra il ristorante, due rampe di scale, entriamo in una casa di stanze disordinate dove c&#8217;è di tutto: in una di queste c&#8217;è anche un letto matrimoniale buttato in un angolo, e bagno e doccia a portata di mano. Per la cena? Scendete non prima delle nove, sapete, ci sono quelli de l&#8217;&#8221;Ardèchoise&#8221;&#8230; Siamo così felici che non stiamo più nella pelle: adesso che la nottata è al sicuro ho la certezza che la nostra avventura finirà bene. Vado per schioccare un bacio a Marco, quando dal piano di sopra udiamo dei passi su una scala di legno&#8230; squeak, squeak&#8230; che spavento! Improvvisamente spunta un ciclista nella nostra stanza. Tutti ci guardiamo attoniti, lui è più stranito di noi&#8230; insomma, ci fa capire che fino a un attimo prima al posto di quel letto c&#8217;era il passaggio per uscire. Allora scoppiamo tutti a ridere: per quanto scalcinato e fortunoso, per me quello è il posto letto più romantico della mia vita. Dai vetri della finestra c&#8217;è persino l&#8217;incantevole vista sul lago.</p>
<div id="attachment_613" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-613" title="DSCF1925" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1925.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Camera vista lago a St. Martial" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Camera vista lago a St. Martial</p></div>
<div id="attachment_614" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-614" title="DSCF1926" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1926.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Meglio di un castello! :-D" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Meglio di un castello! :-D</p></div>
<p>Mentre Marco si fa la doccia io telefono a Gianni. Risponde, ma le notizie non sono del tutto buone: problemi di salute lo hanno costretto al ritiro già la sera prima, mentre Natalino ha proseguito da solo il giro. Scendiamo, tira una bisa micidiale, l&#8217;appetito è tanto e decidiamo di concederci un &#8220;aperitivo&#8221; al vicino banchetto della pro loco: panino con salsiccia locale e vino ci sembrano un buon inizio, mentre intorno a noi ci sono dei curiosi che ci chiedono da dove veniamo, bambini che corrono, e altri ciclisti in attesa di sedersi a tavola con la nostra medesima caratteristica: maglione dalla vita in sù, pantaloncini e ciabatte infradito dalla vita in giù, e&#8230; saltellare per il freddo. Anche chi ha usufruito del servizio trasporto bagagli non ha potuto certo portarsi appresso chissà quale guardaroba, men che meno noi. Finalmente arriva il nostro turno, entriamo. La cena non è male: i giovani gestori della trattoria ci servono alcune deliziose specialità locali, e il vino riscalda stomaco e spirito. In questo momento sono davvero contenta: Marco ha recuperato energie e morale, e anche se siamo stati costretti a ripiegare su un percorso più corto adesso nessuno potrà levargli la soddisfazione di avere il suo diploma di partecipazione. Niente male, considerando che giovedì pomeriggio tutto sembrava compromesso.</p>
<p>GIORNO TRE &#8211; SABATO 20 GIUGNO</p>
<p>La dormita è stata favolosa, ci voleva proprio. Come sempre sono io quella che si sveglia per prima, ed ho il privilegio di assistere dalla finestra della stanza ad una spettacolare alba sul lago, con il cielo striato di nuvole rosso fuoco. C&#8217;è ancora molto vento, e non fa per niente caldo. Sveglio Marco, imballiamo tutte le nostre cose e scendiamo di nuovo alla trattoria, dove insieme ad altri ciclisti ci viene servita un&#8217;ottima colazione con le baguettes ancora calde. Oggi la &#8220;tappa&#8221; conclusiva è relativamente facile, dovremo affrontare solo una settantina di chilometri e tre colli. Si riparte in discesa, ed è per questo che io mi sono vestita con tutto quello che ho. Il vento forte in alcuni tratti costringe a spingere sui pedali. Approdiamo al controllo di St. Martin de Valamas, dove volendo è possibile approfittare di una ricca colazione&#8230; ma noi abbiamo già mangiato, per cui attacchiamo subito la salita al Col de Clavière (1.088 m), lunga oltre 17 chilometri.</p>
<p>Il vento gelido dà molto fastidio, inoltre non si sa come vestirsi: quando il sole fa capolino dalle nubi fa caldo, ma se disgraziatamente si nasconde fa un freddo cane&#8230; Le pendenze non sono certo proibitive, e a metà mattinata arriviamo a St. Agrève, paese posto quasi in vetta. E&#8217; festa grande: su quest&#8217;ultimo tratto del percorso oggi convergono tutti i partecipanti di tutti i percorsi, ed ogni ristoro è più simile ad una sagra gastronomica. Qui c&#8217;è una lunghissima fila di bancarelle che offrono ogni bendidio, musica, confusione, rastrelliere per le bici sempre stracolme. Marco mangia con appetito pane e salumi locali, oggi si sente &#8220;in palla&#8221; e questo non può che farmi felice. A Rochepaule, in cima all&#8217;omonimo colle (891 m) la scena è la stessa, con la differenza che almeno c&#8217;è un po&#8217; di sole e la temperatura è più umana. Chi tira dritto e non approfitta dei ristori sono quelli che oggi partecipano alle granfondo agonistiche&#8230; ma questa è un&#8217;altra storia. Noi li lasciamo correre e scendiamo con calma, dopodichè iniziamo ad affrontare l&#8217;ultimo colle, già percorso all&#8217;andata dal versante opposto. Da questo lato, ahimè, ci aspettano delle sinistre rampe al 15%&#8230;</p>
<div id="attachment_615" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-615" title="DSCF1930" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1930.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Nota di colore :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Nota di colore :-)</p></div>
<div id="attachment_616" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-616" title="DSCF1931" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1931.jpg?w=470&#038;h=352" alt="La festa di St. Agrève" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">La festa di St. Agrève</p></div>
<p>Il Col du Buisson (920 m) è una bolgia infernale: la strada è stretta, tutti si accalcano per passare, specialmente gli agonisti che hanno fretta per definizione. Le rampe più dure sono subito all&#8217;inizio e mietono numerose vittime, costrette a smontare dalla bici e a salire a piedi. Noi NON siamo tra quelli, in particolare Marco, che sulla sua bici ha la tripla da mountain bike e in questo frangente mi sorprende per freschezza e regolarità. Ad ogni tornante c&#8217;è un gruppo musicale che suona, gente che grida e incita di non fermarsi, è fantastico, è davvero il degno finale di una fantastica avventura. Altro scollinamento e altra festa. Ci tratteniamo un po&#8217;, io scambio quattro chiacchiere con altri ciclisti, poi percorriamo gli ultimi chilometri verso Saint Fèlicien.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;una, il villaggio è una babilonia di maglie colorate e biciclette. Alla spicciolata iniziano i rientri dai vari percorsi, c&#8217;è molta confusione e bisogna fare la coda per tutto: il parcheggio del mezzo, la riconsegna del microchip, la stampa del (meritatissimo) diploma, il pasta party. Basta, scendiamo al campeggio. All&#8217;ingresso troviamo Gianni, che ci saluta con calore: sta aspettando Natalino, del quale non ha notizie ormai da ore. Arriverà intorno all&#8217;ora di cena, sta bene e tutto è andato nel migliore dei modi. Nel camper, davanti all&#8217;ennesimo piatto di pasta e ad un bicchiere di vino, ci raccontiamo le rispettive avventure francesi. Non c&#8217;è modo migliore per iniziare l&#8217;estate.<br />
<strong><em><br />
Brevet de la Châtaigne &#8211; Ardèchoise, 362 chilometri e 7.500 m di dislivello.</em></strong></p>
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		<title>Pian della Mussa &#8211; 2 giugno 2009</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 16:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccoci alle prese con l&#8217;ennesima salita verso i monti piemontesi ancora innevati. A soli otto giorni dalla riapertura al traffico i nostri copertoncini puntano il Pian della Mussa, vasto pianoro posto a quota 1750 dove termina la strada asfaltata della Val d&#8217;Ala. Siamo in una delle Valli di Lanzo, a ovest di Torino: le cronache [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=575&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci alle prese con l&#8217;ennesima salita verso i monti piemontesi ancora innevati. A soli otto giorni dalla riapertura al traffico i nostri copertoncini puntano il Pian della Mussa, vasto pianoro posto a quota 1750 dove termina la strada asfaltata della Val d&#8217;Ala. Siamo in una delle Valli di Lanzo, a ovest di Torino: le cronache dello scorso inverno riportavano innevamenti record nella zona (sette metri?!), e dunque come resistere alla tentazione di ripercorrere per l&#8217;ennesima volta quella salita in bicicletta, magari immaginando gli ultimi chilometri fra suggestivi muri di neve?</p>
<p>La mattina festiva è salutata da un meraviglioso cielo limpido, e dopo il consueto rituale del caffè e della preparazione dei panini io e Marco siamo in strada che sono da poco passate le sette.</p>
<p>Per il noioso avvicinamento a Lanzo scegliamo come d&#8217;abitudine le strade secondarie che attraversano Alpignano, Givoletto, La Cassa e Fiano. Da Germagnano proseguiamo per Pessinetto, dove non mancano le fontane per riempire le nostre borracce di ottima acqua. La strada non presenta grandi pendenze in questa fase: al bivio successivo trascuriamo la deviazione a destra per la Val Grande, e proseguiamo diritto in direzione Ala di Stura. Da qui in poi ci s&#8217;immerge più profondamente nel classico ambiente montano, caratterizzato da pendii e prati in fiore, dall&#8217;impetuoso scorrere delle verdi acque del torrente Stura, dall&#8217;allegro sferragliare della &#8220;littorina&#8221; diesel sulla rinata linea ferroviaria Torino-Ceres, e dall&#8217;attraversamento di amene borgate tutte meridiane, campanili a punta, fontane e case in pietra. Sono molti, anche, i rivoli e le cascate che dalle rocce sovrastanti scendono fragorosi a livello della strada, ricordandoci &#8211; se ancora ve ne fosse bisogno &#8211; che le precipitazioni invernali sono state abbondanti, e che questa è una vera e propria &#8220;valle dell&#8217;acqua buona&#8221;.</p>
<p>Ala di Stura è una graziosa località turistica dove d&#8217;inverno si scia e d&#8217;estate si prende il sole. Abbiamo qui superato di pochissimo i mille metri di quota, e la strada inizia a presentare tratti più ripidi. Si attraversano altri piccoli borghi (Cresto, Martassina, Mondrone, Molette, Chialambertetto, Cornetti) ed eccoci finalmente a Balme, salutati a sinistra dall&#8217;imponente massiccio della Torre d&#8217;Ovarda e dallo stabilimento dell&#8217;acqua minerale &#8220;Pian della Mussa&#8221;, che ci ricorda ancora una volta la provenienza e la qualità di quella stessa, freschissima e deliziosa acqua che così volentieri prendiamo dalle fontane lungo il percorso per combattere la calura oggi piuttosto accentuata.</p>
<p>Balme è a quota 1432 metri, qui inizia la parte &#8220;divertente&#8221; della gita: gli ultimi cinque chilometri verso il Piano, caratterizzati da strada stretta e amena, traffico di &#8220;merenderos&#8221;, rampe e tornanti dannatamente ripidi, e l&#8217;incognita di quei famosi &#8220;muri di neve&#8221; fresati di fresco per far passare i veicoli&#8230;</p>
<p>Bando ai convenevoli, l&#8217;uscita dal paese è così ripida da far rizzare i capelli. Ma io e Marco siamo armati di comoda tripla corona, che non esitiamo di certo ad utilizzare in questo frangente. Appena fuori dall&#8217;abitato le prime sacche di neve fanno la loro comparsa: saranno una costante fino in cima.</p>
<p>Arranchiamo regolari fra i nevai e le conifere sradicate, in compagnia di automobili, motociclette, e anche molti ciclisti. L&#8217;asfalto in questo ultimo tratto è in condizioni perfette, rinnovato giusto un anno fa. Il cartello che annuncia il Piano è raggiunto quando i nostri ciclocomputer segnano 70 chilometri dal portone di casa: decidiamo di proseguire fino al rifugio, già riaperto per la stagione estiva. Intorno a noi c&#8217;è molta neve: il paesaggio è naturalmente assai suggestivo, ci mischiamo fra gli &#8220;aficionados&#8221; della polenta e ci gustiamo al caldo sole i nostri panini e le meritate bibite, sotto un cielo blu cobalto e gli sguardi maestosi e severi dell&#8217;Uia di Ciamarella e dell&#8217;Uia Bessanese.</p>
<div id="attachment_577" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-577" title="DSCF1863" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf18631.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Appena usciti dalle case di Balme l'ambiente diventa severo... " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Appena usciti dalle case di Balme l&#39;ambiente diventa severo... </p></div>
<div id="attachment_579" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-579" title="DSCF1865" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1865.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Arrancando fra i ripidi e stretti tornanti, e le lingue di neve appena scavate dalle frese" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Arrancando fra i ripidi e stretti tornanti, e le lingue di neve appena scavate dalle frese</p></div>
<div id="attachment_580" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-580" title="DSCF1867" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1867.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Al Pian della Mussa la neve non manca" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Al Pian della Mussa la neve non manca</p></div>
<div id="attachment_581" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-581" title="DSCF1868" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1868.jpg?w=470&#038;h=348" alt="Inquadratura larga sul piano, sotto la mole imponente dell'Uia Bessanese (sullo sfondo)" width="470" height="348" /><p class="wp-caption-text">Inquadratura larga sul piano, sotto la mole imponente dell&#39;Uia Bessanese (sullo sfondo)</p></div>
<div id="attachment_582" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-582" title="DSCF1869" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1869.jpg?w=470" alt="Il ristoro del viandante :-)"   /><p class="wp-caption-text">Il ristoro del viandante :-)</p></div>
<div id="attachment_583" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-583" title="DSCF1871" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1871.jpg?w=470&#038;h=352" alt="E' fantastico poter immortalare la propria bicicletta con un simile sfondo... in giugno :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">E&#39; fantastico poter immortalare la propria bicicletta con un simile sfondo... in giugno :-)</p></div>
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		<title>A spasso nella leggenda &#8211; Colle del Sestriere, 23 maggio 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 12:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[In vita mia credo di aver fatto questo giro &#8211; che non può mancare nell&#8217;albo d&#8217;oro di qualsiasi cicloamatore torinese &#8211; almeno 6 o 7 volte, in un senso o nell&#8217;altro. E allora dov&#8217;è la novità? La novità, oggi, sta nell&#8217;accompagnare un neo-amatore che non l&#8217;ha mai fatto. Il pretesto è sempre quello di affinare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=557&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_561" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-561" title="DSCF1852" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1852.jpg?w=300&#038;h=225" alt=" " width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>In vita mia credo di aver fatto questo giro &#8211; che non può mancare nell&#8217;albo d&#8217;oro di qualsiasi cicloamatore torinese &#8211; almeno 6 o 7 volte, in un senso o nell&#8217;altro. E allora dov&#8217;è la novità? La novità, oggi, sta nell&#8217;accompagnare un neo-amatore che non l&#8217;ha mai fatto. Il pretesto è sempre quello di affinare la preparazione in vista de &#8220;L&#8217;Ardèchoise&#8221;, e questo è il sabato giusto per provarci, con l&#8217;alta pressione africana a garantirci bel tempo e le scritte sull&#8217;asfalto ancora fresche del Giro d&#8217;Italia passato di qui solo quattro giorni prima.</p>
<p>E&#8217; quasi estate, e si capisce anche perchè albeggia presto. Io e Marco facciamo colazione alla svelta e i  nostri pedali fanno &#8220;click&#8221; davanti al portone di casa che  non sono ancora le sei. Abbiamo gli zaini carichi di molto cibo e poco vestiario, io porto la Olmo in acciaio e non posso fare a meno di indossare i guantini bianchi fatti all&#8217;uncinetto. Sua Maestà il Sestriere e il ricordo a sessant&#8217;anni dall&#8217;impresa di Fausto Coppi nella mitica tappa Cuneo-Pinerolo richiedono umiltà, contegno e un pizzico di riverenza, mentre lasciamo Torino svegliarsi pian piano fra il profumo dei panettieri e i mercati cittadini che iniziano ad animarsi.</p>
<p>Inutile dire che oggi il giro sarà svolto in senso antiorario, con salita dalla Val di Susa e, dunque, dal leggendario versante di Cesana Torinese.</p>
<p>Il noioso trasferimento fino a Susa viene &#8220;spezzato&#8221; da una seconda colazione al solito bar di Borgone, dove in virtù dell&#8217;orario mattiniero troviamo le brioches ancora calde e fragranti. Mentre consumiamo, dalle vetrate noto che qualche sportivo guarda con curiosità la mia bicicletta, e questo non può che inorgoglirmi.</p>
<p>Da Susa il percorso inizia a farsi interessante, e la faticosa risalita delle &#8220;scale&#8221; che portano a Chiomonte &#8211; prima asperità di giornata, viene ripagata dallo spettacolare panorama aereo sul Torinese e sulla vallata. Il cielo limpido e il caldo già avvertibile promettono una giornata da ciabatte infradito, infatti a Chiomonte approfittiamo di una caratteristica e freschissima fontana per sostituire l&#8217;acqua delle borracce.</p>
<div id="attachment_559" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-559" title="DSCF1845" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1845.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Le &quot;scale&quot; sopra Susa" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Le &quot;scale&quot; sopra Susa</p></div>
<p>La Statale 24 fortunatamente non è eccessivamente trafficata, e il nostro avvicinamento a Cesana, dove inizierà la salita vera e propria al Colle, procede regolare sotto la sagoma maestosa del forte di Exilles, attraverso i tornanti di Salbertrand, e il passaggio a livello (ovviamente chiuso al nostro arrivo!) e il pavè di Oulx. Per ingannare il tempo e la fatica rimiriamo le acque turbinose e scure della Dora Riparia, i bellissimi prati in fiore, le numerose frane qua e là dovute al maltempo invernale, e le cime circostanti ancora bene innevate.  Finalmente giungiamo a Cesana, il nostro morale splende come il sole alto nel cielo. Ci prepariamo ad affrontare gli ultimi, suggestivi 700 metri di dislivello riempiendo le borracce nella fresca fontana vicino all&#8217;Ufficio del Turismo. Non ci dimentichiamo, visto il gran caldo, di aggiungere all&#8217;acqua il solito, provvidenziale integratore in polvere di sali ed energia.</p>
<div id="attachment_560" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-560" title="DSCF1850" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1850.jpg?w=470&#038;h=342" alt="Il forte di Exilles" width="470" height="342" /><p class="wp-caption-text">Il forte di Exilles</p></div>
<div id="attachment_562" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-562" title="DSCF1851" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1851.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Panorama della Val di Susa da Salbertrand" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Panorama della Val di Susa da Salbertrand</p></div>
<div id="attachment_563" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-563" title="DSCF1855" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1855.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Cesana Torinese" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Cesana Torinese</p></div>
<p>Sessant&#8217;anni fa gli eroi del ciclismo in bianco e nero percorrevano questa stessa strada, che allora era sterrata e disagevole. Oggi noi cicloamatori abbiamo qualche comodità in più, ma la fatica del pedalare in salita non cambia, così come non moriranno mai la voglia di avventura e il gusto della conquista. Ora più che mai è così per Marco, che va in bicicletta solo da quindici mesi e già sta affrontando una delle strade più suggestive e mitiche della storia del ciclismo. Arranca ma non molla, usa il &#8220;rampichino&#8221;, sbuffa, ma è regolare e costante. Ogni tanto cerco di confortarlo con le &#8220;notizie&#8221; che leggo sull&#8217;altimetro che ho sul manubrio. Ad un certo punto, come una visione, per un attimo si può vedere laggiù in lontananza una delle due mitiche &#8220;torri&#8221; cilindriche di Sestriere: ma è un inganno, un&#8217;illusione, mancano ancora quasi cinque chilometri e molta salita. La visione si interrompe presto dietro un tornante, e a noi non rimane che riabbassare la testa macinando pazientemente la nostra impresa. Qualche nuvola in cielo, come impietosita, vela il sole dandoci un po&#8217; di conforto dalla canicola, mentre sull&#8217;asfalto leggiamo le recentissime scritte del Giro d&#8217;Italia: alcune sono dichiarazioni d&#8217;amore vero per i campioni, altre sono goliardiche, altre ancora di denuncia o di protesta. Il ciclismo è come la vita, c&#8217;è il dramma, c&#8217;è la fatica, ma ci sono anche i traguardi e i risultati. A destra notiamo l&#8217;orribile villaggio-colonia di Grange Sises, poi attraversiamo Champlas du Col, caratteristico borgo di casette in pietra che precede di poco la nostra meta.</p>
<div id="attachment_564" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-564" title="DSCF1856" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1856.jpg?w=470" alt="Si sale"   /><p class="wp-caption-text">Si sale</p></div>
<div id="attachment_565" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-565" title="DSCF1857" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1857.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Una fantastica visione..." width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Una fantastica visione...</p></div>
<p>Un paio di tornanti ripidi come rasoiate ed ecco il cartello &#8220;Sestriere&#8221;. Marco si merita senz&#8217;altro la classica foto ricordo, dopodichè proseguiamo verso la fontana posta allo scollinamento vero e proprio. Sembra di non arrivare mai! Ma ecco le torri del Club Med e, inaspettata, la palina segnaletica che sancisce il punto esatto dove si trova il colle e la quota. Un altro ciclista salito dal versante opposto ci confermerà, tra un panino e l&#8217;altro, che tale cartello è stato posto nuovo di zecca giusto il martedì prima, in occasione del passaggio del Giro del Centenario.</p>
<div id="attachment_566" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-566" title="DSCF1859" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1859.jpg?w=470" alt="Finalmente"   /><p class="wp-caption-text">Finalmente</p></div>
<div id="attachment_567" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-567" title="DSCF1861" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1861.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Pedalando nella storia del ciclismo" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Pedalando nella storia del ciclismo</p></div>
<div id="attachment_568" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-568" title="DSCF1862" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1862.jpg?w=470" alt="La domanda sorge spontanea: perchè ci hanno messo così tanto a mettere un cartello di vetta?..."   /><p class="wp-caption-text">La domanda sorge spontanea: perchè ci hanno messo così tanto a mettere un cartello di vetta?...</p></div>
<p>Sestriere, rinomatissima località sciistica durante i mesi invernali, in questo periodo dell&#8217;anno appare pressochè deserta e spettrale. Sono presenti solo rari turisti di passaggio e qualche ciclista, mentre alcuni cantonieri al lavoro con le ruspe stanno rassettando i parcheggi e le aree adiacenti in vista dell&#8217;arrivo dei vacanzieri estivi. Ci sono molte sacche di neve qua e là, e le piste sono ancora imbiancate. Quattro chiacchiere veloci, mangiamo e ci infiliamo il giacchino per tuffarci in discesa verso la Val Chisone e Pinerolo. Già, ma fa poi così freddo? Dopo un paio di chilometri, ai tornanti del Duc, abbiamo già caldo! E&#8217; davvero uno straordinario anticipo d&#8217;estate. A Pragelato decidiamo di toglierci i giacchini e di affrontare solo in maglietta il fastidioso vento contrario che, in più di una occasione, ci costringe a &#8220;spingere&#8221; anche in discesa. Dentro la galleria di Usseaux rischiamo il congelamento (!), ma man mano che perdiamo quota è il caldo a farla da padrona. Il forte di Fenestrelle, Perosa Argentina, Villar Perosa, ed eccoci finalmente nella tranquilla Pinerolo, dove è d&#8217;obbligo una sosta per una monumentale granita. La gelateria è giusto sotto i portici a fianco dell&#8217;arrivo di tappa di martedì scorso, e combinazione è a fianco ad una bella libreria. Così, mentre mi disseto alla mandorla ammiro in vetrina le copertine dei libri commemorativi dell&#8217;impresa di Coppi del 1949 alla Cuneo-Pinerolo, e altre pubblicazioni con le cronache ciclistiche dei tempi che furono. Ciclismo eroico? Noi pedaliamo tranquilli gli ultimi, roventi chilometri verso Torino, e per ora ci basta la soddisfazione di avere concluso in buona forma questo classicissimo giro, lungo quasi 200 chilometri e tanta leggenda.</p>
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		<title>Colle del Moncenisio: è ancora presto (9 maggio 2009)</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2009/05/10/colle-del-moncenisio-e-ancora-presto-9-maggio-2009/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 17:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Colle del Moncenisio è ancora impraticabile. La strada risulta innevata dalla piana di San Nicolao, subito dopo la vecchia dogana francese, e stavolta il nostro &#8220;assalto&#8221; è rimasto incompiuto: prima ancora di poterci inerpicare per le mitiche &#8220;scale&#8221; che conducono alla Grand Croix siamo stati costretti al dietrofront. Resta per Marco la soddisfazione di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=532&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_553" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><img class="size-medium wp-image-553" title="Immag064" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0641.jpg?w=168&#038;h=210" alt="Un'oncia di &quot;ciclismo eroico&quot;: acciaio, neve e... manettini cambio a telaio :-)" width="168" height="210" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;oncia di &quot;ciclismo eroico&quot;: acciaio, neve e... manettini cambio a telaio :-)</p></div>
<p>Il Colle del Moncenisio è ancora impraticabile. La strada risulta innevata dalla piana di San Nicolao, subito dopo la vecchia dogana francese, e stavolta il nostro &#8220;assalto&#8221; è rimasto incompiuto: prima ancora di poterci inerpicare per le mitiche &#8220;scale&#8221; che conducono alla Grand Croix siamo stati costretti al dietrofront. Resta per Marco la soddisfazione di aver varcato in bicicletta per la prima volta i patrii confini. E un inquietante interrogativo: con tutta la neve che è caduta, quando mai quest&#8217;anno i valichi alpini saranno transitabili?</p>
<div id="attachment_544" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-544" title="Immag055" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0552.jpg?w=470" alt="Arrancando verso Giaglione di Susa. Il tempo sembra ancora tenere..."   /><p class="wp-caption-text">Arrancando verso Giaglione di Susa. Il tempo sembra ancora tenere...</p></div>
<div id="attachment_546" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-546" title="Immag056" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0562.jpg?w=470" alt="Bar Cenisio, 1480m slm. Il maltempo dell'inverno scorso e le frane hanno segnato la Statale 25 in molti punti"   /><p class="wp-caption-text">Bar Cenisio, 1480m slm. Il maltempo dell&#39;inverno scorso e le frane hanno segnato la Statale 25 in molti punti</p></div>
<div id="attachment_548" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-548" title="Immag057" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0571.jpg?w=470" alt="Sempre più neve a terra, sempre più nubi in cielo..."   /><p class="wp-caption-text">Sempre più neve a terra, sempre più nubi in cielo...</p></div>
<div id="attachment_549" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-549" title="Immag058" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0581.jpg?w=470&#038;h=376" alt="Per Marco l'emozione di sconfinare in bici" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">Per Marco l&#39;emozione di sconfinare in bici</p></div>
<div id="attachment_550" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-550" title="Immag059" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0591.jpg?w=470&#038;h=376" alt="Purtroppo infotraffico aveva ragione, alla ex dogana il cartello è inequivocabile" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">Purtroppo infotraffico aveva ragione, alla ex dogana il cartello è inequivocabile</p></div>
<div id="attachment_551" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-551" title="Immag062" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0621.jpg?w=470" alt="Stavolta le &quot;scale&quot; per la Grand Croix si possono solo fotografare da sotto"   /><p class="wp-caption-text">La nostra gita finisce qui, stavolta le &quot;scale&quot; per la Grand Croix si possono solo fotografare da sotto</p></div>
<div id="attachment_552" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-552" title="Immag065" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag065.jpg?w=470" alt="Si torna a casa. E pure in fretta perchè il cielo non promette niente di buono... Gambe in spalla!"   /><p class="wp-caption-text">Si torna a casa. E pure in fretta perchè il cielo non promette niente di buono... Gambe in spalla!</p></div>
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		<title>Ferrovecchio, ovvero il fascino discreto della tardona</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 20:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[(PESSIMI) CONSIGLI]]></category>

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		<description><![CDATA[La gloriosa commuter è stata venduta, e la Look in carbonio &#8211; modificata con la tripla guarnitura, è tornata ad essere il mio veicolo favorito per le Audax. La voglia di &#8220;nuovo&#8221;, tuttavia, non si ferma. Dopo i telai in alluminio (troppo rigido!), il titanio (troppo molle!) e il carbonio (troppo costoso!), mancava al mio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=491&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_493" class="wp-caption alignleft" style="width: 122px"><img class="size-thumbnail wp-image-493" title="dscf17431" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf17431.jpg?w=112&#038;h=150" alt=" " width="112" height="150" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>La gloriosa commuter è stata venduta, e la Look in carbonio &#8211; modificata con la tripla guarnitura, è tornata ad essere il mio veicolo favorito per le Audax. La voglia di &#8220;nuovo&#8221;, tuttavia, non si ferma. Dopo i telai in alluminio (troppo rigido!), il titanio (troppo molle!) e il carbonio (troppo costoso!), mancava al mio personale campionario l&#8217;acciaio, materiale in disarmo ormai da anni per tutta una serie di motivi economici e di mercato più o meno veri che ora non starò qui ad elencare.</p>
<p>Lo scorso dicembre, con una spesa davvero ridicola se paragonata all&#8217;attuale costo di un telaio nuovo in carbonio, ho acquistato un telaio Olmo del 1988, acciaio Columbus SL e forcellina in microfusione. A qualcuno la mia è sembrata una bizzarra “operazione nostalgia”, il tentativo di allestire una “fixed” ultima moda, al limite (sic!) una bicicletta per partecipare all’”Eroica”. Niente di tutto questo: come al solito si tratta di mera curiosità. Bene, l’ho fatto riverniciare di un bel nero metallizzato direttamente agli stabilimenti di Celle. Guardatelo bene: ci sono le congiunzioni, le scritte e i loghi incisi e ripassati a pennellino con la vernice dorata, il tubo obliquo con sezione &#8220;a goccia&#8221; (un tentativo ante litteram di aerodinamica?), e i cavi del cambio completamente nascosti all&#8217;interno. Un vero gioiello.</p>
<p>L’ho “vestito” con un po’ di roba raccattata fra la mia cantina e gli amici. Ne è venuta fuori una strana ma elegante bicicletta che pesa poco meno di nove chili, con la guarnitura compact, ruote DT Swiss moderne e leggere, trasmissione e freni Campagnolo Chorus e… comandi cambio a telaio, rigorosamente non indicizzati. Due per otto rapporti, pacco da mountain bike col pignone del “30”, roba che ti arrampichi ovunque. Le leve freno inizialmente erano delle Super Record che avranno avuto almeno quarant’anni, ma dopo i primi collaudi non ho proprio digerito la mancanza dei due generosi “blocchi” così comodi per appoggiare le mani durante la marcia, così le ho presto sostituite con delle Cane Creek di foggia moderna.</p>
<p>Sulla strada la bici è sorprendente. Dicono che l’acciaio sia comodo, ma se questo tipo di telaio vent’anni fa era fra i top di gamma per le competizioni, un motivo ci sarà stato, non se lo dimentica di sicuro. La geometria classica, i foderi obliqui dritti come lance&#8230; in salita scatta come un razzo, nel complesso è più rigida della mia Look 461 in carbonio, costruita con tubi incollati e congiunzioni d&#8217;alluminio: non siamo forse ai livelli delle bici in alluminio, però si difende davvero bene. Quello che le manca rispetto alle moderne biciclette alle quali siamo ormai abituati è forse la stabilità, e questo si avverte soprattutto a livello della forcella. Con il composito oggi si possono ottenere risultati meravigliosi combinando a piacimento rigidità e comfort a seconda del tipo di telaio che si vuole ottenere. Pedalando una bici in acciaio si riscopre tuttavia una piacevole sensazione di &#8220;solidità&#8221;, e quell&#8217;ormai dimenticato effetto-molla ad ogni rilancio che solo un metallo armonico come l&#8217;acciaio può dare.</p>
<p>Una menzione particolare meritano le leve del cambio a telaio, che non avevo mai avuto prima in vita mia. Mi ci sono adattata presto, davvero. E mi piacciono, ecco la cosa simpatica. Certo, se con questa bici ci dovessi fare le gare, non li vorrei di sicuro: troppo pratici e bum-bum gli Ergopower. Ma per un cicloturista senza fretta può essere persino piacevole regolare manualmente il &#8220;fine tuning&#8221; della linea di catena. Si torna giocoforza all&#8217;antica forma mentis per cui si evitano le cambiate inutili. E poi, nessuna indicizzazione, nessun vincolo: sulle ruote (rocchetto Shimano) posso montare indifferentemente otto, nove o dieci velocità, e il cambio è sempre &#8220;a posto&#8221;&#8230; perchè in realtà non è mai &#8220;in ordine&#8221;!</p>
<p>&#8220;Antica&#8221; o no, per me è una bella soddisfazione portare in giro una bicicletta così sfacciatamente fuori moda, e sarà assolutamente &#8220;snob&#8221; salire con lei al Sestriere con tanto di guantini bianchi fatti all&#8217;uncinetto.</p>
<div id="attachment_494" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-494" title="dscf1728" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1728.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Appena acquistato il telaio era così..." width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Appena acquistato il telaio era così...</p></div>
<div id="attachment_495" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-495" title="dscf1741" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1741.jpg?w=470&#038;h=352" alt="... eccolo dopo il maquillage :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">... eccolo dopo il maquillage :-)</p></div>
<div id="attachment_497" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-497" title="dscf1744" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1744.jpg?w=470&#038;h=352" alt="dettaglio testa forcella" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">dettaglio testa forcella</p></div>
<div id="attachment_498" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-498" title="dscf1748" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1748.jpg?w=470" alt="Alta gioielleria :-)"   /><p class="wp-caption-text">Alta gioielleria :-)</p></div>
<div id="attachment_499" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-499" title="dscf1749" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1749.jpg?w=470" alt=" "   /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_500" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-500" title="dscf1779" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1779.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Ritorno al futuro" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Ritorno al futuro</p></div>
<div id="attachment_501" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-501" title="dscf1781" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1781.jpg?w=470" alt="Lo stile e la qualità di certi componenti restano immutati, anche se sono di vent'anni fa"   /><p class="wp-caption-text">Lo stile e la qualità di certi componenti restano immutati, anche se sono di vent&#39;anni fa</p></div>
<div id="attachment_502" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-502" title="dscf1805" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1805.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_503" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-503" title="dscf1803" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1803.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_504" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-504" title="immag028" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag028.jpg?w=470&#038;h=376" alt="&quot;Regina dei monti e delle nevi&quot; :-)" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">&quot;Regina dei monti e delle nevi&quot; :-)</p></div>
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		<title>Passo del Faiallo (GE) &#8211; 1 maggio 2009</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2009/05/04/passo-del-faiallo-ge-1-maggio-2009/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 19:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Che regalo, un tri-kend di sole meraviglioso dopo un inverno così duro! Sulla via per &#8220;L&#8217;Ardèchoise 2009&#8243; la premiata ditta Silvia &#38; Marco non si lascia certo sfuggire l&#8217;occasione per un&#8217;escursione ciclistica di ampio respiro e di grande soddisfazione. Stavolta nel mirino abbiamo il Passo del Faiallo, sul confine tra le province di Savona e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=428&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_429" class="wp-caption alignleft" style="width: 146px"><img class="size-thumbnail wp-image-429" title="dscf18181" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf18181.jpg?w=136&#038;h=150" alt=" " width="136" height="150" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Che regalo, un tri-kend di sole meraviglioso dopo un inverno così duro! Sulla via per &#8220;L&#8217;Ardèchoise 2009&#8243; la premiata ditta Silvia &amp; Marco non si lascia certo sfuggire l&#8217;occasione per un&#8217;escursione ciclistica di ampio respiro e di grande soddisfazione. Stavolta nel mirino abbiamo il Passo del Faiallo, sul confine tra le province di Savona e Genova: si tratta di un colle certamente non tra i più celeberrimi e nemmeno tra i più difficili, ma che gode di una posizione che lo rende particolarmente spettacolare, specie nelle giornate limpide.</p>
<div id="attachment_430" class="wp-caption alignright" style="width: 174px"><img class="size-medium wp-image-430" title="dscf18132" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf18132.jpg?w=164&#038;h=124" alt="Si sale verso Ponzone" width="164" height="124" /><p class="wp-caption-text">Si sale verso Ponzone</p></div>
<p>La nostra uscita comincia poco prima delle sette di mattina, ancora da Montegrosso d&#8217;Asti. L&#8217;itinerario scelto è quello che sale dal versante Savonese, dunque raggiungiamo Acqui e poi proseguiamo lungo la salita che conduce all&#8217;ameno borgo di Ponzone, 606 metri slm. Da qui continuiamo in cresta per Pian Castagna (732) e Palo (672). Questa strada è molto bella, poco trafficata e con una grandiosa vista a 360 gradi che spazia dalle Langhe fino alle cime innevate delle Alpi laggiù a nord. Dopo una serie di gradevoli saliscendi immersi nella natura approdiamo in discesa a Urbe, e appena fuori dal paese passiamo il ponte sul fiume Orba e prendiamo a destra in direzione Vara.</p>
<div id="attachment_431" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-medium wp-image-431" title="dscf18141" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf18141.jpg?w=180&#038;h=135" alt="Ponzone" width="180" height="135" /><p class="wp-caption-text">Ponzone</p></div>
<p>Il Passo del Faiallo viene indicato sulle carte del Touring a 1061 metri di quota. La salita da questo versante è facile: è lunga circa 12 chilometri, ma la pendenza si mantiene sempre abbastanza regolare intorno al cinque per cento. La strada inizialmente è resa suggestiva dalla vista dello strapiombo dell’Orba, un torrente dalle acque limpide peraltro qui regolato da un imponente sbarramento. Si prosegue per le borgate di Vara Inferiore e Superiore, e quando manca poco al punto più alto, sul confine con la provincia di Genova, la strada spiana in prossimità di un’ampia area picnic, assai affollata in occasione del ponte festivo:</p>
<div id="attachment_432" class="wp-caption alignright" style="width: 244px"><img class="size-medium wp-image-432" title="dscf1824" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1824.jpg?w=234&#038;h=176" alt="Verso il passo" width="234" height="176" /><p class="wp-caption-text">Verso il passo</p></div>
<p>siamo in pieno Parco Regionale del Beigua, e comincia a farsi sentire il vento. Poichè è ora di pranzo ci confondiamo anche noi fra i “merenderos” e le grigliate, e ci accomodiamo su alcune rocce fra gli alberi per mangiare i nostri panini prima di affrontare il pezzo più interessante della giornata. Nel frattempo, sulla strada vediamo transitare numerosi ciclisti.</p>
<p>Ripartiamo muniti dei giacchini per difenderci dall’aria fredda, e dopo un tratto in discesa la strada compie un’ansa fra i brulli rilievi: qui il vento è così forte che si rischia di perdere l’equilibrio. Ma dietro una curva, all’improvviso, ecco ciò che</p>
<div id="attachment_433" class="wp-caption alignleft" style="width: 283px"><img class="size-medium wp-image-433" title="dscf1827" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1827.jpg?w=273&#038;h=205" alt="Ecco il mare!" width="273" height="205" /><p class="wp-caption-text">Ecco il mare!</p></div>
<p>ripaga di ogni fatica: sotto di noi, l’azzurra immensità del mare e la spettacolare vista aerea di Voltri e della periferia ovest di Genova. Nel punto che a noi sembra “quello che esattamente scollina” facciamo le classiche fotografie di rito, anche se misteriosamente manca un cartello di vetta. Sarà veramente quello il colle topografico? Sicuramente è il punto più suggestivo, e a noi basta.</p>
<div id="attachment_435" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-435" title="dscf1831" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1831.jpg?w=300&#038;h=206" alt=" " width="300" height="206" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Poichè vogliamo compiere un percorso ad anello proseguiamo lungo la panoramica strada in cresta in direzione Passo del Turchino. A destra abbiamo lo strapiombo sul mare, mentre a sinistra in alcuni punti scoperti si possono vedere i monti dell’entroterra, e si affrontano le improvvise raffiche di gelido vento proveniente dall‘interno, che in bicicletta fanno davvero paura. Poi la</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignright" style="width: 283px"><img class="size-medium wp-image-434" title="dscf1828" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1828.jpg?w=273&#038;h=205" alt="Lo spettacolo della strada in cresta" width="273" height="205" /><p class="wp-caption-text">Lo spettacolo della strada in cresta</p></div>
<p>strada piega verso sinistra, lasciamo il vento e la vista sul mare e la discesa diventa più tecnica e divertente, grazie anche all’asfalto in condizioni migliori. Al Passo del Turchino ci attendono una temperatura più calda e il classico crocchio di motociclisti fermi al ristorante, mentre noi ci apprestiamo a passare la breve galleria per scendere in direzione Piemonte e Ovada.</p>
<div id="attachment_437" class="wp-caption alignright" style="width: 214px"><img class="size-medium wp-image-437" title="dscf1833" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1833.jpg?w=204&#038;h=210" alt=" " width="204" height="210" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Qui non siamo fortunati: nella valle dei suggestivi borghi Masone e Campo Ligure il vento spira in direzione contraria, per cui tocca spingere sui pedali anche se formalmente saremmo in&#8230; discesa. Approfitto della generosa stazza del mio “socio” e della sua proverbiale potenza da passista per viaggiare coperta, certa che comunque ci sarà prima o poi l’occasione per ricambiare il favore. A Ovada prendiamo per Molare e, sotto il sole cocente del pomeriggio, affrontiamo la salita a Cremolino, borgata oggi vivacemente rallegrata dalla Sagra della Frittella. La fontana del centro, che mi ha vista tante volta riempire la borraccia in occasione dei molti brevetti Audax passati di qui, è l’occasione per una rinfrescante pausa in preparazione agli ultimi chilometri.</p>
<p>E’ il primo vero caldo di stagione, e la spossatezza inizia a farsi sentire. Prima di rientrare a Montegrosso dobbiamo ancora affrontare la breve salita di Castel Rocchero, posta fra Acqui e Nizza Monferrato, in un ambiente dove i filari di vite la fanno da padrona e le colline verde smeraldo punteggiate di prati in fiore</p>
<div id="attachment_438" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><img class="size-medium wp-image-438" title="dscf1836" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1836.jpg?w=243&#038;h=300" alt="Castello di Molare" width="243" height="300" /><p class="wp-caption-text">Castello di Molare</p></div>
<p>sono uno spettacolo gratificante per la vista. Tuttavia nell’ultima discesa ho uno &#8220;scontro” con una vespa e relativa dolorosa puntura in faccia proprio all’incrocio dei cinghietti del casco: com’è vero che un viaggio in bicicletta è la sintesi della vita umana, cose belle e cose meno belle! L’incidente &#8211; al quale peraltro qualsiasi ciclista prima o poi è inevitabilmente rassegnato, non rovina certo il ricordo di una splendida gita di 176 chilometri e 2650 metri di dislivello complessivi.</p>
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		<title>Stile Audax, a modo nostro</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 19:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo decine di migliaia di chilometri in giro per l&#8217;Europa, dopo tanti bei successi, alcune sconfitte, persino un paio di pareggi, in questo avvio di stagione ho avuto la (piacevole) responsabilità di avviare un &#8220;novizio&#8221; nel mondo delle randonnèe Audax. Marco, dopo aver superato in scioltezza la classica distanza-battesimo di 200 km in quel di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=359&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_443" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><img class="size-medium wp-image-443" title="immag0373" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0373.jpg?w=168&#038;h=210" alt="Cinque di mattina..." width="168" height="210" /><p class="wp-caption-text">Cinque di mattina...</p></div>
<p>Dopo decine di migliaia di chilometri in giro per l&#8217;Europa, dopo tanti bei successi, alcune sconfitte, persino un paio di pareggi, in questo avvio di stagione ho avuto la (piacevole) responsabilità di avviare un &#8220;novizio&#8221; nel mondo delle randonnèe Audax. Marco, dopo aver superato in scioltezza la classica distanza-battesimo di 200 km in quel di Nerviano, lo scorso 19 aprile ha dovuto capitolare lasciando l&#8217;inferno di pioggia e freddo del Pinerolese dopo 175 km, chiudendo così la nostra partecipazione al &#8220;300&#8243; di Cumiana. I ritiri, si sa, fanno male all&#8217;orgoglio e al morale, ma in certe situazioni non si può prescindere dal buonsenso: vedere un simile &#8220;gigante&#8221;, pur volenteroso e coraggiosissimo, improvvisamente indifeso e in preda ai tremori dell&#8217;ipotermia mi ha fatto ricordare una volta di più che non si diventa randonneur dall&#8217;oggi al domani. Ci vogliono esperienza, organizzazione, equipaggiamento adeguato, forma mentis. Insomma, per entrare nella categoria dei &#8220;ciclisti matti&#8221; ci vuole tempo, e non è neanche detto che ci si riesca.</p>
<p>Ma di tempo per fare i fenomeni ne abbiamo, considerato che l&#8217;obiettivo comune per la prossima estate è &#8220;solo&#8221; partecipare insieme all&#8217;&#8221;Ardèchoise&#8221;, 420 km per tre giorni randagi e in autosufficienza. Così, senza stare a piagnucolare troppo su quello che è stato decidiamo di preparare subito la riscossa, e dalle mie mappe esce l&#8217;idea di un percorso autogestito da &#8220;300 chilometri&#8221; con partenza da casa di Marco nell&#8217;Astigiano, poche difficoltà altimetriche ma panorami di largo respiro, che avremmo affrontato alla prima occasione di non-pioggia &#8211; eventualità rara a queste latitudini e in questo periodo. Venerdì 24 aprile i siti internet di meteorologia lasciano uno spiraglio per il giorno successivo: un&#8217;insperata tregua tra una perturbazione e l&#8217;altra, anche se le piogge insistenti fino a sera su Torino francamente non lasciano molto spazio al sorriso. Tant&#8217;è, carico la bici in macchina, vado a Montegrosso da Marco, ci mangiamo una pastasciutta e andiamo a dormire sperando nel destino.</p>
<div id="attachment_444" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-444" title="immag0381" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0381.jpg?w=210&#038;h=168" alt="E' ancora buio, si parte!" width="210" height="168" /><p class="wp-caption-text">E&#39; ancora buio, si parte!</p></div>
<p>Alle 4,45 suona la sveglia. Guardo fuori, non piove, prepariamo i panini, ci vestiamo di tutto punto e partiamo. Sono le 5,30 quando, nell&#8217;oscurità e nel silenzio dell&#8217;alba interrotto solo dal canto dei primi uccelli, le luci tremolanti delle nostre biciclette muovono in direzione Asti. Mi piace condividere con Marco queste piccoli dettagli che caratterizzano il mondo dei ciclo-randagi. E&#8217; poesia pura. Sulle strade che si snodano fra le colline del Monferrato non c&#8217;è nessuno, fa freddo e c&#8217;è molta umidità, non ci saranno più di dieci gradi. Da Asti prendiamo per Chivasso &#8211; tratto non difficile pur con qualche saliscendi, mentre lentamente albeggia e il cielo grigio lascia intravvedere dei timidi chiarori. La buona notizia è che il tempo sembra tenere, ed anche la nebbia che si alza dalle colline pare un buon segnale. Il primo bar aperto lungo la strada diventa il pretesto per un buon caffè e per spegnere le luci delle biciclette. Passiamo Casalborgone alle otto in punto, dove incrociamo i primi ciclisti della giornata.</p>
<div id="attachment_447" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><img class="size-medium wp-image-447" title="immag0403" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0403.jpg?w=168&#038;h=210" alt="Il vero eroe della giornata è quello sullo sfondo :-)" width="168" height="210" /><p class="wp-caption-text">Il vero eroe della giornata è quello sullo sfondo :-)</p></div>
<p>Attraversiamo il Po gonfio d&#8217;acqua e, passata Chivasso, puntiamo a nord in direzione Ivrea. Lo stradone che porta a Caluso è maledettamente trafficato, stretto e pericoloso. Nei pressi del piccolo borgo del Canavese abbiamo già percorso un&#8217;ottantina di chilometri, quindi facciamo una breve sosta per toglierci qualche abito ed estrarre qualcosa da mangiare dai nostri borselli e zaini. Qualche tranquillo saliscendi, a Strambino svoltiamo verso Caravino, e qui finalmente si para davanti a noi la nostra &#8220;cima Coppi&#8221; di giornata: la Serra d&#8217;Ivrea, una curiosa formazione collinare lunga e stretta che sembra tagliata con il flessibile e che separa l&#8217;Eporediese dal Biellese. Non fa per niente caldo, e alcune minacciose nuvole nere si stagliano sopra i monti: ma ormai siamo completamente in ballo, anzi, per dirla tutta siamo galvanizzati e contenti. Marco a un certo punto mi fa: «Ma se hai intenzione di scendere di là, poi tagliare così e cosà, a occhio NON sono trecento chilometri&#8230; ». Inizio a pensare&#8230;</p>
<div id="attachment_448" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-448 " title="immag0431" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0431.jpg?w=240&#038;h=192" alt="La Serra d'Ivrea" width="240" height="192" /><p class="wp-caption-text">La Serra d&#39;Ivrea</p></div>
<p>Attacchiamo la scalata alla Serra alle 11, intanto tra le nubi esce finalmente un raggio di sole. La salita non è certo di quelle difficili, si tratta di circa 350 metri di dislivello, peraltro panoramici e suggestivi. Tra un tornante e l&#8217;altro la vista sull&#8217;Eporediese e sul Canavese è spettacolare. Marco arranca con calma sulla sua gialla bicicletta, incrociamo numerosi ciclisti su quella strada, che deve essere davvero un classico per gli appassionati della zona. E mentre saliamo guardo la mappa sul manubrio e penso. E&#8217; vero, la calcolatrice di casa mi ha tradita, ho fatto un madornale errore di conteggio: il giro che ho preparato non è di trecento chilometri, saranno almeno una cinquantina in meno! Scolliniamo in mezzo ai boschi, quindi scendiamo su Zubiena, svoltando poi a destra nella riserva naturale della Bessa &#8211; una gran bella scoperta in quanto lo spettacolo della natura e l&#8217;amenità dei luoghi ripagano ampiamente della fatica. Intanto io e Marco parlottiamo sul da farsi, decidendo alfine di non fossilizzarci su quei cinquanta chilometri &#8220;mancanti&#8221;&#8230;</p>
<p>Giungiamo a Salussola e prendiamo una tranquilla strada di campagna in direzione Santhià. L&#8217;aria comincia timidamente a scaldarsi, facciamo sosta in un posto decisamente orribile (una fabbrica abbandonata?) per togliere i gambali e mangiare un paio di panini. La cosa buffa è che Marco ha già terminato tutti i viveri che aveva con sè&#8230; ma nelle mie lungimiranti borse c&#8217;è ancora cibo a sufficienza per tutti e due. C&#8217;è molto da imparare al capitolo &#8220;alimentazione durante le randonnèe&#8221;, specialmente se hai la cilindrata e la mole di un Hummer!</p>
<div id="attachment_449" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><img class="size-medium wp-image-449" title="immag0461" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0461.jpg?w=168&#038;h=210" alt="Una breve pausa" width="168" height="210" /><p class="wp-caption-text">Una breve pausa</p></div>
<p>Dopo Tronzano Vercellese attraversiamo un altro caratteristico paesaggio piemontese, quello delle risaie, a me molto caro. Lo spettacolo in questa stagione non delude mai: sopra la dritta strada per Ronsecco il cielo pare infinito così come il senso di solitudine, ma a farci compagnia ci sono le numerose specie di uccelli che popolano questo ambiente davvero particolare. Aironi, germani, il cavaliere d&#8217;Italia, rondini, alcuni piccoli rapaci, le odiate cornacchie, e rane e rospi che, con il loro gracidare, compongono la colonna sonora di Madre Natura. A tratti siamo letteralmente investiti da nugoli di fastidiosi moscerini, mentre all&#8217;orizzonte,</p>
<div id="attachment_450" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-450 " title="immag0491" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0491.jpg?w=240&#038;h=192" alt="Risaie" width="240" height="192" /><p class="wp-caption-text">Risaie</p></div>
<p>assolutamente in contrasto con tutto il resto, incombono come un brutto monumento alla follia umana le due torri dell&#8217;ex centrale nucleare. A questo punto è Marco a proporre una variante sul percorso originale, con lo scopo di aggiungere ancora un po&#8217; di salita al nostro allenamento: così, anzichè proseguire per Trino e Casale Monferrato con rientro su Alessandria, deviamo per Crescentino e, dopo un&#8217;altra scorpacciata di risaia e trampolieri, ci rituffiamo in direzione Asti fra le colline del Monferrato.</p>
<div id="attachment_451" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-451" title="immag0511" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0511.jpg?w=300&#038;h=240" alt="Tra Verrua Savoia e Marcorengo" width="300" height="240" /><p class="wp-caption-text">Tra Verrua Savoia e Marcorengo</p></div>
<p>Ormai abbiamo percorso duecento chilometri, e il tratto tra Verrua Savoia e Marcorengo è di quelli che fanno rizzare i capelli&#8230; non fa niente, la gamba oggi è buona ed il sole che adesso splende sulle colline verde smeraldo e sui prati in fiore rincuora lo spirito, facendo quasi scordare la fatica. Gli ultimi chilometri verso casa non sono difficili, anche se Marco deve fare i conti con le crisi di fame e con l&#8217;annoso problema del soprassella. Le discussioni tra un colpo di pedale e l&#8217;altro aiutano a far passare più in fretta i chilometri. L&#8217;ultimo sforzo è la risalita di Isola d&#8217;Asti, e una volta arrivati al portone di casa i ciclocomputer segnano 242 chilometri, che per Marco sono pur sempre il nuovo record in tappa unica. Ma, record a parte, resta l&#8217;impagabile piacere di avere condiviso una &#8220;gita&#8221; che, grazie alla bicicletta, ci ha permesso di vedere luoghi e orizzonti emozionanti e gratificanti senza necessariamente allontanarci troppo dal cortile.</p>
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		<title>&#8220;AD OVEST DI PAPERINO&#8221;: I CARTELLI PIU&#8217; PAZZI</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 19:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[DA RIDERE :-D]]></category>

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		<description><![CDATA[FILONE RELIGIOSO FILONE &#8220;TUTTO IL MONDO È PAESE&#8221; FILONE SCATOLOGICO FILONE MACABRO FILONE &#8220;ANIMALESCO&#8221; FILONE &#8220;V.M. 18!!!&#8221; FILONE &#8220;BOH?????????!&#8221; FILONE ANATOMICO FILONE TRASH<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=410&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FILONE RELIGIOSO</strong></p>
<div id="attachment_453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><strong><strong><img class="size-medium wp-image-453" title="immag008" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag008.jpg?w=300&#038;h=235" alt="Frazione di Chivasso (TO)" width="300" height="235" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">frazione di Chivasso (TO)</p></div>
<div id="attachment_454" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-454" title="dscf1200" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1200.jpg?w=300&#038;h=173" alt="Sopra Lanzo (TO)" width="300" height="173" /><p class="wp-caption-text">sopra Lanzo (TO)</p></div>
<p><strong>FILONE &#8220;TUTTO IL MONDO È PAESE&#8221;</strong></p>
<div id="attachment_456" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-456" title="vive-la-france" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/vive-la-france.jpg?w=300&#038;h=135" alt="Canavese (TO)" width="300" height="135" /><p class="wp-caption-text">Canavese (TO)</p></div>
<p><strong>FILONE SCATOLOGICO</strong></p>
<div id="attachment_457" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-457" title="dscf0888" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0888.jpg?w=300&#038;h=271" alt="Isolabella (TO)" width="300" height="271" /><p class="wp-caption-text">Isolabella (TO)</p></div>
<p><strong>FILONE MACABRO</strong></p>
<div id="attachment_458" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-458" title="dscf0969" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0969.jpg?w=300&#038;h=235" alt="Nuorese" width="300" height="235" /><p class="wp-caption-text">Nuorese</p></div>
<div id="attachment_459" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-459" title="dscf1119" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1119.jpg?w=300&#038;h=238" alt=" " width="300" height="238" /><p class="wp-caption-text">Senza parole...</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_482" class="wp-caption aligncenter" style="width: 270px"><strong><img class="size-full wp-image-482" title="cimitero-vivente1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/cimitero-vivente1.jpg?w=470" alt="Senza parole..."   /></strong><p class="wp-caption-text">idem!</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FILONE &#8220;ANIMALESCO&#8221;</strong></p>
<div id="attachment_460" class="wp-caption aligncenter" style="width: 299px"><img class="size-medium wp-image-460" title="dscf0900" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0900.jpg?w=289&#038;h=300" alt="nel Piacentino" width="289" height="300" /><p class="wp-caption-text">nel Piacentino</p></div>
<div id="attachment_461" class="wp-caption aligncenter" style="width: 256px"><img class="size-medium wp-image-461" title="dscf1120" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1120.jpg?w=246&#038;h=300" alt="Liguria" width="246" height="300" /><p class="wp-caption-text">Liguria</p></div>
<div id="attachment_462" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-462" title="dscf0952" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0952.jpg?w=300&#038;h=288" alt="Pinerolese (TO)" width="300" height="288" /><p class="wp-caption-text">Pinerolese (TO)</p></div>
<p><strong>FILONE &#8220;V.M. 18!!!&#8221;</strong></p>
<div id="attachment_463" class="wp-caption aligncenter" style="width: 254px"><img class="size-medium wp-image-463" title="dscf0908" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0908.jpg?w=244&#038;h=300" alt="Monferrato" width="244" height="300" /><p class="wp-caption-text">Monferrato</p></div>
<div id="attachment_464" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-464" title="dscf0922" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0922.jpg?w=300&#038;h=256" alt="Liguria (col trucco... whew!)" width="300" height="256" /><p class="wp-caption-text">Liguria (col trucco... whew!)</p></div>
<div id="attachment_465" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-465" title="dscf0927" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0927.jpg?w=300&#038;h=280" alt="Langhe (Piemonte)" width="300" height="280" /><p class="wp-caption-text">Langhe (Piemonte)</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_480" class="wp-caption aligncenter" style="width: 254px"><strong><img class="size-full wp-image-480" title="gnocca" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/gnocca.jpg?w=470" alt="Provincia di Rovigo"   /></strong><p class="wp-caption-text">Provincia di Rovigo</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FILONE &#8220;BOH?????????!&#8221;</strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_638" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><strong><img class="size-full wp-image-638" title="DSCF1934" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1934.jpg?w=470&#038;h=397" alt="... da che parte per BARGE????????????" width="470" height="397" /></strong><p class="wp-caption-text">... da che parte per BARGE????????????</p></div>
<p></strong></p>
<div id="attachment_466" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-466" title="dscf1003" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1003.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Saint Fèlicien (Francia) - Possono i cicloturisti essere così numerosi da costituire un pericolo?..." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Saint Fèlicien (Francia) - Possono i cicloturisti essere così numerosi da costituire un pericolo?...</p></div>
<div id="attachment_467" class="wp-caption aligncenter" style="width: 302px"><img class="size-medium wp-image-467" title="dscf1116" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1116.jpg?w=292&#038;h=300" alt="Liguria" width="292" height="300" /><p class="wp-caption-text">Liguria</p></div>
<div id="attachment_475" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-475" title="immag0001" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0001.jpg?w=300&#038;h=205" alt="Monferrato: come mai si chiameranno gli abitanti di questo paese?..." width="300" height="205" /><p class="wp-caption-text">Monferrato: come mai si chiameranno gli abitanti di questo paese?...</p></div>
<div id="attachment_477" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-477" title="3298_1093228743076_1597277876_208545_4150023_n" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/3298_1093228743076_1597277876_208545_4150023_n.jpg?w=300&#038;h=225" alt="per questa ringrazio Gianmarco Vignati ;-)" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">per questa ringrazio Gianmarco Vignati ;-)</p></div>
<p><strong>FILONE ANATOMICO</strong></p>
<div id="attachment_471" class="wp-caption aligncenter" style="width: 260px"><img class="size-medium wp-image-471" title="dscf1815" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1815.jpg?w=250&#038;h=300" alt="Alessandrino" width="250" height="300" /><p class="wp-caption-text">Alessandrino</p></div>
<p style="text-align:center;">
<div id="attachment_469" class="wp-caption aligncenter" style="width: 223px"><strong><img class="size-medium wp-image-469" title="dscf0891" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0891.jpg?w=213&#038;h=300" alt="Langhe (Piemonte)" width="213" height="300" /></strong><p class="wp-caption-text">Langhe (Piemonte)</p></div>
<div id="attachment_470" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-470" title="dscf1812" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1812.jpg?w=300&#038;h=210" alt="Alessandrino" width="300" height="210" /><p class="wp-caption-text">Alessandrino</p></div>
<div id="attachment_472" class="wp-caption aligncenter" style="width: 248px"><img class="size-medium wp-image-472" title="immag025" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag025.jpg?w=238&#038;h=300" alt="Albese (questa la mandiamo a &quot;Striscia la notizia&quot;!!!)" width="238" height="300" /><p class="wp-caption-text">Albese (questa la mandiamo a &quot;Striscia la notizia&quot;!!!)</p></div>
<p><strong>FILONE TRASH</strong></p>
<div id="attachment_473" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-473" title="dscf0953" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0953.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Pinerolese (TO)" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Pinerolese (TO)</p></div>
<div id="attachment_474" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-474" title="dscf1091" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1091.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Val di Viù (TO)" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Val di Viù (TO)</p></div>
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		<title>Link amici</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 18:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[LINK AMICI]]></category>

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		<description><![CDATA[http://americancyclo.wordpress.com/ Giancarlo pedala, pedala, e le salite sono la sua droga, mentre il nonno (già ciclista a sua volta) lo incoraggia da lassu… http://bikerfab.altervista.org/ Un altro viaggiatore D.O.C., con il “pallino” dei grandi laghi e dell’Est Europa http://blog.libero.it/desolation/ Il blog di Danilo, viaggiatore da Cuneo all’Estremo Oriente, tra misticismo e impegno sociale, i cui racconti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=408&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="snap_preview">
<p><a href="http://americancyclo.wordpress.com/">http://americancyclo.wordpress.com/</a> Giancarlo pedala, pedala, e le salite sono la sua droga, mentre il nonno (già ciclista a sua volta) lo incoraggia da lassu…</p>
<p><a href="http://bikerfab.altervista.org/">http://bikerfab.altervista.org/</a> Un altro viaggiatore D.O.C., con il “pallino” dei grandi laghi e dell’Est Europa</p>
<p><a href="http://blog.libero.it/desolation/">http://blog.libero.it/desolation/</a> Il blog di Danilo, viaggiatore da Cuneo all’Estremo Oriente, tra misticismo e impegno sociale, i cui racconti di viaggio vi affascineranno</p>
<p><a href="http://napobike.interfree.it/">http://napobike.interfree.it/</a> Il sito del Napo</p>
<p><a href="http://www.cyclinside.com/Home.html/">http://www.cyclinside.com/Home.html/</a> A cura dell&#8217;amico Guido Rubino, il sito giusto per essere sempre aggiornati sulle novità tecniche del mondo della bicicletta</p>
<p><a href="http://randonneuredintorni.blogspot.com/">http://randonneuredintorni.blogspot.com/</a> Il suo nickname è Fabiozen, le sue avventure a due ruote vi conquisteranno!</div>
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	</item>
		<item>
		<title>La Look s&#8217;è rifatta il trucco</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2008/08/11/la-look-se-rifatta-il-trucco/</link>
		<comments>http://micronauta.wordpress.com/2008/08/11/la-look-se-rifatta-il-trucco/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 22:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[(PESSIMI) CONSIGLI]]></category>

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		<description><![CDATA[Via il &#8220;vecchio&#8221; gruppo Campagnolo Chorus del 2002 con guarnitura compact, ecco la mia amata Look in versione rinnovata. Per il restyling, che è una &#8220;summa&#8221; dell&#8217;esperienza fatta nelle randonnèe Audax in tutti questi anni, ho scelto il nuovo Ultegra Grey 10V ed una guarnitura compact-tripla della Stronglight, il cui girobulloni 110-74 mi ha permesso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=305&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1681-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-311 aligncenter" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1681-320x200.jpg?w=470" alt="&quot;Forza tranquilla&quot;"   /></a></p>
<p>Via il &#8220;vecchio&#8221; gruppo Campagnolo Chorus del 2002 con guarnitura compact, ecco la mia amata Look in versione rinnovata. Per il restyling, che è una &#8220;summa&#8221; dell&#8217;esperienza fatta nelle randonnèe Audax in tutti questi anni, ho scelto il nuovo Ultegra Grey 10V ed una guarnitura compact-tripla della Stronglight, il cui</p>
<div id="attachment_312" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1684-320x200.jpg"><img class="size-medium wp-image-312" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1684-320x200.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Guarnitura Stronglight con rapporti squisitamente cicloturistici" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Guarnitura Stronglight con rapporti squisitamente cicloturistici</p></div>
<p>girobulloni 110-74 mi ha permesso di adottare una stravagante (ma assolutamente versatile e cicloturistica) combinazione di corone 46-34-24.</p>
<p>Il nuovo gruppo della Casa nipponica ha un impatto estetico decisamente accattivante. La finitura grigio scuro è elegantemente aggressiva, ed enfatizza ancora di più lo stile sobrio ma sportiveggiante che da sempre caratterizza la mia bicicletta. Non solo il colore dei componenti ma, naturalmente, anche la forma dei comandi e la disposizione dei cavi distinguono questa nuova configurazione dalla precedente di stampo tipicamente Campy.</p>
<p>Altre novità sono:</p>
<p>- il movimento centrale che accompagna la guarnitura, anch&#8217;esso Stronglight e munito di perno conico standard JIS (obsoleto fin che si vuole, ma innegabilmente robusto!),</p>
<div id="attachment_318" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1682-320x2001.jpg"><img class="size-medium wp-image-318" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1682-320x2001.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Cambio posteriore Ultegra Grey" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Cambio posteriore Ultegra Grey</p></div>
<p>- le ruote, che sostanzialmente sono delle artigianali uguali alle precedenti (cerchi Ambrosio Excellight e raggi ACI inox), con l&#8217;unica differenza dei mozzi Shimano,</p>
<p>- i portaborraccia, due robusti Procraft che spero trattengano meglio dei precedenti Ciussi Inox le pesanti borracce da litro indispensabili nei lunghissimi giri estivi,</p>
<p>- i pedali, in quanto i precedenti VP SPD stradali sono stati sostituiti da veri e propri pedali da mountain bike, gli infaticabili Ritchey V4 Pro con aggancio a doppia faccia.</p>
<p>La nota dolente di questa operazione-restyling è costituita dal peso complessivo della bicicletta, salito di</p>
<div id="attachment_315" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1680-320x200.jpg"><img class="size-medium wp-image-315" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1680-320x200.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Dall'alto..." width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Dall&#39;alto...</p></div>
<p>oltre mezzo chilo. Se nella precedente configurazione aveva fatto fermare l&#8217;ago della bilancia intorno agli 8.250 grammi, ora siamo praticamente a quota 8.800. E&#8217; il prezzo da pagare per avere degli accessori spiccatamente da cicloturismo e, soprattutto, per il gruppo tripla, una soluzione che permette di togliersi d&#8217;impiccio su qualsiasi salita e in qualunque condizione fisica e/o ambientale, ma che dall&#8217;altra parte (inutile girarci intorno) è pesante. Tuttavia non me ne cruccio eccessivamente: lo stesso kit telaio-forcella, che peraltro in tutti questi anni ha dimostrato ottima qualità di pedalata, resa e comfort nelle lunghe e lunghissime distanze, non è certo una piuma con i suoi 1.850 grammi  complessivi di carbonio HR e obsolete giunzioni in alluminio. E&#8217; destinato ad essere sostituito, l&#8217;anno prossimo, con qualcosa di più attuale e leggero, e allora non sarà difficile far scendere nuovamente l&#8217;ago della bilancia. Ammesso e non concesso che questo sia un requisito così essenziale per la sottoscritta&#8230;</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1671-320x200.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-320" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1671-320x200.jpg?w=470" alt=""   /></a></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/micronauta.wordpress.com/305/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/micronauta.wordpress.com/305/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&amp;blog=220338&amp;post=305&amp;subd=micronauta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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