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	<title>CICLOTURISMO e altre storie - Il blog di Silvia</title>
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		<title>CICLOTURISMO e altre storie - Il blog di Silvia</title>
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		<title>Verso l&#8217;Infinito (e oltre)</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 17:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[(PESSIMI) CONSIGLI]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8216; nata sotto il segno della Bilancia. Civettuola e affascinante. Imprevedibile, come la maggior parte di noi femmine. Con il compito di sostituire la Look, cinque anni di onorato servizio, un Sagittario energico, instancabile e avventuroso, mai un tradimento e mai un problema. Certo però che mi sono presa un bello spavento. Per qualsiasi randonneur [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=654&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_660" class="wp-caption alignleft" style="width: 277px"><img class="size-full wp-image-660" title="DSCF2016 [320x200]" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/11/dscf2016-320x200.jpg?w=267&#038;h=200" alt="DSCF2016 [320x200]" width="267" height="200" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>E&#8217; nata sotto il segno della Bilancia. Civettuola e affascinante. Imprevedibile, come la maggior parte di noi femmine. Con il compito di sostituire la Look, cinque anni di onorato servizio, un Sagittario energico, instancabile e avventuroso, mai un tradimento e mai un problema. Certo però che mi sono presa un bello spavento. Per qualsiasi randonneur non è mai piacevole cambiare il telaio compagno di tante avventure (invero più per vanità che per necessità) lasciandosi incantare dalle sirene della &#8220;grammomania&#8221; e dalle promesse della pubblicità, sempre alla ricerca della &#8220;perfetta macchina Audax&#8221;, per poi ritrovarsi sotto il sedere una bici sicuramente bella e dalle prestazioni brillanti, ma lontana dalle aspettative quanto a comfort.</p>
<p>Per fortuna la storia, per il momento, è a lieto fine: è stato sufficiente fare uno scambio di ruote, una cura a base di 64 raggi in acciaio inox  per domare questa macchina da corsa e farle tirare fuori la sua anima da Granturismo. La Bianchi l&#8217;avrebbe concepita proprio per le lunghe distanze. I casi sono i seguenti: 1) questi signori non sanno niente di &#8220;lunghe distanze&#8221;; 2) fino adesso ho pedalato su biciclette fatte col burro; 3) in questi cinque anni il mondo dei telai in carbonio è cambiato radicalmente e io mi sono persa qualcosa&#8230;</p>
<p>Rassegnamoci, la fibra di carbonio è un materiale fantastico ma schizofrenico, più vado avanti e meno ci capisco. Ad ogni modo, anche se c&#8217;è voluto un po&#8217; per addomesticarla, adesso mi piace. Fila come un razzo senza spaccarti la schiena, in piedi sui pedali ringhia come un mastino, in discesa è divertente e precisa. Il nome mi è sempre piaciuto, è ricco di suggestioni ed evoca alla perfezione il nostro mondo fatto di orizzonti asfaltati sempre più lontani. Inoltre suona bene in questo ciclomercato pieno di altisonanti nomi anglosassoni o &#8211; peggio ancora! &#8211; infarciti zeppi di &#8220;K&#8221; cacofoniche e irritanti. Ecco, finalmente un bel nome italiano: un plauso alla Casa biancoceleste.</p>
<p>Ecco la presentazione del telaio da parte di Bianchi:</p>
<p>&#8220;Grazie all’utilizzo di fibre ad altissimo modulo Toho UM40 ed alla nanotecnologia applicata al carbonio, il nuovo telaio raggiunge elevati livelli di performance in termini di rigidità/peso. Su questo modello è stata implementata anche la tecnologia attiva BAT che garantisce un bilanciamento tra la rigidità torsionale, a cui è soggetto il telaio durante la pedalata, e l’assorbimento delle vibrazioni in verticale del carro. Inoltre la tecnologia K-VID utilizzata, grazie a gli inserti in Kevlar che assorbono le vibrazioni, aiuta a ridurre l’affaticamento del corridore ed a migliorare l’aderenza sulla strada. Il telaio nel suo complesso ha un peso di 1,080 chilogrammi. Per questo modello è stata studiata anche una nuova forcella full carbon con foderi “semi diritti”, per migliorarne la reattività, che pesa soltanto 365 grammi.&#8221;</p>
<p>Il gruppo montato è ancora il &#8220;vecchio&#8221; Ultegra Grey Triple con guarnitura Stronglight &#8220;compact più rampichino&#8221; 46-34-24. Le periferiche sono tutte nuove e, ancora una volta, sono marchiate Ritchey WCS. La sella è SMP Avant. Peso complessivo con ruote tradizionali intorno a 8,4 kg. Ultima &#8220;chicca&#8221;: un nuovissimo borsello per gli attrezzi che reca incorporati i LED rossi. Idea luminosa!</p>
<p><div id="attachment_656" class="wp-caption aligncenter" style="width: 277px"><img class="size-full wp-image-656" title="DSCF2017 [320x200]" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/11/dscf2017-320x2001.jpg?w=267&#038;h=200" alt="DSCF2017 [320x200]" width="267" height="200" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>[caption id="attachment_659" align="aligncenter" width="267" caption=" "]<img class="size-full wp-image-659" title="DSCF1997 [320x200]" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/11/dscf1997-320x2002.jpg?w=267&#038;h=200" alt="DSCF1997 [320x200]" width="267" height="200" />[/caption]<div id="attachment_661" class="wp-caption aligncenter" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-661" title="DSCF2013 [320x200]" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/11/dscf2013-320x200.jpg?w=150&#038;h=200" alt="DSCF2013 [320x200]" width="150" height="200" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
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		<title>Tutti Aironi (&#8220;Fausto Coppi Epica&#8221;, 29-30 agosto 2009)</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 14:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[RANDONNEE VARIE]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_643" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-643" title="Immag127" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag127.jpg?w=240&#038;h=300" alt=" " width="240" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>«Questo pezzo di carta cos&#8217;è? Il &#8220;depliant&#8221; con il percorso?». Di fronte al banchetto delle iscrizioni quasi sobbalzo a sentire queste parole. Ma che vuoi farci, &#8220;zio&#8221; Saverio non ha mai affrontato un vera randonnèe, quindi con materna comprensione gli spiego che trattasi della preziosissima carta di viaggio, il documento al quale ogni randonneur deve legarsi in maniera morbosa e viscerale. Siamo in Piazza Galimberti a Cuneo, sabato 29 agosto, ora di cena, ma c&#8217;è ancora tempo per iscriversi. La piazza è animata come una sagra di paese, gli stand de &#8220;La Fausto Coppi&#8221; si mischiano a quelli gastronomici, alla pizza da asporto e all&#8217;orchestra che suona, il tutto sotto lo sguardo severo e immobile (sic!) del monumento  che giganteggia al centro.</p>
<p>Siamo tutti parcheggiati al Foro Boario. Fa piuttosto caldo e dobbiamo far passare  il tempo in attesa del via, e allora tiriamo fuori biciclette, fanali, zainetti, panini, pezzi di focaccia, Coca Cola, olive. Cena al sacco bivaccati fra gli sportelli delle automobili, mentre si chiacchiera e ci si scambia consigli su questo e su quello per stemperare la tensione. C&#8217;è un&#8217;atmosfera da allegro campo nomadi, da ragazzini in gita. Il cielo di Cuneo è percorso da nuvole nere che si spostano rapide, e di tanto in tanto lasciano intravedere la luna. Ci sforziamo di essere fiduciosi riguardo il meteo: le previsioni, comunque, parrebbero essere dalla nostra parte.</p>
<p>L&#8217;appuntamento in piazza è alle 22,30, quindi richiamo all&#8217;ordine Walter e Saverio, completiamo gli ultimi particolari di bici ed equipaggiamento, indossiamo le bretelle riflettenti e ci avviamo. Piazza Galimberti è gremita, c&#8217;è musica, l&#8217;atmosfera è elettrica. Abbiamo addosso gli sguardi curiosi e ammirati della gente che ci vede arrivare così agghindati. Evidentemente ai loro occhi siamo dei temerari, degli eroi. Quelli della &#8220;Epica&#8221;, quelli che stanno per sfidare il terrificante Colle dell&#8217;Agnello nel cuore della notte. E&#8217; meglio che non sappiano, anche, che dietro lo sguardo fiero in quel momento ho una fifa blu&#8230; Bene, raggiungiamo il gonfiabile del via e ascoltiamo con relativa attenzione le raccomandazioni impartite al megafono dagli organizzatori. Non mancano gli Alpini della Taurinense, che avranno il compito di presidiare i posti di controllo e ci conforteranno con la loro marziale ma genuinamente italiana presenza. Intorno a me randonneur di ogni genere, dall&#8217;ultracyclist tiratissimo con completino estivo, un solo minuscolo fanale e praticamente senza bagaglio (ma come farà a resistere al freddo dei 2700 metri di quota, questa notte?), passando per le vecchie volpi della specialità, che preferiscono portarsi un paio di guanti lunghi e un fanalino in più piuttosto che rischiare, finendo agli Eroici con bici d&#8217;epoca e maglia di lana. Uno di questi, completamente griffato Bianchi, pare la copia esatta di quel Fausto Coppi che sessant&#8217;anni prima, su queste strade, aveva compiuto la più grande impresa della storia del ciclismo vincendo la tappa del Giro Cuneo-Pinerolo. Ed è proprio nel ricordo del &#8220;Campionissimo&#8221; e di quell&#8217;impresa che stasera siamo qui.</p>
<p>Dopo aver ricevuto benedizione e raccomandazioni di rito da Nadia, la moglie di Walter, alle 23 partiamo tra due ali di folla acclamante che manco alla &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221;. Una macchina farà l&#8217;andatura fino alla Colletta di Rossana, e fin da subito capisco che si tratta di un&#8217;andatura decisamente da&#8230; Granfondo. Dobbiamo resistere: approfittare della scia del gruppo in quei primi chilometri pianeggianti ci avrebbe permesso di &#8220;portarci avanti col lavoro&#8221;. Nei rari momenti in cui riusciamo a respirare ci scambiamo qualche impressione: Saverio è entusiasta della partenza in notturna, di quel frullare di ruote libere nell&#8217;oscurità illuminata dalle stelle e dai nostri fanalini rossi. Per lui, buon corridore sulle gare in linea &#8211; non più giovanissimo ma sempre con un&#8217;ottima gamba, il nostro mondo è tutto nuovo ma sembra non dispiacergli affatto.</p>
<p>Nelle campagne del Cuneese stasera c&#8217;è un&#8217;afa micidiale. Intorno al 20° chilometro c&#8217;è già un assaggio di salita. La Colletta di Rossana ha un dislivello modesto, ma è sufficiente per fare la selezione: io e Walter non possiamo tenere il ritmo forsennato degli altri, per cui ci lasciamo man mano sfilare e prendiamo il nostro passo. In tutto quel viavai perdiamo Saverio che, com&#8217;è giusto che sia, è rimasto saldamente aggrappato al gruppo dei più veloci. In compenso mi sento chiamare da dietro&#8230; è Sergio, un randonneur di Bergamo conosciuto su Facebook e con il quale ci eravamo dati appuntamento a questa manifestazione. Da un mese mi aveva promesso che avrebbe fatto tutto il percorso con me, ed eccolo qui, pronto a mantener fede alla sua parola. Scendiamo dalla Colletta e restiamo in tre nell&#8217;oscurità della val Varaita. Il cielo ora è sgombro di nuvole e completamente stellato, tanto che ad un certo punto scorgo una bellissima meteora. Intorno all&#8217;1,30 siamo a Casteldelfino (m 1610), dove riempiamo le nostre borracce. Comincia qui la madre di tutte le sfide: i 22 chilometri (gli ultimi 10 con pendenze da rizzare i capelli) di salita che ci condurranno al Colle dell&#8217;Agnello, e la discesa in notturna sul versante francese.</p>
<p>Il buio fa perdere i riferimenti, e se da una parte può essere suggestivo ed emozionante, dall&#8217;altra porta smarrimento e sgomento. Intorno a me, vagamente illuminati forse dalla luce delle stelle, scorgo i profili dei monti. Poco dopo Chianale (m 1797), ultimo avamposto di civiltà, attacchiamo il tratto terminale, quello più duro. Curiosamente udiamo musica araba sparata a tutto volume proveniente non si capisce da dove&#8230; ma basta salire di qualche tornante per ripiombare nell&#8217;oscurità e nel sacro silenzio della montagna, rotto solamente dal gorgogliare dei ruscelli. Non fa per niente caldo, tanto che ad un certo punto siamo costretti a fermarci per indossare gambali e maniche lunghe. Intanto facciamo empirici calcoli sull&#8217;orario di scollinamento, ma l&#8217;unica cosa certa è che bisogna essere al posto di controllo presidiato dagli Alpini entro le 5, e il tempo stringe. Difficile poi ripartire senza ribaltarsi&#8230;</p>
<p>Dieci chilometri alla pendenza media del 10%, con lunghi tratti all&#8217;11% e un traverso al 14%. Sono cifre da autentico mostro alpino, e questo è solo il primo dei quattro colli mitici che ci attendono. L&#8217;Agnello, in questa moderna rievocazione della Cuneo-Pinerolo del 1949, sostituisce il Colle della Maddalena (perennemente chiuso al traffico) e il Vars. Dopodichè ci attendono l&#8217;Izoard dal versante della Casse Deserte (altro pessimo cliente), il Monginevro e il Sestriere. 291 chilometri per 5100 metri di dislivello per 20 ore, salvo errori e omissioni.</p>
<p>Giungiamo ad un alpeggio dove il gigantesco faro della margaria illumina tutto intorno in maniera surreale. Intuisco che devono iniziare i micidiali tornanti finali, spioventi e aggrappati alla ripida parete rocciosa. Arranco da bestia. Walter sta salendo benone, così anche Sergio, che ha tutta l&#8217;aria di essere un randonneur di quelli forti. Io invece sono già in crisi nera, mentre osservo la luce bianca del led proiettata sull&#8217;asfalto e giro ai 4 kmh il mio &#8220;vergognoso&#8221; 24&#215;27. Eppure questa è la mia notte, sono qui perchè l&#8217;ho voluto. Fortemente. Solo un paio di mesi prima l&#8217;organizzazione aveva deciso di modificare la formula della manifestazione, e appena ne sono venuta a conoscenza ho raccolto il guanto di sfida. Avevo passato l&#8217;estate a preparare con cura questa prova, mantenendo l&#8217;allenamento in salita che mi ero fatta per &#8220;L&#8217;Ardèchoise&#8221;, e implementando alcuni dettagli tecnici tipo l&#8217;impianto luci della bicicletta. Tutto per una maglia bianca con l&#8217;effigie di Coppi.</p>
<p>I dati del mio contachilometri non coincidono con gli ossessionanti cartelli che, di quando in quando, rammentano la pendenza e i chilometri rimanenti al colle. Scende la nebbia. Ormai non deve mancare molto, ma per quanto mi riguarda lo sconforto è totale, anche perchè pare proprio che non riusciremo a scollinare prima delle 5. Qualcosa non va, sento salire dallo stomaco qualcosa di simile a conati di vomito. Per un attimo DEVO mettere piede a terra, ma proprio in quella sento nell&#8217;aria il ronzio di un gruppo elettrogeno. Gli Alpini&#8230; è il controllo, non può essere lontano! Pur distrutta riprendo a pedalare, ad un certo punto vedo un faro sopra di me, ma con la nebbia non si capisce quanto sia lontano. Faccio il tornante con Sergio, che nel frattempo mi ha aspettata, ed ecco, è il traverso finale, là in fondo c&#8217;è la luce&#8230; il colle&#8230; una tenda&#8230; GLI ALPINI! SIAMO SALVI! VIVA L&#8217;ITALIA!</p>
<p>Quota 2748. Sul colle c&#8217;è un fortissimo vento gelido e terrificante. Appoggiamo le bici ad una grossa roccia e entriamo velocemente nella veranda della tenda militare per consegnare le carte di viaggio. Walter è rannicchiato in un angolo, trema di freddo. Chi si aspettava di trovare i &#8220;veci&#8221; muniti di fumante pentolone di vin brulè a intonare lieti canti di montagna è rimasto deluso. Ad accoglierci ci sono due giovani penne nere coperti con qualsiasi cosa per difendersi dal freddo. Uno dei due, passamontagna e guanti di lana, mi chiede con piglio marziale nome e numero. Sulle nostre carte di viaggio l&#8217;orario registrato è cinque e nove minuti. Ci sono dei dispenser di tè caldo e delle barrette energetiche, ma per me non sono attraenti in quel momento, ho lo stomaco sottosopra. Però bisogna mangiare qualcosa. Smozzico malvolentieri una mezza barretta mentre mi vesto velocemente, fa un freddo impressionante. Guardo ancora il soldato in passamontagna e la bandiera dell&#8217;Italia sferzata dal vento. C&#8217;è un&#8217;atmosfera strana, sembra di essere a Kabul anzichè sul confine francese. Ringraziamo, salutiamo, accendiamo tutti i nostri fanali e cominciamo ad affrontare la discesa verso Ville Vieille.</p>
<p>La tanto temuta discesa dall&#8217;Agnello si rivela meno tignosa del previsto: la carreggiata è abbastanza larga, l&#8217;asfalto è in eccellenti condizioni e segnata da provvidenziali strisce bianche. L&#8217;illuminazione che avevo predisposto tra bici e casco funziona benone, incluso il vecchio fanale alogeno riesumato dalla cantina e le cui batterie fin qui avevo accuratamente risparmiato proprio per affrontare questa discesa. Le discese in bici non sono esattamente il mio forte, figuriamoci col buio, comunque tutto fila liscio. Da Ville Vieille raggiungiamo Château Queyras e da lì il bivio per l&#8217;Izoard. Inizia ad albeggiare, e iniziano le prime crisi di sonno: ma ormai il sole è in arrivo, dunque mi fermo per togliermi qualche vestito e, ammirando il cielo azzurro e le splendide montagne intorno a me, riprendo la mia salita un poco più rincuorata.</p>
<p>L&#8217;Izoard da questo versante è tutt&#8217;altro che banale: è lungo &#8220;solo&#8221; quindici chilometri, ma la pendenza media è di tutto rispetto. Anche qui vedo Walter e Sergio abbondantemente avanti a me, non mi resta che abbassare la testa e resistere. Ma la velocità è drammaticamente bassa, e guardando il roadbook sul manubrio e l&#8217;orologio del ciclocomputer il morale crolla sotto le tacchette: di questo passo accumuleremo altri ritardi&#8230; non ce la faremo mai a stare nel tempo limite! Trovo i miei due compari fermi ad un tornante, mi fermo anch&#8217;io e li scongiuro di proseguire senza di me: loro hanno più possibilità, non trovo giusto vincolarli alla mia lentezza. Ma Walter e Sergio non sono per nulla preoccupati dell&#8217;orologio, e non hanno nessuna intenzione di abbandonarmi. Quelle parole mi suonano come un patto di ferro: avremmo finito la randonnèe in ogni caso, con qualsiasi tempo, ma rigorosamente INSIEME.</p>
<p>Con molta fatica arriviamo alla Casse Deserte, un suggestivo paesaggio montano caratterizzato da rocce probabilmente calcaree che danno al tutto un aspetto brullo e severo ancorchè candido, mentre le prime luci del sole rendono l&#8217;ambiente ancora più suggestivo. Purtroppo sto soffrendo troppo, esageratamente, per godere di tutta quella meraviglia. Devo combattere contro la pendenza e la stanchezza accumulata sull&#8217;Agnello, con l&#8217;aggravante che non riesco a mangiare niente. Arriviamo anche al monumento a Coppi e Bobet, affrontiamo gli ultimi tornanti ed eccoci finalmente all&#8217;obelisco di vetta: anche l&#8217;Izoard, seppure a fatica, è stato conquistato. Dobbiamo rivestirci per la discesa ma, soprattutto, dobbiamo MANGIARE. Walter mi ordina di vincere la nausea e buttare giù qualcosa, quindi estraggo dallo zaino uno dei panini che mi ero preparata e inizio a ruminarlo con metodo. Non riesco a finirlo, però adesso qualcosa nello stomaco c&#8217;è, meglio di niente. Poi iniziamo la divertente discesa su Briançon: il sole ci bacia e l&#8217;umore inizia a salire, mentre salutiamo allegre schiere di ciclisti che salgono dall&#8217;altro versante.</p>
<p>A Briançon siamo accolti da un fortissimo vento contrario. Il sole splendente ci permette però di rimetterci in maniche corte, e durante questa breve sosta, parlando con Sergio, realizzo che i miei calcoli erano troppo pessimistici: raggiungere in tempo il controllo del Monginevro, o comunque limitare il ritardo ad una manciata di minuti, non è affatto un obiettivo impossibile. Vento contrario permettendo, ovviamente&#8230;</p>
<p>La prima parte della salita al Monginevro è esposta ai venti e ci fa imprecare non poco: ma quando iniziano i tornanti la montagna ci protegge, e possiamo procedere più in scioltezza. In questa salita, non difficile e di &#8220;appena&#8221; cinquecento metri di dislivello, a farmi vedere le stelle è la mia spalla destra, un vecchio &#8220;regalo&#8221; della vita d&#8217;ufficio che ritorna durante le randonnèe più dure a farmi sgradita visita. Il dolore è insopportabile, ahimè, ma debbo resistere fino al controllo&#8230; che non è in località Montgenèvre, bensì a Clavière, primo avamposto italiano, dove ad attenderci c&#8217;è la jeep della Taurinense. Tre Alpini, tra cui una donna, ci accolgono sorridenti. Purtroppo sono già le 11,15, siamo in ritardo di un quarto d&#8217;ora, ma non c&#8217;è nulla di irrecuperabile, ora l&#8217;umore è buono e confidiamo di raggiungere in tempo utile il decisivo controllo di Pinerolo. I soldati ci rifocillano con bottiglie d&#8217;acqua, così io posso sciogliere in borraccia una bustina di antinfiammatorio per arginare il dolore, e per la gioia di Walter la ragazza in divisa materializza dalla jeep persino una birra fresca! Finalmente torna il sorriso, ridiamo e scherziamo, ma non c&#8217;è tempo per scialare. Quindi ringraziamo e salutiamo anche questa volta, e scendiamo veloci a Cesana facendo pieghe motociclistiche&#8230;</p>
<p>Verso il Sestriere. Confrontata con Agnello e Izoard questa salita adesso ci sembra una passeggiata, ed è l&#8217;ultimo colle impegnativo della giornata. Il sole splende almeno finchè non arriviamo in cima, dove ad attenderci troviamo ancora vento gelido e nuvoloni minacciosi specialmente giù in Val Chisone. Passo davanti alle torri di Sestriere alle 13,15. Alla fontana ci laviamo, mangiamo, scherziamo, ma il comico arriva quando una coppia di ignari ciclisti ci chiede: «Che giro avete fatto?». Scoppiamo tutti a ridere. Sergio, glielo racconti tu che siamo in sella dalle undici di ieri sera?&#8230; Ore 13,30, sù la zip delle mantelline, dobbiamo ripartire: abbiamo due ore per raggiungere il controllo di Pinerolo.</p>
<p>Anche stavolta mandano avanti me a fare strada. I primi tornanti sono divertenti e veloci, non c&#8217;è traffico e si può sfruttare tutta la carreggiata per impostare curve da manuale. I problemi arrivano nei punti dove è necessario spingere sui pedali&#8230; perchè in quel caso il vento contrario si fa proprio sentire. Come se non bastasse intorno a Fenestrelle finiamo nelle nuvole, e il freddo e una fastidiosa pioggerellina ci costringono a indossare i gambali. Ma non è finita: io e Walter iniziamo ad accusare delle crisi di sonno, che in discesa sono pericolosissime! Malgrado tutto, organizzando cambi regolari riusciamo ad arrivare in tempo utile alla caserma di Pinerolo, e nel piazzale le due penne nere scrivono ore 15,15 sulle nostre carte di viaggio: stanchi e stremati, ma con un quarto d&#8217;ora d&#8217;anticipo! Il miracolo è stato fatto. Inoltre chiedo ai soldati di Saverio, mi confermano che un&#8217;ora prima è passato regolarmente al controllo, e questo non può che rendermi ulteriormente felice.</p>
<p>I conti sono presto fatti: stando al roadbook ora abbiamo tre ore e tre quarti per fare gli ultimi 63 chilometri, comprendenti la facile salita alla Colletta di Rossana (ancora lei&#8230;). Un gioco da ragazzi, sulla carta. Ma in randonnèe può succedere di tutto, e non è finita finchè non è finita. La ripartenza da Pinerolo è magnifica, abbiamo il vento a favore e si viaggia a 28 kmh senza pedalare. Ma dopo pochi chilometri ci rendiamo conto che seguire le indicazioni, tra roadbook e fettucce segnaletiche, non è affatto facile. Il fatto è che per dichiararsi vincitori non basta rientrare a Cuneo tirando dritto sulla Statale: col cavolo! La tanto agognata maglia di finisher ci verrà consegnata ad un CONTROLLO SEGRETO posto in questo ultimo tratto, che si snoda fra amene stradine e ciclopiste immerse nella campagna. Siamo quasi certi che il fantomatico avamposto sarà in cima alla Colletta di Rossana, ma chi si fida? Quindi non ci resta che tenere gli occhi aperti. Walter intanto va in crisi più di una volta, anch&#8217;io sono piena di dolori. L&#8217;unico immune da qualsiasi cosa sembra Sergio, un&#8217;autentica roccia insensibile alla fame, al freddo, al sonno e al dolore&#8230; Tra una sosta obbligata e l&#8217;altra il tempo passa, Walter è sempre più insofferente, non vediamo l&#8217;ora di aver passato l&#8217;ultima asperità di giornata, un minuscolo colle che adesso, in queste condizioni, psicologicamente ci sembra lo Stelvio.</p>
<p>Passiamo Saluzzo, Manta, Piasco, e finalmente attacchiamo la Colletta di Rossana. Da questo versante fortunatamente è facile, arranchiamo tutti abbastanza in scioltezza. Una curva, un rettilineo, poi un&#8217;altra curva, Walter sprinta fino allo scollinamento, vediamo che mette piede a terra, sicuramente ha incontrato gli Alpini&#8230; Sì, c&#8217;è la camionetta, ancora una volta dichiariamo nome e numero e in cambio ci viene consegnata la maglia, unico premio per la nostra immane fatica. E&#8217; bellissima, i nostri occhi brillano di gioia. Dobbiamo indossarla obbligatoriamente fino a Cuneo, ma è così morbida e comoda che non me la leverei più! Ci complimentiamo a vicenda, ma dobbiamo ancora finire il nostro lavoro: quindi giù a tutta birra dalla Colletta, con le ali ai piedi e l&#8217;entusiasmo a mille.</p>
<p>Ora, basandoci sui numeri del roadbook teoricamente non dovrebbe essere difficile arrivare in Piazza Galimberti entro le 19,15: ma il destino non ha ancora finito di prendersi burla di noi. Anzitutto, subito dopo la discesa non vediamo la minuscola stradina a sinistra indicata sul foglio e tiriamo dritto per Dronero&#8230; lo stesso errore di cinque anni fa! Sono i cartelli stradali a mettermi in allarme, fermo Walter e Sergio con un urlo, estraggo dallo zaino la cartina della zona e descrivo la situazione con un frasario non propriamente da signora. Dobbiamo tornare sui nostri passi. L&#8217;unica cosa buona è che tornando indietro il vento a favore ci fa viaggiare veloci, ma avremo fatto almeno dieci chilometri in più&#8230; La seconda sgradita sorpresa è che il roadbook in questa parte è completamente sbagliato nei chilometraggi, la strada effettiva dimostra una ventina di chilometri in più. L&#8217;obiettivo di raggiungere Cuneo entro il tempo indicato dall&#8217;organizzazione sfuma definitivamente &#8211; il problema a questo punto è relativo dato che la maglia è ormai saldamente sulle nostre spalle, ma trenta chilometri supplementari rispetto alle aspettative e in quelle condizioni sono un macigno difficile da digerire. Comunque alla fine arriviamo anche noi. In piazza stanno sbaraccando, Nadia e gli amici sono lì ad aspettarci, grandi festeggiamenti e complimenti per noi. Ultimo timbro sulla carta di viaggio e ci viene consegnato un diploma ricordo, mentre qualcuno giura che ci sono ancora dei randonneur in giro. Arriveranno col buio&#8230; onore a tutti i coraggiosi che hanno avuto la presenza di spirito di finire comunque il giro. Sono molto stanca, rinuncio al buono-pizza pur di non fare la coda, saluto e ringrazio tutti (in particolare gli splendidi Walter e Sergio, non finirò mai di ringraziarli per essere rimasti con me), e mi avvio verso il Foro Boario. Alla fontanella di Piazza Galimberti devo ancora &#8220;subire&#8221; la curiosità di alcuni turisti inglesi che, attirati dai fanali della mia bicicletta e dalla mia maglia, capiscono tutto e mi chiedono (mica in italiano!) com&#8217;è andata. E&#8217; il prezzo della &#8220;celebrità&#8221;, dell&#8217;essere &#8220;Epica&#8221;, anche soltanto per una notte.</p>
<div id="attachment_644" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-644" title="Immag123" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag123.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Walter, concentratissimo prima della partenza, ha già &quot;l'occhio della tigre&quot;..." width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">Walter, concentratissimo prima della partenza, ha già &quot;l&#39;occhio della tigre&quot;...</p></div>
<div id="attachment_645" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-645" title="Immag124" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag124.jpg?w=384&#038;h=480" alt="&quot;Zio&quot; Saverio" width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">&quot;Zio&quot; Saverio</p></div>
<div id="attachment_646" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-646" title="Immag125" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag125.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Piazza Galimberti gremita" width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">Piazza Galimberti gremita</p></div>
<div id="attachment_647" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-647" title="Immag130" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag130.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Salendo sull'Izoard, la Casse Deserte alle prime luci del mattino" width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">Salendo sull&#39;Izoard, la Casse Deserte alle prime luci del mattino. Sullo sfondo Sergio</p></div>
<div id="attachment_648" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-648" title="Immag131" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag131.jpg?w=470&#038;h=376" alt="L'obelisco del Col de l'Izoard" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">L&#39;obelisco del Col de l&#39;Izoard</p></div>
<div id="attachment_649" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-649" title="Immag132" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag132.jpg?w=384&#038;h=480" alt="La durezza del percorso si legge anche nel volto" width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">La durezza del percorso si legge anche nel volto</p></div>
<div id="attachment_650" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-650" title="Immag134" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag134.jpg?w=470&#038;h=376" alt="Sestriere in vista!" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">Sestriere in vista!</p></div>
<div id="attachment_651" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-651" title="Immag135" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/08/immag135.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Viadotto Soleri, con indosso la mitica maglia: è fatta" width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">Viadotto Soleri, con indosso la mitica maglia: è fatta</p></div>
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		<title>Passo del Gran San Bernardo &#8211; 26 luglio 2009</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2009/07/28/passo-del-gran-san-bernardo-26-luglio-2008/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 19:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Immaginate di salire in bicicletta oltre 2400 metri di quota, fra i nevai, le aquile che volano alte e freschi torrenti di acqua limpida e gorgogliante. Bene, ad una trentina di chilometri da Aosta tutto questo è possibile. Per i ciclisti che avranno l&#8217;ardimento di avventurarsi in una bella giornata d&#8217;estate ci sarà il premio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=619&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Immaginate di salire in bicicletta oltre 2400 metri di quota, fra i nevai, le aquile che volano alte e freschi torrenti di acqua limpida e gorgogliante. Bene, ad una trentina di chilometri da Aosta tutto questo è possibile. Per i ciclisti che avranno l&#8217;ardimento di avventurarsi in una bella giornata d&#8217;estate ci sarà il premio di un panorama mozzafiato, e di una giornata sicuramente da ricordare che ripagherà ampiamente della fatica e del sudore speso.</p>
<div id="attachment_620" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-620" title="DSCF1962" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1962.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Villaggio di Echevenoz" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Villaggio di Echevenoz</p></div>
<div id="attachment_621" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-621" title="DSCF1964" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1964.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Echevenoz" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Echevenoz</p></div>
<div id="attachment_622" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-622" title="DSCF1965" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1965.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Il sottile piacere dell'impresa :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Il sottile piacere dell&#39;impresa :-)</p></div>
<div id="attachment_623" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-623" title="DSCF1967" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1967.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Le &quot;scale&quot; sono impressionanti" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Le &quot;scale&quot; sono impressionanti</p></div>
<div id="attachment_624" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-624" title="DSCF1968" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1968.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_625" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-625" title="DSCF1969" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1969.jpg?w=360&#038;h=480" alt="I tornanti si avvitano senza tregua..." width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">I tornanti si avvitano senza tregua...</p></div>
<div id="attachment_626" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-626" title="DSCF1971" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1971.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_627" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-627" title="DSCF1972" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1972.jpg?w=360&#038;h=480" alt=" " width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_628" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-628" title="DSCF1973" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1973.jpg?w=360&#038;h=480" alt=" " width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_629" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-629" title="DSCF1974" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1974.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Nevaio e sfasciume: tipico scorcio alpino d'alta quota" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Nevaio e sfasciume: tipico scorcio alpino d&#39;alta quota</p></div>
<div id="attachment_630" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-630" title="4A6CA909" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/4a6ca909.jpg?w=470&#038;h=352" alt="La galleria: ultimo sforzo..." width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">La galleria: ultimo sforzo...</p></div>
<div id="attachment_631" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-631" title="DSCF1980" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1980.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Il paesaggio al colle ripaga di ogni fatica :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Il paesaggio al colle ripaga di ogni fatica :-)</p></div>
<div id="attachment_632" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-632" title="Immag112" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/immag112.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Trofeo conquistato! :-)" width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">Trofeo conquistato! :-)</p></div>
<div id="attachment_633" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-633" title="DSCF1982" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1982.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Terra di confine" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Terra di confine</p></div>
<div id="attachment_634" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-634" title="DSCF1983" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1983.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_635" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-635" title="DSCF1984" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/07/dscf1984.jpg?w=360&#038;h=480" alt=" " width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
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		<title>L&#8217;Ardèchoise, 18-20 giugno 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 15:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'ARDECHOISE]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La Woodstock del cicloturismo&#8221;: mai definizione fu più azzeccata. Dopo la bella esperienza del 2006 rieccomi in Francia a Saint Félicien, piccolo paese del dipartimento delle Ardèche arroccato fra le colline, luogo di partenza di una delle più fantastiche e bene organizzate manifestazioni ciclistiche del pianeta. E questa volta non sarò sola: Marco vivrà per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=585&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_592" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-592" title="DSCF1880" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1880.jpg?w=300&#038;h=225" alt=" " width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>&#8220;La Woodstock del cicloturismo&#8221;: mai definizione fu più azzeccata. Dopo la bella esperienza del 2006 rieccomi in Francia a Saint Félicien, piccolo paese del dipartimento delle Ardèche arroccato fra le colline, luogo di partenza di una delle più fantastiche e bene organizzate manifestazioni ciclistiche del pianeta. E questa volta non sarò sola: Marco vivrà per la prima volta l&#8217;emozione di pedalare insieme ad oltre 13.000 (tredicimila!) iscritti sparpagliati su ventisei percorsi a scelta di lunghezza variabile da 66 a 647 km da svolgersi in uno, due o tre giorni, tutti con una sinistra caratteristica: non c&#8217;è un metro di pianura.</p>
<p>Mercoledì 17 giugno, arriviamo a Saint Félicien che fa un caldo scellerato. Abbiamo una piazzola prenotata al campeggio municipale, dove ci viene detto di piantare la nostra tenda scegliendo un angolo qualsiasi di un terrificante prato sotto il sole a picco e in rigorosa discesa. Ci accampiamo sotto l&#8217;unico albero disponibile cercando disperatamente un po&#8217; d&#8217;ombra, dopodichè andiamo a salutare Gianni e Natalino, comodamente sistemati in camper, con le bici già pronte e affardellate per il percorso più lungo, il nuovissimo e  spaventoso &#8220;La Mèridionale &#8211; Montagne Ardèchoise&#8221; da quasi 650 chilometri e undicimila metri di dislivello che anche loro, come noi, affronteranno in autonomia senza usufruire del servizio di trasporto bagagli e senza la certezza di trovare posto in albergo per dormire lungo la strada. Al confronto il percorso scelto da me e Marco è un gioco da bambini. Poi saliamo a prendere il pacco gara e i pettorali al villaggio allestito nella zona del via, dove i bravissimi volontari dell&#8217;organizzazione si danno un gran daffare e si respira un&#8217;aria elettrizzante. I partecipanti alle randonnèe da tre giorni non sono moltissimi se rapportati al totale degli iscritti, ma ci si legge vicendevolmente negli occhi la stessa luce, la stessa voglia di partire. La giornata di vigilia si conclude con la cena all&#8217;aperto davanti al camper di Gianni, dove una generosissima padellata di spaghetti al pomodoro condivisa con alcuni campeggiatori francesi diventa il pretesto per fare amicizia con i ciclisti transalpini, e un buon bicchiere di vino suggella l&#8217;&#8221;in bocca al lupo&#8221; per tutti quanti.</p>
<p>GIORNO UNO &#8211; GIOVEDI&#8217; 18 GIUGNO</p>
<p>Purtroppo la nottata in tenda è di quelle barbare, praticamente insonne per entrambi, con il risultato che l&#8217;indomani ci si alza di pessimo umore. Sono le cinque di mattina, sta già albeggiando. Carichiamo accuratamente gli ultimi fardelli, in particolare il sacco a pelo che ci servirà (forse) per dormire nei camping lungo il percorso, e ci rechiamo al piccolo bar del campeggio a fare colazione con caffelatte, pane e marmellata. A quest&#8217;ora sono pochi i ciclisti seduti a tavola con noi. La partenza dei partecipanti ai percorsi da tre giorni è &#8220;alla francese&#8221; dalle sei alle nove, ma noi vogliamo andar via fra i primi. Lasciamo il camping e saliamo i pochi tornanti che conducono a Saint Félicien. Sono le sei in punto di una bella mattina limpida quando passiamo sotto il gonfiabile del via, già animato dal megafono dello speaker e dal &#8220;gotha&#8221; organizzativo della manifestazione in pompa magna che saluta i primi partenti.</p>
<div id="attachment_586" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-586" title="DSCF1872" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1872.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Colazione prima del via" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Colazione prima del via</p></div>
<div id="attachment_588" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-588" title="DSCF1874" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf18741.jpg?w=470&#038;h=352" alt="La mia bicicletta pronta. Pregasi notare le ciabattine a cuoricini rosa appese fuori dalle borse :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">La mia bicicletta pronta. Pregasi notare le ciabattine a cuoricini rosa appese fuori dalle borse :-)</p></div>
<p>Dopo una breve discesa si comincia subito a salire il primo colle, il Col du Buisson (920 m). La temperatura è già calda, alla spicciolata ci raggiungono altri cicloturisti. Non abbiamo visto al via Gianni e Natalino, ma confidiamo di incontrarli presto in uno dei numerosi ristori offerti dalle pro loco dei vari paesini attraversati. Superiamo il Col de Genest (709 m) e scendiamo a Gilhoc, primo controllo elettronico dove ad attenderci c&#8217;è una vera e propria festa con la banda musicale e tavoli imbanditi con varie leccornie, alcune offerte gratuitamente e altre vendute a &#8220;prezzo politico&#8221;. E&#8217; il quarantesimo chilometro, qui ci raggiungono i nostri amici. Ripartiamo tutti e quattro insieme, ma condividiamo solo il terzo colle, il Col du Mazel (633 m): in discesa li lasciamo andare, d&#8217;altronde loro hanno molta più strada da fare di noi e debbono tenere una tabella di marcia più serrata. Provo molta ammirazione per loro, e spero intimamente che la loro avventura vada a buon fine.</p>
<div id="attachment_589" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-589" title="DSCF1876" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1876.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Col du Buisson alle prime luci del mattino" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Col du Buisson alle prime luci del mattino</p></div>
<div id="attachment_590" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-590" title="DSCF1877" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1877.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Altimetria da rizzare i capelli" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Altimetria da rizzare i capelli</p></div>
<div id="attachment_591" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-591" title="DSCF1879" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1879.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Gilhoc" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Gilhoc</p></div>
<p>Ma dobbiamo pensare a noi. Marco per il momento si sta comportando bene, i primi colli sono relativamente facili e il paesaggio godibile. Le Ardèche sono un territorio verdissimo. Passiamo anche il Col de Montreynaud (757 m), il grazioso paese di St. Barthélémy-Grozon, dov&#8217;è allestito un altro ristoro-festa con musica e i bambini che salutano il nostro passaggio, e il Col du Chalençon (694 m). Intorno all&#8217;80° chilometro comincia la salita ad uno dei colli più duri di tutto il nostro giro, il Col de la Faye (1019 m). E&#8217; lungo quasi 19 chilometri, ma quel che è peggio è che sono passate le undici ed ora il caldo è insopportabile. Fortunatamente lungo la salita sono stati allestiti alcuni punti d&#8217;acqua, assolutamente opportuni in un territorio dove stranamente le fontane naturali scarseggiano. Fa così caldo che i palloncini decorativi gialli e viola appesi qua e là sotto il sole lungo la salita, ad uno ad uno scoppiano, e questo non è certo incoraggiante&#8230;</p>
<div id="attachment_594" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-594" title="DSCF1881" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf18811.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Salendo in compagnia" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Salendo in compagnia</p></div>
<div id="attachment_595" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-595" title="DSCF1885" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1885.jpg?w=470&#038;h=352" alt="St. Barthélémy-Grozon" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">St. Barthélémy-Grozon</p></div>
<div id="attachment_596" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-596" title="DSCF1887" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1887.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Grande Francia" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Grande Francia</p></div>
<div id="attachment_597" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-597" title="DSCF1889" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1889.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Fa caldo" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Fa caldo</p></div>
<div id="attachment_598" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-598" title="DSCF1890" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1890.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Punto acqua lungo la salita per il Col de la Faye" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Punto acqua lungo la salita per il Col de la Faye</p></div>
<div id="attachment_599" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-599" title="DSCF1891" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1891.jpg?w=470&#038;h=352" alt="  " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">  </p></div>
<p>A metà salita Marco accusa una crisi micidiale. Sembra una stupidaggine, in realtà lui, che è relativamente nuovo di questo sport, deve ancora imparare a gestire le &#8220;cotte&#8221;. Il suo morale improvvisamente crolla, così come le gambe che non &#8220;girano&#8221; più. Gli pedalo vicina, lo incoraggio a stare calmo. Poi, la svolta: il cielo si annuvola velocemente, e proprio mentre attraversiamo un bellissimo bosco, come una benedizione, arriva l&#8217;acquazzone. Per me è la salvezza dalla canicola, per Marco invece è una seccatura in più&#8230; Molto a fatica riusciamo a raggiungere lo scollinamento. Ha smesso di piovere, e nella vallata dove dobbiamo scendere il cielo è azzurro. Prima di tuffarci in discesa, però, ricordo a Marco che è ormai ora di pranzo, e quasi lo &#8220;costringo&#8221; a fermarsi per recuperare le forze e approfittare del favoloso ristoro di vetta, affollatissimo di ciclisti che, seduti sui prati e sulle rocce, ruminano piatti di pasta, panini e lattine di Orangina e Coca Cola. La sosta è l&#8217;occasione per familiarizzare con la moltitudine dei cicloturisti presenti. L&#8217;età media dei partecipanti qui è piuttosto alta: i più giovani molto probabilmente saranno protagonisti sabato, quando verrà dato il via alle granfondo agonistiche. Non mancano le donne, e qualche veicolo speciale tipo tandem e recumbent. La quasi totalità dei ciclisti è francese, e la presenza stranera è rappresentata prevalentemente da belgi, olandesi, qualche inglese. Praticamente assenti gli italiani, anche se i dorsali corredati del cognome rivelano un&#8217;impressionante quantità di oriundi, e non sono pochi quelli che, riconosciuta la mia nazionalità, vengono a parlarmi in italiano stentato chiedendomi della Patria dei loro antenati emigrati.</p>
<p>Scendiamo al paese di Albon, e subito dopo (guarda un po&#8217;) inizia una nuova salita, il Col de la Graveyre (999 m). Ci sembrava di esserci lasciati alle spalle la pioggia, e invece no, il cielo torna ad annuvolarsi e adesso inizia pure a tuonare. Siamo flagellati da un altro temporale. Marco purtroppo accusa ancora la crisi. Certamente non è stata una buona idea caricarsi sulle spalle in un pesante zaino i propri bagagli. In quel momento sta invidiando il mio portapacchi attaccato alla Look&#8230; ma tant&#8217;è, adesso è tardi per rimpiangere le proprie scelte logistiche. La salita si tramuta per lui in un vero e proprio calvario, soffre come un animale e più di una volta è costretto a mettere il piede a terra. Lo guardo attonita mentre la pioggia riga i nostri volti e le mosche ci tormentano come una maledizione biblica. E&#8217; come se i mesi passati ad allenarci in salita per preparare scrupolosamente questa avventura fossero improvvisamente scomparsi dalle sue gambe. Di quel passo non ce l&#8217;avremmo mai fatta a raggiungere prima del tramonto Darbres, distante altri cento chilometri e tanta, tanta salita. Non abbiamo i fanali, e quel che è peggio è che siamo solo al primo giorno&#8230; L&#8217;alternativa al ritiro è di escogitare un &#8220;piano B&#8221;, così propongo a Marco di accorciare la &#8220;tappa&#8221; schedulata per quel giorno e di fermarci a dormire a Privas, cioè prima del temibile Col du Benas. L&#8217;indomani, dopo una notte di riposo e a mente fresca, sarebbe stato più facile decidere cosa fare della nostra &#8220;Ardèchoise&#8221;, che in quel momento appare compromessa.</p>
<p>Anche questo colle è andato, e quasi in fondo alla discesa, a St. Pierreville, ci aspetta un altro affollato ristoro offerto spontaneamente dalla pro loco del posto. E pensare che il regolamento della manifestazione è chiaro: per chi fa le randonnèe più lunghe, nelle giornate di giovedì e venerdì non sono previsti ristori &#8220;ufficiali&#8221; e si deve essere autonomi quanto a cibo e bevande. Ma fino a questo momento possiamo dire di non aver mai sofferto nè la sete nè la fame! Comunque, mentre io mi faccio largo a gomitate per lavarmi la faccia nella fontana della piazza, Marco va a cercare qualcosa per ricaricarsi e torna con in mano qualcosa che ha tutta l&#8217;aria di un bel bicchierozzo di birra. Lo guardo sconcertata, ma lui mi fa: «Non è birra, è SUCCO DI CASTAGNE, assaggia!». In effetti è delizioso, e non può essere diversamente: la zona che stiamo attraversando in bicicletta si chiama Châtaigne, ed i ristori sono un tributo al goloso frutto autunnale. Ne prendo un bicchiere anch&#8217;io, insieme alla torta di castagne ed alla crema di marroni spalmata sul pane. Intanto mostro a Marco l&#8217;altimetria dei restanti chilometri prima del sospirato riposo: una ventina di chilometri di saliscendi e la salita finale al Col de la Fayolle (877 m). Ripartiamo, e stavolta sembra proprio che la sosta cibereccia abbia fatto bene al mio gigante: la sua pedalata torna miracolosamente rotonda, e lui stesso ammette di essersi un poco ripreso. Merito del succo di castagne, così simile a birra fermentata? In quel momento va bene tutto, l&#8217;importante è che tornino morale e buonumore, mentre avanziamo sotto un cielo ancora cupo e nell&#8217;afa micidiale dei boschi.</p>
<p>Questo tratto del percorso è davvero ameno e sperduto fra le montagne. Attraversiamo rari villaggi tra cui St. Etienne-de-Serre e Issamoulenc, e poi, finalmente, inizia la salita al Col de la Fayolle. A questo punto ci raggiungono finalmente altri ciclisti, i quali probabilmente hanno i pernottamenti prenotati dall&#8217;organizzazione proprio a Privas. Uno di questi mi apostrofa un po&#8217; in francese e un po&#8217; in inglese, dev&#8217;essere belga, mi fa capire di avere il papà di origine italiana. «Rovigo!», mi urla, e io giro l&#8217;informazione a Marco, nativo del Polesine. Ne nasce una curiosa gag tra i due, iniziano a parlarsi freneticamente, nessuno capisce una parola di quel che dice l&#8217;altro, ma intuiscono di essere in qualche modo &#8220;paesani&#8221;! Infine il ragazzo, che sulla schiena porta il cognome Maini, ci saluta dicendoci in inglese che quella scoperta gli avrebbe dato lo sprint per salire più velocemente&#8230; infatti è così, e ci semina lungo i tornanti mentre noi ancora ridacchiamo per il singolare incontro.</p>
<div id="attachment_600" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-600" title="DSCF1898" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1898.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Col de la Fayolle" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Col de la Fayolle</p></div>
<p>Sullo scollinamento precedo Marco e ne approfitto per fare qualche foto mentre lo aspetto. Sono ormai passate le 18. Ora non ci resta che imboccare la statale per venti chilometri di velocissima discesa, e piombare a bomba su Privas alla ricerca di un camping disposto ad accogliere per la notte due scriteriati muniti solo del sacco a pelo e nemmeno una tendina piccola piccola&#8230;</p>
<p>All&#8217;ingresso del paese cerchiamo dei cartelli e chiediamo indicazioni, ci sembra di capire che qui esiste un solo campeggio. Non senza qualche difficoltà riusciamo finalmente a trovarlo, e ci fiondiamo subito alla reception. Qui, però, abbiamo un&#8217;amarissima sorpresa: i bungalow sono tutti prenotati da altri partecipanti all&#8217;&#8221;Ardèchoise&#8221; iscritti con la formula dei pernottamenti&#8230; e di dormire sotto le stelle non se ne parla proprio. Niet. Rivolgersi all&#8217;hotel poco più in là. Com&#8217;è lontana, improvvisamente, la spartana ma generosa accoglienza avuta nel 2006 nei campeggi di Vallon Pont d&#8217;Arc e di Lac d&#8217;Issarlès! Con le pive nel sacco andiamo a cercare l&#8217;hotel, lo troviamo e vediamo ciclisti e biciclette ovunque, anche sui balconi. Trovare un buco libero sarà impossibile! Vado alla reception con poche speranze, in effetti è tutto pieno, ma la ragazza è gentile e telefona ad un altro albergo dall&#8217;altra parte della città. Ed ecco il miracolo, la stanza libera c&#8217;è! Con molta pazienza mi spiega come arrivarci, mi mette in mano la mappa di Privas e tanti saluti. Torno da Marco con un sorriso a trentadue denti, saliamo sulle biciclette per quest&#8217;ultimo sforzo, tra un ponte e una circonvallazione rischiamo di sbagliare strada mentre, tanto per gradire, ricomincia a piovere. E alla fine, in pieno centro città, ecco l&#8217;albergo: hotel &#8220;La Chaumette&#8221;, dall&#8217;aria tutt&#8217;altro che economica&#8230; ma tant&#8217;è, con quel tempaccio è sempre meglio che dormire all&#8217;aperto.</p>
<p>Alla reception ci dicono di essere stati MOLTO FORTUNATI a trovare quella stanza libera: infatti, anche questo albergo è stipato di ciclisti. Ci fanno sistemare le biciclette in un garage comune, e finalmente saliamo in camera. L&#8217;aria è tesa: la sfilza di disavventure ci ha resi esasperati e nervosi, e tutto questo in aggiunta ai 180 chilometri e 3.300 metri di dislivello della giornata. Ma non è tempo per recriminare: quello che conta in questo momento è avere il culo al caldo per la notte, e ora ci vogliono una bella doccia, una buona cena e del buon sonno. Quando usciamo per recarci in birreria ha ormai smesso di piovere, ed è una bella serata. Ci sediamo nel dehor davanti a bistecca e fish&#8217;n'chips, e mentre mangiamo consultiamo le mappe programmando il proseguimento della nostra avventura. Poi andiamo a dormire, non prima di avere inviato un sms a Gianni per comunicare la nostra posizione e chiedere la loro. Messaggino che rimarrà senza risposta, facendomi preoccupare per la loro sorte. Prendere sonno non è facile: mille pensieri affollano la mia testa, ma alla fine la stanchezza prende il soppravvento. Bonne nuit&#8230;</p>
<div id="attachment_601" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-601" title="DSCF1899" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1899.jpg?w=470&#038;h=352" alt="La stanza d'albergo a Privas" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">La stanza d&#39;albergo a Privas</p></div>
<p>GIORNO DUE &#8211; VENERDI&#8217; 19 GIUGNO</p>
<p>Sono sveglia dalle cinque, non riesco più a dormire. Marco invece dorme ancora mentre io consulto ancora una volta mappe e altimetrie, poi sveglio anche lui: la riconsegna delle biciclette è a partire dalle sette, e noi non vogliamo perdere tempo.</p>
<p>Paghiamo il salato conto della camera e, senza neppure aver diritto alla prima colazione, usciamo nel sole della città, dove incredibilmente ci ricongiungiamo con fiumane di ciclisti ripartiti tutti insieme dai rispettivi pernottamenti. E&#8217; una bella festa che mette il buonumore, ed è certamente piacevole augurarsi a vicenda i primi &#8220;bonjour&#8221; della giornata. Purtroppo siamo ripartiti a stomaco vuoto, ma io confido di trovare presto qualche ristoro &#8220;abusivo&#8221; con i locali bendisposti ad offrirci un po&#8217; di caffè e qualche biscotto. Ho ragione, e appena fuori da Privas, a St. Priest, le simpatiche signore del paese sono pronte con i thermos, cassette di arance e piatti colmi di biscotti e dolcetti. Il calore e l&#8217;accoglienza di questi volontari sono indimenticabili: essi non prendono un euro dall&#8217;organizzazione per quello che fanno, si accontentano di magliette e gadget offerti loro dagli sponsor, ciononostante hanno un grande entusiasmo per questa manifestazione, e tanta voglia di far conoscere ai cicloturisti la loro terra e i loro prodotti.</p>
<p>Ed è subito salita. La strada per il Col du Benas (795 m) è caratterizzata dalla presenza di numerose pale per l&#8217;energia eolica, che punteggiano la linea di cresta con le loro bianche e slanciate sagome. Fa già caldo. Marco sembra pedalare abbastanza in scioltezza, c&#8217;è da augurarsi che il riposo notturno abbia contribuito a fargli recuperare la dura crisi del giorno prima. Scolliniamo nel punto in cui il nostro percorso e quelli delle &#8220;Gorges&#8221; si separano, e scendiamo a Darbres e a Lussas, dove sotto i soliti festoni giallo-viola ci aspettano altri volontari muniti di acqua minerale ed altre leccornie.</p>
<div id="attachment_602" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-602" title="DSCF1901" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1901.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Verso il Col du Benas" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Verso il Col du Benas</p></div>
<div id="attachment_603" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-603" title="DSCF1903" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1903.jpg?w=360&#038;h=480" alt="La strada è davvero spettacolare" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">La strada è davvero spettacolare</p></div>
<div id="attachment_604" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-604" title="DSCF1904" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1904.jpg?w=360&#038;h=480" alt=" " width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_605" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-605" title="DSCF1907" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1907.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Villaggi in festa" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Villaggi in festa</p></div>
<p>L&#8217;ambiente cambia: dalle verdissime e lussureggianti montagne si passa a qualcosa di più aspro e dal tono quasi &#8220;mediterraneo&#8221;, che mi ricorda addirittura certi scorci della Sardegna o della Sicilia. Superiamo il grazioso borgo di Vals-les-Bains e i suoi stabilimenti dell&#8217;acqua minerale, e iniziamo la salita al Col de Genestelle (648 m). Fa molto caldo, dobbiamo fare i conti con nugoli di fastidiosissime mosche e anche con la pericolosa mosca cavallina, che purtroppo va a segno più di una volta sulle nostre braccia e gambe. Ci sono però anche molte farfalle, alcune delle quali coloratissime e veramente spettacolari.</p>
<div id="attachment_606" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-606" title="DSCF1908" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1908.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Ma man mano che si avvicina mezzogiorno il cielo riprende ad annuvolarsi: e questa non può che essere una buona notizia, visto il caldo opprimente. Quando scendiamo ad Antraigues il sole ormai non c&#8217;è più. Qui, stranamente, non c&#8217;è nessun &#8220;comitato d&#8217;accoglienza&#8221; ad attenderci, però ci sono un minimarket e una boulangerie, già presi d&#8217;assalto dai ciclisti che ci hanno preceduti e che stanno ruminando le loro provviste sui gradini in pietra del centro storico. Li imitiamo acquistando un paio di bibite fresche, dell&#8217;ottimo pane ai cereali ed una simil-mortadella per farcirlo. Il pranzo è servito.</p>
<div id="attachment_607" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-607" title="DSCF1915" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1915.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Antraigues" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Antraigues</p></div>
<p>Il Col d&#8217;Aizac (643 m) ed il Col de la Moucheyre (856 m) sono una sorta di riscaldamento in attesa di affrontare il vero osso duro della giornata, ovvero la salita al Col de la Baricaude (1232 m) e quindi al mitico Gerbier du Jonc (1416 m), &#8220;cima Coppi&#8221; di tutta l&#8217;Ardèchoise. Marco fin qui si sta comportando abbastanza bene, ma ora mi confessa di essere preoccupato per quella salita così lunga ed impegnativa: ben 13,4 km e 732 m di dislivello solo per arrivare al Baricaude&#8230; A Burzet, paesino posto ai piedi dell&#8217;ascensione, ritroviamo il sole. Passiamo sui tappetini rossi del controllo elettronico e ci fermiamo un poco per goderci una birra gelata: non sarà da atleti, ma in una giornata così torrida ci può stare. Dal dehor affacciato sulla piazzetta del paese ci lasciamo allietare dalla musica, altra protagonista di questa grande festa in giallo-viola. Poi bisogna andare. E&#8217; il momento della grande sfida, soprattutto per Marco: qui si deciderà l&#8217;esito della nostra performance&#8230;</p>
<div id="attachment_608" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-608" title="DSCF1916" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1916.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Una providenziale fontana" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Una provvidenziale fontana</p></div>
<div id="attachment_609" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-609" title="DSCF1917" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1917.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Burzet" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Burzet</p></div>
<div id="attachment_610" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-610" title="DSCF1918" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1918.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Burzet vista dalla salita al Col de la Baricaude" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Burzet vista dalla salita al Col de la Baricaude</p></div>
<p>Lungo la salita è una continua processione di ciclisti: tutti salutano, quasi tutti sorridono, qualcuno incoraggia Marco che arranca faticosamente. Asfalto francese, ruote francesi, braccia francesi, mascelle francesi. Fa caldo ma in cielo c&#8217;è uno strano movimento di vento e nuvole, come il presagio che l&#8217;aria stia cambiando. Per terra sono segnati in vernice gialla i chilometri che mancano alla cima, ci vogliono davvero tanta pazienza e tanto spirito di sacrificio&#8230;</p>
<p>Ci impieghiamo un&#8217;eternità, ma in cima ci arriviamo anche noi. Saranno almeno  le 18. Sui prati del colle ci sono ciclisti stravaccati ovunque, c&#8217;è molto vento e non fa più così caldo, tanto da convincermi ad indossare il giacchino per affrontare l&#8217;ultimo strappo verso il Gerbier de Jonc. Ci mangiamo qualche biscotto alla cannella, poi riprendiamo il nostro viaggio. C&#8217;è un tratto in discesa, ma il vento è così forte da obbligarci a spingere. E laggiù all&#8217;orizzonte vediamo la sagoma caratteristica del Gerbier de Jonc, antico vulcano spento ora avvolto dalla nebbia e sormontato da sinistre nubi nere. A Sagnes-et-Goudoulet i locali stanno sbaraccando tutto: c&#8217;è troppo vento, per loro la festa è rimandata a domani, quando arriveranno i concorrenti dei giri da un giorno e delle granfondo agonistiche ed avranno molti bicchieri d&#8217;acqua e molte cibarie da distribuire.</p>
<div id="attachment_611" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-611" title="DSCF1922" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1922.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Un momento di relax al Col de la Baricaude" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Un momento di relax al Col de la Baricaude</p></div>
<div id="attachment_612" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-612" title="DSCF1924" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1924.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Gerbier de Jonc in vista!" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Gerbier de Jonc in vista!</p></div>
<p>Ricomincia la salita e ricomincia a piovigginare. Mi domando se stasera saremo di nuovo fortunati e se riusciremo a trovare un ricovero per la notte, e non nego di essere piuttosto preoccupata. Prima ancora di scollinare iniziamo a buttare l&#8217;occhio alla ricerca di qualsiasi indicazione di agriturismo, B&amp;B, hotel, camping o quant&#8217;altro. Poi, eccoci al Col du Gerbier de Jonc e al fatidico bivio. Ma ormai la decisione è presa: scenderemo direttamente a St. Martial, tagliando i 50 chilometri della zona dei Sucs.</p>
<p>Quindi ci tuffiamo in discesa. Fa un freddo cane. Sotto di noi c&#8217;è un mare di nubi viola a sovrastare i monti a forma di &#8220;pan di zucchero&#8221; &#8211; i mitici Sucs, lo scenario è impressionante. Dopo nove chilometri in mezzo al nulla raggiungiamo finalmente St. Martial, graziosissimo borgo di casette in pietra posto in riva ad un lago. Appena arriviamo notiamo che c&#8217;è festa, musica, salsicce che arrostiscono e mascelle che ruminano, ma noi abbiamo bisogno di un posto per la notte. Una donna ci dice che, a parte il campeggio, non esistono hotel, ma pochi metri più in là noto una trattoria che (cartello in vetrina) ha delle camere. Entro, chiedo alla indaffaratissima ragazza bionda che sta servendo ai tavoli, e la camera c&#8217;è! Ci accompagna sopra il ristorante, due rampe di scale, entriamo in una casa di stanze disordinate dove c&#8217;è di tutto: in una di queste c&#8217;è anche un letto matrimoniale buttato in un angolo, e bagno e doccia a portata di mano. Per la cena? Scendete non prima delle nove, sapete, ci sono quelli de l&#8217;&#8221;Ardèchoise&#8221;&#8230; Siamo così felici che non stiamo più nella pelle: adesso che la nottata è al sicuro ho la certezza che la nostra avventura finirà bene. Vado per schioccare un bacio a Marco, quando dal piano di sopra udiamo dei passi su una scala di legno&#8230; squeak, squeak&#8230; che spavento! Improvvisamente spunta un ciclista nella nostra stanza. Tutti ci guardiamo attoniti, lui è più stranito di noi&#8230; insomma, ci fa capire che fino a un attimo prima al posto di quel letto c&#8217;era il passaggio per uscire. Allora scoppiamo tutti a ridere: per quanto scalcinato e fortunoso, per me quello è il posto letto più romantico della mia vita. Dai vetri della finestra c&#8217;è persino l&#8217;incantevole vista sul lago.</p>
<div id="attachment_613" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-613" title="DSCF1925" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1925.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Camera vista lago a St. Martial" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Camera vista lago a St. Martial</p></div>
<div id="attachment_614" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-614" title="DSCF1926" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1926.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Meglio di un castello! :-D" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Meglio di un castello! :-D</p></div>
<p>Mentre Marco si fa la doccia io telefono a Gianni. Risponde, ma le notizie non sono del tutto buone: problemi di salute lo hanno costretto al ritiro già la sera prima, mentre Natalino ha proseguito da solo il giro. Scendiamo, tira una bisa micidiale, l&#8217;appetito è tanto e decidiamo di concederci un &#8220;aperitivo&#8221; al vicino banchetto della pro loco: panino con salsiccia locale e vino ci sembrano un buon inizio, mentre intorno a noi ci sono dei curiosi che ci chiedono da dove veniamo, bambini che corrono, e altri ciclisti in attesa di sedersi a tavola con la nostra medesima caratteristica: maglione dalla vita in sù, pantaloncini e ciabatte infradito dalla vita in giù, e&#8230; saltellare per il freddo. Anche chi ha usufruito del servizio trasporto bagagli non ha potuto certo portarsi appresso chissà quale guardaroba, men che meno noi. Finalmente arriva il nostro turno, entriamo. La cena non è male: i giovani gestori della trattoria ci servono alcune deliziose specialità locali, e il vino riscalda stomaco e spirito. In questo momento sono davvero contenta: Marco ha recuperato energie e morale, e anche se siamo stati costretti a ripiegare su un percorso più corto adesso nessuno potrà levargli la soddisfazione di avere il suo diploma di partecipazione. Niente male, considerando che giovedì pomeriggio tutto sembrava compromesso.</p>
<p>GIORNO TRE &#8211; SABATO 20 GIUGNO</p>
<p>La dormita è stata favolosa, ci voleva proprio. Come sempre sono io quella che si sveglia per prima, ed ho il privilegio di assistere dalla finestra della stanza ad una spettacolare alba sul lago, con il cielo striato di nuvole rosso fuoco. C&#8217;è ancora molto vento, e non fa per niente caldo. Sveglio Marco, imballiamo tutte le nostre cose e scendiamo di nuovo alla trattoria, dove insieme ad altri ciclisti ci viene servita un&#8217;ottima colazione con le baguettes ancora calde. Oggi la &#8220;tappa&#8221; conclusiva è relativamente facile, dovremo affrontare solo una settantina di chilometri e tre colli. Si riparte in discesa, ed è per questo che io mi sono vestita con tutto quello che ho. Il vento forte in alcuni tratti costringe a spingere sui pedali. Approdiamo al controllo di St. Martin de Valamas, dove volendo è possibile approfittare di una ricca colazione&#8230; ma noi abbiamo già mangiato, per cui attacchiamo subito la salita al Col de Clavière (1.088 m), lunga oltre 17 chilometri.</p>
<p>Il vento gelido dà molto fastidio, inoltre non si sa come vestirsi: quando il sole fa capolino dalle nubi fa caldo, ma se disgraziatamente si nasconde fa un freddo cane&#8230; Le pendenze non sono certo proibitive, e a metà mattinata arriviamo a St. Agrève, paese posto quasi in vetta. E&#8217; festa grande: su quest&#8217;ultimo tratto del percorso oggi convergono tutti i partecipanti di tutti i percorsi, ed ogni ristoro è più simile ad una sagra gastronomica. Qui c&#8217;è una lunghissima fila di bancarelle che offrono ogni bendidio, musica, confusione, rastrelliere per le bici sempre stracolme. Marco mangia con appetito pane e salumi locali, oggi si sente &#8220;in palla&#8221; e questo non può che farmi felice. A Rochepaule, in cima all&#8217;omonimo colle (891 m) la scena è la stessa, con la differenza che almeno c&#8217;è un po&#8217; di sole e la temperatura è più umana. Chi tira dritto e non approfitta dei ristori sono quelli che oggi partecipano alle granfondo agonistiche&#8230; ma questa è un&#8217;altra storia. Noi li lasciamo correre e scendiamo con calma, dopodichè iniziamo ad affrontare l&#8217;ultimo colle, già percorso all&#8217;andata dal versante opposto. Da questo lato, ahimè, ci aspettano delle sinistre rampe al 15%&#8230;</p>
<div id="attachment_615" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-615" title="DSCF1930" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1930.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Nota di colore :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Nota di colore :-)</p></div>
<div id="attachment_616" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-616" title="DSCF1931" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1931.jpg?w=470&#038;h=352" alt="La festa di St. Agrève" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">La festa di St. Agrève</p></div>
<p>Il Col du Buisson (920 m) è una bolgia infernale: la strada è stretta, tutti si accalcano per passare, specialmente gli agonisti che hanno fretta per definizione. Le rampe più dure sono subito all&#8217;inizio e mietono numerose vittime, costrette a smontare dalla bici e a salire a piedi. Noi NON siamo tra quelli, in particolare Marco, che sulla sua bici ha la tripla da mountain bike e in questo frangente mi sorprende per freschezza e regolarità. Ad ogni tornante c&#8217;è un gruppo musicale che suona, gente che grida e incita di non fermarsi, è fantastico, è davvero il degno finale di una fantastica avventura. Altro scollinamento e altra festa. Ci tratteniamo un po&#8217;, io scambio quattro chiacchiere con altri ciclisti, poi percorriamo gli ultimi chilometri verso Saint Fèlicien.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;una, il villaggio è una babilonia di maglie colorate e biciclette. Alla spicciolata iniziano i rientri dai vari percorsi, c&#8217;è molta confusione e bisogna fare la coda per tutto: il parcheggio del mezzo, la riconsegna del microchip, la stampa del (meritatissimo) diploma, il pasta party. Basta, scendiamo al campeggio. All&#8217;ingresso troviamo Gianni, che ci saluta con calore: sta aspettando Natalino, del quale non ha notizie ormai da ore. Arriverà intorno all&#8217;ora di cena, sta bene e tutto è andato nel migliore dei modi. Nel camper, davanti all&#8217;ennesimo piatto di pasta e ad un bicchiere di vino, ci raccontiamo le rispettive avventure francesi. Non c&#8217;è modo migliore per iniziare l&#8217;estate.<br />
<strong><em><br />
Brevet de la Châtaigne &#8211; Ardèchoise, 362 chilometri e 7.500 m di dislivello.</em></strong></p>
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		<title>Pian della Mussa &#8211; 2 giugno 2009</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2009/06/04/pian-della-mussa-2-giugno-2009/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 16:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccoci alle prese con l&#8217;ennesima salita verso i monti piemontesi ancora innevati. A soli otto giorni dalla riapertura al traffico i nostri copertoncini puntano il Pian della Mussa, vasto pianoro posto a quota 1750 dove termina la strada asfaltata della Val d&#8217;Ala. Siamo in una delle Valli di Lanzo, a ovest di Torino: le cronache [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=575&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Eccoci alle prese con l&#8217;ennesima salita verso i monti piemontesi ancora innevati. A soli otto giorni dalla riapertura al traffico i nostri copertoncini puntano il Pian della Mussa, vasto pianoro posto a quota 1750 dove termina la strada asfaltata della Val d&#8217;Ala. Siamo in una delle Valli di Lanzo, a ovest di Torino: le cronache dello scorso inverno riportavano innevamenti record nella zona (sette metri?!), e dunque come resistere alla tentazione di ripercorrere per l&#8217;ennesima volta quella salita in bicicletta, magari immaginando gli ultimi chilometri fra suggestivi muri di neve?</p>
<p>La mattina festiva è salutata da un meraviglioso cielo limpido, e dopo il consueto rituale del caffè e della preparazione dei panini io e Marco siamo in strada che sono da poco passate le sette.</p>
<p>Per il noioso avvicinamento a Lanzo scegliamo come d&#8217;abitudine le strade secondarie che attraversano Alpignano, Givoletto, La Cassa e Fiano. Da Germagnano proseguiamo per Pessinetto, dove non mancano le fontane per riempire le nostre borracce di ottima acqua. La strada non presenta grandi pendenze in questa fase: al bivio successivo trascuriamo la deviazione a destra per la Val Grande, e proseguiamo diritto in direzione Ala di Stura. Da qui in poi ci s&#8217;immerge più profondamente nel classico ambiente montano, caratterizzato da pendii e prati in fiore, dall&#8217;impetuoso scorrere delle verdi acque del torrente Stura, dall&#8217;allegro sferragliare della &#8220;littorina&#8221; diesel sulla rinata linea ferroviaria Torino-Ceres, e dall&#8217;attraversamento di amene borgate tutte meridiane, campanili a punta, fontane e case in pietra. Sono molti, anche, i rivoli e le cascate che dalle rocce sovrastanti scendono fragorosi a livello della strada, ricordandoci &#8211; se ancora ve ne fosse bisogno &#8211; che le precipitazioni invernali sono state abbondanti, e che questa è una vera e propria &#8220;valle dell&#8217;acqua buona&#8221;.</p>
<p>Ala di Stura è una graziosa località turistica dove d&#8217;inverno si scia e d&#8217;estate si prende il sole. Abbiamo qui superato di pochissimo i mille metri di quota, e la strada inizia a presentare tratti più ripidi. Si attraversano altri piccoli borghi (Cresto, Martassina, Mondrone, Molette, Chialambertetto, Cornetti) ed eccoci finalmente a Balme, salutati a sinistra dall&#8217;imponente massiccio della Torre d&#8217;Ovarda e dallo stabilimento dell&#8217;acqua minerale &#8220;Pian della Mussa&#8221;, che ci ricorda ancora una volta la provenienza e la qualità di quella stessa, freschissima e deliziosa acqua che così volentieri prendiamo dalle fontane lungo il percorso per combattere la calura oggi piuttosto accentuata.</p>
<p>Balme è a quota 1432 metri, qui inizia la parte &#8220;divertente&#8221; della gita: gli ultimi cinque chilometri verso il Piano, caratterizzati da strada stretta e amena, traffico di &#8220;merenderos&#8221;, rampe e tornanti dannatamente ripidi, e l&#8217;incognita di quei famosi &#8220;muri di neve&#8221; fresati di fresco per far passare i veicoli&#8230;</p>
<p>Bando ai convenevoli, l&#8217;uscita dal paese è così ripida da far rizzare i capelli. Ma io e Marco siamo armati di comoda tripla corona, che non esitiamo di certo ad utilizzare in questo frangente. Appena fuori dall&#8217;abitato le prime sacche di neve fanno la loro comparsa: saranno una costante fino in cima.</p>
<p>Arranchiamo regolari fra i nevai e le conifere sradicate, in compagnia di automobili, motociclette, e anche molti ciclisti. L&#8217;asfalto in questo ultimo tratto è in condizioni perfette, rinnovato giusto un anno fa. Il cartello che annuncia il Piano è raggiunto quando i nostri ciclocomputer segnano 70 chilometri dal portone di casa: decidiamo di proseguire fino al rifugio, già riaperto per la stagione estiva. Intorno a noi c&#8217;è molta neve: il paesaggio è naturalmente assai suggestivo, ci mischiamo fra gli &#8220;aficionados&#8221; della polenta e ci gustiamo al caldo sole i nostri panini e le meritate bibite, sotto un cielo blu cobalto e gli sguardi maestosi e severi dell&#8217;Uia di Ciamarella e dell&#8217;Uia Bessanese.</p>
<div id="attachment_577" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-577" title="DSCF1863" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf18631.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Appena usciti dalle case di Balme l'ambiente diventa severo... " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Appena usciti dalle case di Balme l&#39;ambiente diventa severo... </p></div>
<div id="attachment_579" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-579" title="DSCF1865" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1865.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Arrancando fra i ripidi e stretti tornanti, e le lingue di neve appena scavate dalle frese" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Arrancando fra i ripidi e stretti tornanti, e le lingue di neve appena scavate dalle frese</p></div>
<div id="attachment_580" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-580" title="DSCF1867" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1867.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Al Pian della Mussa la neve non manca" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Al Pian della Mussa la neve non manca</p></div>
<div id="attachment_581" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-581" title="DSCF1868" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1868.jpg?w=470&#038;h=348" alt="Inquadratura larga sul piano, sotto la mole imponente dell'Uia Bessanese (sullo sfondo)" width="470" height="348" /><p class="wp-caption-text">Inquadratura larga sul piano, sotto la mole imponente dell&#39;Uia Bessanese (sullo sfondo)</p></div>
<div id="attachment_582" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-582" title="DSCF1869" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1869.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Il ristoro del viandante :-)" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Il ristoro del viandante :-)</p></div>
<div id="attachment_583" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-583" title="DSCF1871" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/06/dscf1871.jpg?w=470&#038;h=352" alt="E' fantastico poter immortalare la propria bicicletta con un simile sfondo... in giugno :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">E&#39; fantastico poter immortalare la propria bicicletta con un simile sfondo... in giugno :-)</p></div>
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		<title>A spasso nella leggenda &#8211; Colle del Sestriere, 23 maggio 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 12:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[In vita mia credo di aver fatto questo giro &#8211; che non può mancare nell&#8217;albo d&#8217;oro di qualsiasi cicloamatore torinese &#8211; almeno 6 o 7 volte, in un senso o nell&#8217;altro. E allora dov&#8217;è la novità? La novità, oggi, sta nell&#8217;accompagnare un neo-amatore che non l&#8217;ha mai fatto. Il pretesto è sempre quello di affinare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=557&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_561" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-561" title="DSCF1852" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1852.jpg?w=300&#038;h=225" alt=" " width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>In vita mia credo di aver fatto questo giro &#8211; che non può mancare nell&#8217;albo d&#8217;oro di qualsiasi cicloamatore torinese &#8211; almeno 6 o 7 volte, in un senso o nell&#8217;altro. E allora dov&#8217;è la novità? La novità, oggi, sta nell&#8217;accompagnare un neo-amatore che non l&#8217;ha mai fatto. Il pretesto è sempre quello di affinare la preparazione in vista de &#8220;L&#8217;Ardèchoise&#8221;, e questo è il sabato giusto per provarci, con l&#8217;alta pressione africana a garantirci bel tempo e le scritte sull&#8217;asfalto ancora fresche del Giro d&#8217;Italia passato di qui solo quattro giorni prima.</p>
<p>E&#8217; quasi estate, e si capisce anche perchè albeggia presto. Io e Marco facciamo colazione alla svelta e i  nostri pedali fanno &#8220;click&#8221; davanti al portone di casa che  non sono ancora le sei. Abbiamo gli zaini carichi di molto cibo e poco vestiario, io porto la Olmo in acciaio e non posso fare a meno di indossare i guantini bianchi fatti all&#8217;uncinetto. Sua Maestà il Sestriere e il ricordo a sessant&#8217;anni dall&#8217;impresa di Fausto Coppi nella mitica tappa Cuneo-Pinerolo richiedono umiltà, contegno e un pizzico di riverenza, mentre lasciamo Torino svegliarsi pian piano fra il profumo dei panettieri e i mercati cittadini che iniziano ad animarsi.</p>
<p>Inutile dire che oggi il giro sarà svolto in senso antiorario, con salita dalla Val di Susa e, dunque, dal leggendario versante di Cesana Torinese.</p>
<p>Il noioso trasferimento fino a Susa viene &#8220;spezzato&#8221; da una seconda colazione al solito bar di Borgone, dove in virtù dell&#8217;orario mattiniero troviamo le brioches ancora calde e fragranti. Mentre consumiamo, dalle vetrate noto che qualche sportivo guarda con curiosità la mia bicicletta, e questo non può che inorgoglirmi.</p>
<p>Da Susa il percorso inizia a farsi interessante, e la faticosa risalita delle &#8220;scale&#8221; che portano a Chiomonte &#8211; prima asperità di giornata, viene ripagata dallo spettacolare panorama aereo sul Torinese e sulla vallata. Il cielo limpido e il caldo già avvertibile promettono una giornata da ciabatte infradito, infatti a Chiomonte approfittiamo di una caratteristica e freschissima fontana per sostituire l&#8217;acqua delle borracce.</p>
<div id="attachment_559" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-559" title="DSCF1845" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1845.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Le &quot;scale&quot; sopra Susa" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Le &quot;scale&quot; sopra Susa</p></div>
<p>La Statale 24 fortunatamente non è eccessivamente trafficata, e il nostro avvicinamento a Cesana, dove inizierà la salita vera e propria al Colle, procede regolare sotto la sagoma maestosa del forte di Exilles, attraverso i tornanti di Salbertrand, e il passaggio a livello (ovviamente chiuso al nostro arrivo!) e il pavè di Oulx. Per ingannare il tempo e la fatica rimiriamo le acque turbinose e scure della Dora Riparia, i bellissimi prati in fiore, le numerose frane qua e là dovute al maltempo invernale, e le cime circostanti ancora bene innevate.  Finalmente giungiamo a Cesana, il nostro morale splende come il sole alto nel cielo. Ci prepariamo ad affrontare gli ultimi, suggestivi 700 metri di dislivello riempiendo le borracce nella fresca fontana vicino all&#8217;Ufficio del Turismo. Non ci dimentichiamo, visto il gran caldo, di aggiungere all&#8217;acqua il solito, provvidenziale integratore in polvere di sali ed energia.</p>
<div id="attachment_560" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-560" title="DSCF1850" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1850.jpg?w=470&#038;h=342" alt="Il forte di Exilles" width="470" height="342" /><p class="wp-caption-text">Il forte di Exilles</p></div>
<div id="attachment_562" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-562" title="DSCF1851" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1851.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Panorama della Val di Susa da Salbertrand" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Panorama della Val di Susa da Salbertrand</p></div>
<div id="attachment_563" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-563" title="DSCF1855" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1855.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Cesana Torinese" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Cesana Torinese</p></div>
<p>Sessant&#8217;anni fa gli eroi del ciclismo in bianco e nero percorrevano questa stessa strada, che allora era sterrata e disagevole. Oggi noi cicloamatori abbiamo qualche comodità in più, ma la fatica del pedalare in salita non cambia, così come non moriranno mai la voglia di avventura e il gusto della conquista. Ora più che mai è così per Marco, che va in bicicletta solo da quindici mesi e già sta affrontando una delle strade più suggestive e mitiche della storia del ciclismo. Arranca ma non molla, usa il &#8220;rampichino&#8221;, sbuffa, ma è regolare e costante. Ogni tanto cerco di confortarlo con le &#8220;notizie&#8221; che leggo sull&#8217;altimetro che ho sul manubrio. Ad un certo punto, come una visione, per un attimo si può vedere laggiù in lontananza una delle due mitiche &#8220;torri&#8221; cilindriche di Sestriere: ma è un inganno, un&#8217;illusione, mancano ancora quasi cinque chilometri e molta salita. La visione si interrompe presto dietro un tornante, e a noi non rimane che riabbassare la testa macinando pazientemente la nostra impresa. Qualche nuvola in cielo, come impietosita, vela il sole dandoci un po&#8217; di conforto dalla canicola, mentre sull&#8217;asfalto leggiamo le recentissime scritte del Giro d&#8217;Italia: alcune sono dichiarazioni d&#8217;amore vero per i campioni, altre sono goliardiche, altre ancora di denuncia o di protesta. Il ciclismo è come la vita, c&#8217;è il dramma, c&#8217;è la fatica, ma ci sono anche i traguardi e i risultati. A destra notiamo l&#8217;orribile villaggio-colonia di Grange Sises, poi attraversiamo Champlas du Col, caratteristico borgo di casette in pietra che precede di poco la nostra meta.</p>
<div id="attachment_564" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-564" title="DSCF1856" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1856.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Si sale" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Si sale</p></div>
<div id="attachment_565" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-565" title="DSCF1857" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1857.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Una fantastica visione..." width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Una fantastica visione...</p></div>
<p>Un paio di tornanti ripidi come rasoiate ed ecco il cartello &#8220;Sestriere&#8221;. Marco si merita senz&#8217;altro la classica foto ricordo, dopodichè proseguiamo verso la fontana posta allo scollinamento vero e proprio. Sembra di non arrivare mai! Ma ecco le torri del Club Med e, inaspettata, la palina segnaletica che sancisce il punto esatto dove si trova il colle e la quota. Un altro ciclista salito dal versante opposto ci confermerà, tra un panino e l&#8217;altro, che tale cartello è stato posto nuovo di zecca giusto il martedì prima, in occasione del passaggio del Giro del Centenario.</p>
<div id="attachment_566" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-566" title="DSCF1859" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1859.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Finalmente" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Finalmente</p></div>
<div id="attachment_567" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-567" title="DSCF1861" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1861.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Pedalando nella storia del ciclismo" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Pedalando nella storia del ciclismo</p></div>
<div id="attachment_568" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-568" title="DSCF1862" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1862.jpg?w=360&#038;h=480" alt="La domanda sorge spontanea: perchè ci hanno messo così tanto a mettere un cartello di vetta?..." width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">La domanda sorge spontanea: perchè ci hanno messo così tanto a mettere un cartello di vetta?...</p></div>
<p>Sestriere, rinomatissima località sciistica durante i mesi invernali, in questo periodo dell&#8217;anno appare pressochè deserta e spettrale. Sono presenti solo rari turisti di passaggio e qualche ciclista, mentre alcuni cantonieri al lavoro con le ruspe stanno rassettando i parcheggi e le aree adiacenti in vista dell&#8217;arrivo dei vacanzieri estivi. Ci sono molte sacche di neve qua e là, e le piste sono ancora imbiancate. Quattro chiacchiere veloci, mangiamo e ci infiliamo il giacchino per tuffarci in discesa verso la Val Chisone e Pinerolo. Già, ma fa poi così freddo? Dopo un paio di chilometri, ai tornanti del Duc, abbiamo già caldo! E&#8217; davvero uno straordinario anticipo d&#8217;estate. A Pragelato decidiamo di toglierci i giacchini e di affrontare solo in maglietta il fastidioso vento contrario che, in più di una occasione, ci costringe a &#8220;spingere&#8221; anche in discesa. Dentro la galleria di Usseaux rischiamo il congelamento (!), ma man mano che perdiamo quota è il caldo a farla da padrona. Il forte di Fenestrelle, Perosa Argentina, Villar Perosa, ed eccoci finalmente nella tranquilla Pinerolo, dove è d&#8217;obbligo una sosta per una monumentale granita. La gelateria è giusto sotto i portici a fianco dell&#8217;arrivo di tappa di martedì scorso, e combinazione è a fianco ad una bella libreria. Così, mentre mi disseto alla mandorla ammiro in vetrina le copertine dei libri commemorativi dell&#8217;impresa di Coppi del 1949 alla Cuneo-Pinerolo, e altre pubblicazioni con le cronache ciclistiche dei tempi che furono. Ciclismo eroico? Noi pedaliamo tranquilli gli ultimi, roventi chilometri verso Torino, e per ora ci basta la soddisfazione di avere concluso in buona forma questo classicissimo giro, lungo quasi 200 chilometri e tanta leggenda.</p>
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		<title>Colle del Moncenisio: è ancora presto (9 maggio 2009)</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2009/05/10/colle-del-moncenisio-e-ancora-presto-9-maggio-2009/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 17:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Colle del Moncenisio è ancora impraticabile. La strada risulta innevata dalla piana di San Nicolao, subito dopo la vecchia dogana francese, e stavolta il nostro &#8220;assalto&#8221; è rimasto incompiuto: prima ancora di poterci inerpicare per le mitiche &#8220;scale&#8221; che conducono alla Grand Croix siamo stati costretti al dietrofront. Resta per Marco la soddisfazione di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=532&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_553" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><img class="size-medium wp-image-553" title="Immag064" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0641.jpg?w=168&#038;h=210" alt="Un'oncia di &quot;ciclismo eroico&quot;: acciaio, neve e... manettini cambio a telaio :-)" width="168" height="210" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;oncia di &quot;ciclismo eroico&quot;: acciaio, neve e... manettini cambio a telaio :-)</p></div>
<p>Il Colle del Moncenisio è ancora impraticabile. La strada risulta innevata dalla piana di San Nicolao, subito dopo la vecchia dogana francese, e stavolta il nostro &#8220;assalto&#8221; è rimasto incompiuto: prima ancora di poterci inerpicare per le mitiche &#8220;scale&#8221; che conducono alla Grand Croix siamo stati costretti al dietrofront. Resta per Marco la soddisfazione di aver varcato in bicicletta per la prima volta i patrii confini. E un inquietante interrogativo: con tutta la neve che è caduta, quando mai quest&#8217;anno i valichi alpini saranno transitabili?</p>
<div id="attachment_544" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-544" title="Immag055" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0552.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Arrancando verso Giaglione di Susa. Il tempo sembra ancora tenere..." width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">Arrancando verso Giaglione di Susa. Il tempo sembra ancora tenere...</p></div>
<div id="attachment_546" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-546" title="Immag056" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0562.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Bar Cenisio, 1480m slm. Il maltempo dell'inverno scorso e le frane hanno segnato la Statale 25 in molti punti" width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">Bar Cenisio, 1480m slm. Il maltempo dell&#39;inverno scorso e le frane hanno segnato la Statale 25 in molti punti</p></div>
<div id="attachment_548" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-548" title="Immag057" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0571.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Sempre più neve a terra, sempre più nubi in cielo..." width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">Sempre più neve a terra, sempre più nubi in cielo...</p></div>
<div id="attachment_549" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-549" title="Immag058" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0581.jpg?w=470&#038;h=376" alt="Per Marco l'emozione di sconfinare in bici" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">Per Marco l&#39;emozione di sconfinare in bici</p></div>
<div id="attachment_550" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-550" title="Immag059" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0591.jpg?w=470&#038;h=376" alt="Purtroppo infotraffico aveva ragione, alla ex dogana il cartello è inequivocabile" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">Purtroppo infotraffico aveva ragione, alla ex dogana il cartello è inequivocabile</p></div>
<div id="attachment_551" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-551" title="Immag062" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag0621.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Stavolta le &quot;scale&quot; per la Grand Croix si possono solo fotografare da sotto" width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">La nostra gita finisce qui, stavolta le &quot;scale&quot; per la Grand Croix si possono solo fotografare da sotto</p></div>
<div id="attachment_552" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-552" title="Immag065" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag065.jpg?w=384&#038;h=480" alt="Si torna a casa. E pure in fretta perchè il cielo non promette niente di buono... Gambe in spalla!" width="384" height="480" /><p class="wp-caption-text">Si torna a casa. E pure in fretta perchè il cielo non promette niente di buono... Gambe in spalla!</p></div>
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		<item>
		<title>Ferrovecchio, ovvero il fascino discreto della tardona</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2009/05/06/ferrovecchio-ovvero-il-fascino-discreto-della-tardona/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 20:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[(PESSIMI) CONSIGLI]]></category>

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		<description><![CDATA[La gloriosa commuter è stata venduta, e la Look in carbonio &#8211; modificata con la tripla guarnitura, è tornata ad essere il mio veicolo favorito per le Audax. La voglia di &#8220;nuovo&#8221;, tuttavia, non si ferma. Dopo i telai in alluminio (troppo rigido!), il titanio (troppo molle!) e il carbonio (troppo costoso!), mancava al mio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=491&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_493" class="wp-caption alignleft" style="width: 122px"><img class="size-thumbnail wp-image-493" title="dscf17431" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf17431.jpg?w=112&#038;h=150" alt=" " width="112" height="150" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>La gloriosa commuter è stata venduta, e la Look in carbonio &#8211; modificata con la tripla guarnitura, è tornata ad essere il mio veicolo favorito per le Audax. La voglia di &#8220;nuovo&#8221;, tuttavia, non si ferma. Dopo i telai in alluminio (troppo rigido!), il titanio (troppo molle!) e il carbonio (troppo costoso!), mancava al mio personale campionario l&#8217;acciaio, materiale in disarmo ormai da anni per tutta una serie di motivi economici e di mercato più o meno veri che ora non starò qui ad elencare.</p>
<p>Lo scorso dicembre, con una spesa davvero ridicola se paragonata all&#8217;attuale costo di un telaio nuovo in carbonio, ho acquistato un telaio Olmo del 1988, acciaio Columbus SL e forcellina in microfusione. A qualcuno la mia è sembrata una bizzarra “operazione nostalgia”, il tentativo di allestire una “fixed” ultima moda, al limite (sic!) una bicicletta per partecipare all’”Eroica”. Niente di tutto questo: come al solito si tratta di mera curiosità. Bene, l’ho fatto riverniciare di un bel nero metallizzato direttamente agli stabilimenti di Celle. Guardatelo bene: ci sono le congiunzioni, le scritte e i loghi incisi e ripassati a pennellino con la vernice dorata, il tubo obliquo con sezione &#8220;a goccia&#8221; (un tentativo ante litteram di aerodinamica?), e i cavi del cambio completamente nascosti all&#8217;interno. Un vero gioiello.</p>
<p>L’ho “vestito” con un po’ di roba raccattata fra la mia cantina e gli amici. Ne è venuta fuori una strana ma elegante bicicletta che pesa poco meno di nove chili, con la guarnitura compact, ruote DT Swiss moderne e leggere, trasmissione e freni Campagnolo Chorus e… comandi cambio a telaio, rigorosamente non indicizzati. Due per otto rapporti, pacco da mountain bike col pignone del “30”, roba che ti arrampichi ovunque. Le leve freno inizialmente erano delle Super Record che avranno avuto almeno quarant’anni, ma dopo i primi collaudi non ho proprio digerito la mancanza dei due generosi “blocchi” così comodi per appoggiare le mani durante la marcia, così le ho presto sostituite con delle Cane Creek di foggia moderna.</p>
<p>Sulla strada la bici è sorprendente. Dicono che l’acciaio sia comodo, ma se questo tipo di telaio vent’anni fa era fra i top di gamma per le competizioni, un motivo ci sarà stato, non se lo dimentica di sicuro. La geometria classica, i foderi obliqui dritti come lance&#8230; in salita scatta come un razzo, nel complesso è più rigida della mia Look 461 in carbonio, costruita con tubi incollati e congiunzioni d&#8217;alluminio: non siamo forse ai livelli delle bici in alluminio, però si difende davvero bene. Quello che le manca rispetto alle moderne biciclette alle quali siamo ormai abituati è forse la stabilità, e questo si avverte soprattutto a livello della forcella. Con il composito oggi si possono ottenere risultati meravigliosi combinando a piacimento rigidità e comfort a seconda del tipo di telaio che si vuole ottenere. Pedalando una bici in acciaio si riscopre tuttavia una piacevole sensazione di &#8220;solidità&#8221;, e quell&#8217;ormai dimenticato effetto-molla ad ogni rilancio che solo un metallo armonico come l&#8217;acciaio può dare.</p>
<p>Una menzione particolare meritano le leve del cambio a telaio, che non avevo mai avuto prima in vita mia. Mi ci sono adattata presto, davvero. E mi piacciono, ecco la cosa simpatica. Certo, se con questa bici ci dovessi fare le gare, non li vorrei di sicuro: troppo pratici e bum-bum gli Ergopower. Ma per un cicloturista senza fretta può essere persino piacevole regolare manualmente il &#8220;fine tuning&#8221; della linea di catena. Si torna giocoforza all&#8217;antica forma mentis per cui si evitano le cambiate inutili. E poi, nessuna indicizzazione, nessun vincolo: sulle ruote (rocchetto Shimano) posso montare indifferentemente otto, nove o dieci velocità, e il cambio è sempre &#8220;a posto&#8221;&#8230; perchè in realtà non è mai &#8220;in ordine&#8221;!</p>
<p>&#8220;Antica&#8221; o no, per me è una bella soddisfazione portare in giro una bicicletta così sfacciatamente fuori moda, e sarà assolutamente &#8220;snob&#8221; salire con lei al Sestriere con tanto di guantini bianchi fatti all&#8217;uncinetto.</p>
<div id="attachment_494" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-494" title="dscf1728" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1728.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Appena acquistato il telaio era così..." width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Appena acquistato il telaio era così...</p></div>
<div id="attachment_495" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-495" title="dscf1741" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1741.jpg?w=470&#038;h=352" alt="... eccolo dopo il maquillage :-)" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">... eccolo dopo il maquillage :-)</p></div>
<div id="attachment_497" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-497" title="dscf1744" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1744.jpg?w=470&#038;h=352" alt="dettaglio testa forcella" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">dettaglio testa forcella</p></div>
<div id="attachment_498" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-498" title="dscf1748" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1748.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Alta gioielleria :-)" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Alta gioielleria :-)</p></div>
<div id="attachment_499" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-499" title="dscf1749" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1749.jpg?w=360&#038;h=480" alt=" " width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_500" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-500" title="dscf1779" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1779.jpg?w=470&#038;h=352" alt="Ritorno al futuro" width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text">Ritorno al futuro</p></div>
<div id="attachment_501" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img class="size-full wp-image-501" title="dscf1781" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1781.jpg?w=360&#038;h=480" alt="Lo stile e la qualità di certi componenti restano immutati, anche se sono di vent'anni fa" width="360" height="480" /><p class="wp-caption-text">Lo stile e la qualità di certi componenti restano immutati, anche se sono di vent&#39;anni fa</p></div>
<div id="attachment_502" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-502" title="dscf1805" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1805.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_503" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-503" title="dscf1803" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1803.jpg?w=470&#038;h=352" alt=" " width="470" height="352" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<div id="attachment_504" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><img class="size-full wp-image-504" title="immag028" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/immag028.jpg?w=470&#038;h=376" alt="&quot;Regina dei monti e delle nevi&quot; :-)" width="470" height="376" /><p class="wp-caption-text">&quot;Regina dei monti e delle nevi&quot; :-)</p></div>
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		<title>Passo del Faiallo (GE) &#8211; 1 maggio 2009</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2009/05/04/passo-del-faiallo-ge-1-maggio-2009/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 19:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Che regalo, un tri-kend di sole meraviglioso dopo un inverno così duro! Sulla via per &#8220;L&#8217;Ardèchoise 2009&#8243; la premiata ditta Silvia &#38; Marco non si lascia certo sfuggire l&#8217;occasione per un&#8217;escursione ciclistica di ampio respiro e di grande soddisfazione. Stavolta nel mirino abbiamo il Passo del Faiallo, sul confine tra le province di Savona e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=428&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_429" class="wp-caption alignleft" style="width: 146px"><img class="size-thumbnail wp-image-429" title="dscf18181" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf18181.jpg?w=136&#038;h=150" alt=" " width="136" height="150" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Che regalo, un tri-kend di sole meraviglioso dopo un inverno così duro! Sulla via per &#8220;L&#8217;Ardèchoise 2009&#8243; la premiata ditta Silvia &amp; Marco non si lascia certo sfuggire l&#8217;occasione per un&#8217;escursione ciclistica di ampio respiro e di grande soddisfazione. Stavolta nel mirino abbiamo il Passo del Faiallo, sul confine tra le province di Savona e Genova: si tratta di un colle certamente non tra i più celeberrimi e nemmeno tra i più difficili, ma che gode di una posizione che lo rende particolarmente spettacolare, specie nelle giornate limpide.</p>
<div id="attachment_430" class="wp-caption alignright" style="width: 174px"><img class="size-medium wp-image-430" title="dscf18132" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf18132.jpg?w=164&#038;h=124" alt="Si sale verso Ponzone" width="164" height="124" /><p class="wp-caption-text">Si sale verso Ponzone</p></div>
<p>La nostra uscita comincia poco prima delle sette di mattina, ancora da Montegrosso d&#8217;Asti. L&#8217;itinerario scelto è quello che sale dal versante Savonese, dunque raggiungiamo Acqui e poi proseguiamo lungo la salita che conduce all&#8217;ameno borgo di Ponzone, 606 metri slm. Da qui continuiamo in cresta per Pian Castagna (732) e Palo (672). Questa strada è molto bella, poco trafficata e con una grandiosa vista a 360 gradi che spazia dalle Langhe fino alle cime innevate delle Alpi laggiù a nord. Dopo una serie di gradevoli saliscendi immersi nella natura approdiamo in discesa a Urbe, e appena fuori dal paese passiamo il ponte sul fiume Orba e prendiamo a destra in direzione Vara.</p>
<div id="attachment_431" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-medium wp-image-431" title="dscf18141" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf18141.jpg?w=180&#038;h=135" alt="Ponzone" width="180" height="135" /><p class="wp-caption-text">Ponzone</p></div>
<p>Il Passo del Faiallo viene indicato sulle carte del Touring a 1061 metri di quota. La salita da questo versante è facile: è lunga circa 12 chilometri, ma la pendenza si mantiene sempre abbastanza regolare intorno al cinque per cento. La strada inizialmente è resa suggestiva dalla vista dello strapiombo dell’Orba, un torrente dalle acque limpide peraltro qui regolato da un imponente sbarramento. Si prosegue per le borgate di Vara Inferiore e Superiore, e quando manca poco al punto più alto, sul confine con la provincia di Genova, la strada spiana in prossimità di un’ampia area picnic, assai affollata in occasione del ponte festivo:</p>
<div id="attachment_432" class="wp-caption alignright" style="width: 244px"><img class="size-medium wp-image-432" title="dscf1824" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1824.jpg?w=234&#038;h=176" alt="Verso il passo" width="234" height="176" /><p class="wp-caption-text">Verso il passo</p></div>
<p>siamo in pieno Parco Regionale del Beigua, e comincia a farsi sentire il vento. Poichè è ora di pranzo ci confondiamo anche noi fra i “merenderos” e le grigliate, e ci accomodiamo su alcune rocce fra gli alberi per mangiare i nostri panini prima di affrontare il pezzo più interessante della giornata. Nel frattempo, sulla strada vediamo transitare numerosi ciclisti.</p>
<p>Ripartiamo muniti dei giacchini per difenderci dall’aria fredda, e dopo un tratto in discesa la strada compie un’ansa fra i brulli rilievi: qui il vento è così forte che si rischia di perdere l’equilibrio. Ma dietro una curva, all’improvviso, ecco ciò che</p>
<div id="attachment_433" class="wp-caption alignleft" style="width: 283px"><img class="size-medium wp-image-433" title="dscf1827" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1827.jpg?w=273&#038;h=205" alt="Ecco il mare!" width="273" height="205" /><p class="wp-caption-text">Ecco il mare!</p></div>
<p>ripaga di ogni fatica: sotto di noi, l’azzurra immensità del mare e la spettacolare vista aerea di Voltri e della periferia ovest di Genova. Nel punto che a noi sembra “quello che esattamente scollina” facciamo le classiche fotografie di rito, anche se misteriosamente manca un cartello di vetta. Sarà veramente quello il colle topografico? Sicuramente è il punto più suggestivo, e a noi basta.</p>
<div id="attachment_435" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-435" title="dscf1831" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1831.jpg?w=300&#038;h=206" alt=" " width="300" height="206" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Poichè vogliamo compiere un percorso ad anello proseguiamo lungo la panoramica strada in cresta in direzione Passo del Turchino. A destra abbiamo lo strapiombo sul mare, mentre a sinistra in alcuni punti scoperti si possono vedere i monti dell’entroterra, e si affrontano le improvvise raffiche di gelido vento proveniente dall‘interno, che in bicicletta fanno davvero paura. Poi la</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignright" style="width: 283px"><img class="size-medium wp-image-434" title="dscf1828" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1828.jpg?w=273&#038;h=205" alt="Lo spettacolo della strada in cresta" width="273" height="205" /><p class="wp-caption-text">Lo spettacolo della strada in cresta</p></div>
<p>strada piega verso sinistra, lasciamo il vento e la vista sul mare e la discesa diventa più tecnica e divertente, grazie anche all’asfalto in condizioni migliori. Al Passo del Turchino ci attendono una temperatura più calda e il classico crocchio di motociclisti fermi al ristorante, mentre noi ci apprestiamo a passare la breve galleria per scendere in direzione Piemonte e Ovada.</p>
<div id="attachment_437" class="wp-caption alignright" style="width: 214px"><img class="size-medium wp-image-437" title="dscf1833" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1833.jpg?w=204&#038;h=210" alt=" " width="204" height="210" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Qui non siamo fortunati: nella valle dei suggestivi borghi Masone e Campo Ligure il vento spira in direzione contraria, per cui tocca spingere sui pedali anche se formalmente saremmo in&#8230; discesa. Approfitto della generosa stazza del mio “socio” e della sua proverbiale potenza da passista per viaggiare coperta, certa che comunque ci sarà prima o poi l’occasione per ricambiare il favore. A Ovada prendiamo per Molare e, sotto il sole cocente del pomeriggio, affrontiamo la salita a Cremolino, borgata oggi vivacemente rallegrata dalla Sagra della Frittella. La fontana del centro, che mi ha vista tante volta riempire la borraccia in occasione dei molti brevetti Audax passati di qui, è l’occasione per una rinfrescante pausa in preparazione agli ultimi chilometri.</p>
<p>E’ il primo vero caldo di stagione, e la spossatezza inizia a farsi sentire. Prima di rientrare a Montegrosso dobbiamo ancora affrontare la breve salita di Castel Rocchero, posta fra Acqui e Nizza Monferrato, in un ambiente dove i filari di vite la fanno da padrona e le colline verde smeraldo punteggiate di prati in fiore</p>
<div id="attachment_438" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><img class="size-medium wp-image-438" title="dscf1836" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/05/dscf1836.jpg?w=243&#038;h=300" alt="Castello di Molare" width="243" height="300" /><p class="wp-caption-text">Castello di Molare</p></div>
<p>sono uno spettacolo gratificante per la vista. Tuttavia nell’ultima discesa ho uno &#8220;scontro” con una vespa e relativa dolorosa puntura in faccia proprio all’incrocio dei cinghietti del casco: com’è vero che un viaggio in bicicletta è la sintesi della vita umana, cose belle e cose meno belle! L’incidente &#8211; al quale peraltro qualsiasi ciclista prima o poi è inevitabilmente rassegnato, non rovina certo il ricordo di una splendida gita di 176 chilometri e 2650 metri di dislivello complessivi.</p>
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		<title>Stile Audax, a modo nostro</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 19:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo decine di migliaia di chilometri in giro per l&#8217;Europa, dopo tanti bei successi, alcune sconfitte, persino un paio di pareggi, in questo avvio di stagione ho avuto la (piacevole) responsabilità di avviare un &#8220;novizio&#8221; nel mondo delle randonnèe Audax. Marco, dopo aver superato in scioltezza la classica distanza-battesimo di 200 km in quel di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=359&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_443" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><img class="size-medium wp-image-443" title="immag0373" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0373.jpg?w=168&#038;h=210" alt="Cinque di mattina..." width="168" height="210" /><p class="wp-caption-text">Cinque di mattina...</p></div>
<p>Dopo decine di migliaia di chilometri in giro per l&#8217;Europa, dopo tanti bei successi, alcune sconfitte, persino un paio di pareggi, in questo avvio di stagione ho avuto la (piacevole) responsabilità di avviare un &#8220;novizio&#8221; nel mondo delle randonnèe Audax. Marco, dopo aver superato in scioltezza la classica distanza-battesimo di 200 km in quel di Nerviano, lo scorso 19 aprile ha dovuto capitolare lasciando l&#8217;inferno di pioggia e freddo del Pinerolese dopo 175 km, chiudendo così la nostra partecipazione al &#8220;300&#8243; di Cumiana. I ritiri, si sa, fanno male all&#8217;orgoglio e al morale, ma in certe situazioni non si può prescindere dal buonsenso: vedere un simile &#8220;gigante&#8221;, pur volenteroso e coraggiosissimo, improvvisamente indifeso e in preda ai tremori dell&#8217;ipotermia mi ha fatto ricordare una volta di più che non si diventa randonneur dall&#8217;oggi al domani. Ci vogliono esperienza, organizzazione, equipaggiamento adeguato, forma mentis. Insomma, per entrare nella categoria dei &#8220;ciclisti matti&#8221; ci vuole tempo, e non è neanche detto che ci si riesca.</p>
<p>Ma di tempo per fare i fenomeni ne abbiamo, considerato che l&#8217;obiettivo comune per la prossima estate è &#8220;solo&#8221; partecipare insieme all&#8217;&#8221;Ardèchoise&#8221;, 420 km per tre giorni randagi e in autosufficienza. Così, senza stare a piagnucolare troppo su quello che è stato decidiamo di preparare subito la riscossa, e dalle mie mappe esce l&#8217;idea di un percorso autogestito da &#8220;300 chilometri&#8221; con partenza da casa di Marco nell&#8217;Astigiano, poche difficoltà altimetriche ma panorami di largo respiro, che avremmo affrontato alla prima occasione di non-pioggia &#8211; eventualità rara a queste latitudini e in questo periodo. Venerdì 24 aprile i siti internet di meteorologia lasciano uno spiraglio per il giorno successivo: un&#8217;insperata tregua tra una perturbazione e l&#8217;altra, anche se le piogge insistenti fino a sera su Torino francamente non lasciano molto spazio al sorriso. Tant&#8217;è, carico la bici in macchina, vado a Montegrosso da Marco, ci mangiamo una pastasciutta e andiamo a dormire sperando nel destino.</p>
<div id="attachment_444" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-444" title="immag0381" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0381.jpg?w=210&#038;h=168" alt="E' ancora buio, si parte!" width="210" height="168" /><p class="wp-caption-text">E&#39; ancora buio, si parte!</p></div>
<p>Alle 4,45 suona la sveglia. Guardo fuori, non piove, prepariamo i panini, ci vestiamo di tutto punto e partiamo. Sono le 5,30 quando, nell&#8217;oscurità e nel silenzio dell&#8217;alba interrotto solo dal canto dei primi uccelli, le luci tremolanti delle nostre biciclette muovono in direzione Asti. Mi piace condividere con Marco queste piccoli dettagli che caratterizzano il mondo dei ciclo-randagi. E&#8217; poesia pura. Sulle strade che si snodano fra le colline del Monferrato non c&#8217;è nessuno, fa freddo e c&#8217;è molta umidità, non ci saranno più di dieci gradi. Da Asti prendiamo per Chivasso &#8211; tratto non difficile pur con qualche saliscendi, mentre lentamente albeggia e il cielo grigio lascia intravvedere dei timidi chiarori. La buona notizia è che il tempo sembra tenere, ed anche la nebbia che si alza dalle colline pare un buon segnale. Il primo bar aperto lungo la strada diventa il pretesto per un buon caffè e per spegnere le luci delle biciclette. Passiamo Casalborgone alle otto in punto, dove incrociamo i primi ciclisti della giornata.</p>
<div id="attachment_447" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><img class="size-medium wp-image-447" title="immag0403" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0403.jpg?w=168&#038;h=210" alt="Il vero eroe della giornata è quello sullo sfondo :-)" width="168" height="210" /><p class="wp-caption-text">Il vero eroe della giornata è quello sullo sfondo :-)</p></div>
<p>Attraversiamo il Po gonfio d&#8217;acqua e, passata Chivasso, puntiamo a nord in direzione Ivrea. Lo stradone che porta a Caluso è maledettamente trafficato, stretto e pericoloso. Nei pressi del piccolo borgo del Canavese abbiamo già percorso un&#8217;ottantina di chilometri, quindi facciamo una breve sosta per toglierci qualche abito ed estrarre qualcosa da mangiare dai nostri borselli e zaini. Qualche tranquillo saliscendi, a Strambino svoltiamo verso Caravino, e qui finalmente si para davanti a noi la nostra &#8220;cima Coppi&#8221; di giornata: la Serra d&#8217;Ivrea, una curiosa formazione collinare lunga e stretta che sembra tagliata con il flessibile e che separa l&#8217;Eporediese dal Biellese. Non fa per niente caldo, e alcune minacciose nuvole nere si stagliano sopra i monti: ma ormai siamo completamente in ballo, anzi, per dirla tutta siamo galvanizzati e contenti. Marco a un certo punto mi fa: «Ma se hai intenzione di scendere di là, poi tagliare così e cosà, a occhio NON sono trecento chilometri&#8230; ». Inizio a pensare&#8230;</p>
<div id="attachment_448" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-448 " title="immag0431" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0431.jpg?w=240&#038;h=192" alt="La Serra d'Ivrea" width="240" height="192" /><p class="wp-caption-text">La Serra d&#39;Ivrea</p></div>
<p>Attacchiamo la scalata alla Serra alle 11, intanto tra le nubi esce finalmente un raggio di sole. La salita non è certo di quelle difficili, si tratta di circa 350 metri di dislivello, peraltro panoramici e suggestivi. Tra un tornante e l&#8217;altro la vista sull&#8217;Eporediese e sul Canavese è spettacolare. Marco arranca con calma sulla sua gialla bicicletta, incrociamo numerosi ciclisti su quella strada, che deve essere davvero un classico per gli appassionati della zona. E mentre saliamo guardo la mappa sul manubrio e penso. E&#8217; vero, la calcolatrice di casa mi ha tradita, ho fatto un madornale errore di conteggio: il giro che ho preparato non è di trecento chilometri, saranno almeno una cinquantina in meno! Scolliniamo in mezzo ai boschi, quindi scendiamo su Zubiena, svoltando poi a destra nella riserva naturale della Bessa &#8211; una gran bella scoperta in quanto lo spettacolo della natura e l&#8217;amenità dei luoghi ripagano ampiamente della fatica. Intanto io e Marco parlottiamo sul da farsi, decidendo alfine di non fossilizzarci su quei cinquanta chilometri &#8220;mancanti&#8221;&#8230;</p>
<p>Giungiamo a Salussola e prendiamo una tranquilla strada di campagna in direzione Santhià. L&#8217;aria comincia timidamente a scaldarsi, facciamo sosta in un posto decisamente orribile (una fabbrica abbandonata?) per togliere i gambali e mangiare un paio di panini. La cosa buffa è che Marco ha già terminato tutti i viveri che aveva con sè&#8230; ma nelle mie lungimiranti borse c&#8217;è ancora cibo a sufficienza per tutti e due. C&#8217;è molto da imparare al capitolo &#8220;alimentazione durante le randonnèe&#8221;, specialmente se hai la cilindrata e la mole di un Hummer!</p>
<div id="attachment_449" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><img class="size-medium wp-image-449" title="immag0461" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0461.jpg?w=168&#038;h=210" alt="Una breve pausa" width="168" height="210" /><p class="wp-caption-text">Una breve pausa</p></div>
<p>Dopo Tronzano Vercellese attraversiamo un altro caratteristico paesaggio piemontese, quello delle risaie, a me molto caro. Lo spettacolo in questa stagione non delude mai: sopra la dritta strada per Ronsecco il cielo pare infinito così come il senso di solitudine, ma a farci compagnia ci sono le numerose specie di uccelli che popolano questo ambiente davvero particolare. Aironi, germani, il cavaliere d&#8217;Italia, rondini, alcuni piccoli rapaci, le odiate cornacchie, e rane e rospi che, con il loro gracidare, compongono la colonna sonora di Madre Natura. A tratti siamo letteralmente investiti da nugoli di fastidiosi moscerini, mentre all&#8217;orizzonte,</p>
<div id="attachment_450" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-450 " title="immag0491" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0491.jpg?w=240&#038;h=192" alt="Risaie" width="240" height="192" /><p class="wp-caption-text">Risaie</p></div>
<p>assolutamente in contrasto con tutto il resto, incombono come un brutto monumento alla follia umana le due torri dell&#8217;ex centrale nucleare. A questo punto è Marco a proporre una variante sul percorso originale, con lo scopo di aggiungere ancora un po&#8217; di salita al nostro allenamento: così, anzichè proseguire per Trino e Casale Monferrato con rientro su Alessandria, deviamo per Crescentino e, dopo un&#8217;altra scorpacciata di risaia e trampolieri, ci rituffiamo in direzione Asti fra le colline del Monferrato.</p>
<div id="attachment_451" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-451" title="immag0511" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0511.jpg?w=300&#038;h=240" alt="Tra Verrua Savoia e Marcorengo" width="300" height="240" /><p class="wp-caption-text">Tra Verrua Savoia e Marcorengo</p></div>
<p>Ormai abbiamo percorso duecento chilometri, e il tratto tra Verrua Savoia e Marcorengo è di quelli che fanno rizzare i capelli&#8230; non fa niente, la gamba oggi è buona ed il sole che adesso splende sulle colline verde smeraldo e sui prati in fiore rincuora lo spirito, facendo quasi scordare la fatica. Gli ultimi chilometri verso casa non sono difficili, anche se Marco deve fare i conti con le crisi di fame e con l&#8217;annoso problema del soprassella. Le discussioni tra un colpo di pedale e l&#8217;altro aiutano a far passare più in fretta i chilometri. L&#8217;ultimo sforzo è la risalita di Isola d&#8217;Asti, e una volta arrivati al portone di casa i ciclocomputer segnano 242 chilometri, che per Marco sono pur sempre il nuovo record in tappa unica. Ma, record a parte, resta l&#8217;impagabile piacere di avere condiviso una &#8220;gita&#8221; che, grazie alla bicicletta, ci ha permesso di vedere luoghi e orizzonti emozionanti e gratificanti senza necessariamente allontanarci troppo dal cortile.</p>
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		<title>&#8220;AD OVEST DI PAPERINO&#8221;: I CARTELLI PIU&#8217; PAZZI</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 19:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[DA RIDERE :-D]]></category>

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		<description><![CDATA[FILONE RELIGIOSO
FILONE &#8220;TUTTO IL MONDO È PAESE&#8221;
FILONE SCATOLOGICO
FILONE MACABRO
 
 
FILONE &#8220;ANIMALESCO&#8221;
FILONE &#8220;V.M. 18!!!&#8221;
 
 
 
FILONE &#8220;BOH?????????!&#8221;


FILONE ANATOMICO

FILONE TRASH
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>FILONE RELIGIOSO</strong></p>
<div id="attachment_453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><strong><strong><img class="size-medium wp-image-453" title="immag008" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag008.jpg?w=300&#038;h=235" alt="Frazione di Chivasso (TO)" width="300" height="235" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">frazione di Chivasso (TO)</p></div>
<div id="attachment_454" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-454" title="dscf1200" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1200.jpg?w=300&#038;h=173" alt="Sopra Lanzo (TO)" width="300" height="173" /><p class="wp-caption-text">sopra Lanzo (TO)</p></div>
<p><strong>FILONE &#8220;TUTTO IL MONDO È PAESE&#8221;</strong></p>
<div id="attachment_456" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-456" title="vive-la-france" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/vive-la-france.jpg?w=300&#038;h=135" alt="Canavese (TO)" width="300" height="135" /><p class="wp-caption-text">Canavese (TO)</p></div>
<p><strong>FILONE SCATOLOGICO</strong></p>
<div id="attachment_457" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-457" title="dscf0888" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0888.jpg?w=300&#038;h=271" alt="Isolabella (TO)" width="300" height="271" /><p class="wp-caption-text">Isolabella (TO)</p></div>
<p><strong>FILONE MACABRO</strong></p>
<div id="attachment_458" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-458" title="dscf0969" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0969.jpg?w=300&#038;h=235" alt="Nuorese" width="300" height="235" /><p class="wp-caption-text">Nuorese</p></div>
<div id="attachment_459" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-459" title="dscf1119" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1119.jpg?w=300&#038;h=238" alt=" " width="300" height="238" /><p class="wp-caption-text">Senza parole...</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_482" class="wp-caption aligncenter" style="width: 270px"><strong><img class="size-full wp-image-482" title="cimitero-vivente1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/cimitero-vivente1.jpg?w=260&#038;h=372" alt="Senza parole..." width="260" height="372" /></strong><p class="wp-caption-text">idem!</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FILONE &#8220;ANIMALESCO&#8221;</strong></p>
<div id="attachment_460" class="wp-caption aligncenter" style="width: 299px"><img class="size-medium wp-image-460" title="dscf0900" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0900.jpg?w=289&#038;h=300" alt="nel Piacentino" width="289" height="300" /><p class="wp-caption-text">nel Piacentino</p></div>
<div id="attachment_461" class="wp-caption aligncenter" style="width: 256px"><img class="size-medium wp-image-461" title="dscf1120" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1120.jpg?w=246&#038;h=300" alt="Liguria" width="246" height="300" /><p class="wp-caption-text">Liguria</p></div>
<div id="attachment_462" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-462" title="dscf0952" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0952.jpg?w=300&#038;h=288" alt="Pinerolese (TO)" width="300" height="288" /><p class="wp-caption-text">Pinerolese (TO)</p></div>
<p><strong>FILONE &#8220;V.M. 18!!!&#8221;</strong></p>
<div id="attachment_463" class="wp-caption aligncenter" style="width: 254px"><img class="size-medium wp-image-463" title="dscf0908" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0908.jpg?w=244&#038;h=300" alt="Monferrato" width="244" height="300" /><p class="wp-caption-text">Monferrato</p></div>
<div id="attachment_464" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-464" title="dscf0922" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0922.jpg?w=300&#038;h=256" alt="Liguria (col trucco... whew!)" width="300" height="256" /><p class="wp-caption-text">Liguria (col trucco... whew!)</p></div>
<div id="attachment_465" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-465" title="dscf0927" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0927.jpg?w=300&#038;h=280" alt="Langhe (Piemonte)" width="300" height="280" /><p class="wp-caption-text">Langhe (Piemonte)</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_480" class="wp-caption aligncenter" style="width: 254px"><strong><img class="size-full wp-image-480" title="gnocca" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/gnocca.jpg?w=244&#038;h=302" alt="Provincia di Rovigo" width="244" height="302" /></strong><p class="wp-caption-text">Provincia di Rovigo</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FILONE &#8220;BOH?????????!&#8221;</strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_638" class="wp-caption aligncenter" style="width: 480px"><strong><img class="size-full wp-image-638" title="DSCF1934" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1934.jpg?w=470&#038;h=397" alt="... da che parte per BARGE????????????" width="470" height="397" /></strong><p class="wp-caption-text">... da che parte per BARGE????????????</p></div>
<p></strong></p>
<div id="attachment_466" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-466" title="dscf1003" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1003.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Saint Fèlicien (Francia) - Possono i cicloturisti essere così numerosi da costituire un pericolo?..." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Saint Fèlicien (Francia) - Possono i cicloturisti essere così numerosi da costituire un pericolo?...</p></div>
<div id="attachment_467" class="wp-caption aligncenter" style="width: 302px"><img class="size-medium wp-image-467" title="dscf1116" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1116.jpg?w=292&#038;h=300" alt="Liguria" width="292" height="300" /><p class="wp-caption-text">Liguria</p></div>
<div id="attachment_475" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-475" title="immag0001" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag0001.jpg?w=300&#038;h=205" alt="Monferrato: come mai si chiameranno gli abitanti di questo paese?..." width="300" height="205" /><p class="wp-caption-text">Monferrato: come mai si chiameranno gli abitanti di questo paese?...</p></div>
<div id="attachment_477" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-477" title="3298_1093228743076_1597277876_208545_4150023_n" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/3298_1093228743076_1597277876_208545_4150023_n.jpg?w=300&#038;h=225" alt="per questa ringrazio Gianmarco Vignati ;-)" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">per questa ringrazio Gianmarco Vignati ;-)</p></div>
<p><strong>FILONE ANATOMICO</strong></p>
<div id="attachment_471" class="wp-caption aligncenter" style="width: 260px"><img class="size-medium wp-image-471" title="dscf1815" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1815.jpg?w=250&#038;h=300" alt="Alessandrino" width="250" height="300" /><p class="wp-caption-text">Alessandrino</p></div>
<p style="text-align:center;">
<div id="attachment_469" class="wp-caption aligncenter" style="width: 223px"><strong><img class="size-medium wp-image-469" title="dscf0891" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0891.jpg?w=213&#038;h=300" alt="Langhe (Piemonte)" width="213" height="300" /></strong><p class="wp-caption-text">Langhe (Piemonte)</p></div>
<div id="attachment_470" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-470" title="dscf1812" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1812.jpg?w=300&#038;h=210" alt="Alessandrino" width="300" height="210" /><p class="wp-caption-text">Alessandrino</p></div>
<div id="attachment_472" class="wp-caption aligncenter" style="width: 248px"><img class="size-medium wp-image-472" title="immag025" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/immag025.jpg?w=238&#038;h=300" alt="Albese (questa la mandiamo a &quot;Striscia la notizia&quot;!!!)" width="238" height="300" /><p class="wp-caption-text">Albese (questa la mandiamo a &quot;Striscia la notizia&quot;!!!)</p></div>
<p><strong>FILONE TRASH</strong></p>
<div id="attachment_473" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-473" title="dscf0953" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf0953.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Pinerolese (TO)" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Pinerolese (TO)</p></div>
<div id="attachment_474" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-474" title="dscf1091" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2009/04/dscf1091.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Val di Viù (TO)" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Val di Viù (TO)</p></div>
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		<title>Link amici</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 18:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[LINK AMICI]]></category>

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		<description><![CDATA[
http://americancyclo.wordpress.com/ Giancarlo pedala, pedala, e le salite sono la sua droga, mentre il nonno (già ciclista a sua volta) lo incoraggia da lassu…
http://bikerfab.altervista.org/ Un altro viaggiatore D.O.C., con il “pallino” dei grandi laghi e dell’Est Europa
http://www.cicloturista.eu/ Mauro, dal lago di Garda, segnala il suo neonato sito, che visto così promette molto bene… Amanti del cicloturismo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=408&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p><a href="http://americancyclo.wordpress.com/">http://americancyclo.wordpress.com/</a> Giancarlo pedala, pedala, e le salite sono la sua droga, mentre il nonno (già ciclista a sua volta) lo incoraggia da lassu…</p>
<p><a href="http://bikerfab.altervista.org/">http://bikerfab.altervista.org/</a> Un altro viaggiatore D.O.C., con il “pallino” dei grandi laghi e dell’Est Europa</p>
<p><a href="http://www.cicloturista.eu/">http://www.cicloturista.eu/</a> Mauro, dal lago di Garda, segnala il suo neonato sito, che visto così promette molto bene… Amanti del cicloturismo e delle salite, tenetelo d’occhio! ;-)</p>
<p>h<a href="http://jenga.wordpress.com/">ttp://jenga.wordpress.com</a> Bici, musica, computer e dintorni!</p>
<p><a href="http://blog.libero.it/desolation/">http://blog.libero.it/desolation/</a> Il blog di Danilo, viaggiatore da Cuneo all’Estremo Oriente, tra misticismo e impegno sociale, i cui racconti di viaggio vi affascineranno</p>
<p><a href="http://napobike.interfree.it/">http://napobike.interfree.it/</a> Il sito del Napo</div>
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		<item>
		<title>La Look s&#8217;è rifatta il trucco</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2008/08/11/la-look-se-rifatta-il-trucco/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 22:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[(PESSIMI) CONSIGLI]]></category>

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		<description><![CDATA[
Via il &#8220;vecchio&#8221; gruppo Campagnolo Chorus del 2002 con guarnitura compact, ecco la mia amata Look in versione rinnovata. Per il restyling, che è una &#8220;summa&#8221; dell&#8217;esperienza fatta nelle randonnèe Audax in tutti questi anni, ho scelto il nuovo Ultegra Grey 10V ed una guarnitura compact-tripla della Stronglight, il cui
girobulloni 110-74 mi ha permesso di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=305&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1681-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-311 aligncenter" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1681-320x200.jpg?w=450&#038;h=337" alt="&quot;Forza tranquilla&quot;" width="450" height="337" /></a></p>
<p>Via il &#8220;vecchio&#8221; gruppo Campagnolo Chorus del 2002 con guarnitura compact, ecco la mia amata Look in versione rinnovata. Per il restyling, che è una &#8220;summa&#8221; dell&#8217;esperienza fatta nelle randonnèe Audax in tutti questi anni, ho scelto il nuovo Ultegra Grey 10V ed una guarnitura compact-tripla della Stronglight, il cui</p>
<div id="attachment_312" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1684-320x200.jpg"><img class="size-medium wp-image-312" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1684-320x200.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Guarnitura Stronglight con rapporti squisitamente cicloturistici" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Guarnitura Stronglight con rapporti squisitamente cicloturistici</p></div>
<p>girobulloni 110-74 mi ha permesso di adottare una stravagante (ma assolutamente versatile e cicloturistica) combinazione di corone 46-34-24.</p>
<p>Il nuovo gruppo della Casa nipponica ha un impatto estetico decisamente accattivante. La finitura grigio scuro è elegantemente aggressiva, ed enfatizza ancora di più lo stile sobrio ma sportiveggiante che da sempre caratterizza la mia bicicletta. Non solo il colore dei componenti ma, naturalmente, anche la forma dei comandi e la disposizione dei cavi distinguono questa nuova configurazione dalla precedente di stampo tipicamente Campy.</p>
<p>Altre novità sono:</p>
<p>- il movimento centrale che accompagna la guarnitura, anch&#8217;esso Stronglight e munito di perno conico standard JIS (obsoleto fin che si vuole, ma innegabilmente robusto!),</p>
<div id="attachment_318" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1682-320x2001.jpg"><img class="size-medium wp-image-318" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1682-320x2001.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Cambio posteriore Ultegra Grey" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Cambio posteriore Ultegra Grey</p></div>
<p>- le ruote, che sostanzialmente sono delle artigianali uguali alle precedenti (cerchi Ambrosio Excellight e raggi ACI inox), con l&#8217;unica differenza dei mozzi Shimano,</p>
<p>- i portaborraccia, due robusti Procraft che spero trattengano meglio dei precedenti Ciussi Inox le pesanti borracce da litro indispensabili nei lunghissimi giri estivi,</p>
<p>- i pedali, in quanto i precedenti VP SPD stradali sono stati sostituiti da veri e propri pedali da mountain bike, gli infaticabili Ritchey V4 Pro con aggancio a doppia faccia.</p>
<p>La nota dolente di questa operazione-restyling è costituita dal peso complessivo della bicicletta, salito di</p>
<div id="attachment_315" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1680-320x200.jpg"><img class="size-medium wp-image-315" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1680-320x200.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Dall'alto..." width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Dall&#39;alto...</p></div>
<p>oltre mezzo chilo. Se nella precedente configurazione aveva fatto fermare l&#8217;ago della bilancia intorno agli 8.250 grammi, ora siamo praticamente a quota 8.800. E&#8217; il prezzo da pagare per avere degli accessori spiccatamente da cicloturismo e, soprattutto, per il gruppo tripla, una soluzione che permette di togliersi d&#8217;impiccio su qualsiasi salita e in qualunque condizione fisica e/o ambientale, ma che dall&#8217;altra parte (inutile girarci intorno) è pesante. Tuttavia non me ne cruccio eccessivamente: lo stesso kit telaio-forcella, che peraltro in tutti questi anni ha dimostrato ottima qualità di pedalata, resa e comfort nelle lunghe e lunghissime distanze, non è certo una piuma con i suoi 1.850 grammi  complessivi di carbonio HR e obsolete giunzioni in alluminio. E&#8217; destinato ad essere sostituito, l&#8217;anno prossimo, con qualcosa di più attuale e leggero, e allora non sarà difficile far scendere nuovamente l&#8217;ago della bilancia. Ammesso e non concesso che questo sia un requisito così essenziale per la sottoscritta&#8230;</p>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1671-320x200.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-320" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1671-320x200.jpg?w=450&#038;h=337" alt="" width="450" height="337" /></a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/micronauta.wordpress.com/305/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/micronauta.wordpress.com/305/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/micronauta.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/micronauta.wordpress.com/305/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=305&subd=micronauta&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">&#34;Forza tranquilla&#34;</media:title>
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			<media:title type="html">Guarnitura Stronglight con rapporti squisitamente cicloturistici</media:title>
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			<media:title type="html">Cambio posteriore Ultegra Grey</media:title>
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			<media:title type="html">Dall'alto...</media:title>
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		<title>Album fotografico d&#8217;estate: il Delta del Po</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 20:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso giugno i copertoncini della bicicletta hanno solcato un territorio per me inedito. Un soggiorno al Lido delle Nazioni è stato l&#8217;occasione per brevi ma interessanti escursioni cicloturistiche a cavallo fra le provincie di Ferrara e Rovigo, alla scoperta delle zone delle piane bonificate e del mitico Delta del Po. L&#8217;impressione che ne ho [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=279&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Lo scorso giugno i copertoncini della bicicletta hanno solcato un territorio per me inedito. Un soggiorno al Lido delle Nazioni è stato l&#8217;occasione per brevi ma interessanti escursioni cicloturistiche a cavallo fra le provincie di Ferrara e Rovigo, alla scoperta delle zone delle piane bonificate e del mitico Delta del Po. L&#8217;impressione che ne ho ricavata è stata quella di un territorio affascinante, curato e preservato, ricco di storia e cultura del nostro Paese, ma ancora, forse, poco conosciuto a viaggiatori e cicloturisti. Ad uso di chi vorrà avventurarsi (lo consiglio caldamente) pubblico le fotografie dei luoghi visitati. Buona visione!</p>
<div id="attachment_280" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1593-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-280" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1593-320x200.jpg?w=450&#038;h=327" alt=")" width="450" height="327" /></a><p class="wp-caption-text">Ponte di chiatte sul Po di Goro (Gorino, FE): accesso consentito solo a pedoni e bici :-)</p></div>
<div id="attachment_281" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1594-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-281" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1594-320x200.jpg?w=450&#038;h=282" alt="Sacca degli Scardovari, in piena Riserva Naturale Bocche di Po" width="450" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">Sacca degli Scardovari (RO), in piena Riserva Naturale Bocche di Po</p></div>
<div id="attachment_282" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1597-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-282" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1597-320x200.jpg?w=450&#038;h=262" alt="fra uccelli trampolieri e allevamenti di vongole" width="450" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Sacca degli Scardovari: fra uccelli trampolieri e allevamenti di vongole</p></div>
<div id="attachment_283" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1604-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-283" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1604-320x200.jpg?w=300&#038;h=400" alt="Pista ciclabile nei pressi di Porto Tolle" width="300" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Pista ciclabile nei pressi di Porto Tolle (RO)</p></div>
<div id="attachment_284" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1606-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-284" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1606-320x200.jpg?w=450&#038;h=338" alt="i rospi pascolano indisturbati persino nel bungalow..." width="450" height="338" /></a><p class="wp-caption-text">Fauna locale: i rospi pascolano indisturbati persino nel bungalow...</p></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl class="wp-caption aligncenter">
<li><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1610-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-285" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1610-320x200.jpg?w=450&#038;h=332" alt="Comacchio by day" width="450" height="332" /></a></li>
<li>Comacchio (FE)</li>
<li><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1612-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-286" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1612-320x200.jpg?w=450&#038;h=333" alt="&quot;Casa Garibaldina&quot; lungo l'argine Agosta" width="450" height="333" /></a></li>
<li>&#8220;Casa Garibaldina&#8221; lungo l&#8217;argine Agosta</li>
</dl>
<p> </p></div>
<div id="attachment_288" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1613-320x2001.jpg"><img class="size-full wp-image-288" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1613-320x2001.jpg?w=450&#038;h=258" alt="Valli di Comacchio dall'argine Agosta" width="450" height="258" /></a><p class="wp-caption-text">Valli di Comacchio dall&#39;argine Agosta</p></div>
<div id="attachment_289" class="wp-caption aligncenter" style="width: 459px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1615-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-289" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1615-320x200.jpg?w=449&#038;h=304" alt="l'impagabile sensazione di perdersi" width="449" height="304" /></a><p class="wp-caption-text">Argine Agosta: l&#39;impagabile sensazione di perdersi</p></div>
<div id="attachment_290" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1617-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-290" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1617-320x200.jpg?w=450&#038;h=337" alt="Comacchio by night (1)" width="450" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Comacchio by night (1)</p></div>
<div id="attachment_291" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1619-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-291" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1619-320x200.jpg?w=450&#038;h=337" alt="Comacchio by night (2)" width="450" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Comacchio by night (2)</p></div>
<div id="attachment_292" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1622-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-292" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1622-320x200.jpg?w=450&#038;h=337" alt="Installazioni per la pesca a Volano" width="450" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Installazioni per la pesca a Volano (FE)</p></div>
<div id="attachment_293" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1626-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-293" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1626-320x200.jpg?w=300&#038;h=400" alt="Abbazia di Pomposa - Campanile" width="300" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Abbazia di Pomposa - Campanile</p></div>
<div id="attachment_294" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1627-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-294" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1627-320x200.jpg?w=450&#038;h=337" alt="Abbazia di Pomposa - Bassorilievo sulla facciata" width="450" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Abbazia di Pomposa - Bassorilievo sulla facciata</p></div>
<div id="attachment_295" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1629-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-295" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1629-320x200.jpg?w=450&#038;h=337" alt="Canale ricoperto di ninfee nei pressi di Codigoro" width="450" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Canale ricoperto di ninfee nei pressi di Codigoro (FE)</p></div>
<p><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1630-320x200.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-296" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1630-320x200.jpg?w=450&#038;h=337" alt="" width="450" height="337" /></a></p>
<div id="attachment_297" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1632-320x200.jpg"><img class="size-full wp-image-297" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1632-320x200.jpg?w=450&#038;h=334" alt="Lido delle Nazioni" width="450" height="334" /></a><p class="wp-caption-text">Lido delle Nazioni (FE)</p></div>
<div id="attachment_299" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/immag0251.jpg"><img class="size-full wp-image-299" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/immag0251.jpg?w=450&#038;h=562" alt="riconoscibili nel piatto, fra gli altri, l'anguilla fritta e la tradizionale polenta bianca" width="450" height="562" /></a><p class="wp-caption-text">Sagra del pesce a Goro (FE): riconoscibili nel piatto, fra gli altri, l&#39;anguilla fritta e la tradizionale polenta bianca; sullo sfondo, il pane biscotto ferrarese</p></div>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/micronauta.wordpress.com/279/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/micronauta.wordpress.com/279/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/micronauta.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/micronauta.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/micronauta.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/micronauta.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/micronauta.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/micronauta.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/micronauta.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/micronauta.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/micronauta.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/micronauta.wordpress.com/279/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=279&subd=micronauta&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Sacca degli Scardovari, in piena Riserva Naturale Bocche di Po</media:title>
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			<media:title type="html">fra uccelli trampolieri e allevamenti di vongole</media:title>
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			<media:title type="html">&#34;Casa Garibaldina&#34; lungo l'argine Agosta</media:title>
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			<media:title type="html">Valli di Comacchio dall'argine Agosta</media:title>
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			<media:title type="html">Comacchio by night (2)</media:title>
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			<media:title type="html">Installazioni per la pesca a Volano</media:title>
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		<title>Dietro una curva, improvvisamente, il mare</title>
		<link>http://micronauta.wordpress.com/2008/08/04/dietro-una-curva-improvvisamente-il-mare/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 19:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[«Per cortesia, metti la busta del tabacco nel taschino esterno dello zaino&#8230; Uhm, forse sono rimasto senza cartine&#8230;». Non è da atleta, ma non faccio obiezioni: due giorni senza fumare possono essere davvero pesanti, e questa sera gli farà senz&#8217;altro piacere rollarsi una sigaretta davanti al mare. Sono le dieci di mattina di un torrido [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=264&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_265" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1635.jpg"><img class="size-medium wp-image-265" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1635.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Si parte (forse!)" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Si parte (forse!)</p></div>
<p>«Per cortesia, metti la busta del tabacco nel taschino esterno dello zaino&#8230; Uhm, forse sono rimasto senza cartine&#8230;». Non è da atleta, ma non faccio obiezioni: due giorni senza fumare possono essere davvero pesanti, e questa sera gli farà senz&#8217;altro piacere rollarsi una sigaretta davanti al mare. Sono le dieci di mattina di un torrido trenta luglio, quando portiamo sul marciapiede le nostre biciclette affardellate e chiudiamo dietro di noi il portone della casa di Montegrosso d&#8217;Asti. Marco sta partendo senza le borracce: lo avviso, salta di nuovo in casa, le recupera mentre io assicuro ancora una volta al bagaglio i tanto trash quanto affascinanti sandali Birkenstock, possiamo andare (forse).</p>
<p>Muoviamo i primi colpi di pedale in direzione Nizza Monferrato. La strada è parecchio trafficata, ma fortunatamente il cielo velato ci grazia mitigando in parte la ferocia del solleone. L&#8217;obiettivo è raggiungere Celle Ligure, dove avremmo pernottato, per poi intraprendere il viaggio di ritorno l&#8217;indomani. Una facile formalità per la sottoscritta, un impegno tutt&#8217;altro che scontato per il mio &#8220;socio&#8221;, che si è comprato la bicicletta giusto a marzo &#8211; un usato in acciaio con tripla guarnitura che, vista con attuali occhi foderati di fibra di carbonio, forse fa sorridere, ma per un vero randonneur non può che essere &#8220;semplicemente splendida&#8221;.</p>
<p>Così Marco è alla sua prima esperienza di cicloturismo vero e proprio. Sembra galvanizzato dall&#8217;idea, l&#8217;abbiamo progettato insieme questo viaggio, con largo anticipo. Lui non ha esattamente la corporatura di un ciclista, e lo sa. Stramaledice il suo quasi quintale di stazza ogni volta che la strada sale impietosa. Tuttavia le possenti gambe forgiate in anni di rugby ad alto livello spingono le pedivelle con inaspettata grazia e leggerezza, ed i rapporti agili fanno il resto. E il miracolo si compie, ad ogni uscita. Sì, è vero, il calabrone non potrebbe volare&#8230; ma vola lo stesso.</p>
<p>Da Nizza puntiamo Acqui Terme, imboccando però poco dopo la deviazione per Terzo, un ameno borgo</p>
<div id="attachment_266" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1639.jpg"><img class="size-medium wp-image-266" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1639.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Zona Barbera DOC" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Zona Barbera DOC</p></div>
<p>abbarbicato in cima ad una rocca. Il paesaggio è immerso fra colline ricoperte da filari di vite a perdita d&#8217;occhio: siamo in zona di produzione Barbera DOC, io scatto fotografie mentre pedalo, e intanto la temperatura sempre più elevata ci costringe ad iniziare a bagnarci testa e collo con l&#8217;acqua della borraccia.</p>
<p>Dopo Terzo finiamo sulla Statale 30 del Cadibona, finisce la poesia e cominciamo a fare i conti con il traffico. Ci sorpassano incessantemente decine di camion e mostruosi TIR, al punto da farmi seriamente pentire riguardo le mie scelte sul percorso da seguire per raggiungere il sospirato mare. Ma d&#8217;altro canto me l&#8217;aspettavo: questa volta la priorità è scollinare dal Piemonte alla Liguria limitando il più possibile chilometraggio e dislivelli, e più che mai nel cicloturismo &#8220;facile&#8221; non equivale a &#8220;bello&#8221;. Mentre impreco contro il caldo e i camion, Marco si limita a farmi notare di avere fame. A lui, la &#8220;crisi&#8221; viene già dopo venti chilometri, l&#8217;ho imparato dopo molte pedalate insieme. Vista la scarsa amenità dei luoghi attraversati gli propongo di resistere fino a Spigno Monferrato: lì, prima di tirare fuori i panini, avremmo cercato una sacrosanta fontana ed una comoda panchina all&#8217;ombra.</p>
<div id="attachment_267" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1649.jpg"><img class="size-medium wp-image-267" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1649.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Spigno Monferrato" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Spigno Monferrato</p></div>
<p>E in effetti, dentro il grazioso borgo sperduto in mezzo ai monti troviamo tutto quel che stiamo cercando. L&#8217;ora di pranzo, proprio quando abbiamo appena preso posto nel nostro desco ombreggiato, ci viene per così dire &#8220;allietata&#8221; da quello che potrebbe essere lo scemo del paese, che attacca bottone senza pietà incuriosito dalle nostre biciclette. Lo lasciamo parlare a ruota libera, intanto noi ruminiamo i nostri panini lanciandoci ogni tanto sguardi divertiti.</p>
<p>Lasciamo Spigno e il suo suggestivo ponte sull&#8217;omonimo torrente per ributtarci in quell&#8217;inferno di traffico. Rari tratti immersi nel verde e nei boschi mitigano per brevi attimi il caldo soffocante. Le nostre latitudini quest&#8217;anno erano state risparmiate dalla canicola, offrendo un&#8217;estate con molta pioggia e temperature notturne straordinariamente fresche. Ora invece sembra che il solleone sia venuto a riscuotere anche qui, almeno in parte, quel che gli spetta. La bandana di Marco è inzuppata di sudore che gli gocciola continuamente sugli occhi, tormentandolo. Ogni tanto si entra in galleria &#8211; molta paura per via del traffico ma, dall&#8217;altra parte, l&#8217;occasione per un&#8217;oncia di refrigerio. Salite blande ma regolari ci portano a Piana Crixia e a Dego. A Càrcare ormai cominciamo a scalpitare impazienti, sentiamo che il mare è vicino. E ad Altare lasciamo i terrificanti svincoli Statale-autostrada per entrare dentro il paese, dove una provvidenziale fontanella ci salva letteralmente la vita e il morale da tutto quell&#8217;asfalto arroventato. Ci facciamo praticamente la doccia, inebriati come siamo dall&#8217;acqua deliziosamente fresca. Sono le tre del pomeriggio, ormai ci siamo: ancora un piccolo sforzo, la piccola incognita del Cadibona e avremmo scollinato a Savona. Praticamente tutta discesa fino all&#8217;albergo.</p>
<p>La Bocchetta di Altare (o di Cadibona) si annuncia con la classica casa cantoniera e un semaforo che regola un senso unico alternato. Quando tocca a noi passiamo sotto un&#8217;antica costruzione (residuato bellico?), raggiungiamo l&#8217;abitato di Cadibona e finalmente iniziamo la discesa, divertente perchè mai troppo ripida, larga e con asfalto in ottime condizioni. Gli alberi circostanti rilasciano una piacevole frescura al nostro passaggio. Il tutto contribuisce a farci ritrovare il sorriso, mentre Marco sfodera le sue doti di buon discesista pennellando le curve a tutta velocità. Manca ancora una cosa: dov&#8217;è il mare?</p>
<p>La periferia di Savona non è affatto attraente: a quell&#8217;ora del pomeriggio troviamo un implacabile viavai di</p>
<div id="attachment_268" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1653.jpg"><img class="size-medium wp-image-268" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1653.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Savona" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Savona</p></div>
<p>ciclomotori ed autobus. Zigzaghiamo fra gli scappamenti e i semafori cercando di guadagnare l&#8217;Aurelia, finchè finalmente non ci arriviamo: ed ai nostri occhi si para l&#8217;azzurra immensità del Golfo Ligure. Si svolta a sinistra. E poichè non abbiamo nessuna fretta di raggiungere l&#8217;albergo, nel breve tragitto lungomare che ci separa da Celle ne approfittiamo per scattare fotografie e mandare simpatici MMS ad effetto agli amici randonneur. Marco appare sorridente e in ottima forma: la prima parte dell&#8217;&#8221;impresa&#8221; è stata portata a termine in buone condizioni. Io sono molto felice per lui, anche se so bene che il vero banco di prova sarà l&#8217;indomani: avere la presenza di spirito di alzarsi dal letto e percorrere di nuovo tutti quei chilometri a ritroso, senza cedere alla tentazione di imbarcarsi sul primo treno regionale&#8230;</p>
<p>Sono le 16 quando arriviamo davanti all&#8217;ingresso dell&#8217;hotel &#8220;Gioiello&#8221;, e gli strumenti segnano 104 km e una migliaiata di metri di dislivello complessivi. Ci viene assegnata una graziosa &#8220;dependance&#8221; pochi metri più a monte, mentre per le biciclette il cordiale gestore ci mette a disposizione un garage chiuso a chiave.</p>
<div id="attachment_269" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1657.jpg"><img class="size-medium wp-image-269" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1657.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Celle Ligure è vicina!" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Celle Ligure è vicina!</p></div>
<p>La cameretta è semplice ma non manca nulla, c&#8217;è persino un favoloso ventilatore a soffitto che non esitiamo a mettere in funzione fin da subito. Spalle e braccia bruciano ad entrambi: il sole ha lasciato inevitabilmente il segno fra le maglie da bici smanicate. Comunque il clima tra noi è allegro, siamo chiaramente soddisfatti: laviamo i nostri abiti, ci facciamo la doccia, dopodichè io estraggo dal piccolo bagaglio un provvidenziale campioncino di crema doposole: sarà la mia salvezza. Neppure il tempo di stendersi un momentino sulle lenzuola fresche che Marco già dorme come un sasso. Se lo merita davvero, questo pisolino&#8230;</p>
<p>I morsi della fame, però, iniziano a farsi sentire, e dopo un&#8217;oretta di relax siamo già in strada, sandali e bermuda. Il panino al crudo consumato a Spigno è ormai un lontanissimo ricordo, ed un aperitivo si rende ora indispensabile per giungere viva all&#8217;ora di cena&#8230; Così ci accomodiamo sullo spettacolare dehor vista</p>
<div id="attachment_270" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1658.jpg"><img class="size-medium wp-image-270" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1658.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Camera d'albergo" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Camera d&#39;albergo</p></div>
<p>mare di uno dei tanti chioschi, consumando birra ghiacciata e granite mentre osserviamo la costa e i bagnanti sulla spiaggia sotto di noi. E&#8217; un attimo di infinito, un quadretto che fisso nella mia memoria quasi a volerne fare il simbolo di questo nostro viaggio. Marco, che normalmente è di poche parole, pronuncia in continuazione: «Chi l&#8217;avrebbe mai detto&#8230;!». Randonneur in progress.</p>
<p>Celle Ligure è una bella località di villeggiatura, che tra l&#8217;altro si è guadagnata il riconoscimento di &#8220;Bandiera Blu&#8221; per il 2008. Dall&#8217;Aurelia non si scorge quasi nulla, per scoprirla bisogna abbandonare i mezzi motore e scendere là sotto, dove c&#8217;è il lungomare e il centro storico. Ci sono molti turisti, ma non tutta quella confusione che il periodo dell&#8217;anno lascerebbe presumere: tutto sommato c&#8217;è pace e tranquillità. Sono soprattutto pensionati e famiglie con bambini a godere di questa oasi di casette colorate, mare limpido e spiagge di ghiaia nerastra. Cerchiamo un degno ristorante per la nostra meritata cena, lo troviamo e ci concediamo pansotti al pesto, pasta condita con polipo e pinoli, fritto di pesce e la golosissima meringata con il cioccolato, il tutto annaffiato dall&#8217;immancabile vinello bianco fresco. Dopo il caffè c&#8217;è tutta la calma per osservare il tramonto lungomare, senza dover nemmeno preoccuparsi di puntare la sveglia per il giorno dopo. Il chilometraggio relativamente modesto non abbisogna di levatacce antelucane, stavolta non c&#8217;è fretta, niente carte di viaggio da timbrare, niente tempo limite da rispettare. Da quando seguo questo mio specialissimo &#8220;allievo&#8221; il mio modo di andare in bicicletta si è per forza di cose ridimensionato, ma dall&#8217;altra parte scopro nuove dimensioni. E&#8217; bello, una volta tanto, poter abbinare la mia passione per la bicicletta con il gusto di cazzeggiare come un &#8220;normale turista&#8221;. Ed è bello, soprattutto, condividere tutto questo con qualcun altro. Una volta rientrati in camera ripetiamo il nostro solito rituale di chiacchiere a letto: solo che questa volta crollo quasi subito, lasciando Marco in compagnia delle amichevoli estive di calcio in tv.</p>
<p>La notte è stata tranquilla e ritemprante, è tempo di ripartire. Decidiamo di non attardarci per sfruttare il fresco del mattino: il programma prevede un tragitto diverso rispetto al viaggio d&#8217;andata, più suggestivo, con meno chilometri, ma con da subito la salita al modesto quantunque rispettabile Colle del Giovo. Dunque ci rimettiamo gli abiti lavati il giorno prima e non perfettamente asciutti (una sensazione antipaticissima), e alle otto usciamo. Paghiamo la stanza, recuperiamo le biciclette, riempiamo le borracce alla fontana e cerchiamo un bar per la prima colazione. Dentro l&#8217;esercizio si sente la radio locale, che già preannuncia per la giornata temperature terrificanti&#8230;</p>
<div id="attachment_271" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1660.jpg"><img class="size-medium wp-image-271" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1660.jpg?w=300&#038;h=221" alt="San Martino" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">San Martino</p></div>
<p>Lasciamo Celle imboccando la strada per la frazione Sanda, che inizia quasi subito a salire senza tanti convenevoli. Però è piacevole, il traffico è scarsissimo, si ha la sensazione di inoltrarsi in un ambiente montano selvaggio ed ameno, immerso fra fiori di ogni genere, alberi di frutta e boschi. Il prezzo da pagare è l&#8217;umidità, che accentua il senso di disagio del caldo estivo. Dopo Sanda, circondata dagli ulivi, raggiungiamo Brazzi e, con un lungo traverso saliscendi a mezzacosta fra montagne bruciate dagli incendi e sovrastate da pale eoliche, San Martino. Senza perdere troppa quota la strada si ricongiunge poco dopo con la ex Statale 334 del Sassello: qualche tornante impegnativo, ed il colle del Giovo è presto conquistato. Il peggio è passato. Ora il pensiero va a Sassello, distante soli sette chilometri, dove ricordo di aver approfittato di una favolosa focacceria durante un brevetto di tanti anni fa&#8230;</p>
<p>Sulla strada incrociamo numerosi ciclisti. A Sassello è giorno di mercato, la piazza è completamente</p>
<div id="attachment_272" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1663.jpg"><img class="size-medium wp-image-272" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1663.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Verso il Giovo" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Verso il Giovo</p></div>
<p>occupata e non sappiamo bene dove accomodarci per rifocillarci. Comunque, entro nella focacceria e ne esco con abbondante &#8220;mangime&#8221;, che consumiamo su una panchina seminascosta da un banco di pesce fresco, bevendo l&#8217;acqua della fontana. Ripartiamo di buona lena, ed affrontiamo lo spettacolare tratto di strada che porta fino al confine con il Piemonte (e oltre) sovrastando la profonda gola di un torrente. E&#8217; in falsopiano-discesa, quindi tutto facile. Più di una volta ci fermiamo a contemplare lo spettacolo sottostante. Su questa strada il senso di solitudine è notevole, e fa da contraltare al traffico demenziale subito il giorno prima.</p>
<div id="attachment_273" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1665.jpg"><img class="size-medium wp-image-273" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1665.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Sul confine tra Liguria e Piemonte" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Sul confine tra Liguria e Piemonte</p></div>
<p>Poi, in vista di Terzo, il percorso si ricongiunge con quello dell&#8217;andata, e la sgradita sorpresa è che quella stessa strada verso Nizza Monferrato, fatta al contrario e sotto il sole a picco, è tutt&#8217;altro che banale. Nessuno parla più, avremmo solo voglia di una granita gigantesca, o di un boccale di birra ghiacciata. Il sole è esattamente dietro di noi, e continua a tormentare le nostre povere spalle indifese. Sono preoccupata, temo di beccarmi una dolorosa ustione, l&#8217;unico sollievo consiste nel buttarsi addosso in continuazione l&#8217;acqua della borraccia. Già, l&#8217;acqua&#8230; prima o poi finisce! Ed ecco la salvezza: una decina di chilometri prima di Nizza troviamo lungo la strada un cimitero aperto&#8230; e dove c&#8217;è un cimitero, c&#8217;è sempre la fontanella per i fiori: parola di randonneuse, che ha fatto della sopravvivenza su due ruote quasi uno stile di vita.</p>
<p>Arrivare a Nizza significa sentirsi già a casa, e in effetti l&#8217;idea di riuscire a rientrare per l&#8217;ora di pranzo è parecchio confortante: il degno epilogo della nostra avventura. Gli ultimi chilometri sono però un piccolo calvario per Marco, che fino a quel momento aveva tenuto molto bene, ma ora fa i conti con una &#8220;cotta&#8221; micidiale e quasi non riesce più a far girare le gambe. Poco male, ormai è fatta: sganciamo il pedale a Montegrosso che</p>
<div id="attachment_274" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1670.jpg"><img class="size-medium wp-image-274" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2008/08/dscf1670.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Di nuovo a casa, sullo sfondo Montegrosso d'Asti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Di nuovo a casa, sullo sfondo Montegrosso d&#39;Asti</p></div>
<p>manca un quarto d&#8217;ora alle 14, dopo 84 km e altri mille metri di dislivello che vanno ad aggiungersi alle cifre di ieri. «Adesso per un po&#8217; lasciami tranquillo e non dirmi nulla!&#8230;», Marco mi chiede una tregua sorridendo per la soddisfazione, ma anche visibilmente provato per la fatica ed il gran caldo. Ma il silenzio dura poco, ed una volta docciati e seduti davanti a generosi piatti di pasta e tanta birra ghiacciata, tornano il buonumore e la voglia di commentare &#8220;l&#8217;impresa&#8221;. Bravo Marco: benvenuto nel club dei cicloviaggiatori!</p>
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		<title>PARIS-BREST-PARIS 2007 (20-24 agosto 2007): l&#8217;incredibile viaggio&#8230; degli ultimi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2007 08:55:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIS-BREST-PARIS]]></category>

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		<description><![CDATA[GUYANCOURT, LUNEDI&#8217; 20 AGOSTO, ore 21,25. Non ci posso credere, sono riuscita ad infilarmi nel primo scaglione. Tra cinque minuti spareranno il botto e si partirà. C&#8217;è una grande elettricità nell&#8217;aria. Ogni tanto cade qualche goccia di pioggia. A fianco a me ci sono Ernesto e Walter, continuiamo a chiacchierare in attesa di agganciare il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=227&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/dscf1410.jpg" title="dscf1410.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/dscf1410.jpg" title="dscf1410.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/dscf1410.jpg" title="dscf1410.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/dscf1410.jpg" title="dscf1410.jpg"></a><img border="0" vspace="5" align="left" width="320" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/dscf1410.jpg?w=320&#038;h=240" hspace="5" alt="Segnaletica alla PBP" height="240" />GUYANCOURT, LUNEDI&#8217; 20 AGOSTO, ore 21,25. Non ci posso credere, sono riuscita ad infilarmi nel primo scaglione. Tra cinque minuti spareranno il botto e si partirà. C&#8217;è una grande elettricità nell&#8217;aria. Ogni tanto cade qualche goccia di pioggia. A fianco a me ci sono Ernesto e Walter, continuiamo a chiacchierare in attesa di agganciare il pedale. Gli scongiuri di rito, poi il conto alla rovescia, i ciclisti <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/dscf1442.jpg" title="dscf1442.jpg"><img border="0" vspace="5" align="right" width="170" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/dscf1442.jpg?w=170&#038;h=120" hspace="5" alt="Davanti al Gymnase" height="120" /></a>fremono, la folla a bordo strada rumoreggia, parte il fuoco d&#8217;artificio e la babele Audax si mette in marcia ordinatamente verso ovest, formando una scia infinita di drappi riflettenti e lucine rosse. E&#8217; tutto un riecheggiare di fischi, di </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Bon courage!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;"> e </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Bonne route!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, di facce, di mani e di braccia francesi, come quattro anni fa. Allora non pioveva, c&#8217;era molta più gente lungo la strada ad acclamarci. Sembra di rivedere una copia sbiadita di quel film.</span></font></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Mi sono imposta di partire piano per far riscaldare gradualmente la gamba, senza farmi prendere dall&#8217;adrenalina e dalla foga dei soliti che corrono come ossessi. Sono vicina a Walter, ogni tanto scambiamo una battuta, viviamo la surreale serenità di una normale sgambata domenicale. Usciti definitivamente dall&#8217;hinterland parigino l&#8217;oscurità della campagna francese ci avvolge completamente, mentre inizia a piovere a scrosci. La &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221; &#8211; la pazzesca ultramaratona cicloturistica di oltre 1200 chilometri &#8211; comincia così, con un tappone iniziale di 140 chilometri che ha per meta il ristoro di Mortagne Au Perche. Non vedo l&#8217;ora di raggiungere questo primo, simbolico obiettivo, che psicologicamente equivale a rompere il ghiaccio con la terrificante fatica che ci attende per i prossimi quattro giorni. Walter ha &#8220;mezza pedalata&#8221; in più rispetto a me, talvolta si porta avanti, poi rallenta per aspettarmi, mettendomi in imbarazzo. Ad un incrocio ci accorgiamo che alcuni dei &#8220;veicoli speciali&#8221; (tandem, recumbent), partiti mezz&#8217;ora prima di noi, avevano sbagliato strada e sono tornati indietro, ricongiungendosi al nostro gruppo.</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag003.jpg" title="immag003.jpg"><img border="0" vspace="5" align="left" width="192" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag003.jpg?w=192&#038;h=240" hspace="5" alt="Walter al via" height="240" /></a>Al centesimo chilometro si sente un urlo, i ciclisti si scansano: il barbuto randonneur di Alba, compagno dei brevetti di qualificazione della primavera scorsa, all&#8217;improvviso rompe la catena. Ci fermiamo sull&#8217;erba a bordo strada: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Fortuna che l&#8217;ho ritrovata subito, al buio sull&#8217;asfalto!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Intuisco che la riparazione non sarà facile, e richiederà molto tempo. A quel punto debbo prendere la decisione più difficile e più dura per un randonneur: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Walter&#8230; io vado&#8230;</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Va bene&#8230;</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, risponde lui con un fil di voce. D&#8217;altronde i patti tra noi erano chiari da lungo tempo: io volevo affrontare questa PBP da sola, ottimizzando ogni singolo minuto. Scappo senza voltarmi, in preda ai rimorsi, ma consapevole di non avere scelta. Davanti a me, la solitudine e l&#8217;oscurità. Inizia la vera avventura.</span></font></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Arrivo nella piazza di Mortagne Au Perche che piove grosso come un braccio. Sono le 3,30 circa, il mio piano è di fermarmi il minimo indispensabile per riempire la borraccia e mettere qualcosa sotto i denti. C&#8217;e un ristoro all&#8217;aperto, è affollatissimo, c&#8217;è una coda micidiale e per avere un po&#8217; d&#8217;acqua bisogna pagarla. Arrabbiata ma senza possibilità di scelta (non si vedono fontane nei dintorni) mi faccio un quarto d&#8217;ora di coda sotto la pioggia, raffreddandomi pericolosamente. D&#8217;un tratto uno dei ragazzi che preparano i panini manda via tutti dicendo di aver finito le scorte. La coda sfolla, ma vedo che ci sono ancora delle bottiglie d&#8217;acqua al banco. Mi avvicino furtiva, pago il mio Euro, mi impadronisco di una di quelle e scappo sotto un cornicione a riempirmi le borracce, mentre ingurgito in fretta un paio di crostatine. Poi riparto, infreddolita e bagnata come un pulcino. Girato l&#8217;angolo, cinquecento metri più in là vedo un edificio illuminato, le biciclette parcheggiate nel cortile. E&#8217; il ristoro ufficiale, quello al coperto, lo stesso del 2003&#8230; La memoria mi aveva ingannata, e avevo perso quasi mezz&#8217;ora (e un Euro) appresso un ristoro abusivo. Tiro dritto senza fermarmi, furibonda, brontolando ogni sorta di imprecazione.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Ottantadue chilometri per raggiungere il controllo di Villaines La Juhel, dove ho programmato di gustarmi una principesca prima colazione. Continua a piovere, e la strada si fa ondulata. L&#8217;alba, purtroppo, non arriva mai, e questo accentua il senso di solitudine. Per fortuna ogni tanto vengo sorpassata da qualcuno di quelli che si erano fermati al ristoro. Ad un certo punto, un dubbio atroce mi assale: siamo sicuri che a Mortagne Au Perche non bisognasse timbrare la carta di viaggio?&#8230;</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">MARTEDI&#8217; 21 AGOSTO.</font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"> </font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">L&#8217;alba finalmente arriva, e sorprende me e decine di randonneurs insonnoliti e infreddoliti su uno stradone dritto e infinito, ondulato come un toboga. Non piove più, e il cielo lascia intravvedere squarci d&#8217;azzurro. Gli orizzonti sono così ampii da mozzare il fiato. Ne approfitto per fare una brevissima sosta preso una cascina, per un &#8220;richiamo della natura&#8221;, per strizzare i guanti inzuppati di pioggia, ma anche per controllare la carta di viaggio e togliermi quell&#8217;atroce dubbio&#8230; No, non avevo sbagliato, tiro un sospiro di sollievo e riparto. Sulla strada trovo altri italiani, scambiamo qualche battuta, il morale è buono. Attraversiamo alcuni graziosi villaggi, dove le boulangerie sono già aperte e qualcuno ne approfitta per acquistare &#8220;pain au chocolat&#8221; ed altre delizie. Io scelgo di tirare dritto verso il controllo, e sui faticosi saliscendi nei pressi di Averton ritrovo Paolo a bordo della sua gialla reclinate con la bandierina dell&#8217;Italia. Scambiare quattro chiacchiere è di grande sollievo dopo quella nottataccia umida e solitaria. Giungiamo a Villaines La Juhel sotto un cielo nuovamente carico di pioggia. Sono affamata, timbro la carta di viaggio, incrocio e saluto vari amici, poi mi fiondo nella sala bar alla ricerca di qualcosa da mangiare. <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag006.jpg" title="immag006.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag006.jpg" title="immag006.jpg"><img border="0" vspace="5" align="left" width="150" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag006.jpg?w=150&#038;h=120" hspace="5" alt="Colazione a Villaines La Juhel" height="120" /></a>Al bancone danno dolcini confezionati, zollette di zucchero, baguettes ripiene, e grosse scodelle di caldo caffellatte. Ne prendo una, mi siedo al tavolo, è così gratificante che mi ci tufferei dentro! Le tortine inzuppate vanno giù che è un piacere, ed uno dei due panini burro e prosciutto finisce nelle mie borse come cibo di riserva per la giornata. Ritemprata dall&#8217;aver messo nello stomaco qualcosa di caldo, posso ripartire.</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">Il mio primo, importantissimo obiettivo-chiave è raggiungere il <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag007.jpg" title="immag007.jpg"><img border="0" vspace="5" align="right" width="300" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag007.jpg?w=300&#038;h=240" hspace="5" alt="Controllo di Fougères" height="240" /></a>controllo di Loudeac (posto al 450mo km circa) prima di mezzanotte. Là mi sarei concessa una doccia e una &#8220;faraonica dormita di ben due ore&#8221; (sic!), indispensabile per poter affrontare in buone condizioni la giornata successiva, dedicata al giro di boa di Brest. In mezzo ci sono il controllo di Fougeres e quello di Tinteniac, e chilometri e chilometri di &#8220;c</span><span style="font-family:Verdana;"><span>ô</span></span><span style="font-family:Verdana;">tes&#8221;, campagna francese e pioggia. Come nella migliore tradizione il vento NON è a favore, soffia da nord-ovest ed a tratti è molto fastidioso. <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag007.jpg" title="immag007.jpg"></a>Purtroppo le schiarite dell&#8217;alba erano state un’illusione, ed il maltempo regna sovrano. Rimpiango amaramente i parafanghi che ho dovuto togliere dalla mia bicicletta prima di partire&#8230; Per fortuna il freddo non è eccessivo, ed io viaggio senza guanti e con calze e scarpe bagnate senza provare troppo disagio. A tratti gli scrosci di pioggia sono così forti che non si vede nulla. Mi sorpassano molti ciclisti di tutte le nazionalità. Alcuni filano via veloci ignorandomi, altri, cavallerescamente, mi salutano. Raggiungo inaspettatamente Ernesto, che come me procede solitario e tranquillo: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">A Tinteniac voglio fare una bella doccia e cambiarmi&#8230; Sono stufo di questi vestiti bagnati!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span></font></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag008.jpg" title="immag008.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag008.jpg" title="immag008.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag008.jpg" title="immag008.jpg"><img border="0" vspace="5" align="left" width="192" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag008.jpg?w=192&#038;h=240" hspace="5" alt="Provincia francese" height="240" /></a>A Tinteniac mangio un panino, un budino e della frutta, e metto in tasca qualche choco-snack per la notte. Proprio mentre sto per ripartire dal controllo incontro Walter, che è appena arrivato. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Vedo che non mi hai tolto il saluto…</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, gli faccio con un sorriso imbarazzato. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">La riparazione della catena mi ha portato via un&#8217;ora, per fortuna a Mortagne Au Perche ho trovato i miei amici francesi, mi sono messo dietro di loro ed ho recuperato!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Sono molto contenta per lui, ora però devo scappare. Devono essere le 18 circa. Ho freddo quando riparto, il vento gelido della sera è come una rasoiata fra gli abiti umidicci di pioggia e sudore. Accelero la pedalata, devo fare in fretta: se l&#8217;oscurità e il sonno mi avessero colta di sorpresa lungo la strada, raggiungere in tempo utile Loudeac sarebbe potuto diventare un grosso problema. Tengo il ritmo, canto qualcosa per restare sveglia, saluto la gente. Nei paesini cominciano ad intravvedersi piccoli ristori &#8220;abusivi&#8221; offerti dalla gente del posto, quelli che rendono la &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221; così unica e romantica. Una signora mi vede passare e si sbraccia dal garage di casa sua, offre del caffè bollente, così decido di fermarmi brevemente ed approfittarne: mi avrebbe fatto comodo per stare sveglia fino a Loudeac. Lei e la sua famiglia sono così gentili che non smetto più di ringraziarli.</span></font></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">E&#8217; già buio, arriva il &#8220;sonno elefante&#8221;: purtroppo il caffè non ha funzionato. Vedo un ristorante illuminato lungo la strada, e decido di fermarmi nel cortile per fare un &#8220;microsonno&#8221;. Lì ci sono altri italiani fermi in debito di sonno. Uno di loro è un milanese già visto ai brevetti di qualificazione, mi riconosce e mi invita ad entrare nel ristorante con gli altri per scaldarmi e riposare un poco. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Grazie, preferisco rimanere qua fuori&#8230; Se mi appisolo là dentro al calduccio non riparto mai più!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, gli faccio. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Allora vengo con te, stiamo insieme così parliamo e ci aiutiamo a stare svegli!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, mi fa lui. La sua inaspettata collaborazione cade come il cacio sui maccheroni: mandiamo giù uno snack ipercalorico &#8220;tanto per farci forza&#8221;, e ci ributtiamo subito in strada, giusto in tempo per vedere il gruppo dei primi transitare in senso opposto a tutta velocità, già di ritorno da Brest. Appaiono come degli extraterrestri a noi, comuni mortali che dobbiamo arrabattarci per tenere un&#8217;andatura dignitosa e stare nelle novanta ore&#8230; Comunque in due tutto è più facile, resistiamo ad altre crisi di sonno e, finalmente, il sospirato controllo di Loudeac è raggiunto. Mancano due minuti a mezzanotte.</span></font></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Il cortile del controllo è affollatissimo di biciclette. Al dormitorio <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag012.jpg" title="immag012.jpg"><img border="0" vspace="5" align="right" width="300" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag012.jpg?w=300&#038;h=240" hspace="5" alt="Loudeac" height="240" /></a>c&#8217;è la coda per riuscire ad avere una branda libera. Io invece vado verso le docce, dove al prezzo di tre Euro mi vengono dati un pezzo di sapone e un po&#8217; di carta (!) per asciugarmi. Per fortuna le docce sono calde. Tuttavia, il solo denudarmi in quelle condizioni di stanchezza e dopo tutta l&#8217;umidità patita in viaggio, mi provoca forti brividi di freddo che mi scuotono. Riesco a lavarmi ed a sciacquare il pantaloncino, ed una volta asciugata e indossati dei comodi bermuda di cotone il sollievo è subito percepibile. Adesso c&#8217;è un altro problema: ho programmato due ore di sonno, e bisogna trovare un posto adatto per stendere il materassino ultraleggero che mi sono portata dietro. Entro <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag012.jpg" title="immag012.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag012.jpg" title="immag012.jpg"></a>nell&#8217;affollatissimo refettorio-mensa, e la scena è raccapricciante: partendo dall&#8217;ingresso fino alla sala coi tavoli, ogni centimetro quadrato del lurido pavimento è già occupato da ciclisti che dormono in tutte le posizioni. Il caldo, il <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag013.jpg" title="immag013.jpg"><img border="0" vspace="5" align="left" width="192" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag013.jpg?w=192&#038;h=240" hspace="5" alt="Loudeac" height="240" /></a>puzzo e il rumore sono insopportabili. Miracolosamente riesco a trovare un angolo di pavimento libero fra i piedi di altri che stanno dormendo curvi sui tavoli. Vinco il senso di schifo, srotolo il materassino, calo la mascherina sugli occhi e piombo quasi subito in un sonno profondo.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">MERCOLEDI&#8217; 22 AGOSTO.</font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"> </font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Purtroppo la dormita dura solo un&#8217;ora: mi sono sistemata proprio davanti ad un&#8217;uscita d&#8217;emergenza, e gli organizzatori vengono ad aprire la porta per far circolare l&#8217;aria, svegliandomi. Lo spiffero è freddo, e poi c&#8217;è confusione, ho male alle gambe, insomma, è impossibile riaddormentarsi. Piuttosto seccata decido di alzarmi e di prepararmi a ripartire. Neppure il tempo di riarrotolare il materassino che un altro randonneur viene ad occupare il mio posto. Con gli occhi stanchi e poca voglia di uscire di nuovo là fuori al freddo, rumino con metodo il panino che mi ero comprata a Tinteniac, e intanto guardo allibita quei corpi buttati ovunque nel refettorio. Sembra un campo di battaglia.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Verso le 3 rieccomi sulla strada. I primi colpi di pedale in direzione di Carhaix non sono malvagi, mi sento anche abbastanza riposata. Ma la pacchia dura poco: tempo un&#8217;ora, ed ecco che iniziano le devastanti crisi di sonno. Le buie strade di campagna sono micidiali, rischio più di una volta di addormentarmi in bicicletta. Una, due, tre volte sono costretta a fermarmi per appoggiarmi al manubrio, o buttarmi dove posso per fare dei &#8220;microsonni&#8221;. E&#8217; uno stillicidio, non si va avanti. L&#8217;erba è soffice per coricarsi, ma è bagnata di pioggia e infestata di insetti e grossi ragni. Fa freddo. Unica consolazione, non sono sola: ci sono molti altri randonneur lungo la strada, e il sonno adesso è un problema comune. Ogni volta che mi rialzo e riparto, con la luce del casco illumino le bande riflettenti di ciclisti accucciati nei luoghi più improbabili. Sembriamo dei ratti. Corpi rannicchiati in ogni anfratto a cercare riparo dalla pioggia, gli occhi lucidi e sbarrati. Viene da piangere a guardare questo spettacolo.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Il sollievo, per il randonneur che pedala di notte, arriva quando si raggiunge un paese: le luci artificiali aiutano a scuotersi un poco, ed è più facile trovare ripari adeguati per riposare. A Corlay, inaspettato, ecco il primo controllo segreto. Nel salone riscaldato qualcuno ne approfitta per schiacciare un pisolino sul pavimento. Io ho già perso fin troppo tempo, per cui decido stoicamente di tirare dritto, anche se non sono così sicura che sia una buona idea&#8230;</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">L&#8217;alba anche oggi sembra non arrivare mai. Ormai sono completamente rimbecillita dal sonno, e so che soltanto la vista della luce diurna mi potrà salvare e mi farà ritrovare un&#8217;andatura dignitosa. Proprio quando inizia ad albeggiare e mi trovo all&#8217;incrocio di un grosso stradone in compagnia di altri ciclisti, sento il cuore decollare improvvisamente in tachicardia. Io non ho mai avuto problemi cardiaci, intuisco che deve essere dovuta alla privazione di sonno. Sono spaventata, tuttavia tento stupidamente di proseguire infischiandomene bellamente, ma è impossibile: il senso di affanno è troppo forte, devo assolutamente sedermi sull&#8217;aiuola spartitraffico per consentire al cuore di tornare a ritmi più normali. Perdo altro tempo prezioso, poi finalmente la tachicardia rientra gradualmente e posso ripartire.</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">Adesso è giorno, era ora. Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo che riconosco, fra le molte divise, quella di un italiano. La sua chiacchiera inarrestabile è inconfondibile&#8230; ma certo, è Roberto di Airasca! </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Silvia! Finalmente un&#8217;italiana, ne ho le balle piene di parlare in francese, come va?!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Mi racconta di essere stato attardato da problemi gastrointestinali: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">A Loudeac devono avermi dato da mangiare qualcosa di guasto, stanotte sono stato malissimo&#8230; Chissà se ce la faremo!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Già, chissà. La strada è ancora lunga, ma intanto chiacchierare serve a stare svegli e a farsi coraggio, e le distanze tra un controllo e l&#8217;altro diventano più piccine.</span></font></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag018.jpg" title="immag018.jpg"></a>Mi fermo al controllo di Carhaix giusto lo stretto indispensabile. <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag016.jpg" title="immag016.jpg"><img border="0" vspace="5" align="right" width="300" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag016.jpg?w=300&#038;h=240" hspace="5" alt="Verso Roc Trevezel" height="240" /></a>Sono le 9, siamo al 525mo chilometro, e non vedo l&#8217;ora di raggiungere Brest. La buona notizia è che non piove più e, anzi, s&#8217;intravvede una sorta di miglioramento nel cielo di Bretagna. Attacco la salita verso Roc Trevezel ed esce un caldo sole: finalmente posso togliere i gambali e cambiare la maglia, mettendo quella a maniche corte. Tuttavia c&#8217;è un forte vento <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag016.jpg" title="immag016.jpg"></a>contrario, che rende difficile la salita. E le crisi di sonno, purtroppo, non sono finite: devo ancora una volta stendermi sull&#8217;erba per un quarto d&#8217;ora, ma sarà l&#8217;ultima. Un tornante dietro l&#8217;altro, poi l&#8217;infame rettilineo controvento dove sembra di non andare avanti&#8230; Dall&#8217;altra parte <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag018.jpg" title="immag018.jpg"></a>della strada ci sono ciclisti che ritornano, riconosco Luigi, urlo e lo saluto. Ecco il ripetitore di <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag018.jpg" title="immag018.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag018.jpg" title="immag018.jpg"></a>Roc <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag018.jpg" title="immag018.jpg"></a>Trevezel, che s&#8217;innalza nel mezzo di un suggestivo altipiano dalle sembianze lunari, perennemente sferzato dai venti e senza vegetazione alta. In cima fa freddo, devo mettere il giacchino prima di tuffarmi negli estenuanti saliscendi verso il grazioso villaggio di Sizun, Brest, e il mare.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag022.jpg" title="immag022.jpg"><img border="0" vspace="5" align="left" width="300" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag022.jpg?w=300&#038;h=240" hspace="5" alt="Il ponte di Brest" height="240" /></a>Dal ponte di Brest vedo il mare blu solcato da bianche vele. Faccio velocemente un paio di foto ricordo con il telefonino, e devono essere circa le 16 quando arrivo al controllo, posto nel centro della città trafficata le cui strade sono tutte in salita. Decido di non fermarmi più del tempo necessario per lavarmi la faccia e cambiare le batterie delle luci, e di cominciare la via del ritorno a Parigi subito dopo il timbro. Ma prima di lasciare la città imito altri ciclisti prendendo d&#8217;assalto una pasticceria, dove acquisto una tortina alla frutta e una favolosa bignola debordante di crema. Si “torna a casa”, e sulla strada le automobili suonano e i bambini ci salutano dai finestrini come fossimo degli eroi. Mentre pedalo scambio qualche veloce battuta in francese e in inglese con i randonneur stranieri, l&#8217;atmosfera ora è allegra e rilassata: il sole alto nel cielo e la consapevolezza di aver fatto il giro di boa hanno risollevato lo spirito un po&#8217; a tutti quanti.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><img border="0" vspace="5" align="left" width="192" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag025.jpg?w=192&#038;h=240" hspace="5" alt="Sizun" height="240" />Il piano originale prevedeva di raggiungere nuovamente il controllo di Loudeac per fare un&#8217;altra doccia e altre due ore di sonno. Ma la stanchezza accumulata è troppa, realizzo che in quelle condizioni non ce l&#8217;avrei mai fatta ad andare così in là, e allora cambio i piani in corsa: avrei dormito a Carhaix, mentre a Loudeac mi sarei limitata a lavarmi. Nei tratti in discesa lascio andare la bici più che posso, per fortuna la concentrazione c’è e raggiungo il controllo in buone condizioni e prima che sia buio, sotto un cielo nuovamente cupo e carico di pioggia.</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">A Carhaix mi corico insieme ad altri fra l&#8217;ingresso dei cessi e quello della mensa, e anche stavolta il sonno non è tranquillo: purtroppo i randonneur di passaggio non hanno riguardo, parlano ad alta voce, fanno rumore. Nel dormiveglia riconosco voci italiane, sono arrivate delle conoscenze. Mi alzo prima che suoni la sveglia del telefonino, tanto non si riesce a dormire: c&#8217;è troppa confusione, ed in aggiunta ho le gambe devastate dai dolori. Tolgo la mascherina dagli occhi e mi sento salutare, fatico a riconoscere il randonneur di Cuneo conosciuto lunedì prima del via: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Come va?</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Mah, per adesso tutto bene&#8230;</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, rispondo io senza troppa convinzione. Ripiego malvolentieri il materassino e vado in mensa a mangiare qualcosa. Qui ritrovo Walter e i suoi amici francesi. Ci sediamo insieme al tavolo dove, consumando una frugale colazione, commentiamo l&#8217;andamento della randonnèe. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Vieni con noi&#8230; non corriamo troppo, penso tu possa tranquillamente tenere la nostra andatura&#8230;</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Walter è ottimista, ma io so che non è così: pertanto, il buon senso e la mia coerenza mi obbligano a declinare l&#8217;invito. Lascio nel vassoio il fondo della mia baguette smozzicata e grondante di confettura: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Devo andare, per me s&#8217;è fatto tardi&#8230; Buona fortuna Walter, vedrai che di questo passo arriverai a Parigi prima di me!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">.</span></font></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">GIOVEDI&#8217; 23 AGOSTO.</font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"> </font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Deve essere passata da poco la mezzanotte quando mi rimetto in sella, e là fuori è di nuovo un inferno di buio, pioggia e freddo. Anche stavolta la &#8220;dormita&#8221; fatta al controllo è servita a poco, ed i 76 chilometri che mi separano da Loudeac sono inframmezzati da alcune piccole soste per rimediare a colossali crisi di sonno che, in più di una occasione, rischiano di mettere a repentaglio la mia vita. La fermata del bus e la panchina del parco rappresentano due fra i giacigli occasionali più gettonati. Mi accuccio, chiudo gli occhi, il silenzio è totale finchè non si sente il frullare di una ruota libera, un ciclista che passa a tutta velocità e, immancabilmente, grida qualcosa in francese. Poi di nuovo silenzio. Pochi minuti e bisogna ripartire.</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">Arrivo a Loudeac con una sete incredibile. In mensa c&#8217;è troppa coda, nel cortile c&#8217;è un baracchino che, a prezzo da usura, mi dà un bicchiere di aranciata. Lo scolo tutto d&#8217;un fiato, e l&#8217;uomo del bancone, forse impietosito, mi riempie ancora il bicchiere. Gliene sono grata. Sono moltissimi i randonneur presenti, e ritrovo anche alcuni italiani. Da questi sento una notizia inaspettata, e cioè che a causa del maltempo l&#8217;organizzazione avrebbe deciso di prorogare di due ore i &#8220;cancelli orari&#8221; dei controlli. Una &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221; a 92 ore? Detta così suona come una bufala colossale. Certe notizie distorte fanno in fretta a fare il giro e a gonfiarsi, specie in una simile babele dove tutti parlano lingue diverse, con gli inevitabili problemi di comprensione. Vado a fare la doccia, e nello spogliatoio trovo una randonneuse romagnola che conosco di vista: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Il mio compagno s&#8217;è ritirato, ha avuto problemi alle ginocchia&#8230; Io sto proseguendo da sola, ho un bagaglio pesantissimo&#8230; No, non fidarti della storia delle due ore in più&#8230;</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Mentre ci asciughiamo facciamo le rispettive contabilità di pustole e piaghe al soprasella, acciacchi e dolori vari. La &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221; sta iniziando a falciare le sue vittime con spietata crudeltà.</span></font></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">Dopo la doccia ritento l&#8217;assalto al catering, dove fortunatamente c&#8217;è un po&#8217; meno confusione. Mi faccio dare una bella porzione di purèe di patate spolverata di gruyère grattuggiato, poi mi siedo al tavolo a fianco di un rozzo randonneur probabilmente tedesco, barba e capelli<span> </span>lunghissimi e incolti, che sta divorando la sua scodella di passato di verdura con raccapriccianti risucchi. Finita la minestra, con la bocca tutta impiastrata alza finalmente gli occhi dalla scodella, guarda me alle prese con la mia purèe e mi fa: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">You&#8217;re hungry&#8230; Hm?!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;"> IO ti sembro affamata? E tu? Intanto al tavolo di fronte vedo per la prima volta Giorgio da Alzano Lombardo. Lui era partito con il gruppo delle 84 ore: lo saluto, una battuta veloce, poi via.</span></font></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Inizia lentamente ad albeggiare quando riparto da Loudeac insieme ad un numeroso gruppo. Piove, l&#8217;atmosfera è cupa e dimessa, nessuno ha voglia di parlare. Sembriamo un esercito in ritirata. Sulla strada le automobili e i TIR sfrecciano vicinissimi a noi a velocità pazzesca senza alcun riguardo, schizzando acqua e sbilanciandomi con lo spostamento d&#8217;aria. Me ne sto chiusa in me stessa, ripiegata sui miei pensieri, ho brutte sensazioni. Ad un certo punto nel gruppo noto che un ciclista giapponese, dietro il roadbook plastificato, tiene le foto dei suoi bambini, e mentre pedala le fissa in silenzio per farsi coraggio. Mi sale un groppo in gola. Io sono preoccupata per un mio eventuale insuccesso, ma cosa racconterà lui, ai suoi figli, se dovesse fallire?</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">E&#8217; una penosa mattina, il sonno non molla l&#8217;assedio e ce n&#8217;è per tutti. Vedo gente buttata ovunque, persino nelle cabine del telefono, dove anch&#8217;io ad un certo punto sono costretta a ripiegare per ripararmi dalla pioggia durante l&#8217;ennesimo microsonno. Poi, in un paesino sperduto c&#8217;imbattiamo in un nuovo controllo segreto, all&#8217;interno del quale ritrovo Roberto: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Ciao, Silvia! Stai andando bene&#8230; mi hai raggiunto!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. E&#8217; troppo buono con me: lui è in ritardo perchè continua a stare male, io invece sono in ritardo&#8230; e basta. Il controllo segreto è comunque l&#8217;occasione per buttare giù una provvidenziale tazza di cioccolata calda e per acquistare qualche snack da consumare più tardi. Riparto ma, poco più avanti, la natura chiama e devo fermarmi dietro un albero per provvedere. Mi accuccio, provo dolore, scopro con orrore che le feci sono inondate di sangue. Dopo un&#8217;accurata pulizia cerco di lenire il bruciore con la pomata all&#8217;ossido di zinco. Sembra funzionare, ma certamente non riparto tranquilla.</span></font></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Giungo a Tinteniac in lieve ritardo rispetto all&#8217;orario di chiusura del controllo. Niente di irrecuperabile, non sono certo l&#8217;unica, ma la cosa mi innervosisce. La sosta è per forza di cose breve, riparto alla volta di Fougères, dove arrivo nel tardo pomeriggio con in programma un&#8217;oretta di sonno ristoratore prima di affrontare il tratto di strada verso il decisivo controllo di Villaines La Juhel. Così faccio, nell&#8217;affollata palestra del controllo, cercando di mantenere la calma e di non lasciarmi impensierire troppo da quei minuti di ritardo sulla tabella di marcia.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Riparto da Fougères poco dopo le 19. Come al solito non sono sola, e lungo la strada vedo con piacere che nei paesi la gente ha lasciato aperte le porte di garage e ricoveri ad uso dei randonneur stanchi. Non mancano i soliti piccoli ristori improvvisati, ed anche chi mette a disposizione gratuitamente per dormire i locali della propria casa. Da qualche parte rimedio qualcosa di dolce da mettere sotto i denti, ma non posso approfittare troppo di tutto quel bendidio: il tempo stringe, sono in ritardo e so bene che devo raggiungere Villaines La Juhel prima che arrivino le temibili crisi di sonno. E&#8217; un&#8217;impresa disperata: ormai sono in debito di sonno da troppo tempo, e già so che al calar delle tenebre ricomincerà il solito calvario. Per la prima volta faccio i conti con me stessa e realizzo lucidamente che l&#8217;obiettivo di concludere in 90 ore, molto probabilmente, resterà un&#8217;utopia anche questa volta. Devo farmene una ragione, ma non per questo rinunciare ad arrivare a Parigi comunque sia.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Lungo la strada il traffico è fermo, un&#8217;ambulanza sta soccorrendo qualcuno investito sull&#8217;asfalto, sfilo a fianco, ahimè, sembrerebbe proprio un ciclista&#8230; rabbrividisco. Cala l&#8217;oscurità, ricomincia a piovere forte. Villaines La Juhel si trova in mezzo alle colline, in un inferno di salite, freddo, nebbia e automobili che schizzano acqua e ti abbagliano con i fari sparati, sorpassando a tutta velocità. Come se non bastasse, nelle discese è impossibile lasciare andare la bici per tentare di recuperare qualcosina: i freni sono totalmente fuori uso, sarebbe da incoscienti prendere troppa velocità in quelle condizioni. La visibilità è difficoltosa, e questo certo non aiuta a mantenere la concentrazione e a stare svegli. Mentre lotto per rimanere lucida faccio la conoscenza di Frank, un giovane randonneur tedesco che, parlando in inglese, mi propone amichevolmente di raggiungere il controllo insieme, allo scopo di spalleggiarci l&#8217;un l&#8217;altra. Questa è un&#8217;ottima idea, penso, e accetto di buon grado la sua compagnia. Ma le brutte sorprese non sono finite. Passiamo un altro ciclista steso sull&#8217;asfalto soccorso dall&#8217;ambulanza, e subito dopo veniamo sorpassati a tutta velocità dalle sirene spiegate che si fermano poco avanti a noi, dove un altro randonneur è si è letteralmente addormentato in sella e giace svenuto al suolo ancora attaccato alla sua bicicletta. Nel vedere questo spettacolo ho una crisi isterica, mi viene da piangere, ripeto a me stessa: basta, questo è un inferno, VOGLIO TORNARE A CASA, LE RANDONNEE SONO UNA FOLLIA! Ma le lacrime si confondono con la pioggia e riesco a nascondere a Frank le mie emozioni, è un attimo, mi passa, ingoio e tiro dritto&#8230;</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">La strada sale immersa nella nebbia, non manca molto al controllo, ma è il tratto più difficile. Ho un sonno disperato, ma non voglio cedere, non voglio fermarmi prima di Villaines La Juhel. Frank, a causa della mia andatura lentissima, intuisce che sono in difficoltà e mi invita a fermarmi per un breve sonno. Io declino, lui mi fa capire di essere combattuto tra la necessità di allungare il passo e il desiderio di non lasciarmi sola in quelle condizioni. Comprendo il suo imbarazzo, e provvedo ad affrancarlo invitandolo ad andare. Ci saremmo rivisti al controllo, l&#8217;ho rassicurato. Sonno permettendo&#8230;</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Quando finalmente arrivo a Villaines La Juhel è già passata la mezzanotte, e un altro ritardo si è accumulato sulla mia carta di viaggio. Ormai la sconfitta è palese: mi basta fare un rapido calcolo per capire che, di quel passo e in quelle condizioni, non ce l&#8217;avrei fatta a chiudere la mia prova entro le 90 ore. Mi conforta però vedere che il controllo è parecchio affollato di ciclisti nelle mie stesse condizioni. Il dormitorio è al completo, il catering pieno di gente che mangia. Attardati sì, ma non per questo incavolati o rassegnati. Ma io devo prendere la decisione definitiva: che fare? Farmi un lungo sonno ristoratore e ritirarmi? In quel momento – mi basta una frazione di secondo &#8211; rivedo con raccapriccio il film di quattro anni prima: stessa ora, stesso controllo, stessa situazione. Quel ritiro aveva pesato così tanto sul mio orgoglio che avevo promesso a me stessa che mai più avrei gettato la spugna in vita mia, anche a costo di arrivare sui gomiti. E allora, ecco la svolta: mi scuoto, reagisco e organizzo la mia riscossa.</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">Prima cosa, un salto in infermeria, dove consulto il simpatico medico del controllo. Farmi capire col mio francese maccheronico è un&#8217;impresa, ma in qualche modo ci riesco: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Aujourd&#8217;hui&#8230; j&#8217;ai trouvè du sangle dans la defecation&#8230; </span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Rouge vif? N&#8217;est pas grave, demain vous serez à Paris avec les autres!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. </span><span style="font-family:Verdana;">Il sorriso del medico vale più di mille parole: sorrido anch&#8217;io, questa rassicurazione è la spinta decisiva per andare avanti. Seconda cosa, una bella doccia. Devo lavare il pantaloncino sul momento, sapendo che poco dopo avrei dovuto indossarlo bagnato, ma poco male. Terza cosa, poichè lo spogliatoio delle docce è riscaldato e pulito chiedo il permesso di dormire lì, mi lasciano fare. Riesco a chiudere gli occhi un&#8217;oretta sul mio materassino, poi la voglia di continuare è più forte, così decido di raccogliere le mie cose e ripartire.</span></font></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">VENERDI&#8217; 24 AGOSTO.</font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"> </font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Le tre del mattino, ci sono ancora molte biciclette appoggiate alle transenne. Fa freddo, piove a tratti, il pantaloncino col fondello bagnato “pizzica” in modo fastidioso la pelle ormai gravemente irritata del soprassella. Insieme a me partono altri ciclisti. Piccole, tremolanti luci bianche e rosse punteggiano il tratto di strada verso il controllo di Mortagne Au Perche, che ad un certo punto si materializza come un desolante stradone dritto a quattro corsie. L&#8217;oscurità è totale, percorro molti chilometri nel silenzio e nella solitudine. Mi chiedo come diavolo stia facendo a non impazzire&#8230; Ogni tanto mi volto a guardare se arriva qualcuno, vedo un faro bianco in lontananza, mi rincuoro un poco finchè non realizzo che si tratta invece dell&#8217;ennesimo TIR che sorpassa a tutta velocità senza alcun riguardo, rischiando anche di farmi perdere l&#8217;equilibrio. Il sonno, naturalmente, non molla l&#8217;assedio: più di una volta devo buttarmi sul prato, perdo conoscenza qualche minuto, poi un frullar di ruota libera, qualcuno sorpassa e grida qualcosa, mi scuoto, riparto. Lungo la strada c&#8217;è gente addormentata ovunque. Poi, finalmente, arriva l&#8217;alba e tiro un sospiro di sollievo. E&#8217; l&#8217;ultima alba di questa incredibile avventura.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Il cielo pare rasserenarsi, ci si può levare il giacchino <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag028.jpg" title="immag028.jpg"><img border="0" vspace="5" align="right" width="192" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/09/immag028.jpg?w=192&#038;h=240" hspace="5" alt="La mattina dell'ultimo giorno..." height="240" /></a>impermeabile. A Mamers, un grosso borgo, c&#8217;è una pasticceria aperta dove alcuni ciclisti hanno già provveduto a procurarsi una congrua ricarica di zuccheri e di buonumore. Li imito, entro e ne esco con un’invitante bignola denominata &#8220;Paris-Brest&#8221;, ripiena di panna al caffè con scaglie di mandorle, che finisce immediatamente nel mio stomaco, e un &#8220;pain au raisins&#8221; che metto nelle sacche per dopo. Poi affronto l&#8217;ultimo pezzo di strada verso Mortagne, caratterizzato da insidiosi saliscendi immersi nei boschi. Noto con tristezza che, a bordo strada, quelli che sono passati prima di noi hanno abbandonato qualsiasi tipo di rifiuto per alleggerirsi: batterie usate, teli di sopravvivenza, addirittura i parafanghi della bicicletta. Qualcuno dorme sui prati, altri ciclisti sono sulla strada con me, sorridenti e per nulla preoccupati di finire la prova fuori tempo massimo. Ci si saluta e ci si incoraggia a vicenda: la loro tenacia e la loro serenità sono per me un potente sprone a non mollare il colpo.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">A metà mattinata sono a Mortagne-Au-Perche. L&#8217;addetto ai timbri non ci chiede più il badge per la tracciatura elettronica. Un ciclista francese chiede preoccupato: siamo squalificati? Il controller ci rassicura e ci invita a proseguire senza indugio il nostro viaggio verso Parigi, informandoci che l&#8217;Audax avrebbe comunque riconosciuto gli &#8220;hors delai&#8221; tra i finishers. Il rilievo manuale dei passaggi ai controlli sulle nostre carte di viaggio, infatti, sta continuando. Mangio qualcosa alla veloce, poi riparto verso l&#8217;ultimo controllo prima di Parigi, quello di Dreux.</font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"> </font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Riparte con me un piccola ma variopinta carovana: ci sono due greci, due brasiliani, un venezuelano, due amiche francesi o forse inglesi, un tedesco, svariati spagnoli&#8230; Cullo il sogno di percorrere gli ultimi centoquaranta chilometri del mio viaggio in compagnia, ma il gruppo si sfilaccia quasi subito: qualcuno si perde alle mie spalle (ritirati?), altri crollano addormentati sui prati, altri ancora hanno un passo troppo spedito per me, e dopo aver scambiato qualche battuta in inglese mi lasciano lì. Le strade verso Dreux sono quasi tutte immerse nei boschi, sono suggestive, ma il senso di solitudine è molto forte. Per molti chilometri non incrocio più anima viva, finchè ad un certo punto, inaspettato, mi sorpassa un veicolo speciale, un giallo velocipede carenato simile ad un siluro già incrociato varie volte.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Cerco di tenere un&#8217;andatura regolare e dignitosa, ma le mie energie psicofisiche ora stanno esaurendosi in maniera drammatica. Il dolore al fondoschiena è ormai diventato insopportabile, i piedi &#8211; compressi per giorni negli scarpini e nei calzini perennemente bagnati di pioggia, sono letteralmente addormentati. Cominciano assurdi ruminamenti mentali, inclusa la voglia di ritirarmi. E&#8217; come un diavolo tentatore che continua a sussurrarmi: chi te lo fa fare? Tanto non vinci niente, perchè continuare questa atroce sofferenza? Prendi la cartina dalle sacche, guarda dove puoi acchiappare il primo treno per Parigi e interrompi questa assurda tortura! Ma questa volta le tentazioni non vincono. Ho comprato la maglia ricordo, e sono assolutamente determinata ad esibirla con orgoglio, una volta rientrata in Italia&#8230;</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Quando siamo quasi in vista di Dreux vengo raggiunta da un bizzarro personaggio, una randonneuse tedesca già vista quattro anni prima, inconfondibile per via del cane di pelouche legato al bagaglio. Ha voglia di chiacchierare &#8211; io un po&#8217; meno, si esprime in un bislacco inglese, tuttavia si fa capire. E&#8217; una specie di “clochard del pedale”, una di quelle che viaggia da sola ma ha amici in tutta Europa, ha già partecipato ad innumerevoli edizioni della &#8220;Paris-Brest-Paris&#8221;. Un&#8217;affezionata della Grande Festa, insomma, che torna puntuale ogni quattro anni con la sua sgangherata Bianchi in acciaio, e poco importa se arriva nelle 90 ore o meno. L&#8217;importante è esserci. Personaggi così mi fanno riflettere una volta di più sul vero spirito delle randonnèe internazionali&#8230;</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">Arrivo a Dreux dopo le 14, e siamo ormai uno sparuto gruppo di irriducibili. Al controllo c&#8217;è aria di sfollamento, tuttavia i volontari ci indicano amorevolmente ciò che è rimasto da mangiare. Me la cavo con latte e croissant, più alcune deliziose bignole. Quando è ora di ripartire un volontario dell&#8217;AUK ci dice in inglese di non preoccuparci più di nulla, e di pensare solo a tagliare lo striscione di Parigi. Uscendo dal paese trovo con grande sorpresa Claudio da Avenza: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Ciao, Silvia! Scusa se non mi volto a salutarti&#8230; ho il collo completamente bloccato!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. E&#8217; vero, viaggia duro come un baccalà.</span></font></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Gli ultimi 74 chilometri sono puro stillicidio, solitudine, dolore, gamba che non gira. Il percorso passa nel bosco di Rambouillet, un parco regionale sicuramente suggestivo in condizioni normali, ma che in quel momento, con le sue rampe improvvise, rappresenta un&#8217;autentica tortura. Quando sono ormai alle porte di Parigi noto che la gente per strada ricomincia a salutare e ad incoraggiare. Io non ho più nemmeno la forza per sorridere e ricambiare i saluti, ma una cosa è certa: sono orgogliosa e contenta di non aver mollato il colpo nel momento peggiore. A Trappes mi ricongiungo a sorpresa con un italiano: è di Milano, ci siamo già visti da qualche parte, ma la mente è in stato confusionale e non sono in grado di rammentare con precisione chi sia. Chiacchieriamo, commentiamo l&#8217;andamento della randonnèè, insomma, ci districhiamo insieme nel traffico della periferia parigina e insieme arriviamo (non senza un po&#8217; di disorientamento e qualche passante fermato per chiedere indicazioni) alla fatidica rotonda davanti al Gymnase Droits de l&#8217;Homme di Guyancourt. Poche persone sono rimaste ad applaudire il nostro arrivo dalle aiuole circostanti, ma non fa nulla: finalmente posso sfoderare un sorriso a trentadue denti. Sono già passate le 20, e il cielo &#8211; divenuto beffardamente sereno dopo quattro giorni di pioggia, si colora di un bellissimo tramonto.</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">Entro nel Gymnase claudicante e visibilmente esausta, vedo subito Nadia e Walter, mi salutano, sono felice, ma non trovo il banchetto dell&#8217;ultimo timbro. Devo andare fino in fondo alla sala, intorno a me intanto c&#8217;è gente che mi saluta, mi fa le feste, mi parla in tutte le lingue, io non capisco più niente, sono comprensibilmente disorientata. C&#8217;è Ivo, il randonneur olandese conosciuto due anni prima alla &#8220;Londra-Edinburgo-Londra&#8221;, che mi abbraccia con calore e mi confessa senza vergogna di essersi ritirato perchè si è addormentato come un sasso nel dormitorio di Villaines La Juhel&#8230; Poi mi presenta a dei suoi amici russi completamente ubriachi, questi mi vogliono assolutamente coinvolgere nella loro bisboccia: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">ITALIANA?! Bella Italia, vieni fare fuoto con nuoi!!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Mi abbracciano festanti, puzzano d&#8217;alcol, non riesco a mollarli, una delle loro donne si avvicina con un apparecchio fotografico ma è ubriaca persa pure lei. Finisce che facciamo un coretto improvvisato e cantiamo insieme, tra l&#8217;ilarità generale, &#8220;L&#8217;Italiano&#8221; di Toto Cutugno, classico esempio di italica hit-trash ben nota nei Paesi dell&#8217;ex blocco comunista. Poi per fortuna mi smarco, acchiappo a mia volta un bicchiere di vino (peraltro graditissimo) e qualcosa dal ricco buffet del pasta-party, e mi siedo al tavolo con Nadia e Walter, quest&#8217;ultimo giunto al traguardo, come da pronostico, molto prima di me.</span></font></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Sarebbe bello fermarsi e fare festa a lungo, ma sono troppo stanca. Saluto tutti e a piedi, portando la bici a capezza e zoppicando vistosamente, raggiungo lentamente il campeggio di Montigny-le-Bretonneux, dove ad attendermi ci saranno la doccia fredda, la tenda infestata di insetti e il sacco a pelo zuppo di umidità. Ma nulla può più spaventarmi, dopo quello che ho passato. Guardo la luna alta in cielo, quella stessa beffarda luna che per tutta la randonnèe era rimasta ben nascosta dietro le nuvole. E mentre rassicuro con gli sms gli amici preoccupati per la mia sorte, uno strano senso di pace cala sul mio spirito. La &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221; è bellissima, e così anche la vita.</span></p>
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			<media:title type="html">micronauta</media:title>
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			<media:title type="html">Segnaletica alla PBP</media:title>
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			<media:title type="html">Davanti al Gymnase</media:title>
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			<media:title type="html">Walter al via</media:title>
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			<media:title type="html">Colazione a Villaines La Juhel</media:title>
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			<media:title type="html">Controllo di Fougères</media:title>
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			<media:title type="html">Provincia francese</media:title>
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			<media:title type="html">Loudeac</media:title>
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			<media:title type="html">Loudeac</media:title>
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			<media:title type="html">Verso Roc Trevezel</media:title>
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			<media:title type="html">Il ponte di Brest</media:title>
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			<media:title type="html">Sizun</media:title>
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			<media:title type="html">La mattina dell'ultimo giorno...</media:title>
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		<title>FAUNIERA: il colle delle donne</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2007 08:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[I MIEI CICLOVIAGGI]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai è quasi estate, il calendario nazionale dei brevetti Audax si è esaurito, e il problema principale di coloro i quali si sono qualificati alla &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221; è di mantenere la forma da qui fino a fine agosto, al grande giorno della maximaratona francese. &#8220;Problema&#8221; per certi versi relativo, in quanto ogni buon viaggiatore sa bene [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=216&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><img border="0" width="1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1264-croppata.jpg?w=1&#038;h=1" alt="Il monumento dedicato a Marco Pantani" height="1" /><img border="0" align="right" width="1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg?w=1&#038;h=1" alt="dscf1254.jpg" height="1" />Ormai è quasi estate, il calendario nazionale dei brevetti Audax si è esaurito, e il problema principale di coloro i quali si sono <span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1256.jpg" title="dscf1256.jpg"></a></font></span>qualificati alla &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221; è di mantenere la forma da qui <span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg" title="dscf1254.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg" title="dscf1254.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg" title="dscf1254.jpg"></a></font></span>fino a fine agosto, al grande giorno della maximaratona francese. &#8220;Problema&#8221; per certi versi relativo, in q<span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1264-croppata.jpg" title="dscf1264-croppata.jpg"></a></font></span>uanto ogni buon via<span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg" title="dscf1254.jpg"></a></font></span>ggiatore sa bene che aprendo uno stradario si parano davanti ai suoi occhi infinite possibilità di fare lunghe uscite. Basta avere voglia, trovare un obiettivo, un punto da raggiungere, tracciare l&#8217;itinerario, ed ecco che l&#8217;allenamento è servito. E l&#8217;avventura, pure.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Il Colle dei Morti &#8211; universalmente conosciuto come &#8220;Fauniera&#8221;, dal nome della cima che lo sovrasta &#8211; curiosamente ancora mancava al mio palmarès di cicloscalatrice, per cui ho deciso che era giunto il momento di colmare questa lacuna. Il colle, come noto, si trova in provincia di Cuneo, nel punto in cui si incontrano il Vallone dell&#8217;Arma e la Val Grana, ed è stato reso celebre dalle imprese al Giro d&#8217;Italia di Marco Pantani alla fine degli anni Novanta: infatti, le strade che lo raggiungono sono state bitumate non molti anni fa. Da qualunque lato s&#8217;intraprenda l&#8217;ascesa (esiste una terza possibilità salendo dal Vallone di Marmora, che parte dalla Val Maira) si tratta di un autentico &#8220;gigante&#8221;: dislivello considerevole; salite lunghe e sfiancanti con tratti impegnativi, che mettono a dura prova la saldezza psicologica di qualsiasi ciclista; ambiente alpino severo e selvaggio, dove il meteo può cambiare all&#8217;improvviso e potrebbe non bastare la sola classica mantellina per coprirsi, neppure in piena estate. Insomma, un obiettivo &#8220;Hors Categorie&#8221;.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1251.jpg" title="dscf1251.jpg"><img border="0" vspace="5" align="left" width="320" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1251.jpg?w=320&#038;h=240" hspace="5" alt="Abbazia di Staffarda (sulla strada per Saluzzo)" height="240" /></a>Sono partita alle 5,30 di sabato 16 giugno con l&#8217;idea, naturalmente, di raggiungere il colle direttamente in bicicletta, ben consapevole che sarebbe stata una gita lunga e impegnativa, vicina ai 300 chilometri. Per arrivare da Torino a Caraglio (località &#8220;centro&#8221; del classico percorso ad anello per il Colle) ho tracciato sulle mappe una linea il più possibile dritta, passando da Villafranca Piemonte e Saluzzo, non disdegnando amene stradine di campagna. Ho scelto di salire dal versante di Demonte e del Vallone dell&#8217;Arma perchè avevo già effettuato l&#8217;ascensione della Val Grana nel 2003 quando, in occasione della Granfondo &#8220;La Fausto Coppi&#8221;, si scollinò sul vicino Colle d&#8217;Esischie.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">La salita da questo versante, calcolata da Demonte (790 m slm), <img border="0" align="right" width="1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg?w=1&#038;h=1" height="1" /><img border="0" align="right" width="1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg?w=1&#038;h=1" height="1" /><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg" title="dscf1254.jpg"></a><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg" title="dscf1254.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg" title="dscf1254.jpg"></a><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg" title="dscf1254.jpg"><img border="0" align="right" width="1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg?w=1&#038;h=1" alt="dscf1254.jpg" height="1" /></a></font></span><img border="0" align="right" width="1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1254.jpg?w=1&#038;h=1" alt="dscf1254.jpg" height="1" />è lunga quasi 25 chilometri con circa 1.700 metri di dislivello, ma il dislivello realmente affrontato dal ciclista è superiore poichè nella prima parte della salita, quella che precede San Giacomo, si attraversano numerose borgate inframmezzate da improvvise rampe assassine e da (ahimè) tratti in discesa, che fanno perdere quota.</font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"> </font></span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Dopo il <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1256.jpg" title="dscf1256.jpg"><img border="0" vspace="5" align="left" width="320" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1256.jpg?w=320&#038;h=240" hspace="5" alt="Il paesaggio diventa sempre più selvaggio..." height="240" /></a>paese di San Giacomo, a poco più di 9 km da Demonte, si affrontano gli ultimi 15 chilometri: il paesaggio si apre e mostra tutta la sua alpina imponenza, quella dove ogni ciclista sogna di trovarsi almeno una volta nella vita. La strada, tracciata nel 1700 a scopo militare, si restringe e, come tutte le strade militari, segue con estrema regolarità la pendenza, che però, per forza di cose, rimane per un lungo tratto costantemente su valori prossimi al 10%, senza possibilità di scampo.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">La strada gira e cambia versante: siamo sull&#8217;intermedio Colle <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1259.jpg" title="dscf1259.jpg"><img border="0" vspace="5" align="right" width="320" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1259.jpg?w=320&#038;h=240" hspace="5" alt="Come si vede che si avvicina a Dio..." height="240" /></a>Valcavera, e a sinistra si stacca la strada sterrata per il Colle del Mulo e altri colli. Procedendo a destra, dopo un breve tratto pressochè pianeggiante ci s&#8217;inerpica per l&#8217;ultimo, suggestivo chilometro fra le rocce a strapiombo, preludio allo scollinamento nella Val Grana, che conduce nella stretta gola <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1260.jpg" title="dscf1260.jpg"><img border="0" vspace="5" align="left" width="320" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1260.jpg?w=320&#038;h=240" hspace="5" alt="Finalmente il colle!" height="240" /></a>rocciosa che fa da &#8220;porta&#8221; al tanto sospirato obiettivo. Il Colle dei Morti (m 2481) è sempre affollato di cicloturisti, è d&#8217;obbligo la foto di rito davanti alla palina segnaletica e, anche, davanti alla recentissima e imponente statua di pietra grigia dedicata a Pantani.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1264-croppata.jpg" title="dscf1264-croppata.jpg"><img src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1264-croppata.jpg" alt="dscf1264-croppata.jpg" /></a></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">La discesa in Val Grana presenta qualche difficoltà fino al santuario di Castelmagno a causa del fondo dissestato e della <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1266.jpg" title="dscf1266.jpg"><img border="0" vspace="5" align="right" width="320" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1266.jpg" hspace="5" alt="Santuario di Castelmagno" height="240" /></a>carreggiata stretta, ma la spettacolare bellezza del posto val bene una velocità inferiore e, magari, qualche sosta di meditazione. Dopo il santuario la strada migliora, e si possono toccare velocità superiori con maggior sicurezza.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Sono rincasata alle 21,30, dopo 270 km complessivi. Tracciando un bilancio è stata una gita sicuramente &#8220;azzardata&#8221; poichè la salita al colle mi ha impegnata a lungo (ho scollinato dopo le 15) e, visti i nuvoloni incombenti a valle, la paura di incappare in qualche nubifragio, e nel timore di non riuscire a rientrare a Torino con la luce naturale, ho fatto tutto in fretta e non ho avuto il tempo per dedicare all&#8217;incredibile bellezza di quei posti uno sguardo e qualche foto in più. A parte le soste tecniche strettamente necessarie (riempire le borracce alle fontane, &#8220;richiami della natura&#8221; vari, vestizione e svestizione&#8230;), mi sono alimentata quasi sempre &#8220;in corsa&#8221;, e non ho avuto neppure la possibilità di &#8220;recuperare&#8221; almeno per una mezzoretta su un prato o su una panchina. A causa di ciò, il rientro finale a casa è stato un mezzo calvario. L&#8217;ideale turistico/culturale sarebbe distribuire il viaggio in tutta tranquillità su un intero weekend, dormendo in Val Grana o a Marmora, dedicandosi a visite più approfondite alle bellezze locali (innumerevoli in zona i santuari e le testimonianze storico/religiose del passato), o alla conquista di qualche altro colle vicino. Tuttavia, se visto in ottica-PBP, è stato un duro ed utile allenamento.</font></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Un&#8217;ultima annotazione. Sono rimasta colpita dalla numerosa <a href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1265.jpg" title="dscf1265.jpg"><img border="0" vspace="5" align="right" width="320" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/06/dscf1265.jpg" hspace="5" alt="Sul Colle dei Morti" height="240" /></a>presenza di<span>  </span>cicloturiste, anche loro spesso singole, o a coppie di amiche. La Provincia Granda è da sempre culla di appassionati delle due ruote: le donne non fanno certo eccezione e, alla moda delle &#8220;colleghe&#8221; della vicina Francia, non hanno paura di affrontare la strada da sole e di avventurarsi lungo salite durissime e severe come questa, preparate e ben equipaggiate, con la &#8220;tigna&#8221; e la caparbietà che sempre ci contraddistinguono quando ci mettiamo in testa qualcosa.</font></span></p>
<p><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">I ciclisti uomini, molto prosaicamente, potranno commentare con il classico, greve e poco oxfordiano incoraggiamento: </span><span style="font-family:Arial;">«</span><span style="font-family:Verdana;">Dài, che in cima è pieno di f&#8230;!</span><span style="font-family:Arial;"> »</span><span style="font-family:Verdana;">, ma in questo caso come dar loro torto? Qui è stato veramente così!</span></font></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/micronauta.wordpress.com/216/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/micronauta.wordpress.com/216/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/micronauta.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/micronauta.wordpress.com/216/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/micronauta.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/micronauta.wordpress.com/216/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/micronauta.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/micronauta.wordpress.com/216/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/micronauta.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/micronauta.wordpress.com/216/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/micronauta.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/micronauta.wordpress.com/216/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=216&subd=micronauta&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Il monumento dedicato a Marco Pantani</media:title>
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			<media:title type="html">Abbazia di Staffarda (sulla strada per Saluzzo)</media:title>
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			<media:title type="html">Il paesaggio diventa sempre più selvaggio...</media:title>
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			<media:title type="html">Come si vede che si avvicina a Dio...</media:title>
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			<media:title type="html">Finalmente il colle!</media:title>
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			<media:title type="html">Santuario di Castelmagno</media:title>
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			<media:title type="html">Sul Colle dei Morti</media:title>
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		<title>CASTANO PRIMO 600 (MI) &#8211; 26-27 maggio 2007: La mia maglia non porta scritte</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2007 06:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[RANDONNEE VARIE]]></category>

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		<description><![CDATA[«Tèla chi la Silvia!», e sono due. Il cortile del Centro Giovanile &#8220;Paolo VI&#8221; di Castano Primo é un fermento di divise variopinte, biciclette, fanali, borsine e borsette, e intanto tutti scrutiamo il cielo (che stamani non promette niente di buono, così come le previsioni per l&#8217;intero weekend), cercando di indovinare come vestirci, almeno per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=207&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:x-small;"><em><span style="font-family:Tahoma;"><span><a title="immag018.jpg" href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/05/immag018.jpg"></a><img style="width:300px;height:240px;" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/05/immag018.jpg?w=300&#038;h=240" alt="" hspace="10" vspace="10" width="300" height="240" align="left" />«</span></span></em><em><span style="font-family:Verdana;">Tèla chi la Silvia!</span></em><em><span style="font-family:Tahoma;"><span>»</span></span></em><span style="font-family:Verdana;">, e sono due. Il cortile del Centro Giovanile &#8220;Paolo VI&#8221; di Castano Primo é un fermento di divise variopinte, biciclette, fanali, borsine e borsette, e intanto tutti scrutiamo il cielo (che stamani non promette niente di buono, così come le previsioni per l&#8217;intero weekend), cercando di indovinare come vestirci, almeno per partire. Non fa freddo, però piove a sprazzi, e l&#8217;ingegno del cicloturista che non vuole bagnarsi troppo spazia dai capi supertecnologici in Gore-Tex alla cuffia da doccia sul casco, passando per gli scarpini incellofanati nel Domopak, i guanti di gomma per lavare i piatti e il sacchetto della spesa sul bagaglio.</span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;">Seicento chilometri sono sempre una distanza di tutto rispetto, <img style="width:300px;height:240px;" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/05/immag021.jpg?w=300&#038;h=240" alt="" hspace="10" vspace="10" width="300" height="240" align="right" />anche per una randonneuse relativamente &#8220;navigata&#8221; come me. Ma oggi mi sento abbastanza bene, la mente è leggera e la voglia di pedalare non manca. Come al solito non posso muovermi di un passo che c&#8217;è qualcuno da salutare o che vuole dirmi qualcosa. Oltre ai convenevoli di rito, oggi le frasi più gettonate sono: </span><span style="font-family:Tahoma;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Tu ci vai a Parigi?</span><span style="font-family:Tahoma;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, e: </span><span style="font-family:Tahoma;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">A che ora parti?</span><span style="font-family:Tahoma;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Siamo ormai giunti al gran finale delle prove omologate ACP per la qualificazione alla &#8220;Parigi-Brest-Parigi&#8221;, e questo brevetto da 600 km ha un numero di iscritti tale da aver indotto gli organizzatori a coordinare la partenza per scaglioni e fasce orarie. Fortunata combinazione o scelta ragionata di chi ha deciso tutto quanto, fatto sta che io, Walter e Giorgio partiamo nello stesso gruppo. Indosso il giacchino antipioggia sopra la maglietta gialla &#8211; una maglia volutamente anonima e senza sponsor, con cuciti sul petto gli stemmi dell&#8217;Italia e di Torino, una concessione al campanilismo &#8211; e, una volta sentito l&#8217;annuncio al megafono del nostro scaglione, mi avvio verso l&#8217;uscita con il barbuto randonneur di Alba e il bergamasco compagno di tante avventure. La moglie di Walter, come sempre, ci saluta sbracciandosi con un sorriso.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Castano Primo è un minuscolo borgo in provincia di Milano, e il giro prevede che da qui si vada fino alle spiagge di Varazze passando dal mitico passo del Turchino, poi una capatina in Piemonte scavalcando gli insidiosi saliscendi delle Langhe, spettacolare salita alla basilica di Superga, e ritorno in Lombardia via colline del Vercellese e risaie. Sulla carta il percorso sembra, a prima vista, non eccessivamente ostico, ma si sa, a volte le linee tracciate sullo stradario ingannano. La strada scorre veloce verso sud e il Monferrato, dove ci aspetta il primo controllo e le prime &#8211; per ora modeste &#8211; asperità altimetriche. Com&#8217;era prevedibile, in questi primi 88 km gli scaglioni si sono ricompattati in grossi gruppi di ciclisti, e il bar del tranquillo borgo di San Salvatore Monferrato diventa d&#8217;improvviso un&#8217;allegra bolgia: biciclette appoggiate ovunque, smazzo di borracce, caffè, cartoncini gialli e panini. E&#8217; ora di pranzo, ciascuno si rifocilla come meglio crede, poi si riparte alla spicciolata verso la provincia di Alessandria e il mare, sotto un cielo sempre più cupo.</span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;">Trascinati dal &#8220;gruppo&#8221; abbiamo fatto quasi 30 kmh di media fino al primo controllo, e ora che siamo rimasti soli decidiamo di regolarci su un&#8217;andatura decisamente più consona a quello che stiamo facendo. Due giorni in sella non sono uno scherzo, e ogni oncia di energia risparmiata può rivelarsi determinante nei momenti di difficoltà che &#8211; ogni buon randonneur lo sa &#8211; prima o poi arriveranno. Io e Walter troviamo spesso lo spunto per conversare amabilmente quando la strada e le condizioni lo consentono. Ora però stiamo entrando dritti dritti dentro un temporale: </span><span style="font-family:Tahoma;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Mannooo&#8230; Vedrai che non prendiamo pioggia!</span><span style="font-family:Tahoma;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, cerca di confortarmi col suo solito, incrollabile ottimismo. Nemmeno il tempo di finire la frase che sulla linea d&#8217;orizzonte in fondo alla campagna si scarica un fulmine terrificante, e a Felizzano ci becchiamo una bella lavata. Breve, per fortuna, ma solo la prima di una lunga serie&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;">Per il momento il sole torna a farci gradita visita con i suoi caldi raggi. Ci fermiamo a Ovada a riempire le borracce preso una fresca fontana, dove ci raggiungono altri partecipanti al brevetto. Due parole con gli anziani del posto, seduti sulle vicine panchine e incuriositi dalle nostre biciclette affardellate, e inizia la lunga salita al Passo del Turchino. Le pendenze non sono certo proibitive, e la strada Statale n. 35 di per se è suggestiva, incastrata fra gli inaccessibili monti dell&#8217;Appennino Ligure, continuamente &#8220;intrecciata&#8221; con i viadotti dell&#8217;autostrada per Genova e la vecchia ferrovia come in un ossessivo ingarbuglio di asfalto, acciaio, piloni in cemento e gallerie, che stride con la selvaggia natura circostante e l&#8217;amena bellezza di &#8220;borgate-presepe&#8221; come Masone. Facciamo i saliscendi iniziali con il sole, ma man mano che ci si avvicina al passo il cielo si copre di nuovo. Allo scollinamento siamo praticamente dentro una nuvola, c&#8217;è nebbia, piove e fa freddo. Troviamo Maurizio, uno degli organizzatori, che ci raccomanda prudenza nella discesa fino a Varazze: </span><span style="font-family:Tahoma;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Piove fino al mare, troverete l&#8217;asfalto bagnato&#8230;</span><span style="font-family:Tahoma;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Peccato: una discesa così, fatta in condizioni ottimali, sarebbe stata un&#8217;autentica goduria, e invece ci ritroviamo a farla tutti tesi e infreddoliti, a leve tirate e freni che&#8230; non frenano.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><img style="width:300px;height:240px;" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/05/immag025.jpg?w=300&#038;h=240" alt="" hspace="10" vspace="10" width="300" height="240" align="left" />Ecco il mare, lo vedo per la prima volta quest&#8217;anno. Sulla Riviera non piove più e il cielo si sta rasserenando. L&#8217;&#8221;Aurelia&#8221; è parecchio trafficata a quest&#8217;ora, ci tocca fare quasi venti chilometri di slalom tra le auto fra Voltri e il controllo di Varazze. L&#8217;odore degli scappamenti, purtroppo, copre quello di iodio. Ci sono alcune salitelle davvero antipatiche e, come se non bastasse, mi viene pure una crisi di fame micidiale, tanto che non posso aspettare di giungere al controllo e devo divorare un paio di barrette al volo. Fortunatamente la gelateria fronte-mare di Varazze incaricata di metterci il timbro sulle carte di viaggio fa anche delle robuste piadine. Adesso è fondamentale &#8220;ricaricare i serbatoi&#8221;: abbiamo percorso duecento chilometri, e una volta ripartiti, appena girato l&#8217;angolo, sarebbe iniziata la frazione più dura di tutto il brevetto. Walter, conoscitore delle strade langarole, ci illustra le difficoltà mentre ruminiamo panini e piadine e sta calando la sera sul dehor della gelateria. Poi indossiamo le bretelle rifrangenti, accendiamo le luci delle biciclette e ripartiamo.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">L&#8217;&#8221;antipasto&#8221; della sequenza notturna di salite è la strada che sfiorerà il colle del Giovo scavalcando gli Appennini e, passando da Dego e Piana Crixia, ci riporterà in Piemonte scendendo verso il controllo successivo, previsto a Bistagno. Dobbiamo tutti evidentemente finire di digerire quello che abbiamo mangiato, per cui arranchiamo prudenti e con rapporti agili. E&#8217; una serata suggestiva: respiro la quiete e l&#8217;aria pulita di quelle montagne di Liguria che mi sembrano sempre così belle, selvagge e inaccessibili, e intanto in cielo cominciano ad intravvedersi le stelle e uno spicchio di luna. Giorgio scatta e va avanti a raggiungere due ragazze che si stanno qualificando insieme per la PBP. Io e Walter non ci offendiamo di certo per questo, e proseguiamo il nostro solito chiacchiericcio per far passare i chilometri e non pensare alla fatica della salita. Ed è ormai buio pesto quando raggiungiamo il punto più alto e svoltiamo a sinistra per tuffarci in picchiata verso Dego, rallegrati dalla presenza delle lucciole.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">A Dego c&#8217;è una fontana dove riempiamo le borracce, ma non manchiamo di approfittare della locale pizzeria per un caffè. Lì, troviamo seduti a tavola altri randonneur che stanno consumando una veloce cena. Ci si saluta e ci si complimenta a vicenda. C&#8217;è ancora così tanta strada da fare, e la notte è appena cominciata&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Il cielo riserva sempre delle sorprese. Di fronte a noi abbiamo lo spettacolo delle stelle e della luna, ma dietro, come se ci inseguissero, ci sono minacciosi nuvoloni che generano incessantemente fulmini &#8220;di caldo&#8221;. Il risultato è un inquietante, ma anche suggestivo, spettacolo notturno di flash che, a tratti, illuminano a giorno la strada e i monti circostanti. Il timore, ovviamente, è di finire dentro qualche nubifragio, eventualità fortunatamente scongiurata. Però c&#8217;è la nebbia, c&#8217;è un&#8217;umidità pazzesca nell&#8217;aria. Al bar del controllo di Bistagno ritroviamo un buon caffè e, alla spicciolata, altri ciclisti. C&#8217;è poca voglia di parlare, è già passata la mezzanotte e da qui in poi tutti dovremo fare i conti col &#8220;sonno elefante&#8221;, oltre che con il rischio di pioggia e le insidiose salite delle Langhe: Castino e Benevello.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Mi bastano pochi chilometri dopo il controllo per realizzare che <img style="width:300px;height:240px;" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/05/immag027.jpg?w=300&#038;h=240" alt="" hspace="10" vspace="10" width="300" height="240" align="right" />non sarei riuscita a rimanere sveglia tutta la notte. Ed è un problema nel problema scegliere il posto e il momento giusto per avvolgersi nel telo di sopravvivenza e schiacciare un breve pisolino ristoratore. Ai piedi della salita per Castino decido di proseguire ancora. Mentre saliamo avvolti nella nebbia Walter e Giorgio si prodigano per parlarmi e tenermi sveglia, ma è dura. In cima, nel paese, qualcuno sta già cercando di dormire appoggiato alla fontana della piazza. Troviamo un cortile riparato con alcune panchine: è troppo pericoloso buttarmi in discesa in quelle condizioni, per cui chiedo ai ragazzi di sostare lì. Mi vesto con tutto quello che ho e, nello spettrale silenzio di quel minuscolo e apparentemente disabitato borgo in mezzo ai monti, mi avvolgo nel foglio dorato e cerco di rilassarmi sdraiata sulla panca, mentre Walter e Giorgio riposano seduti contro il muro.</span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;">Fa troppo freddo, e il campanile della chiesa mi disturba con i suoi rintocchi (anche nel cuore della notte? Ma come faranno gli abitanti di Castino a dormire? Ma allora è vero che non c&#8217;è anima viva!&#8230;?). Sono scossa dai brividi, realizzo che è inutile insistere, conviene muoversi e ripartire. Mi sembra di non aver dormito, in realtà è passata un&#8217;ora, e mi sento un poco più lucida quando rimonto in sella. Affrontare subito la discesa è decisamente un&#8217;esperienza&#8230; agghiacciante, ma lo spettacolo del cielo stellato più bello del mondo contribuisce a tirarmi un po&#8217; su di morale. La suggestiva salita di Benevello ci separa ancora da Alba, e mentre arranchiamo sui tornanti e cerchiamo di scacciare il sonno, il cielo finalmente annuncia che il nuovo giorno non è lontano. Infatti, scendiamo in picchiata su Alba proprio&#8230; all&#8217;alba. E&#8217; ancora presto per trovare un bar aperto in città, ma a salvarci ci pensa il rumoroso chiosco dei panini, dove una prosperosa e allegra signora intrattiene i reduci delle discoteche con hot dog fumanti e musica latinoamericana a tutta manetta. I ragazzi sono giovani, sbruffoni e un po&#8217; indiscreti, evidentemente non siamo i primi ciclisti capitati lì quella notte. Sanno già tutto a memoria: </span><span style="font-family:Tahoma;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Ma allora è vero che venite da Milano, e che state facendo un giro da&#8230; seicento chilometri?? Naa&#8230;! Signora, si faccia un bel panino con noi!</span><span style="font-family:Tahoma;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, e mi sventola sotto il naso qualcosa tipo crauti e salsiccia. Quasi vomito: ho una nausea micidiale, non mangio nulla da molte ore e non mi va giù altro che un succo d&#8217;ananas, e spero, ovviamente, che lo stomaco si rimetta a posto al più presto. Mentre i discotecari ridacchiano divertiti noi tre ci guardiamo senza parlare, piuttosto sconfortati. Siamo tutti malconci e rimbambiti dal sonno, e il controllo di Villafranca Piemonte dista ancora una marea di chilometri, sembra di non arrivare mai. Come fare per raggiungerlo? Semplice: si tirano fuori tutte le risorse fisiche e morali del randonneur&#8230; e ci si butta sui pedali con determinazione.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">A testa bassa superiamo anche quella tranche di percorso, inclusa la salita di Sommariva Perno, e alle otto in punto siamo al controllo di Villafranca. Il cielo è di nuovo grigio e piove a sprazzi, mentre noi, al riparo del dehor del bar, facciamo una colazione decente e ci sistemiamo. Intanto pianifichiamo il tratto successivo: adesso sono io che &#8220;gioco in casa&#8221;, siamo appena entrati in provincia di Torino e il controllo seguente è quello del colle di Superga. Ce la prendiamo abbastanza comoda ai controlli: siamo tutti piuttosto provati dalla notte appena passata, e abbiamo bisogno di recuperare energie e morale. Purtroppo c&#8217;è il sonno sempre in agguato: quando ripartiamo, in piena campagna Pinerolese, dobbiamo accostare presso una cascina per concedere a Walter qualche minuto di sosta. Sono momenti difficili, nei quali sembra di non riuscire ad andare avanti, e quel traguardo è sempre più lontano. Ma il randonneur esperto sa bene che le crisi vengono ma, anche, se ne vanno. La differenza la fanno il carattere e la capacità di non demoralizzarsi.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Il sole fa capolino a tratti dalla spessa coltre di nubi, fa persino caldo. Arriviamo a Chieri, poi attacchiamo la salita a Pino Torinese su strade che conosco bene ma, a quest&#8217;ora della domenica, sono terribilmente trafficate. A Pino deviamo in direzione basilica di Superga: come sempre Giorgio si porta avanti, mentre io e Walter arranchiamo in religioso silenzio e<span> </span>studiata lentezza, come a voler risparmiare ogni oncia residua di energia. Tratti di discesa si alternano, aggravando la frustrazione di quella cima che non arriva mai. Più si sale, più il cielo si rannuvola, inizia anche a piovere. Arriviamo al controllo sotto un autentico diluvio, c&#8217;è nebbia e vento gelido. I ragazzi della vicina tabaccheria si sono offerti all&#8217;organizzazione per metterci i timbri, sono anche loro esasperati e bagnati come pulcini, ed annotano i nostri numeri di cartellino su un foglio completamente scolorito dall&#8217;acqua. Lì accanto c&#8217;è il tavolino imbandito per il tanto sospirato &#8220;Nutella-party&#8221;, è ormai ora di pranzo, ho appetito e mi ci avvicino con golosa curiosità, ma la triste sorpresa è che il pane è stato lasciato sotto il temporale e si è inzuppato, e il barattolo del prezioso nettare, dimenticato aperto, contiene anche&#8230; acqua piovana. Rimedio il poco pane che riesco a trovare ancora mangiabile, e mi faccio ugualmente un paio di fette spalmate con quel misto di acqua e cioccolata: al freddo e sotto il rombo dei tuoni, con la fame che ho va bene tutto&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Ci rivestiamo come possiamo e iniziamo la discesa verso Baldissero. Naturalmente, due tornanti sotto il controllo la strada è asciutta e non piove&#8230; Dobbiamo sciropparci la salita di Gassino prima di approdare sul brutto e noioso stradone che porta a Casale Monferrato. Inizialmente il vento è a sfavore e, come se non bastasse, faccio i conti con l&#8217;ennesima crisi di sonno. Combatto contro Morfeo e contro Eolo, è una lotta durissima, ma non voglio costringere i miei compari ad un&#8217;altra sosta. La mia tenacia ha successo: la crisi se ne va, e dopo Chivasso il vento &#8220;gira&#8221; dalla nostra parte. Possiamo spingere sui pedali e recuperare alla grande! Il nostro trenino ora fila che è un piacere, tutti diamo un contributo con cambi più o meno regolari. La pacchia dura praticamente fino al controllo di frazione Piagera, alle porte delle colline sul confine con la provincia di Vercelli. Giungiamo sotto il dehor del locale bar proprio quando inizia a scatenarsi un altro diluvio. Sono passate le tre del pomeriggio, e questo è l&#8217;ultimo timbro sulle nostre carte di viaggio prima dell&#8217;arrivo a Castano Primo, dal quale ci separano poco più di cento chilometri, qualche panino, i ruvidi commenti degli anziani del paese che ci guardano curiosi, tanto male alle gambe, un&#8217;insidiosa salita e&#8230; un nubifragio che non accenna a smettere.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Ripartiamo, infatti, che piove grosso come un braccio. La salita verso Gabiano è suggestiva, ma con pendenze brutali. La strada è ormai ridotta ad un ruscello di acqua, pietre e fango. Tuona forte, nessuno parla, io benedico dentro di me la scelta di aver equipaggiato la mia bici da cicloturismo con rapporti da mountain bike. Si arriva in cima, ma girata la curva c&#8217;è un&#8217;altra salita, poi un&#8217;altra ancora. Sembrano non finire mai, inframmezzate da insidiosissimi e brevi tratti di discesa a freni bagnati. Com&#8217;è frustrante impiegarci così tanto tempo a salire una collina, sapendo che poi in discesa non sarà possibile recuperare andando a tutta manetta! Poi, finalmente, la pianura: si attraversa il Po, gonfio come non mai, e si punta verso Trino, le risaie, la Lombardia e il sospirato traguardo. La pioggia sta mollando gradualmente il suo assedio. Mancheranno sì e no un&#8217;ottantina di chilometri, quando improvvisamente sento nuova energia nelle gambe: è il momento di scuotere la truppa e tirare la volata finale fra le risaie.</span></span><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Mi metto al comando e &#8220;tiro&#8221; ben volentieri i miei compagni di viaggio. Sono assolutamente determinata a concludere il brevetto prima del calar delle tenebre, ma non è uno sfizio, è una necessità: so benissimo, infatti, che il sonno, che con la luce del giorno bene o male ero riuscita a controllare, diventerà un nemico invincibile se mi farò sorprendere dal buio della nuova notte incombente. Senza soste, dritti come siluri, filiamo veloci con l&#8217;aiuto del vento a favore. In lontananza, verso la Lombardia, c&#8217;è una striscia di cielo azzurro che si riflette nell&#8217;acqua delle risaie e sull&#8217;asfalto bagnato. Mi sento incredibilmente serena, con il risultato in pugno.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Prima regola della risaia: la strada gira, e con essa anche il vento, Se ce l&#8217;hai a favore viaggi come una spina, ma se ce l&#8217;hai contro&#8230; non ti passa più. Seconda regola della risaia: non fermarti a fare pipì, o sarai aggredito da milioni di zanzare affamate che non risparmieranno un solo centimetro quadrato della tua pelle. Terza regola della risaia: se ti piacciono gli animali, non perderti lo spettacolo degli uccelli acquatici che popolano questo caratteristico ambiente della provincia del Nord Italia. Intanto ci raggiunge una coppia di randonneur, anche loro han dovuto fare i conti con il sonno, due battute veloci e poi li lasciamo andare. La nostra velocità di crociera ormai si è drasticamente abbassata, siamo tutti stanchi e dobbiamo accontentarci di procedere lenti, ma pur sempre costanti. Seppur spossata sono contenta. Il mio morale è alto, sono ancora lucida e incoraggio continuamente Walter e Giorgio. Dobbiamo riaccendere le luci delle biciclette a poco più di dieci chilometri dall&#8217;arrivo, quando i micidiali cavalcavia che girano intorno a Novara ci annunciano che il traguardo è lì, a portata di mano. Sembra un sogno.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">All&#8217;oratorio di Castano Primo la moglie di Walter, Nadia, ci accoglie con un sacco di feste: è fatta, si va a Parigi! Sono le 21.30 circa. Veniamo invitati dall&#8217;organizzatore a fare la doccia e a mangiare un piatto di pasta, e mi sembra una buona idea dato che, vista l&#8217;ora, mi toccherà schiacciare un pisolino in auto prima di buttarmi sull&#8217;autostrada in direzione Torino. Vado verso il parcheggio, e nel bagaglio della bici zuppo di pioggia trovo il cellulare letteralmente annegato. Non funziona più: è il secondo cellulare in un anno che distruggo in randonnèè per colpa dei temporali. Piuttosto seccata carico la bici in auto, prendo il necessario per lavarmi, l&#8217;acqua delle docce è tragicamente fredda, per fortuna la pastasciutta è ottima e abbondante, e c&#8217;è pure il vino. Poi saluto tutti, abbasso il sedile dell&#8217;auto e crollo subito in un sonno profondo. Riapro gli occhi a mezzanotte, mi sento sufficientemente lucida per mettermi alla guida. Ha ripreso a piovere a dirotto. Ripercorro a ritroso quell&#8217;ultimo tratto per raggiungere l&#8217;imbocco dell&#8217;autostrada, e tra i cavalcavia, la pioggia, il buio e il traffico, con mia sorpresa vedo dall&#8217;altra parte della strada le luci tremolanti delle biciclette di altri randonneur in arrivo. Ci sono ancora un paio d&#8217;ore prima dello scadere del tempo massimo, e mi si gonfia il cuore nel vedere questi ultimi coraggiosi concludere &#8220;vittoriosi&#8221; la loro avventura.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Siamo proprio una manica di pazzi, ma solo un randonneur può capire un altro randonneur.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Ci si rivede a Parigi!</span></span></p>
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		<title>RANDONNEUR A CHI?! Ovvero: tutto quello che avreste voluto sapere su questo strano modo di pedalare</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2007 13:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[(PESSIMI) CONSIGLI]]></category>

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		<description><![CDATA[In tanti mi avete chiesto: come si prepara un brevetto o una randonnèe in stile Audax, o una prova di ultracycling? Cosa significa, dal punto di vista organizzativo, fisico e psicologico, rimanere in sella così tante ore? Che differenze ci sono tra questo tipo di manifestazioni e le Granfondo agonistiche? Bene, ora vi racconto come [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=200&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">In tanti mi avete chiesto: come si prepara un brevetto o una randonnèe in stile Audax, o una prova di ultracycling? Cosa significa, dal punto di vista organizzativo, fisico e psicologico, rimanere in sella così tante ore? Che differenze ci sono tra questo tipo di manifestazioni e le Granfondo agonistiche? Bene, ora vi racconto come la vedo io.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">L’APPROCCIO MENTALE</span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;"></p>
<div id="attachment_507" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-507" title="sns-2004-cera-una-volta2" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/sns-2004-cera-una-volta2.jpg?w=210&#038;h=140" alt=" " width="210" height="140" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Non è ancora l’alba, è buio, bicicletta affardellata, le luci in funzione, si fa la coda al tavolino dell’organizzatore per il timbro di partenza sulla carta di viaggio, poi si va. Le prime pedalate sono quasi sempre lente, incerte, come se si avesse timore a tagliare il cordone ombelicale con l’automobile lasciata al parcheggio. Quando parto per una lunga distanza in bicicletta, la mia mente è sgombra. Sono IN VIAGGIO, e il viaggio in sé è piacere. Quella linea tracciata sulla cartina con l’evidenziatore è il senso stesso di ciò che sto facendo. Però…</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Com’è possibile credere di poter pedalare, ad esempio, per mille chilometri di fila? Il solo pensiero potrebbe condurre alla pazzia. Ma nell’ambiente dell’ultraciclismo gira una metafora: come si fa a mangiare un elefante? La risposta sbagliata è: «È impossibile!», quella corretta è: «Facendo tanti piccoli bocconi». Io non penso mai ai chilometri che devo ancora fare. Punto piuttosto a raggiungere simbolici traguardi intermedi &#8211; tipicamente i posti di controllo previsti sulla carta di viaggio, dove l’idea stessa di fermarmi un momento per rifocillarmi con un panino o un caffè mi aiuterà a rinnovare le energie fisiche e mentali per andare ancora avanti.</span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;">Poi è chiaro, stiamo parlando di una maniera estrema di intendere il ciclismo. Qui è tutto “estremo”: i chilometraggi, il sonno, la stanchezza, il dolore, la fame. E &#8211; demenziale! &#8211; tutto questo si sopporta senza che vi sia in palio nessun premio, se non la personale soddisfazione di aver chiuso il brevetto nel tempo massimo concesso. Fra i ciclisti “normali” c’è chi ci ammira, chi proprio non capisce, chi ci prende decisamente per matti. Personalmente ancora non ho capito come mai, alla fine di ogni randonnèe, dopo aver sopportato sofferenze indicibili e per certi versi assurde, tempo due giorni ed ho già voglia di ripartire. </span><em><span style="font-family:Arial;">«</span><span style="font-family:Verdana;">Randonneuring is addictive, isn’t it?</span></em><em><span style="font-family:Arial;">»</span></em><span style="font-family:Verdana;">, mi scriveva un amico olandese conosciuto all’ultima “Londra-Edinburgo-Londra”. Impossibile dargli torto.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Voglia di avventura e di viaggiare, curiosità, ma, anche, il gusto sottile di stare realizzando un’impresa, di sfidare se stessi andando a sondare i propri limiti fisici e, soprattutto, psichici: sono tutte motivazioni valide che possono far diventare randonneur un qualsiasi ciclosportivo, ma non sono le uniche, beninteso. Ognuno troverà le proprie, personalissime.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">LE QUALITÀ PERSONALI E L’ALLENAMENTO</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Ci sono un po’ troppi falsi miti e luoghi comuni al riguardo. La gente pensa che per fare le ultramaratone ciclistiche sia necessario avere “un fisico bestiale” e sobbarcarsi allenamenti inimmaginabili, e ancora adesso, quando racconto le mie avventure, c’è chi crede (anche tra gli sportivi!) che io sia una sorta di “donna bionica”. </span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">La realtà è un pochino diversa. Pratico sport fin da quand’ero bambina perché giocare e muovermi all’aria aperta è sempre stata per me una necessità a dir poco vitale. Tuttavia, nelle mie poche esperienze agonistiche non ho mai primeggiato in nulla: ricordo, in particolare, la mia partecipazione ad alcune Granfondo ciclistiche anche abbastanza prestigiose, dove annaspavo regolarmente fra le ultime tre-quattro posizioni di categoria. Fisicamente non sono certo un mostro anche se, fortunatamente, godo di buona salute. E allora? Com’è possibile che mi sobbarchi chilometraggi a quattro cifre in tappa unica?</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Nelle randonnèe non è indispensabile andare veloci come i professionisti o fare il record. Non c’è nessuna classifica. Ciò che conta maggiormente è la capacità di organizzare ed amministrare le proprie risorse psicofisiche in modo da concludere il percorso entro il tempo massimo, affrontando con coraggio le difficoltà e le eventuali avversità che Madre Natura (bontà sua) metterà di fronte. Un vero randonneur non si ritira se piove, questo è bene ricordarlo. Organizzazione, saldezza psicologica, una buona dose di testardaggine. Profonda conoscenza di se stessi, dei propri punti di forza e dei propri limiti. E una fortissima, incrollabile motivazione che, ovviamente, sta alla base di tutto: diversamente è troppo facile mollare il colpo alle prime difficoltà che, puntualmente, faranno sgradita visita. </span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Quanto all’allenamento, quando mi domandano come ci si prepara ad un’ultramaratona cicloturistica io rispondo semplicemente: «Pedala!». Non è una battuta, è che per poter stare in sella molte ore occorre allenare principalmente l’attitudine al fondo. Il mio allenamento-tipo consiste nel pianificare un percorso in anticipo, con l’ausilio di uno stradario, dopodichè parto all’alba e rientro al tramonto, dopo aver fatto anche 250 km comprensivi di qualunque cosa possano offrire le strade Italiane: montagne, campagna, provincia, luoghi di interesse storico e culturale, le noiose Statali (se proprio non se ne può fare a meno…) eccetera. L’alta velocità non è un requisito indispensabile, anche perché non tutti hanno la capacità di fare molti chilometri ad una media agonistica: solo pochissimi specialisti ci riescono. Io, che non sono un fenomeno, mi accontenterò di un’andatura regolare, senza perdere troppo tempo in soste, tenendo come riferimento i 25 kmh “cicloturistici” in pianura. Se il fine settimana viene dedicato principalmente all’uscita “lunga”, i ritagli di tempo che la normale vita di tutti i giorni concede possono essere utilizzati per i cosiddetti “lavori di qualità”, tipicamente la salitella di riferimento vicino casa fatta a ritmo sostenuto per stimolare il cuore.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Le uscite, poi, serviranno anche per testare i materiali e le soluzioni che utilizzeremo sulla nostra bicicletta negli appuntamenti che contano: per esempio, verificare la stabilità del portabagagli con le borse a pieno carico. Non fare queste prove preliminarmente potrebbe significare pentirsene amaramente quando ci si troverà in difficoltà nel pieno della battaglia!</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Naturalmente gli stessi brevetti cicloturistici, organizzati un po’ su tutto il territorio nazionale, possono costituire un eccellente</p>
<div id="attachment_508" class="wp-caption alignright" style="width: 213px"><img class="size-medium wp-image-508" title="paris-brest-paris-20032" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/paris-brest-paris-20032.jpg?w=203&#038;h=300" alt=" " width="203" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>allenamento per poter poi affrontare prove di chilometraggi più importanti. La “Parigi-Brest-Parigi”, la più importante manifestazione del genere che si svolge ogni quattro anni, prevede obbligatoriamente che gli aspiranti partecipanti si qualifichino superando i quattro brevetti sulle distanze classiche Audax: 200, 300, 400 e 600 km. Altre manifestazioni, come la “Londra-Edinburgo-Londra” e la “Sicilia No Stop” (tanto per citare le prime che mi vengono in mente), non prevedono l’obbligo di qualificazione ma, visti i chilometraggi in gioco – 1400 km per la prova britannica, 1000 per quella sicula &#8211; sarebbe da incoscienti partire senza essersi preparati adeguatamente. I brevetti da 400 e 600 km rappresentano un ottimo banco di prova, e danno a tutti la possibilità di testare le proprie risposte fisiologiche all’ultradistanza e alla notte. </span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">I MATERIALI</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Lezione prima, la perfetta bicicletta del randonneur deve essere comoda e robusta, ma leggera, dotata di un valido impianto di illuminazione per le tratte notturne, e di rapporti agili. Vietate le geometrie e gli assetti troppo “spinti” e corsaioli, la componentistica in carbonio o in ergal di dubbia affidabilità, le guarniture con dentature agonistiche, le ruote preassemblate ultraleggere ma troppo rigide, e impossibili da riparare al volo in caso di incidenti di percorso. “Benvenuto” ai telai in acciaio o titanio, alla guarnitura tripla (specie quella da mountain bike), alle ruote con raggiatura inox classica e copertoncini da 25”, ai “gel-pads” antivibrazioni sotto il nastro manubrio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">La bici deve prevedere un piccolo portabagagli per avere la possibilità di trasportare abiti di ricambio, piccole scorte di cibo e quant’altro. Personalmente sconsiglio lo zaino, in special modo in estate, perché sottrae preziosa areazione alla schiena, cosa che alla lunga può risultare fatale. Il campionario delle cose che un randonneur può portare con sé è decisamente vario, ed estremamente soggettivo. Io, ad esempio, per le randonnèe superiori ai 600 km non rinuncio alla saponetta e allo spazzolino da denti, e neppure al materassino autogonfiante da 370 grammi, per garantirmi un riposo confortevole anche sul rude cemento (quel poco che si riesce a dormire, s’intende…).</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;"></p>
<div id="attachment_509" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-509" title="anteriore-commuter1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/anteriore-commuter1.jpg?w=210&#038;h=158" alt=" " width="210" height="158" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Una menzione speciale la merita l’impianto luci. Se posteriormente può bastare il classico LED rosso, l’anteriore deve essere abbastanza potente da illuminare REALMENTE la strada. Io utilizzo il mozzo anteriore con dinamo incorporata, il cui faro alogeno da 3 watt illumina in maniera più che convincente, anche se “pago” in termini di attrito magnetico (a luce accesa) e di maggior peso del mozzo stesso rispetto ad uno tradizionale. Questo era senz’altro il miglior metodo di illuminazione fino a pochi anni fa, quando l’alternativa erano quei fanalini alogeni a batteria la cui autonomia era assai limitata nel tempo &#8211; non più di quattro ore, con conseguente, scomoda sosta al buio a metà nottata per la sostituzione degli accumulatori. Oggi vengono prodotti dei validi fanali da bicicletta che utilizzano la tecnologia LED &#8211; un solo bulbo luminosissimo ma a basso consumo, cosicchè un set di batterie può durare per più notti.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Altro dettaglio non trascurabile è rappresentato dall’abbigliamento. Sembra impossibile ma, quel che è sopportabile senza problemi in un giro da 200 km, non è affatto detto che lo sia altrettanto in un giro da 600 km. Il randonneur, non potendo portare con se il peso di un intero guardaroba, è condannato ad indossare lo stesso abbigliamento per giorni interi. Va da se che occorre mettere al bando tessuti ruvidi, tagli troppo aderenti o scomodi, elastici e cuciture che “segnano”. Ci vogliono articoli di taglio confortevole e fatti con tessuti morbidi e traspiranti, e, se la randonnèe si svolge in piena estate, di colore chiaro, compresi gli scarpini e la sella. Può sembrare un dettaglio da poco, ma in pieno luglio, quando sei stanco da non poterne più e la pelle del soprassella urla per le piaghe scoperte, non è affatto piacevole riaccomodarsi sul sellino nero arroventato dal sole dopo l’ennesima sosta alla fontana…</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Se di giorno fa caldo, di notte può fare MOLTO freddo. Quando si affrontano le randonnèe è indispensabile portarsi sempre</p>
<div id="attachment_510" class="wp-caption alignright" style="width: 149px"><img class="size-medium wp-image-510" title="lel-2005-gianni-pioggia" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/lel-2005-gianni-pioggia.jpg?w=139&#038;h=210" alt=" " width="139" height="210" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>appresso il necessario per coprirsisi: guanti invernali, una calda maglia con le maniche lunghe, gambali, un sottocasco termico per la testa. Si può partire con il bel tempo, ma i chilometri sono tanti, e “durante” può succedere di tutto! E infatti, prima o poi capita: che sia un breve temporale o un’intera giornata di acqua a catinelle, prendere la pioggia è un’altra esperienza-cardine del randonneur. Se fa caldo il disagio di pedalare bagnati viene minimizzato: dopo un po’ ti abitui e la pioggia non la senti neanche più. Ma all’inizio della primavera, di notte, o scendendo da una montagna, essere bagnati come pulcini può trasformarsi in un’esperienza terrificante. Perciò, l’abbigliamento antipioggia deve essere senza compromessi, impermeabile e traspirante, ma non ingombrante: si archiviano definitivamente le vecchie mantelline da ciclista che fanno sudare e non tengono l’acqua, si mette mano al portafogli e ci si procura una bella giacca in Gore-Tex, di quelle leggere che una volta ripiegate occupano pochissimo spazio. Utilissimi anche i sopra-pantalone dello stesso materiale, e non sarebbe male avere pure i guanti e i copriscarpe: ma in questo caso ci si può accontentare dei classici sacchetti di plastica per i piedi, e di guanti di gomma da cucina per le mani – da indossare sopra guanti in pile o di lana. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Il pantaloncino è una faccenda molto personale, ma penso di poter affermare senza timore di smentita che, come regola generale, non è il caso di risparmiare sulla qualità. Le donne preferiranno il tipo senza bretelle per evidenti motivi pratici: è davvero antipatico dover abbassare una salopette per fare pipì nel cuore della notte, quando sopra le bretelle hai indossato tre o quattro capi sovrapposti (più le bandelle rifrangenti)! </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">A proposito delle scarpe, molti randonneurs (tra cui la sottoscritta) utilizzano quelle da mountain bike, con sistema d’aggancio di tipo SPD e relativi pedali. La suola in gomma scolpita permette di camminare agevolmente nelle molte occasioni in cui si deve scendere di sella, per esempio ai controlli, senza il ridicolo (oltre che pericoloso) “effetto Paperissima” degli scarpini road con le tacchette Look. Qualcuno storcerà il naso, ma una buona scarpa da cross country (lasciate perdere quelle “freeride” o da cicloturismo puro, che sono troppo morbide) ha la suola rigida quanto uno scarpino road, per cui non si perderà in efficienza di pedalata, e non si rischieranno tendiniti o altre infiammazioni, neppure dopo molti chilometri.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">L’IGIENE E L’AMOR PROPRIO</span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Personalmente ho constatato, alla faccia di chi crede che i randonneur siano dei vagabondi puzzolenti e inselvatichiti, che l’igiene e la cura del proprio corpo, durante queste manifestazioni estreme, possono fare la differenza tra il fallimento e il successo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;"></p>
<div id="attachment_511" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-511" title="ardechoise-bucato1" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/ardechoise-bucato1.jpg?w=210&#038;h=158" alt=" " width="210" height="158" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Imperativo primo, occorre tenere ben pulita la zona del soprassella: ogni volta che “si va al bagno”, che sia la turca di un bar o un cespuglio, si va di salviettine detergenti. Per prevenire le temibili piaghe al soprassella ogni ciclista ha il suo “segreto” e le sue incontestabili abitudini. La mia esperienza è che, più che applicare pomate e cremine varie, che possono favorire la macerazione della cute e lo sviluppo di batteri, aiuta molto di più lavarsi e cambiare i calzoncini. Nelle randonnèe di più giorni porto con me un secondo pantaloncino, che cambio più o meno ogni ventiquattro ore (previa doccia) lavando al contempo quello usato, che verrà legato alla bicicletta in modo che si asciughi per il cambio successivo, e via così. Non dimentichiamo, infatti, che il sale del nostro sudore è molto irritante, pertanto deve essere rimosso regolarmente.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Nelle randonnèe più lunghe è quasi sempre possibile farsi una doccia nei luoghi di controllo, spesso allestiti dell’organizzazione presso scuole, oratori o centri sportivi. E poi? Durante la giornata, se si ha occasione di imbattersi in una fontana, ci si lava la faccia e le mani, nulla più. Qui non c’è molto spazio per la civetteria…</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">IL RAPPORTO CON LA SOLITUDINE</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Molti mi chiedono come mai pedalo quasi sempre da sola. Secondo il mio punto di vista il randonneur è, per definizione, un</p>
<div id="attachment_512" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-512" title="lel-2005-gianni-gabrieli-conquering-yad-moss-for-the-second-time" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/lel-2005-gianni-gabrieli-conquering-yad-moss-for-the-second-time.jpg?w=210&#038;h=158" alt=" " width="210" height="158" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>solitario, un autosufficiente, un anarchico che se la cava sempre da solo e segue il proprio ritmo, le proprie esigenze e basta. Qui i “succhiaruote” sono fuori posto, e questa è una delle grandi differenze tra il randonneur e l’agonista. Fondamentalmente, il nocciolo della questione è che non c’è un viaggiatore uguale all’altro: c’è chi ha il passo più spedito, chi non dorme mai, chi ha bisogno di soste più frequenti, chi mangia pedalando, chi vuole fermarsi in trattoria per cena, chi non va avanti se prima non si è fermato al bar per un caffè… Insomma, per quanto affiatamento vi sia, è davvero complicato credere di poter fare una “Parigi-Brest-Parigi” da 1250 km con un gruppo di amici rimanendo compatti e in armonia dall’inizio alla fine: la mia esperienza mi ha insegnato che si rischiano conflitti terribili e, anche, il non raggiungimento dell’obbiettivo. Non è cattiveria, è sano egoismo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Tuttavia nell’ambiente ci sono varie scuole di pensiero al riguardo. Conosco dei randonneur che formano coppia fissa da anni, e sono più fedeli, leali ed affiatati che marito e moglie: sono quelle che io chiamo le “alleanze storiche”. Spesso, poi, succede che lungo il tragitto si formino spontaneamente dei gruppi di ciclisti che, alla lunga, hanno “livellato” le rispettive andature, fino ad arrivare al traguardo insieme dopo aver condiviso molti chilometri. Bisogna poi considerare il fattore psicologico. Per alcuni (tipo me) la solitudine è una compagna discreta e tutto sommato sopportabile. Per altri invece essa è insostenibile, e sono quelli sempre alla ricerca di qualcuno con cui pedalare, anche a costo di rallentare l’andatura. Il gruppo, inoltre, oltre a rappresentare un valido aiuto “tecnico” quando si affrontano lunghi tratti pianeggianti con vento contrario, oppure nei pericolosi tratti notturni (un gruppo di ciclisti è senz’altro più visibile sulla strada rispetto a uno singolo), può costituire un potente sostegno morale nei momenti di difficoltà e di sconforto. Io conosco molti randonneur, specie del Nord Italia, e quando ci ritroviamo alle manifestazioni è sempre un piacere. Non pretendo che facciano strada con me, ma spesso sono loro che, pur essendo più forti, rallentano il passo e mi aspettano per il mero piacere di affrontare in compagnia le lunghe ore in sella.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">IL RAPPORTO CON LA NOTTE E IL SONNO</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"></p>
<div id="attachment_513" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-513" title="lel-2005-notte" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/lel-2005-notte.jpg?w=300&#038;h=225" alt=" " width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Pedalare di notte è il vero battesimo di fuoco del randonneur, quello che fa la differenza rispetto ad un ciclista “normale”. La notte riassume in sé tutte le emozioni e le sensazioni più forti: paura, sconforto, stanchezza, poesia, magia. Ma è (anche) pericoloso, inutile girarci intorno. La cosa migliore è affrontare i tratti notturni insieme ad altri ciclisti, che siano i compagni di viaggio di sempre o randonneur conosciuti occasionalmente sul momento. Quando sei alle prime esperienze, le automobili che senti arrivare da dietro ti tolgono il respiro. Ogni auto una preghiera. Poi ci sono le buche sull’asfalto, quelle che forse non puoi vedere malgrado tutti i fanalini di questo mondo. E il percorso da rispettare – al buio non si vedono i cartelli stradali, e in un brevetto Audax mancare un bivio può significare andare fuori strada di parecchi chilometri e compromettere l’omologazione della prova. Comunque, con l’esperienza ci si abitua a tutto. E può capitare di finire in certe stradine di provincia, fuori dal traffico delle Statali, tutto intorno un gracidar di rane e frinire di grilli. Milioni di lucciole, i profumi dell’estate nell’aria, così differenti da quelli che si sentono di giorno. Nel cespuglio di fianco, o giù nel fossato, qualcosa si muove: cinghiali? Topi? Uccelli notturni? La sorpresa supera la paura, non avresti mai creduto che di notte vi fosse così tanta vita in libertà. La luna piena, benevola, illumina la campagna con la sua pallida luce. È tutto bellissimo, finchè un senso di umidiccio e di schifo non ti invade completamente, tanto da non farti desiderare altro che l’arrivo dell’alba: in fondo, siamo pur sempre animali diurni… </span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">È l’alba, hai centinaia di chilometri alle spalle. Arriva la crisi di sonno. La velocità è bassa, ti si chiudono gli occhi, non capisci più niente. Cerchi di resistere. I bar cominciano a riaprire i battenti, e questa notizia, insieme al sorgere del sole, è sempre accolta con un sollievo particolare. Un caffè espresso, una buona prima colazione, il profumo delle brioches appena sfornate, tutte piccole cose che aiutano a riprendersi e a scrollarsi di dosso l’umidità e lo sconforto della notte.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Sfatiamo una leggenda: non è vero che nei giorni precedenti una randonnèe ci si deve allenare a stare svegli. È una stupidaggine colossale, NON è possibile allenare la privazione di sonno. La settimana precedente un appuntamento di ultraciclismo è buona norma, semmai, seguire ritmi regolari e non stressanti, fare vita da atleta, a nanna presto tutte le sere, e partire per la nostra avventura il più possibile riposati.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"></p>
<div id="attachment_516" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-516" title="immag027" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/immag027.jpg?w=300&#038;h=240" alt=" " width="300" height="240" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>ll rapporto con il sonno tuttavia è molto soggettivo. Ci sono randonneurs che possono pedalare per parecchie ore di seguito, e altri che, invece, hanno bisogno di pisolini frequenti. Io appartengo alla categoria di quelli che resistono senza problemi durante le ore diurne, ma crollano irrimediabilmente appena tramonta il sole. Per cui, se la randonnèe dura più di due giorni, la pianifico avendo cura di pedalare il più possibile durante il giorno, e di far coincidere le soste deputate al riposo con le ore di buio, possibilmente al sicuro nei posti di controllo. Ho visto gente “dormire” ovunque: assai illuminante era, in questo senso, la fotografia che divenne il simbolo dell’edizione del 1999 della “Paris-Brest-Paris”, che ritraeva un randonneur addormentato in piedi in una cabina del telefono… Durante una crisi di sonno, una breve sosta per chiudere gli occhi, anche solo dieci minuti, tante volte può bastare, ma si tratta di un ripiego temporaneo. Ricordo ancora una volta che il sonno è una funzione ESSENZIALE per la vita, come bere e respirare, pertanto, se la randonnèe dura più di due giorni, è impensabile credere di riuscire ad arrivare alla fine senza qualche ora di sonno “vero” (non semplice dormiveglia). Quante ore? Dipende dal tempo che si ha a disposizione. I più veloci potranno prendersi il lusso di fermarsi un po’ di più, mentre i più lenti dovranno stare molto attenti ad ottimizzare ogni minuto. Se ci si deve fermare di notte occorre coprirsi, poiché è molto facile andare in ipotermia. Tipicamente il “letto” del randonneur è la mitica coperta di sopravvivenza, quel foglio di plastica argentato/dorato molto leggero che però ha la capacità di trattenere il calore corporeo, consentendo un minimo di comfort per un pisolino-lampo. Tuttavia, nelle randonnèe più lunghe ho visto qualche cicloturista lungimirante portare con se un vero sacco a pelo. Ognuno deciderà come equipaggiarsi, soprattutto in base alle proprie esigenze ed alle ore di sonno che pensa di fare. Una cosa è certa: è inutile decidere di fermarsi a dormire due ore, se in quelle due ore poi non riesci a chiudere occhio perché hai freddo o sei scomodo sul duro cemento. Avrai buttato via due ore! Per cui, anche se può sembrare un assurdo peso supplementare da caricare sulla bici, portarsi un piccolo sacco a pelo o un materassino ultraleggero alla distanza potrebbe rivelarsi una mossa vincente.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">L’uso di sostanze eccitanti come caffè e guaranà è, secondo la mia esperienza, da limitare: la caffeina altera i naturali ritmi sonno-veglia, e non bisogna abusarne. L’organismo ha le sue esigenze, va trattato bene e rispettato, sennò prima o poi si vendica. Di fronte ad una grave privazione di sonno non basteranno tutti i caffè del mondo a salvarti: bisogna fermarsi a dormire.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">MANGIARE</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Io sto ancora facendo delle scoperte su questo argomento, che comunque rimane (tanto per cambiare…)</p>
<div id="attachment_514" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-514" title="lel-2005-giorgio-beluzzi-enjoying-his-meal-at-control-in-thurlby" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/lel-2005-giorgio-beluzzi-enjoying-his-meal-at-control-in-thurlby.jpg?w=225&#038;h=300" alt=" " width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>molto soggettivo. Quando i chilometraggi si fanno severi dimenticate le barrette che mangiavate durante le Granfondo. Questa roba “da gara” farà a malapena il solletico al gargarozzo. Per fare ultradistanze bisogna mangiare cibi veri, altroché. Consumi calorie e le rinnovi in continuazione, il recupero è un ciclo continuo, non puoi permettere al tuo organismo di finire “in riserva”, o sono guai seri. Precedenza assoluta, ovviamente, ai carboidrati complessi, sottoforma di panini poco elaborati, focacce, e, se il tempo a disposizione lo consente, anche una bella pastasciutta consumata in qualche trattoria lungo la strada. Ai più golosi (come me) la bicicletta farà sicuramente venire voglia di dolci, e le classiche crostatine confezionate o dei semplici biscotti troveranno senz’altro posto nel bagaglio della bici: a metà strada farà molto piacere sapere di averli. La frutta disidratata (fichi, albicocche, prugne…) non è male: occupa poco spazio, è energetica e digeribile, inoltre apporta un certo quantitativo di fibra, utile per non “impigrire” l’intestino.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Poi si approfitta di ciò che si trova in giro, cercando ovviamente di restare nei limiti di cibi già collaudati, e della cui tolleranza individuale siamo sicuri. Con il gran caldo gli articoli più gettonati saranno la Coca-Cola ghiacciata e i gelati nei bar, ma in estate è buona norma non scordare di mettere nelle borse dell’integratore salino in polvere da diluire nell’acqua della borraccia. A questo proposito ho notato che molti randonneurs hanno l’abitudine di consumare, durante la classica sosta al bar, delle comunissime patatine chips: il sale in esse contenuto aiuterà a prevenire il pericoloso fenomeno dell’iponatremia (eccessiva diluizione del sodio nel plasma), che in situazioni di caldo estremo porta a bere in modo compulsivo e, se ci si limita alla semplice acqua di fonte senza rimpiazzare i sali perduti, provoca ritenzione idrica, malfunzionamento dei reni, crampi e dolori in tutto il corpo, fino al danno cerebrale e al coma nei casi più gravi. Capìta la morale? Quando le temperature e i chilometraggi si fanno estremi, non bisogna scherzare con i sali minerali!</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Un’ultima annotazione. Ho notato che durante uno sforzo fisico estremo come un’ultramaratona ciclistica sono frequenti le “fiacche” in bocca e le piaghe e screpolature alle labbra. Non ho ben chiara l’origine di questi dolorosi inconvenienti, ma sospetto che la fatica prolungata nel tempo provochi un consumo abnorme di vitamine, ed un calo drammatico delle difese immunitarie. Secondo la mia esperienza ho avuto dei miglioramenti semplicemente consumando frutta fresca ogni volta che è stato possibile (spesso viene gentilmente messa a disposizione dall’organizzazione ai controlli). Inoltre può essere una buona idea portarsi al seguito qualche pastiglietta di multivitaminico tipo Multicentrum.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">L’ARRIVO</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Quando si torna al punto di partenza e si riconsegna la carta di viaggio per l’ultimo, fatidico timbro, gli stati d’animo possono essere i più svariati: euforia, depressione, stanchezza estrema, nervosismo. La medaglia smaltata &#8211; conquistata con tanta fatica ma pagata moneta sonante al banchetto del controller, come ogni servizio nel mondo delle randonnèe Audax &#8211; brilla nella mano, ma ci vuole ancora un po’ di tempo prima di realizzare la grandezza dell’impresa fatta. La priorità va ad una bella doccia, per togliersi di dosso i vestiti luridi e tutti gli odori di cui la pelle si è impregnata durante il viaggio: il grano maturo, l’acqua marcia delle risaie, la merda dei campi e dei porcili, la strada, la notte. Non c’è un solo muscolo che non faccia male, e mentre lentamente ci si lava, si scoprono man mano e si contano con metodo i danni: le piaghe, i foruncoli, le scottature del sole. Poi forse ci vorrà un buon sonno, e un periodo variabile di tempo per recuperare. C’è tempo per mangiare, per i ricordi e per le telefonate ad amici e parenti: ora bisogna staccare decisamente la spina. La bicicletta la si pulirà poi, con calma&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">E PER FINIRE…</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">- Se vi capita di forare, o di avere un guasto alla bicicletta, non demoralizzatevi e non perdetevi d’animo: sono cose che possono benissimo capitare durante qualsiasi pedalata. Poiché nelle randonnèe l’assistenza meccanica non è prevista e occorre arrangiarsi, imparate per tempo a fare piccole riparazioni d’emergenza: non solo sostituire una camera d’aria, ma anche raddrizzare col tiraraggi una ruota danneggiata, smagliare e riparare una catena rotta, cambiare la lampadina bruciata del fanale. Va da se che occorre prevedere, tra le cose da portarsi dietro, un kit minimo di attrezzi e ricambi. In ogni caso è tassativo partire con la bicicletta in ordine, e con componentistica in buono stato e non “sfinita”.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">- Piccole cose utili da non dimenticare: fotocopie delle mappe dei luoghi che si vanno ad attraversare, campioncini di sapone, crema idratante per la pelle e/o crema solare, il burrocacao, una bustina di medicinale per lo stomaco, un’altra di antidolorifico (da utilizzare solo in casi estremi), un piccolo asciugamano di quelli ultraleggeri in microfibra, sacchetti di plastica da usare in caso di pioggia, affinchè i vestiti di ricambio e il cellulare non si bagnino nelle sacche della bici.</span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">- Sempre a proposito di pioggia, ricordate che la carta di viaggio, le mappe e il foglio con il percorso, se si bagnano, diventano INSERVIBILI, con le drammatiche conseguenze che si possono immaginare. Imbustate tutto dentro sacchetti trasparenti, di quelli che si usano per congelare i cibi, e sigillateli accuratamente. Al primo rimbombar di tuoni ringrazierete la vostra lungimiranza…</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin:0;">
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin:0;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">- L’impianto di illuminazione della bicicletta deve prevedere sempre una seconda fonte “d’emergenza”. Normalmente essa è costituita da una lampada frontale tipo quelle da alpinismo, montata sul casco. Essa sarà molto utile per leggere le mappe, i cartelli stradali, o eseguire delle riparazioni (si fora anche di notte!) nell’oscurità.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">- È buona norma, per non rischiare di sbagliare strada, tenere il foglio con il percorso (volgarmente detto</p>
<div id="attachment_515" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-515" title="ardechoise-pericolo-randonneur-2" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/ardechoise-pericolo-randonneur-2.jpg?w=225&#038;h=300" alt=" " width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>“roadbook” o, all’inglese, “routesheet”) proprio sul manubrio, per una pronta lettura. Può sembrare un dettaglio… ma non lo è, e gli errori di percorso si pagano cari!</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">- Non smettete mai di sperimentare nuove soluzioni: alimentazione, equipaggiamento, abbigliamento, piccole innovazioni tecniche… Tutto può essere migliorato con l’esperienza.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">- Come vincere la “noia” delle molte ore da passare in sella? Non fissate per tutto il tempo il vostro copertone anteriore: alzate gli occhi, e godetevi il paesaggio. Siete in viaggio, ed ogni luogo attraversato ha sicuramente qualcosa di bello da offrire, che sia un volo di uccelli, un albero secolare o un’antica cascina con la meridiana sul muro. Imparate anche qualche canzone da cantare allegramente, vi aiuterà a stare svegli! Se siete stonati, approfittate delle molte occasioni che vi saranno lungo la strada per socializzare e scambiare quattro chiacchiere con altri randonneur. Se fate delle randonnèe all’estero sarà divertente ed istruttivo rispolverare le reminiscenze scolastiche delle lingue straniere, dialogando con viaggiatori di tutto il pianeta. Saranno esperienze meravigliose che vi porterete nel cuore per sempre, più della sofferenza patita. Buona strada!</span></p>
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		<title>NERVIANO 200, 4 marzo 2007 &#8211; La truppa Piemontese alla conquista di Parigi</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2007 08:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micronauta</dc:creator>
				<category><![CDATA[RANDONNEE VARIE]]></category>

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		<description><![CDATA[«Tèla chi la Silvia!», la tipica espressione locale mi strappa un largo sorriso divertito. E&#8217; Paolo, randonneur di Rho, barba canuta e occhi chiari, alcuni chilometri condivisi qua e là in varie manifestazioni in giro per l&#8217;Italia. E&#8217; un incrociarsi di saluti, occhi, sorrisi, mani, braccia, dialetti, mentre siamo in coda all&#8217;accredito nella luce vivida [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=micronauta.wordpress.com&blog=220338&post=197&subd=micronauta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;"><span><a title="immag002.jpg" href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/immag002.jpg"></a><a title="immag010.jpg" href="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/immag010.jpg"></a><img style="width:300px;height:240px;" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/immag002.jpg?w=300&#038;h=240" alt="" hspace="10" vspace="10" width="300" height="240" align="left" />«</span></span><em><span style="font-family:Verdana;">Tèla chi la Silvia!</span></em><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, la tipica espressione locale mi strappa un largo sorriso divertito. E&#8217; Paolo, randonneur di Rho, barba canuta e occhi chiari, alcuni chilometri condivisi qua e là in varie manifestazioni in giro per l&#8217;Italia. E&#8217; un incrociarsi di saluti, occhi, sorrisi, mani, braccia, dialetti, mentre siamo in coda all&#8217;accredito nella luce vivida dell&#8217;alba che promette una bella giornata di primavera anticipata. Ci sono tutti i vecchi amici, è un’allegra rimpatriata, non c&#8217;è che dire.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Io ho un rapporto strano con Milano. Intendiamoci, i Milanesi non <img style="width:200px;height:120px;" src="http://micronauta.files.wordpress.com/2007/03/immag010.jpg?w=200&#038;h=120" alt="All'accredito" hspace="10" vspace="10" width="200" height="120" align="right" />mi hanno fatto niente e, anzi, mi sono simpatici. Ma quando mi tocca venire qui, non sono mai tranquilla. Non digerisco quella sensazione di metropoli gigantesca che ti inghiotte nella ragnatela delle sue strade e non ti molla più. Da brava torinese provo un mostruoso complesso di inferiorità nei confronti del capoluogo lombardo. Curiosamente, stavolta non mi sono persa come gli altri anni e, una volta lasciata l&#8217;autostrada all&#8217;altezza di Arluno, la stella cometa mi ha miracolosamente guidata senza errori al ritrovo di Nerviano, periferia ovest del Grande Buco Nero. Per cui la giornata è cominciata bene.</span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;">Più indietro, in coda, ci sono Gianni (Biella) e Walter (Alba). Abbiamo già deciso che faremo il brevetto insieme. C&#8217;è da staccare il primo ticket per il grande sogno della &#8220;Paris-Brest-Paris&#8221;, tantovale farlo in compagnia. Così, dopo la paziente attesa per il primo timbro sulla gialla carta di viaggio, attendo ancora appena fuori dal cancello dell&#8217;oratorio che arrivi il resto della &#8220;truppa Piemontese&#8221;, e intanto mi sfilano davanti le divise variopinte dei tanti randonneur presenti giunti da ogni località. Fossanorhonervianoaresemilanolainate. Albavicenzagarbagnategallaratepontedecimo. Ecco gli occhiali di Gianni e i lunghi capelli di Walter, con il saluto di sua moglie Nadia: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">&#8230; E riportamelo intero!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. In che senso??</span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;">&#8220;Quelli forti&#8221; sono già anni luce avanti quando noi agganciamo il pedale e ci avviamo con tutta calma. Il percorso del brevetto è pressapoco lo stesso da anni &#8211; duecento chilometri girando intorno alla città di Novara attraverso il Parco del Ticino, le risaie e la Lomellina. Siamo nel gruppo di &#8220;quelli che non hanno fretta&#8221;, ciononostante si viaggia ai trentaquattro all&#8217;ora, ciononostante riusciamo ancora a parlare coi vicini, salutare al volo, scherzare: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Ti ricordi quella volta, a quel brevetto, quando&#8230;</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">, e giù a ridere. Dopo i primi cinquanta chilometri e la sosta al controllo di Suno la nostra media sul contachilometri è di ben 29 kmh. Da qui in avanti il gruppone si sgrana e, com&#8217;è naturale, si formano piccoli gruppi con andatura omogenea. Gianni sfoggia una forma invidiabile, si è allenato per tutto l&#8217;inverno sulle salite dietro casa. Io non mi sento malaccio, tuttavia sono un po&#8217; preoccupata per quel mese e mezzo di allenamenti mancati quando ho messo su casa, e un brevetto da duecento chilometri ad inizio stagione, con soli millequattrocento chilometri nelle gambe, non è possibile prenderlo alla leggera. Ma smetto di lamentarmi quando Walter, superando un cavalcavia nascondendo a stento una smorfia sotto la folta barba, mi fa: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Sarà dura per me&#8230; Ho appena duecento chilometri nelle gambe&#8230;</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">.</span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;">Le amene strade di campagna si snodano sotto il caldo sole cambiando spesso esposizione, e quando il vento è contrario sono dolori, specialmente per Walter, che oltre a pedalare deve fare i conti col riacutizzarsi di vecchie ferite di passati incidenti in bicicletta. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Dài, manca poco al controllo di metà percorso&#8230; Lì l&#8217;organizzatore mi ha detto che ci sarà un ristoro, potremo mangiare e riposare un momento!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Le ultime parole famose. Arriviamo a Celpenchio e, dopo aver fatto apporre il prezioso timbro sulla carta di viaggio, gli organizzatori ci offrono delle mele. Veramente vorrei qualcosa di più sostanzioso, tipo una merendina. Almeno una banana. </span><span><span>«</span><em>Ghe n&#8217;è p<span>ü</span>&#8230; </em>S</span><span style="font-family:Verdana;">i sono mangiati tutto!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Come, scusa? E io dovrei pedalare A MELE?!? Mi aggiro sconsolata fra i cartoni pieni di spazzatura, è vero, non c&#8217;è rimasto più niente, I PRIMI SI SONO MANGIATI TUTTO. Walter non fa una piega e si stende al sole con un panino dei suoi, io addento mogia una di quelle mele e poi estraggo dal mio zainetto qualche residua barretta. Miracolosamente un organizzatore trova un&#8217;ultima banana fra i cartoni e me la sporge: </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Una banana non si nega mai a una signora!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. Hm, che ridere. La divido fraternamente con gli altri, riempiamo le borracce col poco integratore rimasto nel fondo delle taniche, salutiamo e ripartiamo. A Parasacco, ricordo, una volta facevano il controllo presso un ristorante che fa un&#8217;ottima crostata casalinga, per cui&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Guarda che non puoi volare!&#8230;<span><span>»</span></span>. Gianni mi deride, mentre cerco di pedalare senza mani per poter aprire le braccia a mo&#8217; di aeroplano. No, non ci riuscirò mai, però non è vero che non volo. Io sto già volando, e mentre guardo quell&#8217;infinito orizzonte di campagna e cielo azzurro penso che le randonnèe non siano adatte a chi soffre di agorafobia. L&#8217;occhio spazia e si perde, è uno spettacolo mozzafiato. Ci sorvolano volatili di ogni genere, tra cui i trampolieri, sovrani incontrastati di queste zone di risaie e canali zeppi di pesci e anfibi. E ci sono gli amici vicini. In quel preciso istante è come riconciliarsi con la bicicletta, col mondo, con la vita, dimenticando la fatica, il vento contrario e quel traguardo ancora lontano.</span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Verdana;">A Parasacco stavolta il controllo non c&#8217;è, sostituito da un controllo segreto che avremo trovato più avanti. Però c&#8217;è sempre il ristorante, e io ho bisogno di comprare qualcosa di consistente da mettere sotto i denti. Dunque, prima di affrontare l&#8217;ultimo quarto di brevetto, decidiamo di rifocillarci come si deve. Walter ne approfitta anche per riposare, stringe i denti, conosco la sua proverbiale &#8220;tigna&#8221;, sa soffrire e non è certo tipo da gettare la spugna. Lo ammiro molto, mentre ruminiamo i nostri panini e parliamo del più e del meno. </span><span style="font-family:Verdana;"><span>«</span></span><span style="font-family:Verdana;">Signori, debbo richiamarvi all&#8217;ordine&#8230; Sono quasi le 16, dobbiamo muoverci o rischiamo di fare gli ultimi chilometri al buio!</span><span style="font-family:Verdana;"><span>»</span></span><span style="font-family:Verdana;">. La sola idea fa rabbrividire Walter, nessuno di noi è equipaggiato con le luci sulla bicicletta, per cui ci rimettiamo sulla strada di buzzo buono. La sosta ci ha fatto bene, e Walter addirittura guida il trio tenendo un&#8217;andatura cicloturistica più che dignitosa. In provincia di Pavia passiamo il suggestivo &#8220;ponte delle chiatte&#8221; sul Ticino, ridacchiando delle barche in verità un po&#8217; in secca vista la scarsità d&#8217;acqua di questo strano inverno. Il controllo segreto, l&#8217;affollata ciclabile lungo il Naviglio, il passaggio a livello, gli ultimi interminabili chilometri, Arluno, Parabiago, Gianni tira l&#8217;ultima volata e approdiamo al quartiere Gescal di Nerviano dopo le 18 e ormai al limite della visibilità. </span><span style="font-family:Verdana;">E tutto finisce davanti al tavolino dell&#8217;ultimo timbro, fra nuove strette di mano, baci, abbracci, complimenti e saluti. E un &#8220;bravi&#8221; ai miei compagni di viaggio, è dovuto.</span></span></p>
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