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Per fortuna la storia, per il momento, è a lieto fine: è stato sufficiente fare uno scambio di ruote, una cura a base di 64 raggi in acciaio inox per domare questa macchina da corsa e farle tirare fuori la sua anima da Granturismo. La Bianchi l’avrebbe concepita proprio per le lunghe distanze. I casi sono i seguenti: 1) questi signori non sanno niente di “lunghe distanze”; 2) fino adesso ho pedalato su biciclette fatte col burro; 3) in questi cinque anni il mondo dei telai in carbonio è cambiato radicalmente e io mi sono persa qualcosa…
Rassegnamoci, la fibra di carbonio è un materiale fantastico ma schizofrenico, più vado avanti e meno ci capisco. Ad ogni modo, anche se c’è voluto un po’ per addomesticarla, adesso mi piace. Fila come un razzo senza spaccarti la schiena, in piedi sui pedali ringhia come un mastino, in discesa è divertente e precisa. Il nome mi è sempre piaciuto, è ricco di suggestioni ed evoca alla perfezione il nostro mondo fatto di orizzonti asfaltati sempre più lontani. Inoltre suona bene in questo ciclomercato pieno di altisonanti nomi anglosassoni o – peggio ancora! – infarciti zeppi di “K” cacofoniche e irritanti. Ecco, finalmente un bel nome italiano: un plauso alla Casa biancoceleste.
Ecco la presentazione del telaio da parte di Bianchi:
“Grazie all’utilizzo di fibre ad altissimo modulo Toho UM40 ed alla nanotecnologia applicata al carbonio, il nuovo telaio raggiunge elevati livelli di performance in termini di rigidità/peso. Su questo modello è stata implementata anche la tecnologia attiva BAT che garantisce un bilanciamento tra la rigidità torsionale, a cui è soggetto il telaio durante la pedalata, e l’assorbimento delle vibrazioni in verticale del carro. Inoltre la tecnologia K-VID utilizzata, grazie a gli inserti in Kevlar che assorbono le vibrazioni, aiuta a ridurre l’affaticamento del corridore ed a migliorare l’aderenza sulla strada. Il telaio nel suo complesso ha un peso di 1,080 chilogrammi. Per questo modello è stata studiata anche una nuova forcella full carbon con foderi “semi diritti”, per migliorarne la reattività, che pesa soltanto 365 grammi.”
Il gruppo montato è ancora il “vecchio” Ultegra Grey Triple con guarnitura Stronglight “compact più rampichino” 46-34-24. Le periferiche sono tutte nuove e, ancora una volta, sono marchiate Ritchey WCS. La sella è SMP Avant. Peso complessivo con ruote tradizionali intorno a 8,4 kg. Ultima “chicca”: un nuovissimo borsello per gli attrezzi che reca incorporati i LED rossi. Idea luminosa!
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Velo45 detto,
7 novembre 2009 @ 19:01
Ciao.Bella bici complimenti !Certo che se lo dici tu che non e’ molto confortevole, qualcosa di vero c’e’ sicuramente.
PS: eri mica sulla ciclostrada che unisce Volvera a Piossasco questa mattina ?
Fabiozen detto,
11 novembre 2009 @ 11:21
Ciao Silvia,
complimenti per la bici. Io sono ancora dell’ idea che il carbonio non sia per i randagi, anche io ne ho una fatta “apposta” per le lunghe distanze, una Specialized Roubaix, ma quando i chilometri sono tanti prendo sempre la mia cara vecchia bici in acciaio, e a comfort non ci sono paragoni!
Posso chiederti che ruote hai messo?
Ciao,
Fabio
micronauta detto,
12 novembre 2009 @ 08:26
Le ruote sono delle assemblate mozzi Ultegra – cerchi Ambrosio Excellight 32 fori – raggi ACI inox.
La bici in acciaio che usi per le rando ha la forcella in acciaio o in carbonio?
Ciau. SILVIA
Fabiozen detto,
12 novembre 2009 @ 16:27
Forcella in acciaio, se vuoi vederla basta che dai un’ occhiata al blog. Mi sa che per la bici in carbonio seguirò la tua strada, cerchi a raggi inox e vediamo se migliora! Grazie, ciao
Fabio
Diego detto,
2 dicembre 2009 @ 12:00
Ciao,
ho letto i tuoi racconti, sono veramente interessanti ed ina lcuni casi illuminanti. Sono affascinato anch’io dalle randonnee ma finora ne ho fatta solo una da 200 km. E’ realtivamente poco che vado in bici, un anno più o meno e pensavo di prepararmi per la Sicilia no stop 2010. Tutti me lo sconsigliano perchè è troppo presto. Vorrei capire però come faccio a capire se sono in grado di farcela o meno. La velocità media alla fine che hai fatto tu quant’è? Quanto hai dormito in ore? Ogni quanto tempo ti fermavi? Hai avuto problemi di tipo articolare e/o muscolare? Capisco anche che in 1000 km può succedere di tutto e non si può mai essere certi di farcela, però se è possibile vorrei avere un tuo parere, visto che ti sei occupata finora di fare valida divulgazione in merito.
grazie, Diego
obertan detto,
8 gennaio 2010 @ 01:04
Cara Signora Maicronauta, le faccio tanti complimenti per l’ottimo sito, ho trovato tanti consigli utili per un novellino quale sono. Avrei due domande da porle sulla bicicletta con la quale mi accingo la prossima primavera ad affrontare il mio primo brevetto. Ho visto la sua nuova bicicletta in carbonio che assomiglia molto alla mia nuovissima, dalla quale differisce per tre particolari importanti: corone della guarnitura, la mia compact 38/34 + priva del 24, mi consiglia di farlo aggiungere? Posizione delle leve dei comandi cambio e freni, nel mio caso sono perpendicolari al terreno, mentre ho visto che le sue sono parallele alla forcella, per quale motivo? Devo farle spostare? Ruote: la mia bicicletta monta delle ruote Dura Ace Shimano col cerchio in lega e carbonio. ho letto che lei suggerisce ruote tradizionali. E’ una condizione irrinunciabile o crede che possa andare avanti con queste che sono ancora nuovissime e di ultima gamma di produzione? Infine credo che sostituirò senz’altr la Sella Italia Srl Xp Carbon che uso attualmente senza avere particolari problemi, con un modello ultraleggero del tipo Smp perché si tratta sicuramente di una soluzione molto vantaggiosa. Attendo fiducioso qui sul suo blog una sua gentile risposta con i suoi preziosissimi consigli-
Grazie a presto
Paolo
micronauta detto,
8 gennaio 2010 @ 11:36
Ciao Paolo, spero che non sia un problema se ci diamo del tu. :-)
Premessa. La bicicletta ideale per le randonnèe è una cosa estremamente personale. Ciascuno se la costruisce addosso uscita dopo uscita, modifica su modifica, facendo tesoro delle proprie esperienze. Io uso una tripla quasi da mountain bike perchè conosco i miei limiti e la ritengo una risorsa utile per le randonnèe con molta salita. Però non è un requisito obbligatorio, dipende dalle tue esigenze, dalle tue capacità. Se ritieni che ti possa servire…
Le leve del manubrio in foto hanno una forma strana perchè sono Shimano, abbastanza voluminose, e per giunta il ciclista me le ha montate un po’ troppo alte. L’assetto sulla bicicletta è, anche qui, cosa molto personale, sarai tu a verificare come ti senti più comodo dopo aver preso parte alle tue prime randonnèe. Idem dicasi per la sella: la SMP è molto utilizzata dai randonneur, ma non è obbligatoria! Se ti trovi bene con la Selle Italia continua ad usarla, poi vedi tu come te la senti sulle lunghe distanze.
Discorso a parte per le ruote. Combinazione anch’io ho le Shimano Dura Ace laminate alluminio-carbonio, comprate da poco. Sono ruote eccezionalmente leggere e confortevoli, tanto che mi verrebbe davvero voglia di utilizzarle per le randonnèe, soprattutto le più lunghe e impegnative. Credo però che per gli appuntamenti più importanti non le utilizzerò, e ti spiego perchè. Le DA sono ruote estremamente raffinate, con pochi raggi e nipples in alluminio. Se per disgrazia (e capita… cavolo se capita!) si dovesse rompere un raggio durante una randonnèe importante – metti una “Parigi-Brest-Parigi”, magari attesa per anni e preparata scrupolosamente per mesi, non so se me la potrei cavare. Temo che la ruota, assemblata a macchina con tensioni mostruose, si storcerebbe irrimediabilmente rendendo impossibile proseguire, a meno ovviamente di trovare una ruota di ricambio. I nipples in alluminio sono delicati, intervenire manualmente è complicato e se non si è più che esperti si rischia di spanare tutto e fare dei disastri. Ecco perchè la mia preferenza va alle più “tranquille” ruote artigianali assemblate a mano con robusti raggi e nipples in acciaio. Sono altrettanto confortevoli, più pesanti, ma dall’altra parte anche più robuste e facili da manutenere. Se si dovesse rompere un raggio per strada nessun problema, si può raddrizzare abbastanza facilmente (è successo ad un mio amico alla LEL del 2005 all’alba del secondo giorno, finì tranquillamente la prova senza un raggio).
Come vedi nella creazione della propria bicicletta da rando bisogna trovare il giusto equilibrio fra tutti i fattori: leggerezza, comodità, affidabilità. Non è facile, e alla fine quello che conta di più sono… le esperienze. :-)
Il 7 marzo prenderò parte al 200 di Nerviano, spero di conoscerti di persona.
Ciao SILVIA
marco detto,
8 gennaio 2010 @ 21:56
Cara Silvia,
poiché un bel gioco dura poco, tiro giù la maschera e mi rivelo, scusa se ho giocato al pivello (e lo sono) che chiede consiglio alla massima esperta di randonnee su internet, ma ad una certa età capitano momenti di regressione infantile. Spero di incontrarti a Nerviano, dopo che hai dato buca alle Foglie Morte, per quest’anno tra l’altro mi tessererò con i Ciclisti Corsichesi e quindi avrò qualche obbligo di squadra. Sicuramente non ti ricorderai di me, ma tempo fa ci siamo incrociati su I.S.C., poi ho abbandonato la compagnia, che spesso e con diverse eccezioni mi è risultata abbastanza settaria e poco propensa a trasformare i contatti nelle piazze virtuali in conoscenza personale, ed ho letto diversi tuoi post sul forum bdc, dove per gli stessi motivi evito di scrivere.
Insomma tantissimi complimenti per la bici e le ruote nuove e chissà che nel 2011 non ci veda in terra francese, perché son ben sicuro che alla fine non vorrai buttare la spugna. ;-)
bellalì e a presto, sulle strade
Marco
micronauta detto,
13 novembre 2009 @ 08:32
Vista! :-)
Mi chiedevo solamente se trovi confortevole la forcella in acciaio… A me quella della Olmo dà delle belle botte ai polsi, avrei un po’ di timore a usarla nelle rando più lunghe. Però è lì, ho degli upgrade in mente e l’anno prossimo voglio provarla in qualche brevetto Audax o giro molto lungo come alternativa alla Bianchi. Poi sceglierò con quale bici andare in Sicilia.
Vedo che sei un reduce dell’ultima LEL. Il finale della tua avventura è una straordinaria fotocopia del finale della mia LEL del 2005 (non so se hai letto il mio report), comunque sia complimenti, spero di incontrarti al via di qualche brevetto! :-D
Fabiozen detto,
13 novembre 2009 @ 22:35
Certo che l’ ho letto! E anche più di una volta prima di partire per Londra! I tuoi racconti hanno fatto riaccendere la fiamma-rando che era restata spenta per troppi anni. Grazie e complimenti anche a te!
Riguardo alla forcella, credo che cambi da modello a modello, ci sono tanti tipi di acciaio, la mia sembra una forcella ammortizzata, forse la tua è più “corsaiola”.
Ci vediamo di sicuro, anche io punto alla Sicilia l’ anno prossimo…se vedrai la Freccia Celeste quello sopra sarò io!
Ciao ciao